Fare della vita un'arte

Ovunque nell’ospedale prevaleva un modo di fare apatico e irresponsabile. L’ufficiale medico di grado massimo riteneva di essere stato degradato con la destinazione in Crimea, e gli importava poco di fare un buon lavoro. Fece negligentemente sapere in Inghilterra che l’ospedale stava andando avanti senza problemi ed era ben rifornito. La reale situazione fu rivelata dai resoconti inviati dalla Nightingale. Ella scrisse ai leader politici in Inghilterra, raccontando coraggiosamente la verità e operando le dovute critiche. Facendoseli alleati, apportò all’ospedale una riforma dopo l’altra. I conservatori che credevano che le donne dovessero stare lontane dalla guerra e dai trattamenti medici in genere, si meravigliarono della sua forte volontà e delle sue azioni risolute e le definirono manifestazioni del ‘potere Nightingale’.
L’ufficiale medico responsabile dell’ospedale era geloso di lei. La ostacolò e l’attaccò con ogni mezzo a sua disposizione. Anche il comando militare britannico di stanza in Crimea la considerava un’avversaria, perché riferiva senza paura la reale situazione dei soldati feriti al governo. Quando questi gerarchi militari vennero a sapere del pieno consenso che riceveva in Inghilterra, raddoppiarono i loro sforzi per minarla. Scrisse: «Non c’è ufficiale che non mi brucerebbe come Giovanna D’Arco se potesse, ma sanno che il ministero della guerra non mi può mettere alla porta perché il paese è con me, questa è la mia posizione».
La Nightingale era estremamente premurosa e rispettosa degli altri. Molte delle infermiere mandate per lavorare con lei in Crimea erano inesperte. Di fatto erano più d’impaccio che d’aiuto, eppure lei le rispettava e apprezzava sinceramente. Arrivò a chiedere alla madre e alla sorella in Inghilterra di far visita alle famiglie delle infermiere per rincuorarle. Sebbene all’inizio la madre e la sorella osteggiarono la sua scelta professionale, ora accettavano con gioia di aiutarla.
Scriveva lettere anche alle famiglie delle infermiere, descrivendo la loro situazione. Non lesinava alcuno sforzo dietro le quinte per mettere le sue colleghe in grado di fare del loro meglio. Nonostante tutto, una parte delle sue infermiere si arrese e ritornò a casa, lamentando che le regole erano troppo restrittive o che non gradivano la cuffia che erano costrette a indossare. Alcune brontolavano perché non potevano lavorare come avrebbero voluto. Una delle infermiere, piena di rancore, arrivò perfino a spargere voci infondate in Inghilterra insinuando che Nightingale stava deliberatamente facendo morire di fame i pazienti.
Venne così inviato in Crimea un secondo gruppo di infermiere e la loro responsabile si contrappose apertamente a Florence Nightingale. Con zelo cercò di mostrare che poteva fare un lavoro migliore. Invidiosa per la reputazione della Nightingale, causò dissidi tra le infermiere e ostacolò il loro operato. Ma la Nightingale sapeva che le persone gelose arrecano danno più a loro stesse che agli altri. E infatti, quando venne nominata responsabile di un altro ospedale, si rivelò incompetente e piombò nel panico. Lei e le infermiere al suo seguito si rifiutavano di sporcarsi le mani, e di conseguenza un gran numero di soldati feriti morì. Incapace di dirigere un ospedale, ritornò in Inghilterra ignobilmente sconfitta.
Gli sforzi di Nightingale vennero ripagati e l’ospedale da lei diretto iniziò a funzionare senza intoppi. A quel punto gli ufficiali e i medici si dimenticarono il debito nei suoi confronti e iniziarono a ignorarla. Sebbene fino a quel momento avessero chiesto il suo parere, ora cominciavano a smettere di consultarla. Peggio, l’attaccavano, accusando senza alcun fondamento lei e le sue infermiere di spreco. Era circondata da detrattori.
