Il Buddismo di Nichiren Daishonin

La vita e gli insegnamenti di Nichiren Daishonin

Lo scopo fondamentale della fede e della pratica buddista è conseguire lo stato vitale della Buddità.
Abbracciando la fede nel Gohonzon e impegnandosi sinceramente nella pratica buddista per sé e per gli altri, chiunque può realizzare lo stato di Buddità in questa vita. Questo è il principio del "conseguimento della Buddità in questa esistenza".
"Pratica per sé" significa portare avanti la pratica buddista per il proprio beneficio. "Pratica per gli altri" significa insegnare e guidare gli altri verso la pratica buddista in modo che anch'essi possano ottenere benefici. In senso specifico, "pratica per sé e per gli altri" indica fare Gongyo e recitare Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, creando al tempo stesso relazioni per dialogare sul Buddismo, per insegnare la pratica buddista e guidare le persone verso di essa, propagando così la Legge mistica (una spiegazione più dettagliata si troverà nel capitolo 3).
Nichiren Daishonin scrisse: «Se i devoti del Sutra del Loto svolgono le proprie pratiche religiose così come insegna il sutra, allora ciascuno di essi, senza eccezione, conseguirà sicuramente la Buddità nella sua esistenza presente. Facendo un'analogia, se si seminano i campi in primavera e in estate, si è comunque certi che, presto o tardi, entro l'anno si mieterà il raccolto» (La dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita, RSND, 2, 85). Conseguire la Buddità, o diventare Budda, non significa trasformarsi in esseri umani speciali, completamente diversi da ciò che siamo adesso, e nemmeno rinascere nella prossima vita in una remota terra pura, separata da questo mondo.
Il Daishonin spiega così la parola "conseguire": «Conseguire significa aprire o rivelare» (La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 117, 44). Conseguire la Buddità perciò significa semplicemente rivelare la nostra Buddità innata.
Come persone comuni possiamo rivelare questo stato vitale illuminato così come siamo. Ciò si esprime nei concetti buddisti del "conseguimento della Buddità da parte delle persone comuni" e del "conseguimento della Buddità nella propria forma presente".
Conseguire la Buddità non significa recarsi in qualche altro mondo. Significa piuttosto stabilire una condizione di felicità assoluta e indistruttibile qui nel mondo reale.
Il Daishonin dice: «Si arriva a comprendere e a vedere che ogni cosa - il ciliegio, il susino, il pesco e il prugno selvatico - nella sua propria entità, senza subire alcun cambiamento, è eternamente dotata dei tre corpi1». Come suggerisce questo passo, conseguire la Buddità significa vivere utilizzando al meglio le nostre qualità uniche e sviluppando completamente le nostre potenzialità.
In altre parole, nel conseguire la Buddità la nostra vita si purifica, permettendoci di esprimere pienamente le sue facoltà intrinseche; otteniamo una condizione interiore forte che non viene sviata da nessuna difficoltà.
Conseguire la Buddità non vuol dire raggiungere un obiettivo finale. Lo stato di Buddità è caratterizzato da una lotta incessante basata sulla fede nella Legge mistica per eliminare il male e generare il bene. Coloro che si impegnano instancabilmente per kosen-rufu sono Budda.
- Il conseguimento della Buddità da parte delle persone comuni e il conseguimento della Buddità nella propria forma presente
I termini "persona comune" o "comune mortale" appaiono frequentemente nei sutra e nei testi buddisti per indicare una persona non illuminata. Il Sutra del Loto insegna che le persone comuni possiedono intrinsecamente lo stato vitale di Buddità e possono rivelarlo. Quindi è possibile manifestare questa suprema condizione vitale rimanendo persone comuni. Ciò viene espresso in frasi quali «le persone comuni sono identiche al più alto livello dell'essere» (La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 110, 49) e «Una persona comune è un Budda» (L'esilio di Izu, RSND, 1, 33).
Conseguire la Buddità è un processo nel quale si manifesta lo stato vitale di un Budda, che è originariamente presente in tutte le persone (cioè il mondo di Buddità inerente). Un Budda, perciò, non è un essere speciale separato dagli esseri umani o superiore a essi. Il Daishonin insegna che conseguire la Buddità significa rivelare la propria umanità suprema, cioè la Buddità, nella nostra vita di persone comuni.
Ciò si chiama "conseguire la Buddità nella propria forma presente", un'espressione che vuole indicare la possibilità di realizzare lo stato vitale di Buddità così come si è, senza dover rinascere o cambiare la propria forma presente di persone comuni.
Anche altri sutra mahayana diversi dal Sutra del Loto insegnano il conseguimento della Buddità, ma richiedono almeno due condizioni.
