giovedì 9 settembre 2010

Invertendo la rotta

di L.D.N. - Catania

È normale essere disperati quando nuvole nere oscurano completamente il sole. Una malattia incurabile, povertà, solitudine e la decisione di farla finita. Poi, la svolta decisiva che ha finalmente sgombrato il cielo e illuminato nuovi orizzonti.

Nel giugno del ’91 mi parlarono del Buddismo e quella sera stessa ripercorsi tutta la mia vita: i primi dieci anni vissuti in una povertà disarmante; poi, mio padre aveva finalmente trovato un buon lavoro, ma dopo un anno mia madre era morta di leucemia. Era il febbraio del 1981. Di lì a poco mio padre si risposò e andò a vivere in un’altra città. Avevo quindici anni e l’impatto col dolore e la solitudine mi portò a bere e fare tardi la sera. Mia sorella e suo marito vennero a vivere da me. Un disastro! Regnò una guerra feroce anche dopo la nascita di mio nipote Gabriele. Nell’84 mio cognato si suicidò e mia sorella preferì andarsene via. Il tempo passava tra incubi, corsi di teatro, suonando rock e scrivendo romanzi, e soprattutto tra alcool e droga. La sofferenza si somatizzò con un’allergia al sole: bastava un minuto di sole perchè avessi una reazione epidermica mostruosa. Miriadi di puntini rossi, gonfiore, abbassamenti di pressione e collassi. Naturale la scelta di diventare «dark».
Dopo due anni, durante i quali uscivo solo dopo il tramonto, un medico riuscì a trovare una curatampone alla mia lucite: 7 pillole al giorno per cinque mesi l’anno. Così fu possibile andare a lavorare; mi assunsero in un’agenzia di pubblicità. Il titolare era un amico e mi fidavo a tal punto che quando mi chiese di aiutarlo a saldare urgentemente un debito accettai di firmare delle buste paga per ottenere prestiti da banche e finanziarie. L’accordo, verbale, era che lui avrebbe dovuto pagare mensilmente le rate. Non lo fece mai! Ero stata truffata e ne avrei dovuto pagare le conseguenze legali.
Mia sorella, intanto, si era trasferita a Firenze e dopo appena tre mesi mi telefonò per comunicarmi che aveva un tumore e che l’avrebbero operata prestissimo. Partii lo stesso giorno.
Fino a due giorni prima per me Anna era come se non esistesse e vederla in quello stato mi faceva impazzire dal dolore. Restai con lei due mesi. Quando tornai ero a pezzi; mi trascinai per un po’ di mesi, poi dissi «Basta!». La notte del 13 settembre del ’90 presi tutti gli psicofarmaci che avevo in casa e andai a letto convinta che non mi sarei più svegliata.
Stranamente quella sera mio padre arrivò a Catania. Dopo il pronto soccorso mi ricoverarono in clinica psichiatrica. Mio padre restò con me per un po’, cercando di creare quel rapporto che non c’era mai stato. Dopo la degenza lui tornò nella sua città, Caltanissetta, e io andai da mia sorella. Aveva già la metastasi alle ossa. Era molto difficle incoraggiarla. Quando, dopo un paio di mesi, rientrai a Catania trovai lo sfratto esecutivo.
In mezzo a tanta sofferenza ciò che mi bruciava più forte era la truffa che mi aveva messo nei guai con la legge. Pensai che, dovendo finire comunque in galera, tanto valeva andarci per aver eliminato la causa della mia sofferenza: decisi di uccidere il mio ex datore di lavoro! Preparai un piano che mi sembrava perfetto, ma non riuscivo a decidermi. E fu proprio allora che mi invitarono ad una riunione buddista. Rimasi colpita dalla parola «determinazione» perché era proprio ciò che serviva a me in quel momento. Ne parlai con uno del gruppo e lui, impassibile e senza cercare di dissuadermi (se ci avesse provato, sarei scappata!), mi disse che per un obiettivo così grosso avevo bisogno di fare molto Daimoku, almeno due o tre ore al giorno. Cominciai così a praticare. Durante le riunioni scoppiavo in interminabili pianti, ero davvero stanca di stare male. Non volevo più soffrire per il mio passato e recitavo con la determinazione di sentire gioia.
Smisi di bere (era scomodo pregare alticcia!) e non avevo più bisogno di sonniferi per dormire. Cominciavo a sorridere.
Il Gosho Felicità in questo mondo entrò in me così profondamente che riuscii a ridimensionare i miei trascorsi tanto da “sfruttarli” per meglio andare avanti, piuttosto che renderli fonte di depressione e tristezza. Sparì soprattutto la voglia di uccidere. Capii allora che non avevo mai amato o voluto bene veramente, e prenderne coscienza fu un’emozione molto forte. A quel punto kosen-rufu mi parve l’unica cosa giusta e nobile da perseguire.
Durante l’autunno trovai lavoro come D.J. in una radio, con un ottimo e regolare contratto, e con un pizzico d’orgoglio lo comunicai a mio padre che volle festeggiare la mia prima busta paga con un grande regalo: mi comprò una casa, dove abito tutt’ora.
Ma c’era sempre il problema legale della truffa. Sostenuta dalla frase di Gosho «un codardo non potrà mai ottenere risposta a nessuna delle sue preghiere» feci causa al mio ex datore di lavoro, denunciando i fatti con coraggio e determinazione, anche se legalmente non avevo alcun appiglio. La causa terminò in tempi brevissimi con una transazione scritta: il mio ex principale si accollava l’intero pagamento dei debiti a mio nome. Il mio Daimoku di ringraziamento era sempre più sincero e vigoroso. Andai a Firenze con lo scopo preciso di parlare a mia sorella del Buddismo, che di lì a poco cominciò a fare Daimoku.
