venerdì 11 dicembre 2009

Creare Valore 9/11

La realtà è dura. Dovete sfidare coraggiosamente le severe realtà della vita e vincere, e vincere ancora, in ogni cosa - nella vostra vita quotidiana, nel lavoro, a scuola e in famiglia.
Il Buddismo e la fede sono la forza motrice per un miglioramento illimitato.
Se una persona possiede la saggezza e la forza vitale che derivano dalla fede, può orientare ogni cosa in una direzione più positiva e incoraggiante, verso un crescente splendore. Una persona veramente saggia è quella che entra nel ritmo della vittoria invece di limitarsi a filosofeggiare su di essa e consegue una vittoria dopo l'altra.

Frase dal Gosho - 11 dicembre

"Il bodhisattva Fukyo, a causa dei ventiquattro ideogrammi, per molti anni fu insultato, umiliato, colpito con sassi e bastoni da innumerevoli monaci e monache, laici e laiche. I ventiquattro ideogrammi erano: "Io vi rispetto profondamente. La ragione per cui non vi disprezzo e` che voi tutti praticherete la via del bodhisattva e raggiungerete sicuramente la Buddita`"

Da "Lettera a Nichimyo Shonin" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5 pag. 142)

Giorno per giorno - 11 dicembre

Toda era solito dire: "Diventate individui forti dal punto di vista fisico, intellettuale e spirituale". Essere forti in tutti questi aspetti è l'ideale. Molti possono essere forti in uno o due, ma solo quando tutti e tre gli aspetti vengono curati si può godere di una vita equilibrata e realizzata. Chi alimenta la propria forza da tutti i punti di vista non sarà mai sconfitto.

giovedì 10 dicembre 2009

Il risveglio ritrovato

Raggiungere la Buddità in questa esistenza sarebbe dunque impossibile. Quindi, quando invochi la Legge mistica e reciti il Sutra del Loto devi raccogliere la profonda fede che Nam-myohorenge-kyo è la tua vita stessa (…)
Una volta compreso che la tua vita stessa è la Legge mistica, comprenderai che lo è anche la vita di tutti gli altri.

Dal Gosho Il raggiungimento della Buddità

Come si fa a scoprire che Nam-myoho-renge-kyo è la mia vita? Come si fa a sentire il Budda dentro di noi? Io, queste domande me le sono fatte per circa nove anni. Troppo? Fin dagli inizi della mia pratica, ho avvertito uno strano “feeling” con questo Gosho. Parlo di feeling, non di una scelta razionale. Lo leggevo, lo rileggevo e più mi affascinava più lo percepivo incomprensibile, anzi impraticabile.
Sempre più impantanata nelle mie illusioni, paure e sfiducie, il Gohonzon era sì il mio principale punto di riferimento ma per “redimermi”, per “espiare”. Un po’ austero come atteggiamento. E i benefici? Di visibili alcuni e marginali; il grosso della vita, quello ancora non cambiava. Ma la ricerca, a volte senza sapere in realtà come dovrebbe essere, lo cercavo in certi momenti disperatamente sforzandomi di credere che fra tutti i miei errori e l’immagine così negativa che avevo di me stessa, vi fosse un angolo remoto e pulito ove albergava il “mio” Budda. Prima o poi io l’avrei incontrato.
Non avrei mai pensato che si sarebbe manifestato così.
Successe un giorno, dopo una delle tante umiliazioni che subivo sul lavoro. Qualcosa in me si ribellò. Mi “costrinse” a difendermi. Parole di ribellione mi uscivano di bocca con veemenza, mentre nel mio cuore sentivo una inconsueta compassione e tanto rispetto per la mia persona che, da tanto tempo, non solo offendeva la mia dignità, ma anche quella di tutti. Stava offendendo la Legge mistica! E tornando a casa, recitando, sentivo e decidevo, imperativamente, di non permettere a nessuno di calpestare la vita, la mia vita, la sua… Che fosse questo quel mistico kyo che cita Nichiren Daishonin per spiegare che se si comprende la Legge nella nostra vita, poi si comprende anche quella presente negli altri?
Io, quel giorno, ho percepito che al di là di tutto il mio “male”, quella “presenza” nuova, dall’angolo remoto, era diventata me. Era uno “strano” qualcuno che mi voleva bene facendomi credere (e convincere) che la mia vita poteva “essere”. Essere “buona”, potente e decisiva. Anche per amore degli altri. Francamente, non so perché si sia risvegliato (il Budda) in quel modo così inequivocabile, e non prima. Che sia perché ogni tanto si smette di dubitare?
Ora sto imparando a conviverci bene e quando lo “invoco” sento di poterci contare, e di fidarmi se ancora i fantasmi si affacciano nel tentativo di spaventarmi. Difficile abbandonarlo adesso, impossibile. Non mi resta che ringraziarlo, scusarmi per averlo trascurato, ascoltarlo e proteggerlo in ogni istante. Per sempre. (Patrizia Cevoli)

