Shakubuku

Lezioni sul Gosho di Daisaku Ikeda

Il compassionevole ruggito del leone che confuta gli errori e diffonde il bene

La compassione è il cuore del Buddismo. Essa non solo è un'espressione dello stato illuminato della Buddità, ma è anche il fondamento della pratica del bodhisattva.
Come abbiamo già visto precedentemente in questo trattato, Nichiren afferma che un vero devoto del Sutra del Loto è colui che eccelle nella compassione e nella sopportazione. Paragonandosi a T'ien-t'ai e Dengyo, egli scrive: «Per la mia capacità di sopportare le persecuzioni e la grande compassione, credo che incuterei loro soggezione».1

La compassione del Sutra del Loto unisce l'amore e la severità

Nell'Ultimo giorno della Legge, un'epoca in cui il male è ostinato e radicato, chiunque si assuma la responsabilità di liberare le persone dall'oscurità deve essere preparato a combattere contro continui ostacoli. Questo è ancora più vero nel caso del devoto del Sutra del Loto, che ha la missione di condurre il genere umano all'Illuminazione. La capacità del devoto di sopportare difficoltà e persecuzioni deriva da quella che potrebbe essere definita "severa compassione paterna" - o "amore severo" - volta a impedire alle persone dell'Ultimo giorno di incamminarsi sul sentiero dell'offesa alla Legge.
Nell'Apertura degli occhi Nichiren sottolinea questo spirito amorevole e severo del Sutra del Loto. La Legge mistica viene descritta come il "seme della Buddità dei tremila regni in un singolo istante di vita",2 che è il solo mezzo per liberare tutte le persone dell'Ultimo giorno dalla sofferenza. La compassione del Budda nel piantare questo seme nella vita delle persone è caratterizzata non solo da uno spirito di profonda preoccupazione per la loro felicità e il loro benessere, ma anche dallo spirito di rimproverare l'offesa alla Legge sulla base di un amore severo. Questo perché le persone non potranno concretizzare il principio del conseguimento della Buddità in questa vita fin quando il loro cuore sarà avvolto dall'oscurità dell'illusione e della miscredenza che le porta a denigrare l'insegnamento corretto.
Precedentemente in questo trattato Nichiren discute «l'oggetto di devozione della semina» [cioè il Gohonzon di Nam-myoho-renge-kyo] citando il Gran maestro Dengyo che dice: «Nei sutra sui quali si basano le altre scuole si trova un aspetto parziale del Budda, soltanto l'amore materno, manca la fermezza paterna. Solo la scuola Tendai basata sul Sutra del Loto contiene il senso d'amore e di fermezza».3
La "natura materna del Budda" indica una benevolenza materna infinita. Possiamo trovare esempi di questo aspetto della compassione del Budda anche negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto. Tuttavia, Dengyo afferma che questi altri sutra «trasmettono solo l'amore materno ma mancano della severità paterna», aggiungendo che solo il Sutra del Loto «unisce l'amore e la severità».
In altre parole, la compassione del Sutra del Loto naturalmente incarna quell'infinita benevolenza che assomiglia all'amore di una madre. Allo stesso tempo, però, dato che questo sutra abbandona gli espedienti e rivela chiaramente e precisamente il mezzo originale grazie al quale tutti possono conseguire la Buddità, esso contiene anche inevitabilmente una severità intransigente riguardo alla Legge. Questo è l'altro aspetto della compassione del Sutra del Loto, che non si trova nei sutra precedenti. La severità o il rigore che troviamo in esso sorge dal desiderio di rivelare la Legge mistica come il seme universale della Buddità. Perciò, è una severità volta a permettere a tutte le persone di conseguire la Buddità ed è l'espressione del desiderio compassionevole di rendere la Legge disponibile a tutti.
È allo scopo di chiarire chi è la persona che possiede questa compassione che «unisce il senso d'amore e di fermezza», che Nichiren nell'Apertura degli occhidiscute le tre virtù di sovrano, maestro, e genitore. L'identità di una tale persona è quella del devoto del Sutra del Loto che combatte l'offesa all'insegnamento corretto e diffonde il seme della Buddità per l'Illuminazione di tutte le persone dell'Ultimo giorno. E quindi essa non è altri che lo stesso Nichiren.
Vorrei rimandare alla prossima lezione l'esame dettagliato del «sovrano, maestro, e genitore del Buddismo della semina», cioè del Budda dell'Ultimo giorno della Legge. In questa lezione, invece, vorrei discutere i brani relativi allo shakubuku, che è l'ultimo importante argomento affrontato nell'Apertura degli occhi e costituisce il fondamento delle successive conclusioni di Nichiren sul «sovrano, maestro, e genitore».