Intanto era cominciata l’attività per l’arrivo del presidente Ikeda e non capivo perché ci fosse tutta quella frenesia. Feci tante domande, ma non riuscivo a trovare una mia collocazione all’interno dei gruppi di lavoro finchè qualcuno mi disse: «Raggiungi il grande obiettivo entro giugno, così farai un bel regalo al presidente Ikeda. Certo, devi fare molto Daimoku…».
Decisi allora di guarire dalla lucite e smettere di prendere le sette pillole al giorno.
Il giorno che seppi dell’arrivo di Ikeda in Italia non presi i farmaci e scesi in strada con lo specchietto della cipria in tasca. Camminavo al sole e ogni dieci minuti mi guardavo le braccia e il viso… Passò un’ora e la mia pelle era distesa e liscia. Tornai a casa, ma ancora non ci credevo. Nei giorni seguenti feci tutto sotto i raggi fortissimi del sole per mettermi alla prova. C’era poco da fare: ero guarita! Tornai da Anna ancora più decisa. Volevo che anche mio padre ricevesse un po’ di sollievo: tutte le volte che andava a trovarla si scoraggiava e non sapeva come rendersi utile. Avevo solo una settimana di ferie; durante il viaggio decisi che Anna doveva alzarsi a qualunque costo, fosse stato l’ultimo obiettivo della mia vita!
La trovai a letto con la sedia a rotelle vicino. Ma quanto Daimoku aveva fatto? Quattro, cinque ore al giorno. Quello stesso giorno afferrò le stampelle, provò a camminare e ci riuscì.
Il giorno dopo andai al Centro culturale per ringraziare il Gohonzon e fui incoraggiata a parlare di mia sorella con il direttore Kaneda. Lui mi disse che per mutare il karma occorrono sforzi e sacrifici e che io avrei dovuto costruire una fede sincera.
Insieme ad Anna studiai in modo più approfondito il Gosho Il prolungamento della vita. Alla fine della settimana la vidi camminare senza stampelle. Ripartii felice di lasciarla circondata dalla compassione di tanti amici che andavano a recitare con lei e compresi la grande fortuna di avere incontrato il Gohonzon!
Era da poco finita l’estate ’92 e i miei responsabili mi consigliarono di approfondire ancora di più la fede perché a novembre avrei potuto entrare a far parte dell’organizzazione buddista. Aumentai così le ore di Daimoku e lo studio per comprendere a fondo l’importanza dell’oggetto di culto e non farmi sviare dalla scissione con la Nichiren Shoshu e della conseguente impossibilità di ricevere il Gohonzon.
I benefici non si fecero attendere, e come nel Gosho è scritto «un solo scroscio di pioggia spegne mille fuochi» in pochi mesi la mia vita prese una svolta decisiva: divenni membro della ISG e incontrai un bellissimo uomo con il quale instaurai un rapporto completamente diverso dai precedenti e, a dire il vero, come lui non ne avevo mai incontrati! Si faceva sempre più forte la speranza di ricreare una famiglia, di vincere la solitudine che mi aveva sempre accompagnata. E, prima di cominciare le lunghe recitazioni mi chiedevo se era lui il compagno ideale. La risposta fu il suo regalo di Natale: i certificati del comune, suoi e miei, per sposarci il 9 gennaio ’93. Quel giorno l’inverno lasciò il passo a una magnifica giornata di primavera, e sotto un sole caldo e confortevole cominciò la vita a due. Avevo naturalmente un desiderio fortissimo che lui cominciasse a praticare il Buddismo perché aveva un’infinità di problemi, ma decisi di basarmi sulla prova concreta.
Infatti, subito dopo il matrimonio, andai a Trets, mi fu affidata la responsabilità di un gruppo e cominciai a studiare per sostenere da esterna gli esami di maturità, continuando naturalmente a lavorare alla radio e per più delle normali otto ore. A maggio tornai a Firenze. Per Anna era arrivato l’ultimo stadio: la morfina, l’ossigeno, la paralisi totale. In quei giorni d’ospedale fui continuamente assalita da mia sorella e dai suoi amici: mi rimproveravano di non aver fatto niente per lei in quegli anni di malattia. Sapevo che il Daimoku sarebbe andato oltre quelle parole e quegli insulti. Anna stava per morire e suo figlio doveva trovare una nuova famiglia. Io e mio padre volevamo la soluzione migliore per lui e cominciammo a vagliare le eventuali possibilità, ascoltando principalmente il desiderio di mio nipote che non voleva tornare a Catania. Mi affidai completamente al Gohonzon: era una scelta troppo importante e delicata. Durante gli ultimi cinque mesi Gabriele era stato ospite di una signora, buddista da diversi anni, che lo aveva accolto davvero come un figlio ed era disposta a tenerlo per sempre. Se si fosse scelta questa strada, l’incarico di convincere Anna ad affidare suo figlio era mio. Chiesi al Gohonzon che se questa era la soluzione migliore tutto doveva andare avanti senza ostacoli. E così fu. In quei mesi ho imparato che il potere del Daimoku è infinito e che il nostro potenziale è della stessa natura, nel senso che quando diciamo «è troppo, non ce la faccio» è come se dicessimo «è troppo, il Gohonzon non ce la fa». E così mio marito “maturò” da solo: infatti Oscar ha cominciato a praticare decidendo di fare attività nel gruppo dei sokahan! Nel tempo i benefici sono aumentati e così il nostro impegno nei confronti degli altri, sentiamo che la nostra vita è cresciuta e anche la nostra gratitudine.

