Settant'anni di impegno per la pace

Il 14 agosto 1947 Daisaku Ikeda partecipò al suo primo zadankai, dove conobbe Josei Toda. Dopo dieci giorni, il 24 agosto ricevette il Gohonzon ed entrò a far parte della Soka Gakkai

Il modo corretto di vivere
di Daisaku Ikeda

Nel periodo tumultuoso che fece seguito alla Seconda guerra mondiale avvenne l'incontro con il mio straordinario maestro, il signor Toda.
Il 14 agosto 1947, all'età di diciannove anni, partecipai alla mia prima riunione della Soka Gakkai. Mi aveva invitato un amico, dicendomi che avremmo discusso di "filosofia della vita".
Erano trascorsi due anni dalla fine della guerra. [...]
Alla riunione un uomo con gli occhiali spessi stava parlando con voce sicura e animata: «Se non risolviamo i nostri problemi dalle fondamenta basandoci su questa filosofia buddista, non faremo alcun progresso né come individui né come famiglia e nemmeno come nazione». Disse anche: «Voglio eliminare ogni infelicità e sofferenza dalla faccia della Terra!».
Quell'uomo era Josei Toda e stava tenendo una lezione sul Rissho ankoku ron (Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese).
[...] Gli chiesi con giovanile schiettezza: «Secondo lei qual è il modo corretto di vivere?».
Mi rispose sorridendo che gli avevo posto la domanda più difficile in assoluto e parlò con totale sincerità concludendo: «Pensare a quale sia il modo corretto di vivere va benissimo, ma potresti usare il tuo tempo ancora più utilmente cercando di praticare il Buddismo del Daishonin. Tu sei giovane e, se lo farai, un giorno troverai sicuramente da solo il sentiero corretto nella vita».
[...] Ne fui profondamente colpito e sentii istintivamente che potevo aver fiducia in lui. Dieci giorni più tardi, il 24 agosto 1947, entrai a far parte della Soka Gakkai.
Da quel giorno, proprio come mi aveva indicato Toda, sono riuscito a percorrere il sentiero corretto nella vita. La gratitudine che provo per il mio maestro è infinita: ho di fronte agli occhi il suo volto e continuo ogni giorno a dialogare con lui nel mio cuore (BS, 178, 48).

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«Cercando la luce, avanzo»
da La rivoluzione umana, vol. 2, cap. 5 "Emergere dalla terra"

Shin'ichi si alzò d'improvviso e disse: «Seguirò il suo consiglio di riflettere come ogni giovane dovrebbe fare e mi piacerebbe studiare sotto la sua guida, se solo lei me ne darà l'opportunità. Adesso vorrei leggere una poesia per esprimere la mia determinazione, in segno di gratitudine, anche se in realtà sono dei versi modesti...». Toda annuì silenziosamente. Tutti gli altri erano stupefatti. Shin'ichi chiuse gli occhi e cominciò a declamare i versi a voce alta:
Viaggiatore,
da dove vieni?
E qual è la tua meta?
La luna è tramontata,
e il sole ancora non è sorto.
Nell'oscurità che precede l'alba,
cercando la luce,
avanzo.
Per disperdere le nubi oscure nella mia mente,
per trovare un grande albero
che non si pieghi nella tempesta,
io emergo dalla terra.
I due amici di Shin'ichi, che amavano la letteratura, applaudirono pieni di ammirazione. Anche gli altri partecipanti batterono le mani, rapiti da quelle immagini. Erano alquanto sconcertati, «che strano ragazzo», pensavano.
Prima di allora non era mai capitato che qualcuno recitasse una poesia durante una riunione e nessuno aveva fatto caso al contenuto. Nell'udire l'ultimo verso Toda sorrise felice.
Shin'ichi ovviamente non sapeva nulla del termine buddista "Bodhisattva della Terra". [...] Il giovane si sedette timidamente e Toda gli chiese: «Signor Yamamoto, sembri un giovane vigoroso, ma come va la tua salute?».
Shin'ichi ne fu colpito. «Non tanto bene, signore. Ho dei problemi con i polmoni».
«Tubercolosi? Non ti devi preoccupare. L'ho avuta anch'io. Uno dei miei polmoni era ridotto male, ma sono guarito quasi senza rendermene conto. Devi mangiare molto pollo arrostito e parecchio riso. Devi anche dormire a lungo quando ti senti stanco. Ma non ti devi preoccupare, cerca solo di non trascurarti».
Dopo queste parole, Toda mormorò tra sé: «Diciannove anni! Bene, diciannove anni...».
Egli sentì immediatamente una certa affinità con Shin'ichi, che era comparso per la prima volta quella sera. [...]
Toda si alzò in piedi, erano quasi le dieci di sera. Salutò con calore la famiglia Mikawa sulla porta e sparì nell'oscurità, seguito dagli altri membri che abitavano nella stessa zona. Shin'ichi si sentì improvvisamente spaesato. [...]
Dieci giorni dopo, il 24 agosto, ricevette il Gohonzon.
Non era in grado di descrivere quello che provava. [...] Avrebbe dovuto lottare ogni giorno contro la malattia e si chiedeva se sarebbe stato in grado di seguire correttamente, per tutto il resto della vita, la fede che aveva abbracciato.
Lasciata la casa dei Mikawa, dove si era tenuta la riunione, Toda pensava alla primavera di molti anni prima, quando era giunto a Tokyo dallo Hokkaido. Il suo primo incontro con Tsunesaburo Makiguchi era avvenuto nell'agosto del 1919.
[...] Toda allora aveva diciannove anni e Makiguchi ne aveva compiuti quarantotto.
Ora era la volta di Toda ad aver raggiunto i quarantotto anni e Shin'ichi, che aveva incontrato quella sera per la prima volta, ne aveva esattamente diciannove. [...] Durante la riunione, quando Shin'ichi aveva detto di avere diciannove anni, si era subito rammentato di quando aveva la stessa età, ventinove anni prima, ma non aveva riflettuto sulla sua età attuale. Ripensò al fatto che quando lui aveva diciannove anni, Makiguchi ne aveva quarantotto. Quella coincidenza era sorprendente.
Cullato dal movimento del treno, guardò nell'oscurità fuori dal finestrino.
[...] Adesso che lui aveva raggiunto i quarantotto anni, era apparso un giovane destinato a condividere con lui il compito di realizzare la volontà di Makiguchi. Se ciò che insegna il Buddismo è vero, allora, nel corso della storia umana, il legame tra maestro e discepolo si rivelerà nella sua concretezza fra coloro che lottano per una riforma religiosa che non ha precedenti.
«Quel giovane non sa nulla, per ora, ma non importa». Riflettendo tra sé Toda scese alla stazione di Meguro con un sorriso.