La Parabola della povera donna rivisitata

Nella sezione del trattato che abbiamo studiato nella scorsa lezione Nichiren delinea lo spirito necessario affinché i devoti del Sutra del Loto conseguano la Buddità citando la parabola del Sutra del Nirvana della povera donna che dà la sua vita per proteggere il figlio. Abbiamo visto che Nichiren dice ai suoi discepoli che fin quando mantengono una fede forte e priva di dubbi, per quante difficoltà possano sorgere conseguiranno naturalmente la Buddità.
Ora vorrei rivolgere nuovamente l'attenzione alla causa che permise alla povera donna di ottenere un grande beneficio senza cercarlo. Ci è stato detto che questo beneficio fu dovuto alla sua «concentrazione su un'unica cosa», ovvero al «non pensare a nient'altro che a suo figlio». Nichiren dice che questa concentrazione risoluta è simile alla pratica buddista della concentrazione, mentre la preoccupazione altruistica della donna per il figlio assomiglia alla compassione buddista. Inoltre, Nichiren paragona gli sforzi della povera donna per proteggere sempre suo figlio in qualunque avversità, al mantenere una salda fede nel Sutra del Loto senza cedere ai dubbi davanti agli ostacoli. Paragona anche la rinascita della povera donna nel cielo di Brahma al conseguimento della Buddità ottenuto perseverando nella fede.
Avere una fede incrollabile nel potenziale di tutte le persone di conseguire l'Illuminazione è di per sé vera compassione. E lo shakubuku può essere visto come il principale mezzo concreto per esprimere e attuare questa compassione. Detto in un altro modo, la pratica di shakubuku è indispensabile per conseguire la Buddità.

Chiarire il vero spirito di shakubuku

«Domanda: Tu insisti nel dire che i seguaci delle scuole Nembutsu [Pura Terra] e Zen cadranno nell'inferno di incessante sofferenza, ma con il tuo spirito litigioso, non stai correndo il rischio di cadere nel mondo degli asura [il mondo di Collera]? Inoltre, nel capitolo Pratiche pacifiche del Sutra del Loto è detto: "Chi desidera predicare questo sutra [...] non si compiaccia di parlare degli errori di altre persone o delle scritture. Non mostri disprezzo per altri maestri della Legge". Tu sei stato abbandonato dal cielo perché sei in disaccordo con queste parole del sutra, non è cosi?». 4
«Risposta [...] Gli studiosi di oggi credono che sia naturale dubitare di questo. Perciò, per quanto io spieghi o cerchi di convincere i miei discepoli, sembra che non riescano a superare i loro dubbi e si comportano come degli icchantika, o persone di miscredenza incorreggibile. Per mettere a tacere le loro critiche infondate, ho citato passi di T'ien-t'ai, di Miao-lo e di altri.
Questi due metodi di shoju e shakubuku, sono come l'acqua e il fuoco. Il fuoco odia l'acqua, e l'acqua detesta il fuoco. Chi pratica shoju deride con scherno lo shakubuku. Al contrario, chi fa shakubuku si dispera al solo pensiero di shoju. Quando il paese è pieno di persone malvagie e prive di saggezza, allora shoju è il metodo principale da adottare, così come viene descritto nel capitolo Pratiche pacifiche. Ma nell'epoca in cui ci sono persone dalle vedute distorte che offendono la Legge, allora si deve principalmente fare shakubuku, così come viene descritto nel capitolo Il bodhisattva Mai Sprezzante. È come usare l'acqua fredda per rinfrescarsi quando fa caldo o cercare il fuoco quando invece fa freddo. L'erba e gli alberi sono parenti del sole: soffrono alla fredda luce lunare. Le masse di acqua sono seguaci della luna: perdono la loro vera natura quando arriva la stagione calda.
Durante l'Ultimo giorno della Legge, tuttavia, si deve usare sia shoju che shakubuku. Questo perché ci sono due tipi di paesi: quelli passivamente malvagi e quelli che cercano attivamente di distruggere la Legge. Dobbiamo considerare attentamente a quale categoria appartiene il Giappone di oggi».5