Frase dal Gosho - 9 settembre

"Sii fermamente convinto che Shakyamuni, Taho e tutti i Budda delle dieci direzioni si aduneranno nel tuo corpo per aiutarti."

Da "Lettera a Yasaburo" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 8, pag. 169)

Giorno per giorno - 9 settembre

Invece di stare fermi ad arrugginire, dobbiamo agire e dedicarci al bene del mondo intero. Lo studioso francese Robert Arnauld (1588 – 1674) affermò: “Non abbiamo forse tutta l’eternità per riposarci?” Perché cercate di riposare mentre siete ancora vivi? Questa è la sua domanda. Sono parole degne di lode. Quando i giovani si sforzano con sincerità, mettendosi a dura prova, emergono in tutto il loro splendore.

mercoledì 8 settembre 2010

Faccende...

"Una religione che resti chiusa nel proprio mondo, inaccessibile al resto della società, si condanna da sola all'estinzione, come ha affermato Nichiren, il Sutra del loto ci insegna che "Le faccende mondane sono essenzialmente Buddismo".

Grace ha detto...

dossier le storia del budda

Pratico il buddismo da 20 anni ho scoperto il vostro sito per caso e lo trovo meraviglioso trovo insegni il buddismo di Nichiren Daishonin e le conseguenze del praticarlo (esperienze) in modo semplice e diretto ma senza "fondamentalismo" vivo a Torino però non ho internet quindi non riesco a collegarmi ogni giorno però sono spesso a casa di mia figlia che vive all'estero e quando sono da lei la prima cosa che faccio al mattino è aprire il vostro sito anzi quando faccio particolarmente fatica a fare gonghio lo faccio... con voi. E' un momento di grandi lavori in corso nella mia vita ma voglio vincere perchè, come ho letto nel N.R. del primo maggio, frase di apertura del primo articolo - Più sento dire che è impossibile Più sono decisa a dimostrare il contrario. (non ho il giornale sottomano ma il senso è questo) e avevo già in mente di mandare a voi la mia esperienza. Grazie ai responsabili del sito e a tutti coloro che mi hanno incoraggiata inviandovi le loro esperienze da pubblicare. Un abbraccio a tutti. Grace

Frase dal Gosho - 8 settembre

"Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dall'eternita` e raggiungere sicuramente la suprema Illuminazione in questa esistenza, devi risvegliarti alla mistica verita` che e` sempre esistita nella vita degli esseri umani. Questa verita` e` Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo ti permettera` di percepire la mistica verita` dentro di te."

Da "Il raggiungimento della Buddita` in questa esistenza" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 3)

Giorno per giorno - 8 settembre

Senza conflitto non vi è crescita. E’ difficile fare obiezioni a questa logica. Uno stato in cui siamo liberi da problemi e obblighi non è felicità. La felicità nasce quando si supera ogni opposizione e ostacolo, sempre progredendo.

martedì 7 settembre 2010

A scuola di vita

di R.I. - (FI)

Ero veramente stupito di me stesso: io che avevo sempre odiato lo studio ora l'amavo tanto e leggevo non solo il Gosho, ma anche la letteratura, la storia, l'astronomia e la filosofia. Il Buddismo aveva fatto emergere una parte di me che non conoscevo, ma che era dentro di me, come la Buddità.

