Come diventare persone fortunate

In giapponese fortuna si dice fuku, un ideogramma che generalmente indica qualcosa che ci fa sentire felici. Nel Buddismo, invece, fuku è uno dei termini con il quale viene indicato il beneficio che si ottiene con il Gohonzon, o anche il suo potere, la sua forza. La differenza con la tradizione occidentale è immediatamente evidente: la possibilità di modificare il proprio destino è nelle mani dell'essere umano. Nel Gohonzon è scritto fuku ga jugo, che significa: "La fortuna ottenuta praticando è superiore ai dieci nomi o virtù del Budda"

La fortuna viene da dentro

Ripenso a tutte le volte che l'ho sentito dire.
«La fortuna viene da fuori. È cieca, la dea bendata, non vede e premia a caso».
Noi viviamo in una cultura che tende spesso a delegare a qualcosa fuori da noi le sorti della nostra esistenza. E che rimbalza questo messaggio: abbiamo poco potere sulle cose che ci accadono. Siamo fuscelli in balia del vento della buona o della cattiva sorte. Che da noi poco dipende.
Non ci si può fare un granché: la fortuna o ce l'hai o non ce l'hai.
Il ricorso frequente, da sempre e anche in questi tempi, a maghi e fattucchiere, a pratiche propiziatorie le più disparate, ne è la prova. La sfortuna è vista come un veleno e l'antidoto sta fuori da noi.
Bene, il Buddismo, spacca quest'illusione.
Afferma e sostiene altro.
Afferma cioè che la fortuna viene da dentro, che si costruisce. È roba nostra.
«Toda una volta affermò che in un certo senso la vita è una scommessa. "Se siete fortunati vincerete ma se non lo siete, per quanto proviate e riproviate, perderete comunque: è una dura verità. Questo spiega quanto sia essenziale la fortuna, oltre alle capacità. La fede e il Daimoku sono i mezzi con i quali accumulare fortuna"» (Daisaku Ikeda, Giorno per giorno, Esperia, 31 luglio).
La fortuna si costruisce con il Daimoku e con la fede. Un mattone al giorno.
Il termine giapponese kudoku, che noi traduciamo "beneficio", è composto da due ideogrammi: il primo è ku, che significa "effetto", e il secondo è doku, che indica proprio la fortuna e le virtù che si accumulano praticando. Esiste, infatti, nella profondità della nostra esistenza, una fonte meravigliosa di fortuna e virtù. Un magazzino inesauribile. Esiste dentro di noi e non fuori. E ogni nostro singolo Daimoku attinge lì. Il presidente Ikeda definisce questa azione un "appello alla verità" insita nella nostra vita. Che costruisce fortuna e virtù.
Il modo in cui lo facciamo è determinante.
La sincerità, la purezza, la spontaneità con cui ci affidiamo alla preghiera sono la nostra «fragranza interna che otterrà protezione esterna» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 752). Una preghiera sincera, nel senso etimologico del termine "senza maschera", indirizzata non solo alla nostra felicità ma anche a quella di chi ci circonda.
Nel Gosho Le quattordici offese è contenuta questa domanda: «C'è una differenza tra i benefici del Daimoku recitato da un santo e i benefici del Daimoku che recitiamo noi?». «Nessuno dei due è in alcun modo superiore o inferiore all'altro» ma «c'è una differenza se si recita il Daimoku e allo stesso tempo si va contro l'intento di questo sutra» (RSND, 1, 670). Qual è l'intento del sutra?
È riconoscere che siamo tutti e tutte Budda, uguali rispetto alla dignità della vita.
Credere in Nam-myoho-renge-kyo è credere in questo. Esiste la Buddità, esiste in me e in ogni altro essere che incontro.
Il Buddismo sostiene che si diventa persone fortunate pregando con fede in questo. E ripetendo questa azione istante dopo istante fino a farla diventare stabile e radicata nella nostra vita.
Risvegliarsi alla sacralità della vita non è tema da convegni, è roba di tutti i giorni. E si traduce nel dare valore alla persona che ho di fronte.
Far fare una piroetta o una capriola al cervello e al cuore quando ho davanti a me qualcuno che non sopporto. Saltare.
Questo è il fulcro della rivoluzione umana.
Spesso consideriamo il modo di vivere del Bodhisattva Mai Sprezzante, che rispettava anche chi lo insultava o gli tirava sassi, certamente nobile ma impraticabile nella realtà. Guardando al suo atteggiamento non come a una questione di fede, ma di comportamento.
Invece è una questione di fede.
Il Bodhisattva Mai Sprezzante, proprio mantenendo fino alla fine questa sua profonda fede nella Buddità della persona che aveva di fronte, sarebbe stato riconosciuto nella sua autorevolezza, avrebbe prolungato la sua vita e sarebbe rinato come Budda Shakyamuni. Un'immensa fortuna.
Quando ci basiamo sulla fede, vale a dire su una convinzione incrollabile, anche se non abbiamo acquisito ancora una consapevolezza, cambiamo: cambia la percezione, cambiano i pensieri, le parole, le azioni. Cambiamo le cause e cambiamo gli effetti.
Questa è la bellezza del Buddismo.
Spostare l'asse da fuori a dentro, sapendo che ogni cosa che ci riguarda è nella nostra vita ed è nelle nostre possibilità. Cambiare le cose dipende da noi, non c'è muro che non possa essere superato, non c'è limite messo lì a caso o inutile.
Non c'è destino segnato.
C'è questo "ora", adattissimo per costruire la nostra fortuna. (Gianna Mazzini)