Nichiren confuta le dottrine delle scuole Nembutsu e Zen dei suoi tempi come offese alla Legge che incoraggiano le persone a scartare il Sutra del Loto. Le condanna come insegnamenti che portano le persone a cadere nell'inferno della sofferenza incessante. Qui, nell'Apertura degli occhi, comincia la sua discussione sul tema dello shakubuku chiedendosi se il suo ripudio di queste altre scuole rifletta «uno spirito litigioso» e uno stato di vita sull'orlo del «regno degli asura», cioè del mondo di Collera. Solleva ulteriormente, in forma di domanda, la tesi secondo cui le divinità celesti lo abbiano presumibilmente abbandonato perché, con la sua insistenza nella pratica di shakubuku, sta ignorando il passo del XIV capitolo del Sutra del Loto, Pratiche pacifiche,6 che riguardo a chi predica la Legge nell'Ultimo Giorno dice: «Non si compiaccia di parlare degli errori delle altre persone o delle scritture. Non mostri disprezzo per altri maestri della Legge».7
Di certo questa era una delle critiche che venivano realmente rivolte a Nichiren nel corso della sua propagazione. Molte persone senza dubbio pensavano che da parte sua non era molto "buddista" censurare e attaccare le altre scuole. Un tale comportamento andava anche contro la virtù, molto apprezzata dai giapponesi, di mantenere il wa, l'armonia. In questo trattato, Nichiren fa capire che non erano solo i preti e i seguaci delle altre scuole a criticarlo e condannarlo, ma anche alcuni dei suoi stessi discepoli che non riuscivano a capire le sue azioni. Egli scrive infatti: «I preti eruditi di oggi credono che sia naturale dubitare di questo. Perciò, per quanto io spieghi o cerchi di convincere i miei discepoli, sembra che non riescano a superare i loro dubbi».
In Lettera da Sado Nichiren ammonisce anche i suoi ex seguaci che erano stati sviati da persone erudite e influenti del tempo, dicendo al loro riguardo: «Essi non solo hanno abbandonato il Sutra del Loto, ma si credono tanto saggi da poter istruire Nichiren».8
Il vero problema di fondo, ovviamente, erano le idee sbagliate sul Buddismo che erano diffuse e radicate nella società di quei tempi. Le persone generalmente vedevano il Buddismo come un insegnamento finalizzato al raggiungimento di uno stato di perfetta tranquillità interiore, noto come Nirvana.9 Questa idea generava la tendenza a cercare di evadere dal mondo reale, e a causa di ciò era comune che i praticanti buddisti si isolassero sulle montagne. Una filosofia del genere spingeva gli individui ad aspirare a un paradiso utopico separato da questo mondo colmo di sofferenza. Fin quando essi rimanevano attaccati a una tale visione, non potevano apprezzare la reale lotta spirituale che è la vera essenza del Buddismo.
Il Buddismo autentico non aspira a un'utopia da realizzare in qualche regno immaginario. Al contrario, la sua filosofia ha lo scopo di metterci in grado di trasformare la realtà e concretizzare un mondo ideale proprio qui, in questo travagliato mondo di saha. Ha lo scopo di darci potere, di aiutarci a sviluppare l'energia spirituale e la forza d'animo interiore che ci permettano di superare qualunque tempesta possiamo incontrare nella realtà della nostra vita quotidiana.
L'essenza del Buddismo, in un certo senso, non è la ricerca di un'esistenza calma come un placido laghetto, ma la costruzione di un torreggiante stato di felicità che nemmeno i mari più tempestosi possono turbare. Anche se potremmo desiderare la modesta felicità di una vita in cui non accade mai nulla di avverso, è impossibile evitare di essere sferzati dai venti e dalle onde della vita quando infuriano le tempeste. In effetti, solo sviluppando la forza interiore che ci permette di avanzare intrepidamente attraverso il vortice dell'oscurità fondamentale e del karma, possiamo raggiungere la vera felicità. Da questa prospettiva, la felicità si trova solo nella lotta.
La costruzione di una felicità autentica per sé e per gli altri implica necessariamente la battaglia contro le idee e le credenze sbagliate che conducono le persone all'infelicità. Questo è il vero fine della pratica di shakubuku.
In risposta alle critiche che lo shakubuku implica uno "spirito litigioso" e porta chi lo pratica a cadere nel "regno degli asura", cioè nel mondo di Collera, Nichiren spiega che shakubuku è invece l'espressione della compassione e dello spirito di combattere il male. Questo a sua volta è lo spirito del Budda. Perciò, shakubuku è una pratica che è in accordo col cuore e con l'intento del Budda, e costituisce la via della pratica del bodhisattva per l'Ultimo giorno della Legge.