Frase dal Gosho - 10 dicembre

"Se il cielo e` sereno, la terra e` illuminata. Similmente, se si conosce il Sutra del Loto si possono comprendere gli affari di questo mondo"

Da "Il vero oggetto di culto" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, pag. 251)

Giorno per giorno - 10 dicembre

Dobbiamo piantare salde radici, dobbiamo essere forti. La solidità interiore è un requisito per la felicità e per sostenere la giustizia e i propri ideali. Uno degli appellativi del Budda è "Colui che sopporta". Resitere con coraggio, perseverare e superare le difficoltà: Il Budda è l'incarnazione ultima della padronanza di sè. La fede ci dà la forza di affrontare e sopravvivere a qualsiasi tempesta. La perseveranza è l'essenza del Budda.

mercoledì 9 dicembre 2009

Latente...

"Gettare il seme di Nam Myoho Renge Kyo è una forma fondamentale di incoraggiamento, perchè risveglia il potere del coraggio e della speranza che esistono profondamente nella vita di ognuno e ne attiva l'infinita forza latente".

Frase dal Gosho - 9 dicembre

Anche se si incontrano un buon maestro e il sutra del vero insegnamento e quindi si apprende la vera Legge, quando si decide di liberarsi dalle sofferenze di nascita e morte e raggiungere la Buddita`, si incontreranno inevitabilmente i tre ostacoli e i quattro demoni, proprio come e` certo che l'ombra segue il corpo e la pioggia e` accompagnata dalle nuvole"

Da "Lettera a Misawa" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 185)

Giorno per giorno - 9 dicembre

Fede significa speranza illimitata e un'illimitata speranza alimenta la Soka Gakkai. Fino a quando la vostra fede sarà sincera, davanti ai vostri occhi si mostreranno fortuna, vittoria e realizzazione. Non vi ritroverete mai a un punto morto.

martedì 8 dicembre 2009

Prendevo veleno, ora vendo medicine

A. B. - Bolzano

Uscire dagli alti e bassi dell’eroina, si sa, non è una cosa facile. Ma a forza di colpi a testa bassa, grazie a una ritrovata fiducia in se stessi, si può ottenere l’inimmaginabile. Anche di mettersi a lavorare come informatore scientifico o di aiutare i tossicodipendenti.