Poi accaddero fatti più gravi. Si scoprì che l’infermiera responsabile delle donazioni ne aveva rubate una buona parte. Per evitare uno scandalo, Florence Nightingale rispedì la donna in Inghilterra nel massimo riserbo. Una volta a casa, invece di esserle grata per il trattamento di riguardo ricevuto, la donna fece un gran baccano accusando la Nightingale di essersi appropriata delle donazioni per uso personale. Le intentò perfino causa pur di far ricadere il biasimo delle proprie azioni su di lei, ripagando il tatto di quest’ultima con inimicizia. Fu una stupida sfilza di azioni. Ma Florence Nightingale non si piegò. Non si lasciò andare alla disperazione o all’autocommiserazione. Questo accadde perché non dimenticò mai i suoi pazienti, che le erano cari come figli. Non dimenticò nemmeno per un istante la sua missione di proteggere e aiutare gli ammalati e i feriti. La storia dimostrò la sua completa innocenza, mentre la donna malevola che le rivolse le false accuse semplicemente si guadagnò l’eterno disprezzo dei posteri.

Un’azione pervasa da un grande voto
Florence Nightingale si recò anche al fronte, dove la battaglia infuriava. Lì visitò gli ospedali e le trincee. Durante questo viaggio collassò, stroncata dalla mortale febbre di Crimea. Era come se le paratoie si fossero improvvisamente aperte e tutte le estenuanti avversità sperimentate fino ad allora le si fossero riversate addosso. Era completamente esausta, sia fisicamente che mentalmente. Fu prossima alla morte e anche i medici disperavano di salvarla. Quando i soldati ricoverati in ospedale vennero a sapere del suo grave stato di salute, si girarono verso il muro e piansero.
Le sue condizioni rimasero critiche per più di due settimane, ma neanche in quei momenti abbandonò la lotta. Benché delirante per la febbre, rifiutò di posare la penna, continuando a scrivere istruzioni, richieste di forniture e a tenere le liste. Il lavoro e la lotta erano penetrati nel profondo del suo essere.
Forse a causa della sua invincibile determinazione, miracolosamente guarì. Ma aveva sfruttato il proprio fisico così tanto che non si ristabilì mai del tutto. Soffriva di reumatismi e nevralgia sciatica e dovette essere ricoverata un’altra volta. Si rifiutava ancora di ascoltare chi le consigliava di ritornare in Inghilterra. «Ora ho avuto tutto quanto questo clima può offrire: febbre di Crimea, dissenteria, reumatismi, mi ritengo completamente acclimatata e pronta a resistere alla guerra come qualunque uomo», disse.
Quando la guerra di Crimea giunse al termine, nel marzo 1856 con la firma del trattato di pace a Parigi, Nightingale si mise all’opera per trovare un lavoro alle sue infermiere ritornate in Inghilterra. Non avrebbe permesso che venissero “buttate via come scarpe rotte”. Una dopo l’altra, le infermiere ritornarono a casa, ma lei si trattenne «fino a quando un’infermiera poteva ancora essere di qualche aiuto». Proseguì il suo compito fino al mese di luglio, partendo solo dopo che l’ultimo soldato ferito fu rispedito a casa. Infine, rientrò in Inghilterra in agosto, dopo aver portato avanti le sue responsabilità fino in fondo.
Una vita di lotta incessante è una bella vita. Una vita di continuo progresso è rinvigorente. Alla base del comportamento di Florence Nightingale c’era un grande voto, che le permise di rimanere imperturbabile davanti alle gelosie meschine e ai comportamenti stupidi degli altri. Il nostro scopo è kosen-rufu, fino a quando l’essenza di questo grande proposito resta salda dentro di noi, nulla ci potrà turbare.
Nightingale rifletté sulla morte insensata di tanti uomini giovani nella guerra di Crimea, e al suo ritorno in Inghilterra, iniziò una nuova battaglia per proteggere la vita e la salute. Scrisse: «Se solo potessi suggerire una cosa che potesse prevenire una parte del ricorso alla calamità colossale, allora sarei fedele ai coraggiosi che sono morti». Otto anni dopo, nel 1864, Jean Henri Dunant fondò la Croce Rossa Internazionale, ispirato, disse, dall’operato di Florence Nightingale durante la guerra di Crimea. Mentre la guerra infuriava, Florence Nightingale intraprese passi decisivi per migliorare le condizioni spaventose in cui versava l’ospedale militare. Rivoluzionare la professione infermieristica diventò la sua missione, e riuscì a elevare quella che una volta era un’infima posizione, tanto che le infermiere divennero note con l’appellativo di “angeli tutelari”.