Shoju e shakubuku

Rigettando l'accusa che shakubuku implichi uno "spirito litigioso", Nichiren prima di tutto spiega che la pratica buddista include due metodi di propagazione: shoju,10 o la persuasione gentile, e shakubuku, o la confutazione severa. Indica così che shakubuku è una forma legittima di pratica buddista.
Sottolinea anche, però, che dato che i due metodi di propagazione sono esattamente opposti, coloro che praticano un metodo spesso tendono a rifiutare l'altro: «Chi pratica shoju deride con scherno lo shakubuku. Al contrario, chi pratica shakubuku si duole al solo pensiero di shoju». Qui vediamo all'opera l'illusione fondamentale dell'egoismo che dà origine ad attaccamenti insensati che portano un individuo a odiare e negare la posizione degli altri.
Nichiren spiega che sia shoju che shakubuku sono modi legittimi di propagare gli insegnamenti del Budda, e, citando il Gran maestro T'ien-t'ai, conclude: «Il metodo scelto deve essere quello in accordo con il tempo».11
Per fare questa scelta, Nichiren offre un'indicazione precisa: «Quando il paese è pieno di persone malvagie e prive di saggezza, allora shoju è il metodo principale da adottare, come è descritto nel capitolo Pratiche pacifiche. Ma in un'epoca in cui ci sono molte persone dalle opinioni perverse che offendono la Legge, allora lo shakubuku dovrebbe venire prima, come è descritto nel capitolo Il bodhisattva Mai Sprezzante».
La domanda alla quale Nichiren sta rispondendo cita un passo del capitolo Pratiche pacifiche che sembrerebbe indicare che la sua pratica di confutare attivamente le altre scuole buddiste dell'epoca contraddice lo spirito del Sutra del Loto. Ma quest'idea è semplicemente basata su una comprensione superficiale e frammentaria del sutra che non prende in considerazione i suoi insegnamenti nel loro complesso.
La pratica esposta nel capitolo Pratiche pacifiche - che insegna a non concentrarsi sugli errori delle altre scuole e dei loro maestri e seguaci - deve essere portata avanti quando il paese è pieno di «persone malvagie e prive di saggezza»,12 cioè persone che ignorano il Buddismo. Per contro, shakubuku è il metodo da preferire quando il paese è pieno di «persone dalle opinioni perverse che offendono la Legge».13
Nel Sutra del Loto questa seconda situazione è illustrata dall'esempio del bodhisattva Mai Sprezzante che - a quanto racconta il capitolo a lui intitolato - perseverava nella sua pratica di venerare gli altri anche quando veniva attaccato con «dei bastoni, delle tegole o delle pietre».14
La pratica del bodhisattva Mai Sprezzante consisteva nell'inchinarsi agli altri con reverenza rivolgendosi a loro con delle parole che nel loro insieme vengono definite «il Sutra del Loto di ventiquattro caratteri»,15 un distillato dell'insegnamento fondamentale del Sutra del Loto secondo cui tutte le persone possiedono la natura di Budda. Il bodhisattva Mai Sprezzante non vacillava mai nella sua convinzione, anche quando incontrava reazioni negative e subiva persecuzioni da parte delle persone di prepotente arroganza tra i quattro tipi di credenti: monaci, monache, laici e laiche. I suoi sforzi assidui di proclamare coraggiosamente la verità sono paragonabili alla confutazione delle credenze erronee e insensate delle persone. In conclusione, il capitolo del Sutra del Loto Il bodhisattva Mai Sprezzante insegna la pratica di shakubuku.

Determinare il metodo di propagazione a seconda dell'epoca

Come abbiamo visto, la scelta del metodo di propagazione che dev'essere usato dipende interamente dal tempo. In questo contesto "tempo" non si riferisce a un particolare periodo storico, ma indica piuttosto la natura prevalente dell'epoca e le tendenze generali di una particolare società, ovvero le idee e le credenze in essa dominanti, l'atteggiamento e il modo di vedere degli individui e le concrete condizioni sociali e ambientali.
