Il nobile voto

In questo saggio scritto in occasione del 3 maggio 2010, cinquantesimo anniversario della sua nomina a terzo presidente, Ikeda descrive il suo legame con Toda, basato sull'umanità e sul desiderio comune di realizzare la pace in ogni angolo del pianeta. La fortuna di avere un maestro, l'orgoglio di avere un discepolo

La vittoria del discepolo è la vittoria del maestro.
Ho dedicato tutti i miei sforzi di questi cinquant'anni, dalla nomina a presidente della Soka Gakkai, a realizzare le aspirazioni del mio maestro e predecessore Josei Toda. La vittoria della Soka Gakkai in questi cinque decenni, che si è basata sul seguire costantemente il cammino di maestro e discepolo, è soprattutto la vittoria di ogni singolo membro che ha lottato con coraggio al mio fianco. È il trionfo dei Bodhisattva della Terra, ai quali fu affidata la missione di kosen-rufu nel Sutra del Loto.
Avanzando con fierezza secondo l'intento e il mandato del Budda, abbiamo incontrato un susseguirsi di tempeste di ostacoli. Il nostro cammino assomiglia a ciò che descrive il Daishonin ne L'apertura degli occhi: «Come le montagne si sovrappongono alle montagne e le onde seguono le onde, così le persecuzioni si aggiungono alle persecuzioni e le critiche si aggiungono alle critiche» (RSND, 1, 214).
Sono trascorsi cinque decenni.
Cinque decenni a combattere un diluvio incessante di attacchi e persecuzioni.
Cinque decenni a tenere alto il vessillo dell'insegnamento corretto.
Cinque decenni a condividere le sofferenze e le gioie delle persone comuni.
Cinque decenni a pregare per la felicità delle donne e delle madri piene di dedizione.
Cinque decenni riscaldati dal gioioso entusiasmo dei nostri membri.
Cinque decenni nei quali nemmeno per un momento ho dimenticato il mio maestro.
Cinque decenni che spalancano la strada di kosen-rufu in tutto il globo, unicamente per realizzare il sogno tanto caro al mio maestro e impegnarci insieme con il suo stesso spirito.
Non ho nemmeno un rimpianto. Il mio cuore è tranquillo, sereno e limpido come il cielo azzurro e senza nuvole che ammirai quel 3 maggio del 1960, insieme ai miei amati compagni di fede.
Dedizione altruista
Nel discorso inaugurale, dal palco dell'auditorium della Nihon University, dissi: «Anche se sono giovane, da oggi assumerò la guida come rappresentante dei discepoli del presidente Toda e con voi compirò un ulteriore passo verso la realizzazione concreta di kosen-rufu». Questo è il voto che formulai all'età di trentadue anni, davanti al ritratto del mio maestro.
Realizzare concretamente kosen-rufu significa fare sforzi pratici per trasformare positivamente la società e sconfiggere le funzioni demoniache che causano sofferenza.
Quel giorno impressi nella mia mente queste parole del Dashonin: «Questo io affermo. Che gli dèi mi abbandonino. Che tutte le persecuzioni mi assalgano. Io continuerò a dare la mia vita per la Legge!» (RSND, 1, 253).
«Io sarò il pilastro del Giappone. Io sarò gli occhi del Giappone. Io sarò il grande vascello del Giappone. Questo è il mio voto, e io non lo infrangerò mai!» (Ibidem, 254).
La solenne promessa altruistica contenuta in queste affermazioni mi riem­pì il cuore di una potente determinazione e di un intenso senso di missione. Ero pronto ad affrontare qualsiasi persecuzione, a dare volentieri la vita per la nostra nobile causa. Ero stato rigorosamente allenato dal mio maestro, un impavido leone di kosen-rufu, e avevo assimilato il suo spirito. Dunque, cosa avevo da temere?
In un'epoca devastata dalla guerra, il fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi rimase fedele allo spirito del Daishonin di "adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese" e, anche se fu crudelmente e ingiustamente incarcerato, non si arrese mai e morì in carcere per le sue convinzioni.
Il suo discepolo Josei Toda, dopo due duri anni trascorsi dietro le sbarre, intraprese una battaglia solitaria per ricostruire la Soka Gakkai in mezzo alle rovine del Giappone post-bellico, serbando nel cuore il grande desiderio dell'ampia propagazione della Legge mistica.
In occasione del secondo anniversario della morte di Makiguchi, nel novembre 1946, Toda, con le lacrime che gli rigavano il volto, si rivolse al suo defunto maestro: «Nella tua vasta e illimitata compassione mi hai permesso di accompagnarti perfino in prigione. Il beneficio che ho ricevuto è stato di riconoscere la mia passata esistenza come Bodhisattva della Terra e assorbire con tutta la mia vita una pur piccola parte del significato del sutra. Quale felicità potrebbe essere più grande?».
Lo spirito solenne e sublime di maestro e discepolo espresso da queste parole rappresenta la massima vetta della nobiltà umana e la quintessenza del Buddismo.
Poiché nella Soka Gakkai condividiamo questo spirito di non dualità di maestro e discepolo siamo riusciti a propagare ampiamente gli insegnamenti di Nichiren Daishonin nell'epoca presente.