La pratica buddista mi ha insegnato che dentro di noi c'è un potenziale grande come l'universo: io l'ho sperimentato di persona facendo dei cambiamenti impensabili per me e per chi mi conosceva.
Ho incontrato il Buddismo nel 1982. Ero appena uscito da problemi con la droga molto pesanti ed ero riuscito a smettere con la mia sola forza di volontà, ma non avevo la minima idea di cosa fare sia riguardo al lavoro sia a tutto il resto. Gli anni passati a drogarmi mi avevano allontanato da tutto e da tutti. Quando partecipai alla prima riunione a Monsummano Terme rimasi subito affascinato dal Daimoku e il mio amico, che mi aveva parlato del Buddismo, mi convinse facilmente perché anche lui aveva avuto i miei stessi problemi e li aveva risolti grazie alla pratica buddista.
L'impatto con il Daimoku fu bellissimo, questo suono mi sembrava un richiamo e fu la prima lezione della mia vita. Alla fine della recitazione feci molte domande sulla pratica buddista; non ho mai creduto in un Dio creatore di tutto, anzi mi venivano in mente le parole di Socrate, che diceva: «Sono gli dèi che hanno creato l'uomo o l'uomo che ha creato gli dèi?». Perciò quando mi spiegarono che per il Buddismo non c'era un Dio al di fuori di noi, che la vita è sempre esistita e sempre esisterà, che la morte e la vita sono un susseguirsi di manifestazioni, mi accorsi che era quello che pensavo anch'io. Chiesi cosa significasse la parola Budda e mi dissero che in sanscrito significa "il risvegliato", una persona che ha compreso questa verità, che ognuno di noi possiede la natura di Budda.
Mi spiegarono anche che con questa pratica potevo risolvere tutto, mettendomi degli scopi e recitando sinceramente Nam-myo-ho-renge-kyo per realizzarli. Decisi di sperimentare e così un giorno recitai cinque ore di Daimoku per trovare un lavoro che mi recasse maggior soddisfazione di quello che svolgevo a quel tempo: il manovale edile. Andai a trovare una ragazza che avevo conosciuto in discoteca e che lavorava in un negozio e lì mi presentò ai suoi principali, ai quali feci buona impressione tanto che mi proposero un colloquio. All'inizio non ci credevo... ma mi assunsero! La mia gioia fu immensa: dopo una settimana che recitavo Nam-myoho-renge-kyo avevo già realizzato il mio sogno! Subentrarono però dei problemi: non avevo la licenza media e di conseguenza non potevano assicurarmi. Continuai a recitare Daimoku per risolvere anche questo problema; mi informai per un corso scolastico serale, ma quando andai per iscrivermi mi dissero che ormai per quell'anno era troppo tardi e anche frequentando ogni giorno la scuola non avrei raggiunto le ore minime di presenza obbligatoria. Mentre parlavo con la segretaria passò la preside del corso e meravigliato la guardai: era proprio la mia professoressa d'italiano alle scuole medie. Le aprii il mio cuore raccontandole le mie vicissitudini e le spiegai quanto fosse importante per me avere la possibilità di un futuro migliore. Così mi aiutò a entrare nel corso, riuscii a ottenere la licenza media e fui subito assicurato dal mio datore di lavoro.
Per la seconda volta sperimentavo il potere della pratica buddista: niente è impossibile, siamo solo noi a metterci dei limiti. Dopo un anno ebbi una proposta incredibile per me: gestire un negozio in apertura a Firenze! Unico problema: dovevo essere iscritto al REC. Era il 12 settembre e il primo novembre si inaugurava il negozio, per cui dovevo dare l'esame da privatista senza seguire il corso che sarebbe durato tre mesi e così mi ritrovai nuovamente a studiare otto ore al giorno. Riuscii nonostante tutto a superare l'esame.
Una volta aperto il negozio si presentò un altro problema, perché era frequentato da molti turisti stranieri e io non parlavo nemmeno una parola d'inglese. Così feci due anni di corsi serali e imparai la lingua abbastanza bene da poter vendere senza problemi. Ero veramente stupito di me stesso: io che avevo sempre odiato lo studio ora l'amavo tanto e leggevo non solo il Gosho, ma anche la letteratura, la storia, l'astronomia e la filosofia. Il Buddismo aveva fatto emergere una parte di me che non conoscevo, ma che era dentro di me, come la Buddità. Avevo letto su un Nuovo Rinascimento che "le opportunità non si presentano a chi rimane immobile" e io in tre anni avevo fatto un tale cambiamento individuale che le persone che mi conoscevano non lo credevano possibile. Così parlai loro della pratica buddista e molti, colpiti dal mio esempio, iniziarono a praticare.