Esaminiamo la situazione dei tempi di Nichiren, da lui descritte nel suo trattato. In quel periodo erano popolari scuole come la Vera Parola e la Ghirlanda di Fiori, che si erano appropriate surrettiziamente della dottrina del Sutra del Loto dei tremila regni in un singolo istante di vita, incorporando il termine e il concetto ma senza metterlo in pratica. Anche scuole come la Nembutsu e la Zen, che spingevano le persone a scartare il Sutra del Loto, godevano di un ampio sostegno. Era un periodo in cui regnava la confusione riguardo a quale fosse l'insegnamento corretto e a quali fossero gli insegnamenti provvisori del Buddismo,16 col risultato finale che l'insegnamento dell'Illuminazione universale esposto dal Budda era stato oscurato.
Nichiren cita anche un altro grosso problema che esisteva al tempo. Vale a dire, coloro i quali avrebbero avuto il dovere di proteggere l'insegnamento corretto del Sutra del Loto stavano invece contribuendo alla distruzione del Buddismo. Egli scrive con sarcastica riprovazione: «Gli studiosi delle scuole Tendai e della Vera Parola corteggiano servilmente i seguaci laici delle scuole Nembutsu e Zen, come cani che agitano la coda davanti al padrone, o ne hanno timore come topi che temono un gatto».17
Nichiren predice poi che gli insegnamenti che questi preti predicano al reggente e agli altri alti funzionari del governo causeranno la distruzione del Buddismo come la rovina del paese.18 La diffusa confusione sull'insegnamento corretto, afferma Nichiren, è un cattivo presagio per il futuro del paese, ed è anche la causa fondamentale delle sofferenze che affiggono le persone in tutto il Giappone.
Quale tra i due metodi di propagazione - shoju o shakubuku - sia appropriato, è determinato dal tempo. In un tempo come quello in cui visse Nichiren limitarsi a stare a guardare oziosamente e non agire per confutare le offese avrebbe significato non solo una sconfitta spirituale in quanto buddista, ma anche la morte spirituale come persona di fede religiosa.
Il fatto che i preti della scuola Tendai e della scuola della Vera Parola mancassero tuttavia di intraprendere una lotta per difendere il Buddismo quando era in pericolo dimostra che essi non capivano questo punto, e perciò stavano agendo contro lo spirito del Budda. Quei preti si estraniavano dal mondo reale, ritirandosi nelle foreste e sulle montagne per condurre solitariamente le loro pratiche meditative. Nichiren dichiara che essi nella loro esistenza presente erano destinati a cadere nel regno degli spiriti affamati, cioè nel mondo di Avidità, e che in quella successiva si sarebbero ritrovati nell'inferno Avichi, l'inferno della sofferenza incessante. Li rimprovera per i loro errori, chiedendo come potranno mai liberarsi dalle sofferenze di nascita e morte.
Perciò il Giappone dei tempi di Nichiren era ampiamente popolato da 1) preti ostili al Sutra del Loto, 2) seguaci di questi preti, 3) sedicenti praticanti del Sutra del Loto che non contrastavano coloro che cercavano di distruggere l'insegnamento corretto. Le influenze negative derivanti da questi tre tipi di persone erano così pervasive da avvelenare l'intero paese, trasformandolo in un paese «in cui ci sono molte persone dalle opinioni perverse che offendono la Legge».
Simili circostanze obbligano un autentico devoto del Sutra del Loto a lottare per difendere l'insegnamento corretto. Non solo questo comportamento è vitale per aprire il sentiero dell'Illuminazione a tutte le persone, ma è il solo modo di mettere in pratica gli ammonimenti del Budda.