Lodare, offrire, proteggere

Il Daishonin si preoccupava instancabilmentedi insegnare ai suoi discepoli a riconoscere i segni e le cause della fortuna e della sfortuna, spiegando loro in dettaglio come comportarsi senza scoraggiarsi o cedere di fronte agli eventi

La fortuna ha a che fare con l'eternità della vita.
Con la capacità e lo sforzo di lodare, offrire, proteggere.
Ho cercato questa parola negli scritti di Nichiren Daishonin per studiare come ne ha parlato, in relazione a cosa, e in che modo ne spiegava l'origine e la mancanza. Bene, la fortuna, così come la sfortuna, sembra essere il risultato, quasi matematico, di azioni e comportamenti che abbiamo compiuto e compiamo ogni giorno.
Ci sono molti esempi che il Daishonin usa per chiarire il funzionamento di questa strettissima relazione tra quanto siamo in grado di offrire con la nostra vita e le ricompense con cui la vita stessa ci ripaga. «Chi dà acqua agli assetati in tempi di grave siccità - si legge inRisposta alla moglie di Ota - rinascerà come un grande re drago capace di far cadere la pioggia per il bene degli esseri umani e celesti.
Chi dà cibo in tempo di carestia rinascerà come un re, e il suo regno prospererà» (RSND, 2, 738). In questo Gosho si narra di un re che, vedendo il suo popolo morire di fame per la lunga siccità, aprì i suoi magazzini e donò tutte le riserve per salvare quante più persone possibile, e quando non rimase nulla e tutti si preparavano a morire, dal cielo iniziarono a piovere cibo e bevande.
C'è poi la famosa storia dei due bambini che, non avendo altro, offrirono una torta di fango al Budda e rinacquero come il re Ashoka e la consorte, e quella di un cacciatore che in un periodo di carestia porse la sua unica ciotola di miglio a un pratyekabuddha affamato, e grazie a quel gesto diventò un uomo ricco, per moltikalpa rinacque baciato dalla fortuna e nel Sutra del Loto il Budda predisse che sarebbe diventato il Tathagata Splendore Universale. «Il Gran Maestro Miao-lo commenta a proposito: "Una ciotola di miglio è ben poca cosa, ma poiché aveva dato tutto ciò che possedeva e poiché l'aveva offerto a un essere superiore, ottenne una magnifica ricompensa"» (L'origine della fortuna di Aniruddha, RSND, 2, 533).
È come un cerchio, un circuito che riporta a noi stessi quanto abbiamo donato della nostra vita. E in questo flusso circolare, che percorre il tempo e lo spazio, il potere e il risultato delle nostre azioni deriva principalmente da due fattori: in primo luogo la sincerità, il disinteresse, la pulizia dei nostri gesti, in secondo luogo la natura delle persone o delle cose a cui offriamo qualcosa di noi stessi. Nichiren lo spiega molto bene in questo scritto: «Le radici della fortuna non dipendono dal fatto che le offerte siano grandi o piccole. I meriti acquisiti differiranno in vari modi a seconda del paese, della persona e del tempo. Per esempio, [...] se una persona uccide o ruba per impadronirsi delle primizie del raccolto altrui e le offre per acquisire merito e fortuna, vedrà quell'offerta trasformarsi in una cattiva azione. Inoltre anche se siamo sinceri, se il destinatario delle offerte è malvagio, tali offerte non produrranno benefici, anzi ci faranno cadere nei cattivi sentieri» (Le radici della fortuna, RSND, 1, 978).

