Che cos'è la felicità?

«Rendendo ogni riunione significativa e fruttuosa, cerchiamo di farne per tutti un'occasione per rigenerarsi e avanzare con gioia e in amicizia sul cammino della creazione di valore»
(D. Ikeda, NR, 532, 5)

Cosa si legge nel Gosho:
Non c'è vera felicità per gli esseri umani al di fuori del recitare Nam-myoho-renge-kyo.
Il sutra afferma: «...e là gli esseri viventi sono felici e a proprio agio». Potrebbe forse indicare qualcosa di diverso dalla gioia senza limiti della Legge? Tu sei ovviamente incluso fra gli "esseri viventi"e "là" indica Jambudvipa , in cui è compreso il Giappone. "Felici e a proprio agio" non vuole forse dire che i nostri corpi e le nostre menti, le nostre vite e i nostri ambienti, sono entità dei tremila regni in un singolo istante di vita e Budda di gioia illimitata? Non c'è vera felicità se non quella di avere fede nel Sutra del Loto. [...] Quando c'è da soffrire, soffri; quando c'è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo. Come potrebbe non essere questa la gioia senza limiti della Legge?
da Felicità in questo mondo (RSND, 1, 607)

Daisaku Ikeda commenta:
Sentirsi felici o infelici dipende solo da noi. Non è possibile provare autentica felicità se non cambiamo il nostro stato vitale; viceversa, quando questo cambia, tutto il nostro mondo si trasforma. Il mezzo per effettuare il cambiamento è la recitazione del Daimoku. [...]
La fede ci permette di conoscere la gioia eterna che deriva dalla Legge. Noi la otteniamo e la proviamo in prima persona, dipende solo e unicamente da noi stessi. Niente e nessuno può infatti renderci autenticamente felici se non il nostro sforzo personale.
Di conseguenza non ha senso invidiare o provare rancore per gli altri, o addirittura pensare che la nostra felicità dipenda da qualcuno. Ogni cosa si basa in definitiva sul nostro stato vitale e sta a noi scegliere la direzione che vogliamo prendere. Lasciarsi dominare dagli altri o dalle circostanze non è il modo di vivere insegnato dal Sutra del Loto. Vera felicità non significa essere ora contenti e ora disperati. Vincendo la tendenza a incolpare qualcun altro o qualcos'altro per i propri problemi, lo stato vitale si dilata enormemente.
per approfondire:
• D. Ikeda, Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, esperia, 1997, pag. 163
• BS, 118, 10

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Felicità assoluta e felicità relativa
da Buddismo e società, n. 166, pag. 11
Citando Toda e Makiguchi, Daisaku Ikeda spiega così il concetto di felicità

Qual è l'obiettivo della vita? È diventare felici, e questo è lo stesso scopo del Buddismo e della fede. Nichiren Daishonin scrive: «Non c'è vera felicità per gli esseri umani al di fuori del recitare Nam-myoho-renge-kyo. Il sutra afferma: "E là gli esseri viventi sono felici e a proprio agio"» (Felicità in questo mondo, RSND, 1, 607). «Felici e a proprio agio» significa essere liberi di vivere il tipo di esistenza che si desidera e gioirne con tutto il cuore.
Se si possiedono una forte condizione vitale e una profonda saggezza si può provare gioia nel superare le difficoltà della vita, allo stesso modo in cui le onde rendono il surf uno sport esaltante o le cime impervie rendono l'arrampicata più avvincente. E poiché la Legge mistica è la sorgente della forza vitale e della saggezza necessarie per superare le difficoltà della vita, il Daishonin afferma che non c'è felicità più grande del recitare Nam-myoho-renge-kyo. [...]
Josei Toda parlò così della felicità: «Esistono due tipi di felicità: la felicità assoluta e la felicità relativa. Felicità assoluta è ottenere l'Illuminazione. [...] Felicità relativa significa soddisfare uno dopo l'altro i vostri desideri quotidiani: per esempio avere un milione di yen, una bellissima moglie, dei bei figli, una bella casa, bei vestiti e così via. [...] Tale felicità non ha un grande valore, tuttavia tutti sono convinti che sia questa la felicità.
Allora, che cos'è la felicità assoluta? È provare gioia per il semplice fatto di essere vivi. [...] Ciò implica anche essere liberi da preoccupazioni economiche, godere di buona salute e di pace e armonia in famiglia, avere una condizione in cui gli affari prosperano e tutto ciò che vediamo e sentiamo ci procura un meraviglioso senso di piacere e di gioia. Quando raggiungiamo un tale stato vitale, questo mondo, il mondo di saha tormentato dai conflitti, diventa una terra pura. Questo è ciò che noi chiamiamo stato di Buddità. [...] Come lo possiamo raggiungere? Dobbiamo passare dalla ricerca della felicità relativa al perseguimento di quella assoluta, e solo la pratica del Buddismo di Nichiren rende possibile ciò». [...]
Una volta Tsunesaburo Makiguchi disse: «Ci sono persone che vanno dicendo: "Ho messo da parte i soldi che volevo, ho comprato la casa che ho sempre desiderato, perciò ora posso rilassarmi, godermi una bibita e concedermi qualche lusso. Cosa posso desiderare di più dalla vita?". Queste persone non hanno compreso affatto il vero scopo dell'esistenza». A questo proposito Makiguchi dichiarava: «Lo scopo della vita è creare supremo valore e raggiungere la massima felicità». [...]
Il nome Soka Gakkai (letteralmente Società per la creazione di valore) indica un'organizzazione i cui membri si impegnano per creare supremo valore e ottenere la massima felicità. Lo scopo della vita è realizzare questo tipo di felicità, la felicità assoluta, che non muta col passare del tempo, è eterna e non condizionata da fattori esterni perché sgorga dalle profondità della vita. Non dipende dall'aver conseguito qualcosa di transitorio come lo status sociale, il benessere economico o qualche altra soddisfazione passeggera. [...]
Alcune persone dicono che la felicità è solo uno stato mentale: basta pensare di essere felici per esserlo anche da poveri o malati. Ma se non riusciamo davvero a sperimentare un senso di felicità profonda, questo pensiero non ha alcun effetto. Invece i "tesori del cuore" che accumuliamo grazie alla pratica del Buddismo di Nichiren col tempo si manifesteranno nelle nostre vite come "tesori del corpo" e "tesori del forziere" (cfr. I tre tipi di tesori, RSND, 1 755).