Tutta l’Inghilterra era elettrizzata dal ritorno di Florence Nightingale, la loro nuova eroina nazionale. L’accolse uno strepitante coro di lodi. Tuttavia recepì questo inatteso plauso per il suo lavoro di infermiera come un noioso fardello. Perché? Perché era certa che: «Il piccolo, l’iniziale, la semplice difficoltà, la lotta silenziosa e graduale, queste sono le atmosfere in cui un’impresa prospera». […] Il lungo conflitto in Crimea era finito e le persone desideravano dimenticare al più presto quella guerra disonorevole. Per Florence Nightingale, tuttavia, la battaglia non era ancora ultimata. Decise di continuare a combattere, riconoscendo appieno che la vera lotta doveva ancora venire.
L’esperienza in Crimea l’aveva portata a concludere che la professione di infermiera andava riformata. Se sul posto ci fosse stato un sistema infermieristico affermato, pensava, molte più vite preziose si sarebbero potute salvare. Si rifiutò di permettere che feriti e malati fossero morti invano. Poco dopo essere ritornata a casa scrisse: «Resto all’altare degli uomini assassinati, e finché sono viva combatto per la loro causa».
[…] L’esempio di Florence Nightingale mi ricorda lo spirito indomito del fisico di fama mondiale Joseph Rotblat, che ho incontrato due anni fa a Okinawa. A 93 anni, Rotblat è presidente emerito della Pugwash Conference on Science and World Affairs e uno dei vincitori del premio Nobel per la Pace del 1995. In tutto il mondo gli riconoscono contributi alla scienza e all’umanità. Non lo dimenticherò mai mentre mi diceva con orgoglio che non si concedeva mai di essere stanco. Nell’ottobre dello scorso anno, partì da Londra per tenere una conferenza all’Università Soka negli Stati Uniti, ad Aliso Viejo, in California. Il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda ci ha lasciato con l’intimazione: «Mai rilassarsi nella lotta contro il demone». Bisogna continuare a combattere senza posa. Non ci si deve mai fermare, questo è il segreto per la salute e la vittoria eterna; è anche il modo per completare lo spettacolo della rivoluzione umana individuale.

Mai arretrare di un solo passo
La lotta di Nightingale per la riforma sanitaria non si limitò alla salute pubblica ma si estese anche alle questioni politiche ed economiche, spingendosi in seguito anche in paesi al di fuori dell’Inghilterra. Per migliorare la cura dei soldati, spinse i leader politici a riorganizzare il Ministero della Guerra britannico. Lavorò d’impegno per riformare le leggi per la protezione della salute pubblica, come la Poor Law (Legge in favore degli indigenti). Inoltre, quando venne a sapere delle spaventose condizioni in cui versavano i soldati e i contadini in India, che allora era una colonia britannica, riversò le proprie energie nel migliorare anche quella situazione. Ognuna di queste cose era un’impresa formidabile da affrontare per un singolo individuo, presentavano ostacoli perfino maggiori di quelli affrontati in Crimea. La sua vita divenne una serie di lotte tenaci e difficili.
Una volta parlò con uno statista. Voleva paragonare le percentuali di malattia e di morte di coloro che vivevano nelle baracche militari con quelle dei civili. Presentando delle cifre reali, sperava di persuadere le persone di quanto terribili fossero le condizioni nelle baracche. Lo statista la avvertì che se avesse mantenuto una simile linea di condotta si sarebbe fatta molti nemici. Ma lei replicò risolutamente che dopo tutto quanto aveva visto in guerra, ora avrebbe potuto scagliare i suoi colpi di condanna. La vita le aveva insegnato ad avere la forza di essere impavida di fronte alle difficoltà e di rifiutare di arretrare di un sol passo, in ogni circostanza. Non aveva pazienza per i grandi oratori che, quantunque eloquenti, non passavano all’azione. «Non lasciateci sembrare – disse – il coro a teatro che grida “avanti sempre avanti” ogni due minuti e poi non muove un passo». Questa era certo un’affermazione caratteristica di Florence Nightingale, che diede l’esempio agendo in prima persona.