L'epoca dopo la morte del Budda
Inutile dire che il cuore del Sutra del Loto e del Buddismo di Nichiren Daishonin si trovano nella relazione maestro-discepolo.
Il Sutra del Loto è la cristallizzazione del voto del Budda di elevare tutte le persone al suo supremo stato vitale.
Il sutra stesso predice ripetutamente che coloro che abbracciano i suoi insegnamenti dopo la morte di Shakyamuni dovranno affrontare una costante raffica di difficoltà e persecuzioni. Per esempio, afferma: «E poiché odio e gelosia nei confronti di questo sutra abbondano perfino mentre il Tathagata è nel mondo, quanto peggio sarà dopo la sua scomparsa?» (SDL, 10, 235).
Chi avrebbe affrontato queste difficoltà e persecuzioni e guidato le persone all'Illuminazione dopo la morte del Budda? Dov'erano i veri discepoli che avrebbero svolto questa missione?
Essi non erano altro che i Bodhisattva della Terra i quali, in risposta all'appello del Budda nel Sutra del Loto, emergendo dalla Terra apparvero in questo travagliato mondo di saha.
«Quando il Bodhisattva Pratiche Superiori emerse dalla terra, non lo fece forse danzando?» (RSND, 1, 992). Il Daishonin dice che Pratiche Superiori, la guida dei Bodhisattva della Terra, letteralmente emerse danzando allegramente.
I Bodhisattva della Terra, traboccanti della «più grande di tutte le gioie» (BS, 124, 54) corsero al fianco del loro maestro Shakyamuni pensando: «Finalmente il tempo è giunto! Il momento di realizzare il mandato del Budda è arrivato!».

Un legame che trascende la vita e la morte
I Bodhisattva della Terra sono discepoli pieni di dedizione che sin dall'infinito passato hanno lottato con lo stesso spirito del loro maestro.
In una lettera alla monaca laica Sennichi, moglie di Abutsu-bo, il Daishonin scrive: «C'erano piuttosto quattro grandi bodhisattva, fra cui Pratiche Superiori, che erano discepoli del Tathagata Shakyamuni sin da un tempo remoto tanti kalpa quanti i granelli di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi [quando egli conseguì per la prima volta la Buddità] e che, neanche per un momento, avevano dimenticato il Budda. Shakyamuni convocò questi grandi bodhisattva e affidò loro Myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 368)
I quattro grandi bodhisattva sono le quattro guide dei Bodhisattva della Terra: Pratiche Superiori, Pratiche Illimitate, Pratiche Pure e Pratiche Salde. Il Daishonin dice che questi grandi bodhisattva non avevano mai, nemmeno per un momento, dimenticato il loro maestro da quando ne erano diventati discepoli nell'infinito passato, «un tempo remoto tanti kalpa quanti i granelli di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi». Shakyamuni chiamò questi quattro bodhisattva e affidò loro la propagazione della Legge mistica dopo la sua morte.
«Neanche per un momento, avevano dimenticato il Budda». Questo è lo spirito devoto dei discepoli autentici che non dimenticano mai il loro maestro.
Il mio cuore in ogni momento è stato insieme a Toda. Ho lottato instancabilmente senza risparmiarmi per realizzare il suo sogno. Poiché mi era stato detto che non sarei vissuto fino a trent'anni ero pronto a morire per kosen-rufu, lasciando l'esempio di un vero discepolo alle generazioni future. Toda, percependo ciò che avevo nel cuore, disse: «Daisaku! Tu stai cercando di ucciderti! Tu hai deciso di dare la vita per me. Ma io non la voglio! Tu devi vivere, vivere pienamente la tua vita fino in fondo! Io ti darò la mia vita così che tu possa farlo».
Considero la mia vita attuale come un dono ricevuto dal mio maestro.
Prima di morire Toda mi disse: «Daisaku, hai fatto un gran lavoro. Adesso la Soka Gakkai è salva. Proseguiamo la nostra strada ancora insieme per l'eternità» e «Sono fortunato ad avere un così bravo discepolo. Sono felice di aver potuto accompagnare Makiguchi in prigione, ma sono ancor più felice che grazie a te la Soka Gakkai ha un grande futuro davanti».
Dopo la sua morte ho continuato a dialogare con lui nel mio cuore ogni giorno, mentre accettavo le sfide della vita e continuavo ad avanzare. Mi chiedevo sempre cosa Toda avrebbe detto, come avrebbe affrontato questa o quella situazione. Per quanto potessero infuriare i tre ostacoli e i quattro demoni, quando pensavo al mio maestro il sole della vittoria sorgeva nel mio cuore e illuminava vivido la strada davanti a me. La compassione e l'affetto del mio maestro nei miei confronti erano immensi.