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Agire per la felicità degli altri
da D. Ikeda, Il mondo del Gosho, vol. 2, pagg. 128-29

Noi riceviamo benefici e realizziamo la nostra rivoluzione umana solo nella misura in cui ci sfidiamo coraggiosamente per far progredire kosen rufu. [...]
La vita, apparentemente lunga, in realtà è breve. C'è un limite alle esperienze che possiamo vivere in una sola vita. Ma quando consideriamo le sofferenze degli altri come se fossero le nostre, pregando e lottando con una persona dopo l'altra, e vincendo insieme a loro, allora la ricchezza della nostra vita aumenta senza limiti, di due, tre, mille, diecimila volte.
Solo nella misura in cui ci preoccupiamo dei problemi e delle sofferenze degli altri e agiamo per la loro felicità e il loro benessere, possiamo accumulare i "tesori del cuore" e stabilire una condizione di felicità nella nostra vita che nessuna difficoltà o avversità potrà distruggere.

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Non viviamo soli
da L'educazione creativa di Tsunesaburo Makiguchi

La felicità, dunque, è da intendersi non come un qualcosa di fisso da raggiungere, ma come un continuo processo di sviluppo. È questa sua natura dinamica e progressiva che soprattutto ci interessa. [...]
La vera felicità non è da intendersi solo in termini individuali. Noi non viviamo soli. Più o meno direttamente l'ambiente sociale si scontra con l'individuo, e la libertà di ognuno trova il suo limite nella libertà degli altri. Per poter andare avanti bisognerebbe tenere a mente che il benessere del singolo implica un'esistenza di cooperazione e collaborazione nella società, piuttosto che cedere alle lusinghe dell'ego. La nostra vita è costantemente legata a quella degli altri. Ignorare questo punto significa cadere nel più gretto egoismo. Un individualismo così eccessivo non trova spazio in una discussione sul significato di felicità. [...]
E allora dov'è andata a finire la nostra felicità? La vera felicità viene unicamente dal condividere gioie e dolori con gli altri e con la nostra comunità. È essenziale dunque, che il vero concetto di felicità racchiuda in sé il senso di una partecipazione attiva alla vita sociale.
per approfondire:
- DuemilaUno, n. 28, pagg. 38-39
- cfr. T. Makiguchi, l'educazione creativa, La nuova Italia, 2000, da pag. 8

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La Via del bodhisattva: per ampliare lo stato vitale
Daisaku Ikeda descrive in questo brano il ritratto del bodhisattva: colui che, facendo del bene agli altri, agisce per la propria felicità

Chi è nel mondo di Bodhisattva percepisce i fenomeni come provvisori e può comprendere la verità dell'esistenza temporanea [...]. Il bodhisattva è disposto ad addossarsi compiti gravosi e affronta volentieri le difficoltà per amore della Legge, degli altri e della società. È l'antitesi esatta dell'egocentrismo. [...] Infinite persone al mondo hanno delle sofferenze psicologiche e, tendendo una mano per guarirle, in realtà guariamo anche noi stessi. Se ci capita qualche disgrazia tendiamo a pensare che nessuno sia più infelice e sfortunato di noi e tutti intenti a commiserarci, non ci preoccupiamo più di niente e di nessuno. Ma lamentandoci e disperandoci, la nostra forza vitale si affievolisce ancora di più.
Finché rimaniamo rinchiusi nel nostro io, non c'è felicità. Solo quando ne usciamo e facciamo qualcosa per gli altri, rivitalizziamo la sorgente della nostra vita. [...]
La nostra vita è inseparabile da quella degli altri. Quando aiutiamo un altro a ritrovare la forza di vivere, anche la nostra forza vitale aumenta; quando lo aiutiamo a espandere il suo stato vitale, anche la nostra vita si espande. Questa è la cosa meravigliosa della via del bodhisattva: far del bene agli altri è far del bene a noi stessi. Ma sarebbe arroganza dire che "noi facciamo del bene agli altri", sarebbe ipocrisia dire che "noi salviamo le persone". Solo quando capiamo che ciò che facciamo per gli altri lo facciamo per il nostro bene, stiamo praticando con vera umiltà. [...]
La Legge mistica può cambiare tutte le cose nella direzione migliore. Se ci basiamo su questa Legge immutabile, la nostra vita e la società prospereranno eternamente. A parte la Legge, tutto il resto è illusione.
per approfondire:
Saggezza, 3, 330-350 e BS, 169, 33

NR n° 572 - 1 gennaio 2016
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