La saggezza che guida le persone alla felicità è identica alla saggezza buddista

Il Sutra del Loto incarna valori universali. È un insegnamento che espone la dignità e l'eguaglianza di tutte le persone.
Anche i sutra insegnati prima del Sutra del Loto presentano in una certa misura concetti e forme di pratica che indicano la nobiltà intrinseca e la preziosità degli esseri umani. Quando questi sutra sono considerati sulla base di una comprensione del Sutra del Loto, possiamo utilizzare liberamente e appropriatamente anche la loro saggezza. Come insegna la dottrina della "unificazione degli insegnamenti",19 il Sutra del Loto è una scrittura onnicomprensiva che include tutti gli insegnamenti buddisti. Per questa ragione esso continua a eccellere anche oggi come un insuperato insegnamento umanistico.
Allo stesso tempo, tuttavia, il Sutra del Loto insegna che se nel regno del Buddismo dovessero nascere influenze anti-umanistiche, e se esse dovessero distorcere lo spirito del Sutra del Loto, allora i praticanti del sutra dovrebbero ripudiare totalmente e accuratamente questi errori. Il sutra stesso predice che coloro che praticano e propagano l'insegnamento corretto nell'epoca malvagia dell'Ultimo giorno dovranno inevitabilmente lottare contro individui e gruppi che li attaccheranno e li perseguiteranno. Brani di vari capitoli ammoniscono che i praticanti del sutra dovranno combattere queste manifestazioni dell'oscurità fondamentale e dell'arroganza. Per esempio, il X capitolo, Il maestro della Legge, afferma: «Poiché odio e gelosia nei confronti di questo sutra abbondano perfino mentre il Tathagata è nel mondo, quanto peggio sarà dopo la sua scomparsa?».20 E ci sono poi ampie descrizioni di questo principio, esposto nella forma delle "sei azioni difficili e nove azioni facili"21 nell'XI capitolo, L'apparizione della Torre preziosa, e dei "tre potenti nemici" 22 nel XIII capitolo, Esortazione alla devozione.
Possiamo vedere lo stesso dualismo nella pratica di shakubuku del Buddismo di Nichiren. Da un lato esso implica una lotta rigorosa contro coloro che diffondono insegnamenti erronei che distorcono il Buddismo e fanno soffrire le persone. Dall'altro richiede l'apertura mentale di cercare di trovare punti in comune tra il Buddismo e quelle altre filosofie e fedi che affermano la dignità e il valore di tutti gli esseri umani e mettono il loro benessere al primo posto. Come esempio di ciò, in uno dei suoi scritti Nichiren loda un certo numero di uomini di stato dell'antica Cina che lavorarono per la felicità dei loro sudditi o compatrioti prima che il Buddismo venisse introdotto in Cina dall'India. Egli scrive: «Questi uomini, pur essendo vissuti prima dell'introduzione del Buddismo, aiutarono la gente come inviati del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti. [...] La saggezza di tali uomini conteneva in sé la saggezza del Buddismo».23
Così Nichiren indica che la saggezza che guida le persone alla felicità è identica alla saggezza del Buddismo.
Fare shakubuku vuol dire portare avanti la pratica della compassione del Budda - cioè rimuovere la sofferenza e dare gioia. Soprattutto, la pratica di shakubuku si fonda su un profondo e amorevole rispetto per tutte le persone. Conseguentemente, i nostri sforzi in questo campo non avranno successo a meno che non nutriamo un totale rispetto per la persona che stiamo cercando di guidare verso l'insegnamento corretto. Credo che questo sia universalmente riconosciuto da chiunque abbia intrapreso sinceramente questa sfida.
Alla luce di ciò, la pratica di shakubuku non è motivata da "uno spirito litigioso" o da qualche altra emozione aggressiva o negativa. Né è in alcun modo fondata sul settarismo o su un senso di superiorità. Il cuore dello shakubuku è la compassione, è lo spirito di confutare gli errori a causa della sofferenza che essi generano, lo spirito di trasformare la propria compassione nel coraggio di lottare contro ciò che è sbagliato.
Quando c'è una grave confusione negli insegnamenti buddisti in cui le persone ripongono la loro fede, quando nel mondo del Buddismo prevalgono convinzioni e principi errati che mettono in pericolo il benessere spirituale della società, nulla può essere più lontano dalla compassione buddista che non agire per correggere la situazione. Le scuole che diffondono questa confusione hanno dimenticato lo spirito originale del Buddismo di operareper il benessere degli individui e aiutarli a conseguire l'Illuminazione. Se si permette che i loro errori restino incontestati, le persone sprofonderanno in una sofferenza ancora maggiore. Un simile permissivismo a una prima occhiata potrebbe sembrare moderazione e tolleranza, libere da qualunque traccia di "spirito litigioso", ma restare passivi di fronte all'errore è di fatto un'offesa estremamente grave.