Divenne anche una scrittrice prolifica. Scrisse numerosi libri e saggi nell’interesse delle generazioni future. […] Tra tutti gli scritti di Nightingale, Notes on Nursing ebbe il maggior successo. Il libro contiene profonde intuizioni sulla salute e la malattia. Che cos’è la malattia? «Tutte le malattie, a un certo punto del decorso, sono più o meno un processo riparatore, non necessariamente accompagnato da sofferenza: uno sforzo della natura di rimediare a un processo di avvelenamento o di decadimento».
Non aveva un’opinione tragica o negativa della malattia. Sapeva che malattia e salute erano inseparabili, e percepiva la malattia in modo dinamico, come una funzione del potere naturale di guarigione del corpo. Ho pubblicato un dialogo con uno stimato ricercatore sul cancro René Simard (ex rettore dell’Università di Montreal) e con l’illustre esperto di bioetica Guy Bourgeault (professore presso la stessa università), dal titolo Pour un nouvel art de vivre – Entretiens sur la vie, la santé, l’éthique biomédicale et l’éducation (Una nuova arte di vivere: discorsi sulla vita, la salute, l’etica biomedica, e l’educazione), [Il libro attualmente è disponibile solo in giapponese e in francese, n.d.r.]. In quel dialogo, Bourgeault ha affermato che salute non vuol dire assenza di malattia e non indica neppure uno stato permanente: «Principalmente, la buona salute non è tanto un’assenza di malattia, quanto la tensione tra un precario equilibrio e la dinamica costante della guarigione». Questo nel Buddismo si esprime come l’unicità di salute e malattia. Il Buddismo insegna che nel confronto tra la malattia e la lotta per il recupero della salute – sia nel caso di se stessi sia nel caso di altri – si rafforza il proprio naturale potere di guarigione e si guadagna effettiva salute mentale e fisica. Il benessere è un desiderio universale. È necessario costruire un ventunesimo secolo dove tutta l’umanità e la società umana risplenda di salute. […]

Desiderio di riforma educativa
Tsunesaburo Makiguchi, il primo presidente della Soka Gakkai, provò a condurre una rivoluzione analoga in ambito educativo. Sia la medicina che l’educazione hanno a che fare con la vita umana. In ambito medico è stata costruita una struttura scientifica e si sono stabiliti dei principi per addestrare le persone in tecniche mediche. Invece, il campo educativo è rimasto largamente governato da teorie astratte. Makiguchi lamentava questo fatto, insistendo che l’educazione avrebbe dovuto sviluppare un approccio sistematico paragonabile a quello della medicina.
Il suo sistema di educazione per la creazione del valore rappresentava il culmine del suo ardente desiderio di portare avanti una riforma fondamentale dell’educazione, per superare l’impasse che affliggeva tutta la società, e per aiutare i bambini che soffrono. Credeva che l’educazione fosse «la scienza umana suprema e l’arte di creare il valore del carattere».
Nightingale difese tenacemente l’importanza dell’aria fresca e della luce del sole, una visione molto moderna per il suo tempo. Gli ospedali di allora erano ben lontani dai moderni standard di igiene; mancavano adeguate attrezzature sanitarie e la ventilazione era insufficiente. Per mantenere le stanze calde, le finestre erano tenute ben chiuse, e i letti erano sistemati in un modo che la luce del sole non poteva raggiungerli. Alcuni ospedali inchiodavano delle assi alle finestre per non far entrare il sole. Di conseguenza le camere degli ospedali erano sempre scure e umide. Nightingale spalancò quelle finestre e insegnò i benefici effetti della luce solare.