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Canto dell'unità tra maestro e discepolo
Ode al mio maestro Josei Toda
di Daisaku Ikeda

Dieci anni fa, il 4 febbraio 2007, Daisaku Ikeda dedicò un lungo poema al suo maestro in occasione dell'anniversario della sua nascita (11 febbraio 1900). Ne pubblichiamo un estratto, con l'invito a rileggerlo integralmente (Il Nuovo Rinascimento, 377)
[...] Il mio maestro
era un campione di giustizia.
Avevo diciannove anni
quando lo incontrai
nel rione di Ota.
In un istante mi sentii avvolto
dall'abbraccio del suo cuor di leone.
Sedendo davanti a Josei Toda,
che aveva lottato con forza
e dedizione per la Legge
e la verità,
io piansi.
La sua vita brillava
di nobile convinzione.
Intuii bruciante compassione
nella sua fede profonda.
[...] Il maestro e il discepolo
sono uniti vita a vita
da legami adamantini
che dal passato
si estendono al presente
fino al futuro.
[...] Il 14 agosto 1947
segna il nostro incontro
come maestro e discepolo
in questa esistenza.
Quel giorno, in quel momento,
i nostri cuori dal remoto passato
si ricongiunsero con forza
e la ruota della Legge Soka
fu rimessa in moto,
mentre fluiva un canto
di impegno condiviso.
Il sipario si aprì
sulla mia giovinezza
colma di orgoglio e di gloria.
Per undici anni, per 3885 giorni
servii il mio maestro
con devozione risoluta,
fino al 2 aprile 1958,
quando morì.
[...] Il maestro
aveva a cuore il suo discepolo;
il discepolo
nel cuore aveva il suo maestro.
La nostra fu una nobile rappresentazione
di quel che è davvero
la relazione tra maestro e discepolo.
Il Mahatma Gandhi disse:
«Un discepolo è più di un figlio.
Essere discepoli
significa nascere una seconda volta».
Ero fiero di essere
discepolo del mio maestro.
Non mi curavo se altri
non notavano i miei sforzi,
se ne erano a conoscenza
oppure no.
Con tutto me stesso mi lanciai,
con l'orgoglio
di praticare correttamente
il supremo insegnamento buddista
e lottare con sincerità
sotto la guida
del mio grande maestro di kosen-rufu.
[...] Le aspettative di un maestro
nei confronti
del suo vero discepolo
sono davvero grandi.
Così, con l'amore severo
di un leone che insegna
al suo cucciolo a sopravvivere,
rigorosamente Toda mi allenò
con severa compassione,
giorno dopo giorno.
[...] Quando avanzi insieme
al tuo maestro
la tua vita è colma di passione
ed energia!
Quando pensi al tuo maestro
senti il coraggio, senti la forza
e puoi far sgorgare
una saggezza senza limite!
[...] Come discepolo di Toda,
dal momento in cui lo incontrai
all'età di diciannove anni
fino al giorno della sua morte,
sempre gli fui accanto
con fedeltà
giorno dopo giorno,
da mattina a notte fonda.
[...] Ora affido ai giovani
la via dei veri discepoli
a beneficio
delle generazioni future,
perché questa è la chiave
per un grande sviluppo.
[...] La vittoria del maestro
è la vittoria del discepolo.
La vittoria del discepolo
è la vittoria del maestro.

NR n° 609 - 1 agosto 2017
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