Il parlamento dell'umanità

«Se ci poniamo da un punto di vista globale - afferma Daisaku Ikeda - possiamo comprendere che l’epoca in cui viviamo esige lo “sguardo universale” di Leonardo».
Lo sguardo universale di Leonardo e il Parlamento dell’Umanità; riflessioni sul futuro dell’ONU è il titolo della conferenza che Daisaku Ikeda tenne il primo giugno 1994 nell’aula magna dell’Università di Bologna in occasione della sua ottava visita in Italia. Già conteneva in nuce i temi che ha poi ripreso nelle ultime proposte di pace. Un approfondimento del vero significato della rivoluzione umana e della sua rilevanza per la costruzione della pace. L’importanza della padronanza di sé, per un rapporto equilibrato con l’altro basato sul riconoscimento della nostra reciproca “origine dipendente”. Nell’attesa di accogliere nuovamente il presidente Ikeda in Italia il prossimo anno, oggi a dieci anni di distanza abbiamo voluto ricordare insieme l’ultima visita del nostro maestro attraverso qualche ricordo visivo accompagnato da alcune frasi tratte da quella celebre conferenza. Un invito a rileggersela integralmente su DuemilaUno n. 45 e a confrontarla con le riflessioni che a distanza di dieci anni Ikeda ha sviluppato nella proposta di pace di quest’anno sul rapporto io-altro e sulla sua rilevanza per la costruzione della pace.

Per Leonardo il dominio di se stesso era il primo imperativo morale: la questione più importante di tutte le altre. Chi esercita a pieno il controllo di sé può adattarsi liberamente a qualunque realtà; l’atteggiamento verso i fatti della vita, verso il bello e il brutto, il bene e il male, acquista un valore secondario.

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Shusseken si può tradurre con “andare oltre il limite imposto dalle parole e arrivare all’essenza stessa della realtà”. […] il vero significato di “andare oltre il limite imposto dalle parole” non è solo quello di emanciparsi dagli attaccamenti, ma soprattutto quello di realizzare una salda indipendenza spirituale, in modo da riconoscere e utilizzare i vari attaccamenti da una dimensione più elevata.

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Si può dire che “la volontà di essere padrone di se stesso” di Leonardo abbia radici comuni con il concetto buddista di rivoluzione umana. Sono certo che la convinzione leonardesca di controllare la propria “parte interiore”, acquisterà sempre più importanza per noi che viviamo in questo scorcio di secolo, per noi che assistiamo alla tragedia dei conflitti etnici come risultato di uno sguardo unicamente rivolto agli “aspetti esterni” dell’essere umano, alle istituzioni, all’ambiente.

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L’attività creativa di Leonardo, nella pittura, nella scultura, nell’invenzione di macchine, nelle opere di architettura o d’ingegneria, consisteva nell’utilizzare al massimo il suo talento per proiettare il mondo universale nel particolare. Consisteva nel rendere visibile il mondo invisibile. Pertanto, anche se un capolavoro poteva vantare la sua compiutezza, in quanto evento nel “mondo del particolare”, avrebbe mantenuto comunque il carattere di incompiutezza. Ma l’essere umano non può accontentarsi di questo, perché è destinato a un “volo continuo”, alla ricerca costante di una nuova compiutezza.

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Leonardo da Vinci che continuava a osservare il movimento della realtà eliminando ogni preconcetto, nutriva poca fiducia per la funzione del pensiero discorsivo che tende a reificare e cristallizzare la realtà.

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Tutte le cose, i fenomeni, gli esseri viventi, infatti, partecipano della stessa natura dipendente e sono collegati gli uni agli altri. Vengono a esistere, quindi, per mezzo della causalità.

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Credo che mai come oggi, in quest’epoca immersa nei gravi problemi di fine secolo, l’umanità abbia bisogno di un patrimonio spirituale come quello di Leonardo […] anche la formazione di un nuovo e globale sistema imperniato sull’ONU, dipende in definitiva da quanti “cittadini del mondo” in grado di sostenerlo possano crescere e svilupparsi […] i cittadini comuni sono sempre il soggetto principale e la base della convivenza umana. Per questo motivo, grazie all’unione e alla spinta di tutti i “cittadini del mondo”, desideriamo che l’ONU diventi un vero “Parlamento dell’Umanità”, un luogo, cioè, dove la voce e i desideri della gente possano essere ascoltati e realizzati. Allo stesso tempo mi chiedo: «Dov’è la dignità di un essere vivente? Dov’è il reale valore di un essere umano? Qual è il punto essenziale nei rapporti di amicizia tra i popoli e le nazioni?». Credo che la risposta si trovi in un umanesimo rinnovato. Un umanesimo che, approfondendo gli scambi e superando ogni diversità etnica e di pensiero, riempia con la cultura la vena d’acqua sotterranea dei rapporti di amicizia tra i popoli. Anche io, come buddista, sono determinato a dirigermi insieme a voi tutti verso una nuova alba della storia dell’u-manità, facendo tesoro dell’insegnamento che ci ha lasciato Leonardo.

NR n° 306 - 1 giugno 2004 - di Daisaku Ikeda - a cura di Marialuisa Cellerino, Erica Galligani
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