La vera fede risiede nel persistere negli sforzi per migliorare se stessi, ma come scrive Nichiren Daishonin, «i venti della fama e della fortuna soffiano violenti e la lampada della pratica buddista si spegne facilmente» (Lettera a Niike, SND, 4, 246). Infatti in quel periodo di benessere viaggiai molto e mi rilassai nella pratica, ero spesso fuori città anche per lavoro e così non frequentavo le riunioni di discussione, a volte saltavo Gongyo e rimandavo sempre il momento di ricevere il Gohonzon; a quel punto la fortuna accumulata cessò: morì il mio principale, il negozio venne venduto e così all'improvviso mi ritrovai senza lavoro. Alla fine fui costretto a tornare a fare il manovale, poiché pur avendo esperienza non riuscivo a trovare lavoro come commesso. Capii che tutto era dovuto alla mia pratica vacillante, così ricominciai a frequentare le riunioni di discussione e a recitare un'ora di Daimoku al giorno.
Mi rimisi in azione e portai il mio curriculum in vari negozi e dopo due mesi fui contattato per un nuovo lavoro. Ero a casa del mio più grande amico di avventure e disavventure, Nicola, lui, che mi aveva sempre incoraggiato nella pratica quella sera mi fece notare che potevo essere io stesso il pilota della mia vita e non solo un semplice passeggero.
Quando iniziai a lavorare in quel negozio conobbi una ragazza che lavorava di fronte a me, sentii subito una grande armonia con lei e mi piacevano molto le nostre chiacchierate sulla vita. Per la prima volta non ero attratto da una donna solo per il sesso. Così dopo cinque anni di fidanzamento ci siamo sposati desiderando subito un figlio, dato che io avevo già trentasette anni e lei trentatré, ma... il bambino non arrivava. Facemmo tutti gli accertamenti possibili e sembrava che andasse tutto bene, ma ogni mese rimanevamo delusi.
Dopo due anni abbiamo pensato all'inseminazione artificiale, ma dopo quattro tentativi falliti decisi che era giunto il momento di prendere in mano la mia vita. Nel frattempo cambiai lavoro ed entrai in un negozio dove guadagnavo di più e avevo anche più tempo per accompagnare mia moglie nei vari centri di ricerca sulla fertilità.
Un giorno, parlando in negozio di questo nostro problema, la nipote del mio principale mi parlò di una sua grande amica biologa molto brava che lavorava in un centro specialistico. Andammo a trovarla e decidemmo subito di fare altre due inseminazioni artificiali, ma entrambe ebbero nuovamente esito negativo. Era passato un altro anno e mezzo e decisi di essere ancora più determinato nella mia pratica buddista per realizzare il nostro scopo. Intanto avevo conosciuto diverse coppie con il nostro stesso problema, così li avevo indirizzati con entusiasmo nel centro che ci seguiva e incredibilmente tutte le coppie riuscivano ad avere un figlio! Iniziai a provare invidia, anche se mi rendevo conto che la mia infelicità non dipendeva da loro, così ancora una volta decidemmo di ricominciare a sperare e passammo alla fecondazione assistita. Questa volta avevamo davvero molte aspettative e dopo l'ennesimo fallimento la delusione fu veramente grande. Ci preparammo così a un altro tentativo e potemmo usare gli ovuli congelati, anche se con questi c'erano meno probabilità di riuscita. Cominciai a recitare tanto Daimoku al giorno e con sempre più determinazione. Il 21 giugno mia moglie fece l'esame del sangue e risultò incinta. Fu la notizia più bella che abbia mai avuto nella mia vita. Così, dopo cinque anni di lotta la risposta era positiva! Il 15 marzo 2005 è nata Ginevra. Ho pensato che tutto il bene che avevo portato a quelle coppie era tornato anche a me.
Ora so che praticherò per tutta la vita, perché «abbandonare il superficiale e ricercare il profondo richiede coraggio» (La scelta del tempo, SND, 2, 49) e io ne ho avuto e ne avrò sempre.