Come si può rafforzare la forza vitale delle persone? Il Buddismo insegna “l’unicità della vita e del suo ambiente” e “l’unità dell’universo e del sé”. Nella sua realtà intrinseca la vita è un tutt’uno con l’ambiente naturale e lo stesso universo. Vivere in armonia con la natura rafforza la propria innata forza vitale. Anche il Sutra del Loto contiene i principi di “perenne giovinezza e vita eterna” e di “prolungare la propria vita con la fede”. Vita qui si può interpretare come forza vitale. Quando si recita la Legge mistica con voce risonante, una forza vitale eternamente giovane emergerà con vigore da dentro di sé.
[…] Nightingale attribuì massima importanza all’educazione, come mezzo per sviluppare la professione infermieristica. Formò molte giovani in questo campo. Su sua sollecitazione, venne aperta una scuola per levatrici presso il famoso King’s College Hospital di Londra.
Il 24 giugno 1860, venne inaugurata la Nightingale Training School for Nurses (Scuola per infermiere Nightingale) presso il Saint Thomas Hospital di Londra. Nightingale fondò la scuola con il fondo che portava il suo nome e che raccoglieva donazioni ricevute dalla gente comune, a sostegno dei suoi sforzi. A quel tempo aveva quarant’anni. A causa della sua salute cagionevole e dei suoi molteplici impegni, fu a lungo impossibilitata a visitare la scuola. Tuttavia, come fondatrice, si rallegrò per la realizzazione del desiderio accarezzato per lungo tempo di avere una struttura per l’educazione e il tirocinio delle infermiere. «Aveva voluto seminare una ghianda che nel corso del tempo avrebbe prodotto una foresta», osservò uno dei suoi biografi. Con questo spirito vegliò sulla scuola per tutta la vita.
Alla prima classe si iscrissero in quindici. A questo piccolo gruppo di studentesse dotate e accuratamente selezionate, vennero impartiti un insegnamento e un tirocinio intensivi. Nightingale leggeva le pagelle, il registro giornaliero, le prove scritte, e i testi delle lezioni. Niente la rendeva più felice dell’osservare la loro crescita vigorosa. In certe occasioni invitava le studentesse a casa sua per un tè pomeridiano. Le studentesse le facevano dei dettagliati resoconti sui contenuti della loro formazione. A un certo punto Nightingale arrivò alla conclusione che le caposala non preparavano sempre in modo adeguato le studentesse. Preoccupata, dopo aver ponderato la questione, scrisse un Memorandum of Instructions to Ward Sisters on Their Duties to Probationer (Promemoria per le caposala sul tirocinio delle allieve infermiere). Sebbene non potesse essere fisicamente a scuola, lavorò diligentemente dietro le quinte per assicurare che rimanesse una scuola legata ai suoi studenti.
A partire dal 1872, iniziò a scrivere discorsi rivolti alle studentesse e alle diplomate della scuola per infermiere. In essi enfatizzò ripetutamente l’importanza di progredire continuamente. Scrisse: «Per noi che assistiamo, la nostra assistenza è qualcosa che, se non facciamo progressi ogni anno, ogni mese, ogni settimana, credetemi regrediamo […] Ogni anno di servizio una buona infermiera dirà: “Imparo qualcosa ogni giorno”». E dichiarò: «Se non avanzate, ricadrete indietro. Puntate in alto». Non si dovrebbe paragonare se stessi agli altri. È importante sforzarsi di essere oggi meglio di ieri, e domani meglio di oggi, è importante avanzare anche di un singolo passo, un unico millimetro. Non avanzare equivale a regredire. Come dice Nichiren Daishonin in questo famoso brano: «Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese. Se vi rilassate anche solo un po’, i demoni prenderanno il sopravvento» (SND, 4, 188).