«Se uno è amico di una persona, ma manca della compassione di correggerla, è in effetti suo nemico»

«Domanda: Che merito c'è nel condannare i seguaci delle scuole Nembutsu e Zen e suscitare il loro odio?
Risposta: Il Sutra del Nirvana afferma: "Se un buon monaco vede qualcuno distruggere l'insegnamento e non se ne cura, non lo rimprovera, lo espelle o lo punisce per la sua offesa, quel monaco sta tradendo l'insegnamento del Budda. Ma se espelle il distruttore della Legge, lo rimprovera, o lo punisce, allora questi è un mio discepolo, un vero ascoltatore della voce".
Chang-an commenta così: "Chi distrugge o crea confusione nell'insegnamento del Budda, lo sta tradendo. Se uno è amico di una persona, ma manca della compassione di correggerla, è in effetti suo nemico. Ma se la corregge e la rimprovera è un ascoltatore della voce che difende l'insegnamento del Budda, un vero discepolo del Budda. Chi la libera dal male, sta agendo in effetti come un genitore. Coloro che rimproverano chi offende [l'insegnamento corretto] sono discepoli del Budda. Ma coloro che non espellono chi offende [l'insegnamento corretto] stanno tradendo gli insegnamenti del Budda"».24

Nell'Apertura degli occhi Nichiren utilizza questo scambio di domanda e risposta per sottolineare l'enorme importanza dello spirito di shakubukunell'affrontare gli errori nel regno del Buddismo.
Questa parte comincia con la domanda: «Quando rimproveri i seguaci delle scuole Nembutsu e Zen e li porti a essere tuoi nemici, quale merito ne ricavi?». In risposta, Nichiren affronta la questione citando un passo dal Sutra del Nirvana nel quale Shakyamuni dichiara che qualunque suo discepolo che non si impegni in una rigorosa lotta per rimproverare, scacciare o punire coloro che distruggono l'insegnamento corretto è un nemico del Buddismo, mentre coloro che intraprendono questa lotta sono suoi veri discepoli e autentici ascoltatori della voce che difendono la Legge. Nichiren poi cita anche un brano dalle Annotazioni sul Sutra del Nirvana di Chang-an che afferma che se si agisce come un falso amico e si manca della compassione per correggere coloro che distruggono gli insegnamenti del Budda, allora si è di fatto loro nemico.
Questi passi rendono chiaro che shakubuku è un atto di compassione. Vera compassione significa risvegliare un'altra persona dall'oscurità dell'ignoranza o dall'il
lusione che distrugge il suo palazzo interiore, e liberarla dalla sofferenza.
Shakubuku è un impulso irrefrenabile che sorge dalla fede e dalla compassione. Nell'Apertura degli occhiNichiren scrive: «Se qualcuno intendesse uccidere i vostri genitori, non cerchereste di avvertirli? Se un cattivo figlio in preda all'ubriachezza minacciasse di uccidere il padre e la madre, non cerchereste di fermarlo? Se una persona malvagia stesse per dare fuoco a templi e pagode, non dovreste cercare di fermarla? Se il vostro unico figlio fosse gravemente malato, non cerchereste di curarlo con la moxa?».25
L'ipocrisia è l'esatto contrario della compassione - e specificamente, l'ipocrisia di sapere che nel regno del Buddismo si sta commettendo un errore senza fare nulla al riguardo. Se questa ipocrisia prevale, le bugie e le frodi diventeranno la norma e nessuno dirà la verità. Ciò alla fine condurrà alla decadenza morale e spirituale della società. Senza un sano sostegno spirituale come quello fornito da una religione umanistica, il tessuto sociale si sgretolerà. Se si diffondono insegnamenti erronei che cercano di sottomettere e sfruttare le persone, essi avranno un effetto dannoso e velenoso sul cuore e sulla mente degli individui. È per questo che Nichiren sottolinea l'importanza di combattere assiduamente e risolutamente i "nemici del Sutra del Loto". Egli scrive: «E anche coloro che hanno una fede profonda non rimproverano i nemici del Sutra del Loto. Per quanto grandi siano le buone cause positive che una persona pone, perfino se legge o trascrive l'intero Sutra del Loto mille o diecimila volte o consegue la via della percezione dei tremila regni in un singolo istante di vita, se non denuncia i nemici del Sutra del Loto, non potrà ottenere la Via».26
Shakubuku è un atto di suprema compassione, è il ruggito del leone diretto allo scopo di rivitalizzare la bontà nel cuore degli altri e di portare dinamismo, vitalità e creatività alla società a beneficio di tutti, è la più nobile lotta spirituale che cerca di soggiogare le funzioni demoniache, di vincere l'oscurità e l'illusione e di realizzare una felicità vera e duratura per tutta l'umanità. La pratica di shakubuku è alimentata da uno spirito combattivo simile a quello di un leone impavido.
La lotta dello shakubuku ci permette di forgiare uno stato vitale indistruttibile come il diamante. Citando il Sutra del Nirvana, Nichiren osserva che ottenere un «corpo simile al diamante»27 è il beneficio della pratica di shakubuku.
Intraprendendo questa lotta compassionevole, possiamo liberare la nostra vita dalla "ruggine" della pigrizia, della negligenza e della vigliaccheria, dalla patina opaca che impedisce alla nostra luminosità di risplendere. Coloro che attingono in profondità la loro saggezza e perseverano nei loro sforzi per condurre anche una sola persona alla felicità, possono spezzare le catene limitanti di tutti i tipi di idee preconcette e di pregiudizi, e sconfiggere l'ignoranza della miscredenza e del disprezzo che causa l'alienazione. Coloro che combattono la negatività e le illusioni possono pulire e lucidare la propria vita con una corrente purificatrice che lava via la decadenza spirituale; possono sviluppare lo stato di vita infinitamente vasto di chi desidera la felicità di tutta l'umanità. Inoltre, una persona che continua a impegnarsi a questo scopo potrà creare i ricordi più meravigliosi e duraturi della sua vita in questo mondo umano.
La gloria di una vita dedicata a kosen-rufu si trova in una lotta instancabile. Lo stato di vita indistruttibile come un diamante che otteniamo vincendo risolutamente in ogni sfida per kosen-rufu non solo adorna la nostra vita nella presente esistenza, ma splenderà per tutta l'eternità.

(Traduzione di Momi Zanda)