Al Budda e alla Legge

A chi o a che cosa offriamo il nostro tempo, il nostro denaro, le nostre energie? A chi o cosa dedichiamo la nostra vita? È una domanda cruciale per comprendere se stiamo o meno creando la nostra buona fortuna.
Le azioni più potenti, che generano risultati più grandi e duraturi, sia positivi che negativi, sono quelle che compiamo nei confronti del Budda e della Legge. «Grande re, - si legge in una citazione de Il Sutra dei Re Benevolenti - se osservo chiaramente le tre esistenze con le mie cinque visioni, vedo che nelle passate esistenze tutti i re hanno servito cinquecento Budda e per questa ragione sono diventati imperatori e sovrani. Per la stessa ragione molti santi e arhat nascono nei loro paesi e li aiutano apportando grandi benefici» (Come affrontare i disastri, RSND, 2, 171).
Gli sforzi di lodare la Legge, recitando Daimoku, di ricercare l'Illuminazione e insegnare agli altri come altri hanno insegnato a noi, creano una fortuna indelebile, che abbraccia per generazioni anche i nostri famigliari, perché stiamo lodando, insegnando, ricercando l'essenza stessa della vita. Al contrario «se qualcuno distrugge gli insegnamenti del Budda, non godrà né del rispetto dei figli, né dell'armonia con i sei tipi di parenti, né dell'assistenza delle divinità celesti e dei draghi. Malattie e demoni malvagi arriveranno giorno dopo giorno a tormentarlo, le disgrazie si abbatteranno incessantemente su di lui e la sfortuna lo seguirà ovunque egli vada» (Sulla protezione del paese, RSND, 2, 136).
Ci sono molti altri Gosho che mi hanno colpito per la preoccupazione con cui il Dashonin si rivolgeva ai discepoli. Egli guardava la realtà del suo paese con gli occhi del Sutra del Loto, e sapeva che il Giappone si stava attirando grandi sfortune e disastri perché i governanti perseguitavano il devoto del Sutra del Loto. Sapeva che i suoi discepoli potevano correre dei rischi a causa della loro fede e si occupava instancabilmente di spiegare loro come comportarsi, come non scoraggiarsi o cedere di fronte agli eventi, come riconoscere i segni e le cause della fortuna e della sfortuna, e agire di conseguenza. Li incoraggia a rimanere saldi, fermi nella propria fede e nelle proprie convinzioni, senza arrendersi all'angoscia o alla preoccupazione. «Qualsiasi cosa accada, comunque non devi disperare, - scrive a Nanjo Tokimitsu, mentre il governo temendo una seconda invasione mongola inviava ai confini tanti giovani soldati - abbi un atteggiamento fermo e se le cose non dovessero andare come desideri per quello che riguarda le tue terre, allora decidi di essere più contento che mai, di assumere un atteggiamento indifferente e, se lo desideri, vieni qui. Al giorno d'oggi ci sono moltissime persone che non riescono a mantenere i propri possedimenti terrieri» (Il grano raffinato, RSND, 2, 543).
«Il tuo volto porta i segni evidenti di un temperamento focoso» si legge ne I tre tipi di tesori. «Ma dovresti sapere che gli dèi non proteggono una persona irascibile, anche se la ritengono importante» (RSND, 1, 753). È con infinito amore che Nichiren incoraggia i suoi discepoli, come Shijo Kingo che aveva subito molte ingiustizie, a non cedere al proprio temperamento. E insegna a loro - e a noi - come continuare a essere protetti e creare la propria fortuna senza farsi sviare da sentimenti come la paura, il risentimento, la sfiducia, l'ostilità verso la vita.
(Manuela Vigorita)