Pensando a un futuro in cui avrebbero ricoperto posizioni di responsabilità, Nightingale ammonì le studentesse a non sviluppare tratti del carattere negativi come l’egoismo, la presunzione, la frivolezza, la vanità, la collera, l’autoindulgenza e la mancanza di determinazione. Le persone con questi difetti, disse, non sono all’altezza delle esigenze della vita e del lavoro, e nella maggior parte dei casi finiscono per abbandonare il cammino che hanno scelto. Raccomandava caldamente alle studentesse di non diventare persone simili. Coloro che hanno abbandonato la fede e tradito la Soka Gakkai mostrano gli stessi tratti negativi. Il Daishonin denuncia lo spirito ignobile di coloro che tradiscono la fede, chiamandoli «vigliacchi, ottusi, avidi e pieni di dubbi» (SND, 4, 189).
Florence Nightingale dispensò molta saggezza alle studentesse della sua scuola per infermiere. Le diplomate si presentarono nella società con questo prezioso dono racchiuso nel cuore. Per esempio, scrisse loro: «Il tirocinio vi permette di usare i mezzi che avete dentro di voi», «Ricordate, nelle piccole cose come nelle grandi, senza Croce (cioè, senza tribolazioni) non c’è Corona», e «Qual è la nostra unica necessità? Avere nobili principi alla base di tutto». Infine, le diplomate della Nightingale Training School for Nurses divennero capo infermiere e capo sala nei principali ospedali e case di cura inglesi. Contribuirono allo sviluppo della professione di infermiera in molte strutture mediche. Alcune di loro andarono a lavorare negli Stati Uniti, in Canada, in India, in Svezia, in Germania e in altre nazioni, spesso con funzioni di capo infermiere e altre posizioni di responsabilità.
Nightingale promise alle sue diplomate: «Cercherò di imparare fino all’ultima ora della mia vita. [...] Quando non riuscirò più a imparare nell’accudire gli altri, imparerò mentre vengo accudita, osservando le infermiere che si occupano di me». E fu fedele a quelle parole per tutta la vita. […] Verso la fine cominciò a perdere la vista, eppure dichiarò: «No, no, mille volte no. Non diverrò apatica». Diventò cieca a circa 80 anni. Ciononostante non si perse d’animo. Continuò ad andare avanti con lo spirito di chi ha ancora le orecchie per sentire e una bocca per parlare. Chi le faceva visita si stupiva per quanto fosse aggiornata sugli eventi d’attualità.
I sutra buddisti insegnano che anche se perdiamo le mani abbiamo sempre i piedi; se perdiamo i piedi, abbiamo sempre gli occhi e perfino se perdiamo gli occhi, abbiamo sempre la voce e se anche perdiamo la voce, abbiamo sempre la vita. Con questa risolutezza, bisognerebbe diffondere il Buddismo per tutta la vita. Questo è lo spirito di un vero buddista. Perfino nel suo letto di morte il Budda Shakyamuni predicò la Legge a un asceta che era venuto a incontrarlo, lo convertì e lo accolse come ultimo discepolo della sua vita.

Far della vita un’arte
Josei Toda, il secondo presidente della Soka Gakkai, era solito dire che non si poteva stabilire se la propria vita era felice o infelice prima di arrivare in fondo. Gli ultimi anni di vita di Florence Nightingale furono i più belli e ricchi di tutti. Ella stessa li descrisse come i più belli della sua vita. Nessuna donna era amata e stimata come lo era lei in quel periodo. Si diceva che il solo sentire pronunciare il suo nome rallegrasse le persone e molte donne affermavano di voler diventare come lei. Andavano a chiederle consigli e consulenze persone provenienti da tutta la Gran Bretagna e da tutto il mondo. Reali e leader politici facevano a gara per incontrarla, ma ella rifiutò di vedere chiunque non fosse interessato all’infermieristica.
Teneva in grande considerazione i giovani: «A maggior ragione sono desiderosa di vedere dei successori». Riceveva centinaia di lettere da ragazze che volevano diventare infermiere, e rispondeva alla maggior parte di esse. Fino alla fine individuò e svolse le cose da fare, ponendo i semi del futuro: «Far della vita un’arte! Questa è la più bella delle Belle Arti». Ed è precisamente così che lei visse.