Frase dal Gosho - 7 settembre

"La pianticella del riso cresce generando fiori e semi, ma il seme rimesso nella terra sicuramente germoglia di nuovo e produce altri fiori e semi. Cosi' i meriti che Nichiren ha acquistato propagando il Sutra del Loto ritorneranno sicuramente a Dozen-bo. Che cosa sublime! Si dice che se il maestro ha un buon discepolo, tutti e due otterranno la Buddita`, ma se il maestro alleva un cattivo discepolo, entrambi cadranno nell'inferno. Se maestro e discepolo non sono in accordo, non possono realizzare nulla di grande."

Da "I fiori e i semi" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 33)

Giorno per giorno - 7 settembre

Libertà non significa assenza di limitazioni. Possedere un’irremovibile convinzione di fronte a qualsiasi ostacolo: questa è la vera libertà.

lunedì 6 settembre 2010

Difficoltà o oppurtunità?

Scrive Nichiren: "Dopotutto nessuno può evitare i problemi, nemmeno i santi o i saggi" (SND, 4, 157).
Il Daishonin afferma che nessuno in questo mondo può eludere le difficoltà. Possiamo sperare di non incontrare mai niente e nessuno che ci faccia soffrire, ma questa alla luce dell'insegnamento buddista è solo un'illusione derivante dalla propria oscurità fondamentale.
"La realtà quotidiana è costellata da una infinita serie di problemi, ma con la ferma convinzione che la nostra vita è Myoho-renge-kyo dovremmo affrontarli tutti con coraggio e con l'incrollabile certezza che riusciremo a vincere qualsiasi difficoltà e a diventare senza dubbio felici. Quando manteniamo una fede profonda basata sulla convinzione che «io sono Myoho-renge-kyo» possiamo affrontare qualsiasi problema con coraggio. La chiave per la vittoria nella vita sta nel riuscire a tirar fuori il coraggio: di fronte agli ostacoli non è di una timidezza esitante che abbiamo bisogno, ma del coraggio di sfidarli" (BS, 119, 41).
Adottando lo spirito di cui parla sensei il pensiero che quella che abbiamo di fronte è solo una situazione o un evento fonte di sofferenze, si trasforma nel pensiero combattivo di una persona che mentre recita Daimoku comunica direttamente con la propria parte illuminata risvegliando un potenziale illimitato. Per contro, lamentarsi di fronte all'apparizione delle difficoltà significa essere in balìa della condizione vitale di stupidità. Nichiren ha affrontato enormi persecuzioni, senza però mai soffrire per il fatto che queste si manifestassero tutte contro di lui, perché sapeva bene, e aveva sperimentato, il grande stato vitale e la freschezza, che derivano dall'aver superato un grande ostacolo. All'opposto la lamentela non produrrà altro che mancanza di forza vitale e sconforto.
"Brontolare e lamentarsi sono le porte del dubbio e della mancanza di fede. Anche se sappiamo che si tratta di comportamenti sbagliati, ci può capitare di metterli in atto nostro malgrado. Ma se diventano abitudini saranno un freno perenne alla nostra crescita e ci faranno dimenticare di progredire e di migliorare noi stessi. Quando ciò accade, di fatto stiamo bloccando le nostre potenzialità, cadendo nell'atteggiamento di ricercare la Legge al di fuori di noi. Smettere di lamentarsi e di brontolare può essere veramente un'impresa, ma la Legge mistica ci dà la saggezza per controllare queste tendenze e usarle come una sorgente di crescita e sviluppo" (BS, 119, 39). Nessuno prenderà come esempio una persona che si lamenta di quanto sia dura la sua condizione personale o che non manca occasione di accusare qualcosa o qualcuno per la propria situazione. Se agiamo così non potremo infondere coraggio in nessuno e, anche se tentassimo di farlo, le nostre parole avrebbero un vuoto significato, in quanto non rispecchierebbero quello che è il nostro vero pensiero.
"Qualsiasi siano gli ostacoli che incontriamo nel corso della pratica non dovremmo mai arretrare di un solo passo, non dovremmo essere spaventati o sorpresi. È importante nutrire una profonda fiducia nel fatto che il potere della Legge mistica (Myoho-renge-kyo) può trionfare su tutto" (BS,119, 41).
Nessuno oltre a noi stessi può essere a conoscenza di quanto stiamo soffrendo, ma sulla base di quanto affermato dal presidente Ikeda non è questo ciò che più conta, l'importante è non arretrare di un solo passo. Senza rinnegare la sofferenza noi, discepoli di Nichiren, possiamo continuare ad avanzare a testa alta fieri di combattere sempre nuove battaglie senza mai esserne intimoriti. Non sempre però le difficoltà ci arrivano contro in modo netto e distinto, come spiega sensei.
"È più difficile approfondire lo spirito di ricerca nella fede nei momenti belli piuttosto che in quelli brutti, perché nei momenti felici è più facile lasciarsi andare e accontentarsi di come siamo. Invece di essere persone forti nelle avversità ma deboli quando le cose vanno bene, dovremmo cercare di costruire quel tipo di fede invincibile che ci consente di «considerare allo stesso modo sofferenza e gioia»" (BS, 119, 46).
Ciò di cui parla il presidente Ikeda, è forse qualcosa di ancor più difficile rispetto a quella di riconoscere una difficoltà come un'opportunità di crescita. La tendenza normale, e comune, è quella di individuare come vere e proprie difficoltà solo i momenti di sofferenza o più in generale quando ci accade qualcosa di palesemente spiacevole; ma la verità è che gli ostacoli più grandi risiedono dentro noi stessi assieme alla propria oscurità fondamentale, e quando essa si manifesta, con delle piacevoli e subdole vesti, la fiamma della pratica buddista si spegne facilmente.
"Perché la fiamma della pratica buddista si estingue facilmente? Perché le persone permettono a se stesse di farsi sconfiggere dal desiderio di fama e fortuna o dagli attacchi dei tre ostacoli e quattro demoni" (BS, 129, 40).
"Sebbene io e miei discepoli possiamo incontrare varie difficoltà, se non nutriamo dubbi nei nostri cuori, come conseguenza naturale otterremo la Buddità. Non dubitate semplicemente perché il cielo non vi protegge. Non lamentatevi perché non godete di un'esistenza facile e sicura in questa vita. Questo è quel che ho insegnato ai miei discepoli mattina e sera, ma tuttavia hanno cominciato a nutrire dubbi e ad abbandonare la fede. Gli stupidi sono soliti dimenticare le loro promesse quando viene il momento cruciale" (SND, I, 200). Questo è tutto ciò che dobbiamo ricordare. Se non dimentichiamo mai questo passo, tutto andrà bene. "Nichiren ci sta dicendo che una persona che mantiene una fede combattiva qualunque cosa accada, che non cede mai al dubbio, è sicura di conseguire la Buddità" (Il Gosho e la missione di kosen-rufu, 227).
L' importante è continuare ed avanzare assieme alla Soka Gakkai così da rimanere sempre nella corretta orbita della fede, permettendo ai nostri amici di incoraggiarci e correggerci costantemente.
"Perciò coloro che recitano sinceramente Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon e partecipano assiduamente alle attività della Soka Gakkai non possono mancare di diventare dei Budda" (BS, 119, 41).
"Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge" (U. Foscolo, Alla sera, 14° verso).