Si manifesteranno come uomini e donne

Nel Buddismo spesso la fortuna viene intesa come "protezione degli dèi" ed è strettamente legata a quanto abbiamo a cuore le altre persone e l'ambiente. Sono queste le "divinità buddiste" che si attivano per aiutarci e sostenerci

«La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e ci fa onore» (Gosho di Capodanno,RSND, 1, 1008). Partiamo proprio da qui. Perché il Daishonin afferma senza mezzi termini che la sfortuna viene dalla bocca? Solitamente usiamo la bocca (oltre che per mangiare) per parlare, per comunicare, per rivolgerci alle altre persone. La sfortuna e la fortuna sono quindi legate alla nostra relazione con gli altri, all'atteggiamento con il quale ci rivolgiamo al mondo. Se offendiamo, disprezziamo, odiamo chi ci circonda creiamo la nostra stessa sfortuna.
Allo stesso modo, se ci lamentiamo delle nostre disgrazie, delle nostre circostanze, dei nostri malanni e di coloro che sono attorno a noi, stiamo rendendo arida la nostra vita, stiamo preparando la nostra rovina. Anche se apparentemente stiamo praticando diligentemente. Spiega Daisaku Ikeda: «Se praticate ma vi lamentate consumerete nella stessa misura la vostra fortuna. Chi si lamenta non è rispettato. Sia da una prospettiva buddista, sia da una secolare, questo atteggiamento non si addice a una persona saggia e di valore» (Giorno per giorno, Esperia, 5 dicembre).
Questo principio non riguarda solo il nostro atteggiamento verso le altre persone. Può essere tranquillamente esteso al rapporto con tutto ciò che ci circonda, animato o inanimato. È il rapporto di rispetto e di cura con cui ci avviciniamo alle cose, con cui trattiamo il nostro ambiente naturale, gli animali, le piante, il suolo, l'atmosfera. È l'atteggiamento nei confronti della vita. «È come il caso in cui ci si inchini davanti a uno specchio: l'immagine nello specchio allo stesso modo si inchina rispettosamente davanti a noi» spiega Nichiren Daishonin (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 120, 53). Alla luce dei suoi insegnamenti, la risposta che noi otteniamo dal nostro ambiente non dipende dai capricci di una dea bendata, né tantomeno dal caso. Se apprezziamo gli altri e li lodiamo, se abbiamo gratitudine e sosteniamo la vita - le persone, la natura, tutte le cose - la vita sosterrà noi.
«La fortuna viene dal cuore e ci fa onore». Come sono belle e onorevoli, appunto, le persone altruiste e piene di gratitudine. Tutti vorrebbero averle a loro fianco, ci fanno sentire bene e possiamo contare su di loro! Scrive Nichiren Daishonin: «Se si accende un fuoco per gli altri, si illuminerà anche la propria strada» (Sulle tre virtù del cibo, RSND, 2, 996). «Abbiate fiducia - commenta Ikeda - che più alimentate la fiamma dell'altruismo e più la sua luce diffonderà la felicità nella vostra vita. Chi possiede uno spirito altruista è la persona più felice del mondo» (Giorno per giorno, 2 dicembre).

