In prima persona

Fai Daimoku fino in fondo. Dicono. Non smettere. Non importa cosa succede nel frattempo, se tutto sembra crollare. Ma io non ce la faccio più. Sapevo che quando si cerca di tirare fuori la Buddità qualcosa dentro e fuori di noi fa di tutto per lasciarla dove si trova. Ma questa volta i tempi si sono allungati a dismisura e avere pazienza mi sembra una scusa per non ammettere che il Daimoku funziona sì, ma solo per certe cose. Però continuo, anche se non ho la minima percezione che la mia Buddità sta proprio in questo gesto di continuità. E mentre sono davanti al Gohonzon mi rendo conto che andare fino in fondo non è questione di tenacia ma di fede. Nessuno conosce la profondità del proprio karma. Il tempo che occorre per cambiarlo. Ma so anche che il tempo non esiste, che il karma non è il problema che mi perseguita ma i meccanismi con cui la mia mente lo affronta. So che non si manifesta nell'obiettivo che non riesco a raggiungere ma nel modo in cui batte il mio cuore per realizzarlo.
E allora provo a dimenticarmi del tempo e del karma e mi metto davanti al Gohonzon fino a quando la mente torna a essermi amica, e non ho più paura. Non mi alzo fino a quando sento che ce la posso fare, che sono più grande del problema, i desideri diventano leggeri e il mio cuore riprende a battere, fino a quando le mie strategie si esauriscono e non resta che affidarmi.
Recito fino al momento in cui ciò che voglio si trasforma in una decisione e la decisione in una promessa. Continuo fino a sentirmi bene in mezzo alla tempesta, fino a quando il timone non ritorna nelle mie mani. Non mollo fino a quando non ho trasformato le mie tendenze. Se non sono capace di accettarmi, mi accetto. Se non ho capito cosa significa kosen-rufu, lo capisco. Pratico fino a quando non scelgo la vita, imparo a volermi bene e riesco a toccare il cuore degli altri. È certo che vinco nell'attimo esatto in cui un Nam del mio Daimoku riesce a bucare il fondo dell'oscurità e liberare la mia fragranza. Allora mi accorgo che non esiste nessun fondo ma solo una potenzialità illimitata che mi fa sentire totale e appagata così come sono. Ora il problema non esiste più, l'obiettivo è un dono e per questo si realizzerà. E io sono pronta a riprendere il viaggio sapendo che niente mi potrà più fermare, nemmeno la morte, perché ho sperimentato che il mio personale impossibile può diventare possibile e che la felicità non è uno stato di grazia ma una conquista. E ho provato, molto più banalmente, quanto appagante e incredibilmente leggera sia la fatica. Che per una persona pigra e incostante come me, non è una cosa da poco!

di Elena Gamba - Buddismo e Società n.117 - luglio agosto 2006
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Commenti

  1. Ho letto questo pezzo altre volte, è molto bello e incoraggiante, mi calza benissimo!

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  2. Belli questo articolo, l'ho già letto diverse volte. E sempre mi da il coraggio e la determinazione di continuare. Spesso i miei limiti, le mie tendenze e le mie paure mi bloccano portandomi a pensare che non ce la faccio a migliorare. Leggere esper come questa mi incoraggia e non mi fa sentire sola nella mia rivoluzione umana 🙏

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