Fiero di esser nato fra la gente comune
Nichiren Daishonin, il Budda dell'Ultimo giorno della Legge, incarnò il ruolo del Bodhisattva Pratiche Superiori che aprì la strada di kosen-rufu nell'epoca in cui la pura Legge era stata oscurata e perduta.
Pratiche Superiori era un bodhisattva di suprema dignità che Maitreya e gli altri eminenti bodhisattva riuniti all'assemblea del Sutra del Loto guardavano con meraviglia e ammirazione. Era un grande leader del massimo calibro, dotato di benefici vasti come l'universo, che il sutra descrive come «illimitati e inesauribili» (SDL, 21, 376).
Dove e in quale forma il Bodhisattva Pratiche Superiori apparve nell'Ultimo giorno?
Il Daishonin afferma chiaramente: «Ora io non sono un cittadino della capitale al centro del paese né il figlio di un generale in una regione di frontiera. Sono un figlio del popolo e vengo da una remota provincia» (RSND, 1, 893). Il Daishonin era «un figlio del popolo». Poiché era privo del supporto dei ricchi e dei potenti, c'erano persone arroganti che lo subissavano di insulti e lo attaccavano anche fisicamente. Dando credito alle diffamazioni nei suoi confronti cercarono perfino di farlo decapitare e, quando questo tentativo fallì, lo inviarono sull'isola di Sado, in un esilio che equivaleva a una condanna a morte.
«Le persecuzioni minori sono troppo numerose per poterle enumerare, ma le persecuzioni maggiori sono quattro» (RSND, 1, 213) scrive il Daishonin. Egli sopportò tenacemente queste persecuzioni e continuò a diffondere la Legge mistica per alleviare le sofferenze e le disgrazie delle persone.
Si batté e vinse senza l'aiuto del potere politico o della posizione sociale, unicamente in virtù della sua forza interiore. Liquidando con una risata le autorità arroganti del tempo che definiva i «padroni di queste isolette» (RSND, 1, 679), aprì coraggiosamente la strada per la trasmissione eterna della Legge.
Questo è lo spirito del Buddismo di Nichiren Daishonin, che rappresenta anche la vera forza intrinseca dei Bodhisattva della Terra.
La Soka Gakkai sarà sempre dalla parte della gente comune. Questo è il suo credo immutabile.
Makiguchi si descriveva come "una persona povera che viene dalle remote coste dell'Arahama" e Toda era orgoglioso di definirsi "il figlio di un povero pescatore dello Hokkaido". Quando fu decisa la mia nomina a terzo presidente della Soka Gakkai scrissi nel mio diario: «Io, Daisaku Ikeda, figlio di un coltivatore di alghe, alla fine mi ritrovo sul fronte di battaglia di kosen-rufu. Devo rendermi conto di quanto tutto questo abbia importanza dal punto di vista del karma» (Diario giovanile, esperia, pag. 844).

NR n° 581 - 15 maggio 2016 - di Daisaku Ikeda
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