Sono trascorsi ormai sette anni da quando ho cominciato a praticare il Buddismo e la mia vita si è talmente trasformata, che mi sembra quasi di parlare di un’altra persona.
Dopo la maturità non avevo voluto affrontare il difficile mondo dell’università, né tantomeno mi cercai una qualificazione professionale. Passavo da un lavoro stagionale all’altro sentendomi ogni volta più insoddisfatto; cadevo sempre più in basso, facevo uso di droghe di ogni tipo, finché cominciai a bucarmi, a rubare, a spacciare, fino agli inevitabili problemi con la giustizia.
Rifugiandomi nel mondo delle droghe tentavo di fuggire da ogni difficoltà, dai problemi e dalle responsabilità. Mi rintanai allora in una casa di montagna per due anni, mentre i miei amici e compagni di sventura intraprendevano coraggiosamente la strada della comunità terapeutica. Chiaro, che al mio rientro in città, i problemi dai quali ero fuggito si ripresentarono in modo ancora più forte: non avevo un lavoro fisso e, in un momento di sconforto perché la mia ragazza mi aveva lasciato, ricominciai a fare uso di eroina.
Nel maggio 1987, il periodo più infernale della mia vita, mi parlarono del Buddismo del Daishonin. E io iniziai a recitare Daimoku quasi tutti i giorni. Vidi subito dei risultati: un nuovo lavoro, seppur stagionale, e un rapporto migliore con le altre persone, compresa la mia ex ragazza. Tuttavia la mia battaglia contro la droga era appena iniziata: ancora non riuscivo a vivere senza la “roba” o il metadone. Dopo qualche mese accadde ciò che sembrava inevitabile: smisi di praticare e spinto dai miei familiari iniziai un programma terapeutico in una comunità diurna, che sarebbe durato più di due anni. Nei primi tre mesi fu un’esperienza terribile: i metodi erano molto severi e i miei volevano che vendessi il mio mini-appartamento, l’unica cosa importante che mi era rimasta. Mi sentii messo alle strette, così decisi finalmente di uscire da quest’incubo ricominciando a praticare il Buddismo con più assiduità di prima.
Successivamente abbandonai la terapia. Iniziai così a recitare regolarmente una o due ore di Daimoku e a studiare la filosofia buddista. La sofferenza non era ancora finita: non trovavo un lavoro e spesso ricadevo nell’eroina. Certi giorni recitavo anche tre, quattro ore di Daimoku, ma spesso mi sembrava di non cavare un ragno da un buco. Anche se venivo sopraffatto dalle mia negatività perseveravo, incoraggiato da una frase di Gosho: «La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede». Decisi di andare fino in fondo.
Chiesi un consiglio a Tadayasu Kanzaki, vice direttore della ISG, che mi suggerì di recitare Daimoku insieme a persone con una salda fede. Lo feci. Incredibilmente, dopo pochi giorni il mio corpo e la mia mente iniziarono a rifiutare qualsiasi sostanza, in modo del tutto naturale e senza sofferenza. Il mio stato vitale e le mie forze aumentavano di giorno in giorno e quindi non c’era più bisogno di ricevere una carica dall’esterno; anzi l’alterazione mentale provocata dall’assunzione di droga era in netto contrasto con la mia crescita.
Incrementai il mio sforzo recitando due ore di Daimoku ogni giorno. Dopo due mesi trovai il mio primo lavoro fisso, facevo l’assistente agli handicappati e agli invalidi. Da quel giorno mi sono impegnato al massimo sia nella pratica individuale, sia nell’attività per gli altri, mi sono rimesso in ottima forma fisica, aiutato anche da un’intensa attività sportiva all’aperto e dal superamento del vizio del fumo.
Ma non ero ancora soddisfatto. Il mio lavoro, anche se molto importante dal punto di vista umano, non era ben retribuito e non offriva sviluppi futuri. Decisi di dare il mio massimo nelle attività di soka-han e di impegnarmi nella ristrutturazione del Centro culturale di Milano. L’anno successivo, una delle aziende farmaceutiche più importanti d’Italia mi assunse come informatore scientifico. Il mio stipendio quadruplicò e, stando a contatto con il mondo della medicina, acquisii nuove conoscenze scientifiche e una rinnovata fiducia in me stesso.
Nel 1991 fui vittima di un grosso incidente d’auto. Un tir passato ad un semaforo rosso, mi centrò in pieno distruggendo la macchina, ma io, fortunatamente, non riportai neanche un graffio. Da quel giorno iniziai a recitare Daimoku nutrendo un sentimento di ringraziamento per la grande protezione ricevuta. Ero rimasto senza l’auto per lavorare; ma quell’incidente fu l’occasione per mettere alla prova la mia fortuna. Dopo poco tempo ricevetti una somma tale da poter comprare un’auto più bella della precedente. Sempre in quel periodo partecipai, per la prima volta, a un corso a Trets e successivamente assunsi la responsabilità di un gruppo. E quasi contemporaneamente ottenni la riabilitazione dalla Pretura, riacquistando tutti i diritti civili e ripulendo la fedina penale.
Negli ultimi mesi il mio lavoro ha registrato un ulteriore miglioramento: collaboro con la direzione della propaganda e sempre più spesso viene dato ascolto ai miei suggerimenti riguardanti le strategie di vendita. Sono ogni giorno più convinto che, come dice il presidente Ikeda, possiamo «diventare i migliori della nazione nei nostri rispettivi campi d’azione». Ho potuto anche realizzare uno dei miei sogni: ho venduto il mio mini-appartamento e ne ho comprato uno più grande, con tre stanze di cui una per il Gohonzon. Inoltre, tre miei amici hanno iniziato a praticare il Buddismo e anche loro stanno ottenendo grandissimi miglioramenti sul lavoro.
Fino a due anni fa nella mia vita c’era però ancora molta sofferenza, perché non riuscivo a trovare una compagna. Inoltre, sentivo molto forte il desiderio di aiutare chi aveva bisogno, in particolare i tossicodipendenti, miei vecchi compagni di sventura, che ancora non erano riusciti a recidere il loro legame con la droga. Ma mentre in passato venivo sconfitto dalle prime difficoltà ed indietreggiavo ogni volta che dovevo impegnarmi veramente, ora sono combattivo e cerco di andare fino in fondo.
Durante un corso invernale del Triveneto, lo stesso Kanzaki disse che la vera felicità si poteva trovare solo dedicandosi agli altri e che era importante ampliare la nostra attività impegnandoci in prima persona nel sociale, facendo, ad esempio, del volontariato. Mi ritrovai ben presto a seguire questo consiglio. In quel periodo incontrai Elisabetta, la ragazza con cui ora convivo da un anno, e ho anche iniziato a collaborare con un’associazione che gestisce una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Il fatto di aver vissuto personalmente questa esperienza in passato mi permette di aiutare e incoraggiare queste persone, in modo diverso da un terapeuta o da un assistente sociale. Inoltre, è ormai un anno che ho fondato una cooperativa di solidarietà sociale che si propone di reinserire nel mondo del lavoro gli ex-tossicodipendenti che abbiano concluso la loro terapia in comunità. Oggi disponiamo di un magazzino di 200 metri quadrati, con annesso anche un bel laboratorio artigianale.
Ho scoperto che grazie alla pratica buddista è possibile portare avanti diverse attività in vari ambiti riuscendo a non trascurarne nessuna. E se in poco tempo ho ricevuto tanti benefici e sostenuto tante persone nel loro cammino, cosa potrà accadere in futuro? Voglio far conoscere questa pratica a tantissime persone, come dice questo passo di Gosho: «I benefici che derivano dall’aprire gli occhi anche di una sola persona cieca sono al di là di ogni descrizione. Com’è possibile quindi descrivere i benefici che vengono dall’aprire gli occhi ciechi di tutto il popolo giapponese e dal donare la vista a tutti gli esseri umani della terra?». Oggi desidero impegnarmi sempre più nel migliorare me stesso, e poter così incoraggiare un numero ancora più grande di persone.