Il 13 agosto 1910, quella “vita fatta ad arte” giunse pacificamente al termine. Aveva novant’anni ed era l’anno in cui ricorreva il cinquantesimo anniversario della fondazione della sua scuola. In accordo con le sue volontà il funerale fu semplice. Ella vedeva la morte come l’inizio di una nuova fase di “immensa attività”. Nichiren Daishonin scrive: «Ripetiamo il ciclo di nascita e morte ben saldi alla grande terra della nostra natura intrinsecamente illuminata» (GZ, 724). Coloro che hanno fede nella Legge mistica avanzeranno con gioia sia nella vita che nella morte sulla grande terra della loro natura intrinsecamente illuminata, cioè la terra della Buddità. La vita è eterna. Per questa ragione è essenziale forgiare uno stato vitale assolutamente indistruttibile di eternità, felicità, vero io e purezza in questa esistenza. A questo scopo è necessaria una fede corretta, ed egualmente necessarie sono azioni giuste e sincere per il bene degli altri. Coloro che dedicano la loro vita a kosen-rufu possono percorrere il sentiero di eterna felicità e gustare la più grande delle gioie. […]
Ho un ricordo indelebile legato alla figura di Florence Nightingale. Risale ai primi tempi della mia pratica del Buddismo di Nichiren Daishonin, nel 1947. Eravamo a una delle lezioni del presidente Toda sul Sutra del Loto. La lezione era finita e stavamo partecipando a una sessione di domanda e risposta. Una giovane donna chiese a Toda: «Ci sono molte persone eccellenti che non praticano questo Buddismo. Come dovremmo valutare questo fatto?».
Toda rispose allo stesso tempo con calore e risolutezza: «Sì, è vero. E forse paragonata a queste “persone eccellenti” lei può sembrare solo una donna comune. Ma lei sostiene l’insegnamento della Legge mistica. Questa è una cosa meravigliosa. Sostenere la Legge mistica e insegnarla agli altri, dedicare la propria vita a kosen-rufu è la migliore delle vite che una donna possa condurre. Non potrà paragonarsi a Florence Nightingale che ha realizzato così tante grandi cose e lasciato un brillante primato di opere. E nemmeno deve farlo. Ma il suo animo e la sua determinazione non dovrebbero mai essere da meno».
Le parole di Toda erano chiare e rigorose eppure compassionevoli. Posso ancora sentire quel consiglio risuonare nelle mie orecchie. Nightingale dedicò la sua vita alla professione di infermiera. Una vita che dimostra alle generazioni future la forza e la capacità incredibili di una persona totalmente risvegliata alla propria missione di vita e che lotta valorosamente tra le avversità per realizzare il proprio obiettivo. Viviamo in quello stesso modo. Dite al mondo: «Sta a vedere che cosa realizzerò in dieci, in cinquanta anni!», «Guarda questa vita dedicata a kosen-rufu!». E mandate la luce del coraggio dovunque alle persone.
Nichiren Daishonin scrive: «Di tutte le medicine, Nam-myoho-renge-kyo è la migliore» (GZ, 335). Dal punto di vista fondamentale della vita, la Legge mistica è la “medicina meravigliosa”, “la medicina estremamente efficace” che cura, rivitalizza e libera gli esseri umani dalla sofferenza. Nella vostra dedizione alla Legge mistica e negli sforzi per condividerla diffusamente siete le “dottoresse della vita”, “le infermiere della vita”. Impegnamoci con orgoglio e coraggio in un dialogo che “rivitalizza la vita”. Vi prego di guidare come fari di speranza gli altri lungo una rotta sicura attraverso il mare in burrasca della società e di creare innumerevoli “ondate argentee di destini in trasformazione” e “auree ondate di rivoluzione umana” in tutto il mondo.

NR n° 281 - 1 maggio 2003 - di Daisaku Ikeda
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Commenti

  1. Mille volte grazie a te, che curi questo blog. Svegliarsi e nutrire la propria anima con questi scritti, non ha prezzo.

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  2. Mi associo a Dany: MILLE GRAZIE a te che fai questo sforzo meraviglioso e rendi tutto più facile nella ns pratica di Studio. MILLE VOLTE GRAZIE!

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