Fede e protezione

Anche nel Gosho La strategia del Sutra del Loto Nichiren Daishonin parla di fortuna: «Quando una persona ha esaurito la propria fortuna, qualsiasi strategia sarà inutile. Quando avrà esaurito le proprie ricompense karmiche, neanche i suoi uomini la seguiranno più. [...] Perciò devi raccogliere più che mai il potere della tua fede. Non rimproverare gli dèi celesti se esaurisci la tua fortuna e perdi la loro protezione» (RSND, 1, 888).
Quindi la protezione degli shoten zenjin (le funzioni protettrici dell'universo) dipende innanzitutto dalla nostra fede. «Nell'ottavo volume di Grande concentrazione e visione profonda [...] si afferma: "Più forte è la fede, maggiore è la protezione degli dèi". Questo vuol dire che la protezione degli dèi dipende dalla forza della fede di una persona. Il Sutra del Loto è un'eccellente spada, ma la sua forza dipende da chi la impugna» (Il generale Tigre di Pietra, RSND, 1, 846).
Ma questa fede non può rimanere qualcosa di intellettuale, di teorico o astratto. Si deve manifestare in azioni. Si deve concretizzare nel nostro atteggiamento altruista e compassionevole verso la vita e verso gli altri. Scrive Ikeda in proposito: «Accumuliamo una grande fortuna con le nostre preghiere sincere, la dedizione e gli sforzi volti al Buddismo, a kosen-rufu e all'umanità. La preghiera senza azione non rispecchia il Buddismo del Daishonin» (Giorno per giorno, 26 agosto).
La protezione degli shoten zenjin, in ultima analisi, si attiva quando una fede pura e sincera viene coltivata nel cuore e trova espressione nei fatti. Si attiva lodando, sostenendo, incoraggiando, lottando insieme alle persone che ci circondano. A cominciare dai nostri genitori, i nostri figli, fratelli, sorelle, parenti. E poi i nostri compagni e compagne di viaggio con cui condividiamo la pratica buddista. «Dedicandoci al Buddismo, alla felicità degli altri - scrive Ikeda - possiamo conseguire la Buddità, una gioia inesprimibile. Il Daishonin afferma: "Gli dèi buddisti si manifesteranno sicuramente come uomini e donne e faranno offerte al devoto del Sutra del Loto" (GZ, 738). Quando intraprendiamo azioni che onorano la Legge mistica, gli dèi buddisti in veste di esseri umani si manifestano per proteggerci. Ma dèi buddisti sono anche le funzioni della natura, come l'acqua o il vento: possono assumere qualsiasi forma benefica. Quando il Daishonin dice: "Si manifestano come uomini e donne" vuole indicare le persone che intorno a noi ci aiutano. È facile riconoscerli nel sostegno offertoci dai nostri amici membri. Il loro manifestarsi è così confortante, gli amici che ci aiutano sono gli dèi buddisti che ci vengono in soccorso. Se lavoriamo duramente per sostenere e incoraggiare mille, diecimila amici, mille, diecimila dèi buddisti ci proteggeranno» (NR, 191, 14).
(Lodovico Prola)

Cosa sono gli shoten zenjin?
Sono gli dèi o divinità buddiste che, secondo la tradizione, si riunirono per ascoltare Shakyamuni predicare il Sutra del Loto e giurarono in quell'occasione di proteggerne i seguaci. Più precisamente sono i poteri protettivi latenti nei fenomeni naturali dell'universo e nella vita individuale, che vengono attivati dalla pratica buddista. Sono forze positive che fanno funzionare la Legge della vita in nostro favore, per la nostra felicità.
Queste funzioni latenti nella natura, descritte dalla filosofia buddista, nella tradizione giapponese hanno preso il nome delle antiche divinità locali. Bonten che governa il cielo, Taishaku dio del tuono, Nitten dio del sole, Gatten della luna, e così via, sono la personificazione di tali funzioni.

Buddismo e Società n.192 - gennaio febbraio 2019
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