Frase dal Gosho - 8 dicembre

"Secondo gli insegnamenti del vero sutra, quando il mondo entra nell'Ultimo giorno e una totale confusione regna nel Buddismo, apparira` sulla terra un grande saggio. Per esempio, il pino che resiste al gelo e` chiamato il re degli alberi, e il crisantemo che continua a fiorire dopo che le altre piante sono appassite, e` considerato una pianta sacra. Quando il mondo e` in pace, gli uomini di valore non si notano, ma in un'epoca caotica sia i saggi che gli stolti si rivelano per quello che sono."

Da "Un padre abbraccia la fede" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 8, pag. 49)

Giorno per giorno - 8 dicembre

La gioia non è semplicemente la felicità personale, egoistica. Nè si tratta di far felici gli altri a spese della propria felicità. Noi e gli altri che gioiamo insieme, noi e gli altri che diventiamo felici insieme: questa è la Legge mistica e quella cosa meravigliosa che è Kosen rufu. Il Daishonin affermò: "Gioia significa che noi e gli altri abbiamo saggezza e compasssione".

lunedì 7 dicembre 2009

Prova concreta

I figli del re danno una straordinaria prova concreta della propria rivoluzione umana. Il Daishonin dice: "Niente vale più della prova concreta" e "Io Nichiren, credo che i metodi migliori siano la prova teorica e la prova documentaria. Ma ancora migliore di queste è la prova concreta". In particolare i membri della nostra famiglia hanno bisogno di vedere una prova concreta perchè essi ci conoscono meglio di chiunque altro. Per quanto grandi possiamo appparire fuori di casa, essi ci vedono come siamo in realtà. Ovviamente, è molto probabile che ci siano alcuni lati di noi stessi che i nostri familiari sono glu iltimi a conoscere. In ogni caso, i genitori possono valutare i progressi dei loro figli, e una moglie si accorge quando il marito è cambiato. All'epoca del Daishonin, il fatto che i fratelli Ikegami riuscirono a convertire il proprio padre che si era opposto accaniotamente alla loro fede, domostra che erano diventati splendide persono che non si facevano intimidire dalle minacce del padre.

estratto dal vol.4 de "La saggezza del Sutra del Loto"

Frase dal Gosho - 7 dicembre

"Il Gran Maestro Dengyo afferma: "Quando sorge il sole, le stelle scompaiono". E nella prefazione scritta dal prete Tsun-shih si legge: "All'inizio dell'Ultimo giorno della Legge [il Buddismo sorge a oriente e] illumina l'occidente". Questa grande Legge e` gia` apparsa. I segni che annunciano il suo avvento sorpassano di gran lunga quelli delle epoche precedenti. Riflettendo sul loro significato, ho capito che il tempo [della propagazione] e` giunto."

Da "Aspirare alla terra del Budda" (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, pag. 141)

Giorno per giorno - 7 dicembre

Il nostro cuore cambia il cuore degli altri. L'amicizia cambia le persone. I viaggiatori che si coprono con il proprio mantello e fanno appello a tutte le energie per affrontare il freddo vento, si rilassano e cambiano prospettiva e azioni quando sono avvolti dal calore del sole.