Note

1) WND, 242; cfr. SND, 1, 114.
2) Seme della Buddità dei tremila regni in un singolo istante di vita: la Legge mistica dei tremila regni in un singolo istante di vita, che è rivelata nel Sutra del Loto, è la causa fondamentale che permette a tutte le persone di conseguire la Buddità. Perciò è chiamata il seme della Buddità (Cfr. WND, 365, e SND, 1, 232).
3) WND, 258; cfr. SND, 1, 150.
4) WND, 283-284; cfr. SND, 1, 201.
5) WND, 285; cfr. SND, 1, 203-204.
6) Nel capitolo del Sutra del Loto Pratiche pacifiche, Shakyamuni espone quattro regole o pratiche pacifiche che devono essere osservate dai suoi seguaci nel diffondere l'insegnamento corretto nell'epoca malvagia dopo la sua morte. Il Gran maestro cinese T'ien-t'ai sintetizzò la lunga descrizione del capitolo nelle quattro pratiche pacifiche di azione, parola, pensiero e voto.
7) SDL, 263-264.
8) WND, 306; cfr. SND, 4, 83.
9) Nirvana: termine sanscrito che indica uno stato di pace e tranquillità in cui tutte le illusioni e i desideri sono estinti.
10) Shoju: metodo di propagazione del Buddismo che consiste nel condurre gradualmente le persone all'insegnamento corretto secondo le loro capacità e senza confutare i loro attaccamenti alle opinioni errate.
11) WND, 284 e SND, 1, 202.
12) Persone malvagie e prive di saggezza: indica le persone ignoranti di Buddismo perché non l'hanno mai incontrato prima, e che di conseguenza commettono azioni malvagie senza comprenderlo. Non si oppongono direttamente all'insegnamento corretto né lo offendono.
13) Persone dalle opinioni perverse che offendono la Legge: indica le persone che, sebbene conoscano l'insegnamento corretto, sono guidate dalle illusioni e dai desideri e di conseguenza restano attaccate a insegnamenti erronei. Esse cercano di giustificare questi insegnamenti e di diffonderli, offendendo e attaccando l'insegnamento corretto.
14) Cfr. SDL, 355.
15) Il «Sutra del Loto di ventiquattro caratteri» si riferisce al passo del sutra in cui il bodhisattva Mai Sprezzante dice: «Nutro per voi un profondo rispetto; non oserei mai trattarvi con disprezzo o arroganza. Perché? Perché voi tutti state praticando la via del bodhisattva e conseguirete certamente la Buddità» (SDL, 355). Dato che questo passo nella traduzione di Kumarajiva è composto da ventiquattro caratteri cinesi, esso è noto come il Sutra del Loto di ventiquattro caratteri.
16) L'insegnamento corretto indica il Sutra del Loto, che spiega la verità alla quale il Budda si illuminò, mentre gli insegnamenti provvisori sono gli insegnamenti che Shakyamuni espose come espedienti per aiutare le persone a capire l'insegnamento corretto.
17) WND, 286; cfr. SND, 1, 205.
18) Cfr. WND, 286 e SND, 1, 205-206.
19) Unificazione degli insegnamenti: si riferisce all'unificazione degli insegnamenti provvisori, o espedienti, col più alto degli insegnamenti, il Sutra del Loto. Quando vengono così unificati, tutti gli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto sono collocati nel loro giusto posto e acquisiscono il loro vero significato.
20) SDL, 212.
21) Nove azioni facili e sei azioni difficili: comparazione esposta nell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto, L'apparizione della Torre preziosa, per spiegare come sia difficile abbracciare e propagare il sutra nell'Ultimo giorno della Legge. Le sei azioni difficili sono legate alla diffusione e all'insegnamento del Sutra del Loto e alla fede in esso, mentre le nove azioni facili includono compiti come insegnare innumerevoli sutra diversi dal Sutra del Loto, camminare in mezzo a una prateria in fiamme senza bruciarsi e calciare un sistema maggiore di mondi in un altro quadrante dell'universo.
22) Tre potenti nemici: tre tipi di nemici che perseguiteranno coloro che diffondono il Sutra del Loto nell'epoca malvagia dopo la morte di Shakyamuni. Sono descritti nella strofa di venti versi del tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, Esortazione alla devozione. Nel suo commentario Annotazioni su Parole e frasi del Sutra del Loto, il Gran maestro cinese Miao-lo identifica i tre potenti nemici come laici arroganti, preti arroganti e falsi santi.
23) WND, 1121-1122; cfr. SND, 8, 198.
20) SDL, 212.
21) Nove azioni facili e sei azioni difficili: comparazione esposta nell'undicesimo capitolo del Sutra del Loto, L'apparizione della Torre preziosa, per spiegare come sia difficile abbracciare e propagare il sutra nell'Ultimo giorno della Legge. Le sei azioni difficili sono legate alla diffusione e all'insegnamento del Sutra del Loto e alla fede in esso, mentre le nove azioni facili includono compiti come insegnare innumerevoli sutra diversi dal Sutra del Loto, camminare in mezzo a una prateria in fiamme senza bruciarsi e calciare un sistema maggiore di mondi in un altro quadrante dell'universo.
22) Tre potenti nemici: tre tipi di nemici che perseguiteranno coloro che diffondono il Sutra del Loto nell'epoca malvagia dopo la morte di Shakyamuni. Sono descritti nella strofa di venti versi del tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, Esortazione alla devozione. Nel suo commentario Annotazioni su Parole e frasi del Sutra del Loto, il Gran maestro cinese Miao-lo identifica i tre potenti nemici come laici arroganti, preti arroganti e falsi santi.
23) WND, 1121-1122; cfr. SND, 8, 198.
24) WND, 286; cfr. SND, 1, 206-207.
25) WND, 287; cfr. SND, 1, 207.
26) WND, 78; cfr. SND, 8, 220.
27) «Il Sutra del Nirvana afferma: "Il bodhisattva Kashyapa si rivolse al Budda, dicendo: 'Il corpo del Dharma del Tathagata è indistruttibile come un diamante. Ma non ho ancora capito quali sono i mezzi grazie ai quali lo hai ottenuto. Me lo vorresti spiegare?' "Il Budda replicò: 'Kashyapa, è poiché sono stato un difensore dell'insegnamento corretto che ho potuto ottenere questo corpo simile al diamante. Kashyapa, è per [aver difeso] nel passato l'insegnamento corretto che ho potuto ora ottenere questo corpo simile al diamante, che vive per sempre e non sarà mai distrutto'"» (WND, 285 e SND, 1, 204).

Buddismo e Società n.123 - luglio agosto 2007 - L'apertura degli occhi / 17
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