di Matteo Giusti

Frase dal Gosho - 6 settembre

"Il Sutra del Loto ci insegna: "Vita dopo vita essi rinacquero sempre con i propri maestri nelle terre del Budda di tutto l'universo" e "Se qualcuno avvicina un maestro della Legge, otterra` presto la condizione di bodhisattva. Se segue questo maestro e studia sotto la sua guida, sara` in grado di vedere tanti Budda quanti sono i granelli di sabbia del fiume Gange"

Da "Ammonimenti contro la calunnia" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 100)

Giorno per giorno - 6 settembre

Spesso sentiamo le persone affermare che sono incapaci. Ma questo è un atteggiamento disfattista. Se sentite di non essere all’altezza in qualcosa attingete al gran serbatoio che è in voi. Poiché abbracciamo il Buddismo del Daishonin, ricorriamo al daimoku. Se recitiamo daimoku di fronte al Gohonzon possiamo far emergere tutte le capacità e la forza di cui abbiamo bisogno.

domenica 5 settembre 2010

Frase dal Gosho - 5 settembre

"anche se uno manca di conoscenza, finche' recita Nam-myoho-renge-kyo evitera` i cattivi sentieri. E` come il fiore del loto che si volge al sole pur non avendo una mente che lo guidi, o come il platano, che cresce grazie al rumore del tuono benche' non abbia orecchie per udirlo. Noi siamo come il loto e il platano, e il Daimoku del Sutra del Loto e` come il sole o il tuono."

Da "Il Daimoku del Sutra del Loto" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 28)

Giorno per giorno - 5 settembre

I giovani studenti dovrebbero fare dello studio la loro priorità.

Senza dubbio la fede è importante, ma questa deve concretizzarsi in tutti gli aspetti della nostra vita. Esiste una determinata età, un periodo in cui si dovrebbe studiare. Se non ci si impegna allora non riusciremo ad acquisire conoscenze ed importanti capacità. In seguito nutriremo dei rimpianti. La fede si manifesta nella realtà quotidiana. Per i giovani che frequentano ancora la scuola essa si rivela nei loro studi. In questo periodo dedicarsi all’apprendimento rappresenta un importante aspetto della loro pratica buddista.

sabato 4 settembre 2010

Frase dal Gosho - 4 settembre

"Nell'Hokke gengi T'ien-t'ai scrive: "Quando si tira la corda di una rete, non c'e` alcuna maglia che non si muova e, quando si solleva un lembo del vestito, non c'e` filo del vestito che non si sollevi". Il significato di questo brano e` che, con la sola pratica della fede in Myoho-renge-kyo, non ci sono benefici che non si ottengano, e non c'e` buon karma che non cominci a operare. E` come il caso della rete da pesca: benche' la rete sia composta di innumerevoli piccole maglie, quando si tira la corda della rete, non c'e` una maglia che non si muova. O il caso di una veste: sebbene la veste sia fatta di innumerevoli fili sottili, quando se ne solleva un lembo, non ci sono fili che non siano sollevati."

