La nostra terra è salva e illesa

Sono un Budda ovunque mi trovi, l'ho sentito profondamente, non l'ho capito con la mente. Anche l'interno di un ospedale è la terra del Budda. Quando noi manifestiamo la Buddità siamo liberi da qualunque sofferenza

Sono nato in una famiglia operaia; i miei genitori, nonostante le varie difficoltà, hanno sempre fatto il massimo perché io e mia sorella crescessimo sani e con un'istruzione adeguata. Ero un ragazzo sensibile e infelice. Sentivo che mi mancava una valida filosofia di vita. A diciannove anni fui tradito dalla mia ragazza e dal mio miglior amico e il mondo mi crollò addosso. Mi chiusi in me stesso e iniziai a fare uso di alcolici.
Nel 1992 una ragazza mi parlò del Buddismo. Iniziai a praticare colpito dalla forza e dalla dignità con cui stava affrontando una grave malattia e dopo qualche anno decisi di ricevere il Gohonzon. Recitare Daimoku mi permise di "aprire gli occhi" sulla mia vita: nella mia famiglia non si dialogava, mia madre soffriva di attacchi di panico, mio padre era distrutto da un lavoro faticoso che lo faceva alzare prestissimo la mattina, mia sorella, che era sempre stata fragile, si trovò coinvolta con ragazzi irresponsabili. I miei genitori tentarono ogni strada per aiutarla ma senza successo. Capii che dovevo fare qualcosa e parlai sinceramente a mio padre del Buddismo. Iniziammo a recitare Daimoku insieme e ottenemmo una grande vittoria: mia sorella cominciò a stare meglio e si allontanò da quelle amicizie. Convinto da questa importante esperienza mio padre decise di ricevere il Gohonzon. In seguito anche mia sorella cominciò a praticare, prima saltuariamente ma poi anche lei divenne membro della SGI. Oggi convive felicemente col suo compagno, ha comprato una casa e ha un bambino stupendo.
Durante gli anni di lotta ho conosciuto V., amore e compagna della mia vita. Dopo un periodo di convivenza rimase incinta, così decidemmo di vendere il mio piccolo appartamento per acquistare una casa più grande, che divenne poi un centro di attività da cui è partita una grande crescita. Nel 2005 nacque L. il nostro primo meraviglioso figlio. All'epoca lavoravo già da cinque anni per una cooperativa di facchinaggio, in condizioni estreme sia economiche che fisiche. Quando mi assunsero, ad esempio, insieme al contratto mi fecero firmare anche le dimissioni, perché volevano delle "garanzie". In quel periodo mi trasferirono a lavorare a Lucca e il mio orario era dalle 18 alle 9 del giorno successivo. Dopo circa un mese ero così stanco che una mattina mi trovarono svenuto nella cella frigorifera e fui ricoverato d'urgenza. In seguito riuscii a cambiare lavoro e fui assunto in un terminal portuale livornese ma, scaduto il contratto di tre anni, rimasi disoccupato. Furono giorni di grande sofferenza, avevo un mutuo sulle spalle per l'acquisto della casa, la famiglia, un figlio a carico. Nel frattempo le maestre dell'asilo nido ci dissero che Leonardo aveva delle difficoltà sia nell'apprendimento che nelle relazioni con gli altri bambini. Fu un duro colpo che confermò le nostre paure. Vedevamo dei ritardi in L. nel camminare e nel parlare, ma speravamo che fosse una fase transitoria. Da quel momento decidemmo di affrontare il problema e iniziammo una serie di visite per aiutarlo. Subì due interventi all'occhio e iniziò un trattamento logopedico durato più di due anni e mezzo. Il senso di colpa e la sofferenza che Veronica provava per non aver avuto un figlio "perfetto" la spinsero nell'estate del 2008 a recitare Daimoku e l'anno dopo divenne membro della Soka Gakkai. Recitavamo insieme dalle tre alle quattro ore al giorno e studiavamo affidandoci completamente alle parole del nostro maestro. Leonardo aveva bisogno di attenzioni continue, nel vestirsi, nel muoversi, e in tutto ciò che riguardava le cure giornaliere. Abbiamo anche portato avanti una battaglia per far valere i suoi diritti, per fargli avere un sostegno a scuola e a casa per tutte le ore che gli spettavano per legge. Nel 2009 decisi di dare uno schiaffo morale alla situazione avversa chiedendo a V. di sposarmi.
