Il potere ha la fede

Chi sceglie di credere nel Buddismo di Nichiren spesso all'inizio si fida di qualcuno, dei suoi occhi, delle sue esperienze, della sua gioia di praticare questo Buddismo. Ma è solo una porta che si apre. Varcarla, poi, è un'azione personale. È avere il coraggio e l'umiltà di recitare personalmente Nam-myoho-renge-kyo, malgrado non si sappia ancora bene cosa vuol dire, da dove proviene, a cosa si approderà. È un primo, piccolo, grande salto di fede. Poi, per tutta una vita, lo sforzo sarà quello di credere che attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo la nostra Buddità può emergere, manifestarsi, riempire la nostra esistenza di una gioia che non dipende dagli eventi, dal bene, dal male che incontriamo. È la gioia stessa della vita, la gioia di sentire ovunque la Buddità esistere, anche nel dolore, anche nella morte, anche nei sorrisi più superficiali. Ma che cos'è la Buddità? Che cos'è questo stato vitale che chi prega cerca nelle profondità del proprio essere? In realtà, non è una "cosa", un nome, una risposta. È una esperienza, una esperienza di fede. Quello per cui pratichiamo c'è già nella nostra vita, e in quella degli altri. C'è come c'è la pelle, la capacità di pensare, di amare, di sognare. C'è la possibilità di vivere e creare libertà, felicità, "pace e sicurezza", come Nichiren scrive, la possibilità di attraversare anche i mali e i dolori di tutta un'esistenza cogliendone la meraviglia, il senso, l'intreccio, e provandone gioia. C'è quando crediamo, quando ogni parte del nostro corpo, della nostra mente, del nostro essere si fida e inizia a cercare proprio ciò che il nostro karma negativo, le nostre illusioni, le nostre limitate percezioni ci nascondono. Proprio lì dove tutto l'universo sembra dirci no, volerci fermare, lì dove è più difficile, più faticoso, lì dove la fede è l'unica possibile apertura. Allora, come Nichiren ci ha insegnato, umilmente e con forza, uniamo le mani, ci inginocchiamo o sediamo, abbandoniamo il nostro io piccolino, i nostri dubbi, i nostri schemi mentali e semplicemente, molto semplicemente, iniziamo a voce alta a recitare Nam-myoho-renge-kyo. È il nostro modo di cercare. Il modo per sperimentare che potere ha la fede.

Buddismo e Società n°109 - mar-apr 2005
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