Da "Conversazione fra un saggio e un uomo non illuminato" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, pag. 105)

Giorno per giorno - 4 settembre

I responsabili che organizzano e tengono gli incontri di discussione devono studiare. In caso contrario non possono sperare di far uscire soddisfatti i partecipanti, infondendo loro energia ed entusiasmo.

venerdì 3 settembre 2010

Il beneficio di tutte le pratiche del Budda

Secondo la visione di Nichiren Daishonin il Daimoku - cioè il mantra Nam Myoho Renge Kyo - contiene in sé i benefici di tutte le pratiche e di tutte le azioni meritorie del Buddha e dei Buddha nelle tre esistenze di passato presente e futuro. Detta così questa affermazione può essere incomprensibile, o quasi. Vediamo di capire meglio... Il beneficio supremo delle pratiche mistiche del Buddha è, naturalmente, l'Illuminazione - che possiamo definire come uno stato di perfetta integrazione con la vita e con la realtà. Secondo la tradizione buddista il raggiungimento di tale traguardo è stato possibile al Buddha Shakyamuni grazie a numerosissime pratiche protratte nel corso di moltissimo tempo e comuni a tutti coloro che perseguono il "risveglio". Ad esempio Siddharta si impegnò in una approfondita ricerca filosofica, si immerse in avanzati stati meditativi e sperimentò tecniche ascetiche molto rigorose. Si dice anche che nelle vite precedenti avesse già praticato innumerevoli volte il sacrificio di sé come Bodhisattva, vale a dire offrendo sé stesso o la propria vita per gli altri - perfino per la salvezza di animali in difficoltà. Certo, questo tipo di percorso, così lungo e difficile, e che sfocia nel grande mare dell'illuminazione, sembra l'appannagio di un uomo per certi versi divino, oppure di individui fuori dal comune. Però, particolarmente per il buddhismo Mahayana, il beneficio ottenibile con queste pratiche straordinarie è accessibile a tutti gli esseri viventi perché tutti hanno in sé il potenziale dell'illuminazione, ognuno possiede in sé la buddità: la grande realizzazione del Buddha è che tutte le ricerche portano a scoprire qualcosa che si possiede già, e le parabole del Sutra del Loto ne offrono precisa indicazione. Per questo Nichiren Daishonin ci regala un gioiello prezioso e di inestimabile valore, una sintesi di tutti i percorsi compiuti da Shakyamuni, una pratica che li condensa in una unica grande medicina capace di guarire l'oscurità fondamentale, l'illusione: la recitazione di Nam Myoho Renge Kyo. Poiché il Daimoku risveglia il potenziale innato presente nei nostri cuori, esso risulta adatto per ogni tipo di difficoltà, ed è applicabile a tutti gli aspetti della nostra vita, proprio in quanto ognuno di essi può essere illuminato dalla luce della buddità - cioè della consapevolezza, della coscienza, dell'integrazione degli opposti in una sintesi superiore e risolutiva. Non esistono aspetti "inferiori" o "indegni" della nostra vita che non possano servire a dipingere quel meraviglioso affresco del nostro proprio sviluppo, della nostra crescita individuale e collettiva in qualità di esseri umani. Nam Myoho Renge Kyo, dunque, contiene il beneficio e i benefici di tutte le pratiche del Buddha. Si, semplicemente per questo: perché ne è il punto di arrivo, la sintesi. Nam Myoho Renge Kyo significa aprirsi e attivamente affidarsi alla vita universale.

[via | Maurizio]

Frase dal Gosho - 3 settembre

"Ogni ideogramma di questo sutra e` un Budda vivente di suprema illuminazione, ma noi, guardando questo sutra con gli occhi dei comuni mortali, vediamo solo gli ideogrammi. Gli spiriti affamati vedono il fiume Gange come fuoco, gli esseri umani vi vedono l'acqua e gli esseri celesti lo vedono come amrita. L'acqua e` sempre uguale, appare diversamente secondo la capacita` karmica degli individui."

Da "Risposta a Soya Nyudo" (gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, pag. 147)

Giorno per giorno - 3 settembre

Un vero carattere si forma solo attraverso le difficoltà e la sofferenza. E’ la relazione tra maestro e discepolo, non la struttura organizzativa, che fa crescere l’individuo. Molti grandi studiosi, pionieri e leader del mondo hanno rilevato quanto sia importante questa relazione.