In quel difficile momento ho sentito che tutti gli sforzi fatti in passato nella Divisione giovani - in particolar modo nell'attività di propagazione in cui lottavamo sempre e solo per sfidare i nostri limiti - mi ritornavano indietro come sostegno. Decisi inoltre che entro la scadenza dell'indennità di disoccupazione che percepivo, avrei risolto definitivamente col lavoro, e così è stato. Il 4 gennaio del 2010 fui l'unico a essere riassunto a tempo indeterminato dalla ditta portuale che mi aveva licenziato e nel giro di due anni ho avuto due promozioni e un ruolo da responsabile che hanno raddoppiato il mio stipendio, tuttavia la vera vittoria non è stata solo quella di trovare nuovamente lavoro, ma credere con fede alle parole di Nichiren nel momento più buio. Il vero beneficio è stato mantenere un atteggiamento positivo nel momento più difficile.
Durante questo periodo mi fu affidata la responsabilità del gruppo Platano ma, travolto da tutti i problemi, lo trascurai e nel giro di un anno il gruppo non esisteva quasi più. Il 22 ottobre 2011 ebbi la fortuna di andare a Roma per commemorare il cinquantesimo anniversario della prima visita del presidente Ikeda in Italia.
Quel giorno compresi profondamente che tutte le difficoltà che stavo affrontando erano solo degli espedienti per risvegliarmi alla missione di Bodhisattva della Terra, così rinnovai il mio voto di propagare la Legge, promettendo a sensei che presto avrei dato una grande prova concreta.
Tornato a casa ripartii da me e dal desiderio di ricostruire il gruppo Platano basandomi su due cose: una forte preghiera al Gohonzon e il legame col maestro, desiderando far emergere i Bodhisattva della Terra di L.. Nel giro di un anno il gruppo si divise, dopo due anni diventammo un settore e a luglio 2014 realizzammo settantuno presenze e consegnammo più di trenta Gohonzon. Grazie a questa esperienza ho capito quanto ogni singola vita sia preziosa, unica e insostituibile.
Nel 2012 è nato il nostro secondo figlio Lo. Da subito gli fu diagnosticato un ritardo globale genetico. La situazione era ancora più grave di quella di L., fu uno "tsunami" che ci piombò addosso senza preavviso, abbiamo dovuto ricominciare tutto da capo con le diagnosi, le visite, le cure. Un'immensa fatica fisica e psicologica, ma soprattutto un grande dolore nel vedere le difficoltà dei nostri bambini.
Nonostante la notte si facesse sempre più buia continuavamo a recitare Daimoku, sapevamo che la vittoria era determinata da quanta convinzione nel potere del Gohonzon mettevamo in quei momenti, senza farci affossare dalla situazione che stavamo attraversando.
Una frase del presidente Ikeda ci incoraggiò: «Affrontare problemi o difficoltà, come la lotta che stai conducendo ora con tuo figlio, non è niente di straordinario. Persino il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, e Nichiren Dashonin avevano problemi. Siamo fortunati proprio perché abbiamo problemi e ostacoli. Ricorda, i desideri terreni sono Illuminazione. Avanza gioiosamente e con dignità. Non devi avere fretta, vai avanti con calma. È proprio affrontando le sfide più vicine al tuo cuore che sarai in grado di diventare un grande leader» (NR, 546, 9).
Dopo circa due anni i benefici concreti non tardarono ad arrivare, mi fu cambiato l'orario di lavoro e ottenni dei permessi speciali per poter gestire al meglio la situazione dei bambini. Anche a mia moglie, dopo una dura lotta durata per ben cinque anni, le fu accettata la richiesta del part-time.
Durante un ricovero dei miei figli all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze per l'indagine genetica, sentii una sensazione di benessere e leggerezza e il mio pensiero andò sulla parte di Gongyo che dice: «...e tutto arde in un grande fuoco questa, la mia terra, rimane salva e illesa, costantemente popolata di esseri celesti e umani. Le sale e i palazzi nei suoi giardini e nei suoi boschi sono adornati di gemme di varia natura. Alberi preziosi sono carichi di fiori e di frutti e là gli esseri viventi sono felici e a proprio agio. [...] La mia pura terra non viene distrutta» (SDL, 318 [303]).
Sono un Budda ovunque mi trovi, l'ho sentito profondamente, non l'ho capito con la mente. Anche l'interno di un ospedale è la terra del Budda. Quando noi manifestiamo la Buddità siamo liberi da qualunque sofferenza.
Fino a quel momento io e mia moglie eravamo convinti di aiutare i nostri figli, invece in realtà quel giorno, mentre facevo Gongyo, sentii profondamente un grande senso di gratitudine per i miei bambini. In quel momento mi fu chiaro il senso della mia esistenza. Grazie a questo percorso coraggioso stiamo facendo la nostra rivoluzione umana insieme a loro che ci hanno scelto come genitori perché questa è la missione che ci tiene uniti.

NR n° 572 - 1 gennaio 2016 di G. F.
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