La prima è di non appartenere a nessuno dei gruppi che vengono ritenuti incapaci di conseguire la Buddità, cioè i praticanti dei due veicoli - ascoltatori della voce e risvegliati all'origine dipendente (DB, 32 e 529) -, le persone malvagie e le donne.
I praticanti dei due veicoli ritenevano che per loro fosse impossibile conseguire l'elevato stato vitale del Budda e così si accontentavano di aspirare alla condizione di arhat, lo stadio supremo di risveglio negli insegnamenti per gli ascoltatori della voce. Questi praticanti miravano ad annullare corpo e mente per giungere a tale stadio, nel quale tutte le illusioni e i desideri vengono completamente estinti e si pone fine al ciclo delle rinascite in questo mondo.
Molti sutra mahayana condannano aspramente tali praticanti definendoli incapaci di conseguire la Buddità. Questi sutra inoltre insegnavano che prima di poter conseguire la Buddità le persone malvagie dovevano rinascere come persone buone e le donne come uomini. Né le persone malvagie né le donne erano ritenute capaci di conseguire la Buddità così com'erano. Sebbene questi sutra parlassero della possibilità di conseguire la Buddità, solo un numero limitato di persone aveva i requisiti per poterlo fare concretamente.
La seconda condizione per il conseguimento della Buddità, nei sutra mahayana diversi dal Sutra del Loto, era un impegno nella pratica buddista per ripetuti cicli di nascita e morte (definiti "innumerevoli kalpa di pratica") allo scopo di liberarsi dallo stato vitale di persone comuni non illuminate e raggiungere lo stato vitale di un Budda.
- Il conseguimento della Buddità in questa vita come persone comuni
Il Sutra del Loto, al contrario, insegna che conseguire la Buddità non significa diventare esseri eccezionali o straordinari bensì rivelare lo stato vitale di Buddità dentro di sé, così come si è, e che questo può farlo ogni persona. Nichiren Daishonin spiegò inoltre che la Legge fondamentale con la quale tutti i Budda ottengono l'Illuminazione è Nam-myoho-renge-kyo. E manifestò il suo stato vitale illuminato - che è una sola cosa con la Legge - nella forma del Gohonzon, l'oggetto di culto di Nam-myoho-renge-kyo. Abbracciando la fede nel Gohonzon di Nam-myoho-renge-kyo chiunque può rivelare la Buddità inerente alla sua vita.
Nichikan2 scrisse: «Se noi accettiamo questo oggetto di culto, crediamo in esso e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo davanti a esso, le nostre vite stesse sono l'oggetto di culto dei tremila regni in un singolo istante di vita; noi siamo il fondatore, Nichiren Daishonin» (I commentari di Nichikan).
Credendo nel Gohonzon e continuando a esercitarci nella fede e nella pratica per kosen-rufu possiamo manifestare nella nostra vita, come persone comuni, lo stesso stato vitale di Buddità di Nichiren Daishonin.
Ciò si esprime anche nei princìpi del "conseguimento della Buddità nella propria forma presente" e del "conseguimento della Buddità in questa esistenza".
- "Le illusioni e i desideri sono Illuminazione" e "le sofferenze di nascita e morte sono nirvana"
Da un'altra prospettiva, l'idea del "conseguimento della Buddità nella propria forma presente" corrisponde anche ai princìpi secondo cui "le illusioni e i desideri sono Illuminazione" e "le sofferenze di nascita e morte sono nirvana".
I vari sutra e scritture che ai tempi del Daishonin erano tradizionalmente classificati come dottrine hinayana, insegnavano che la causa della sofferenza risiede nelle illusioni e nei desideri: non c'era quindi altro modo per eliminare questa sofferenza se non estinguere tali desideri e impulsi illusori. Lo scopo di questi insegnamenti era l'emancipazione (il risveglio che determina la liberazione dalla sofferenza) attraverso l'osservanza di numerosi precetti (regole di disciplina) e l'accumulo dei risultati di una pratica e di un esercizio prolungati e intensivi.
Ma cercare di raggiungere uno stato totalmente privo di illusioni e desideri conduceva le persone ad annientare il proprio sé - sia fisico che spirituale - per sfuggire al ciclo di nascita e morte e non rinascere più in questo mondo. Ciò equivaleva a una totale negazione, a un rifiuto della vita.
Secondo i sutra mahayana diversi dal Sutra del Loto, la possibilità di conseguire la Buddità era negata alle persone dei due veicoli che praticavano gli insegnamenti hinayana, alle persone malvagie e alle donne. Ma questo è un modo di pensare sostanzialmente simile a quello delle dottrine hinayana, perché crea un divario difficile da colmare fra le persone comuni e il Budda.
Tali sutra descrivono anche Budda immaginari - come il Budda Amida o il Budda Mahavairochana - dotati di attributi che trascendono di gran lunga il livello degli esseri umani e che dimorano in regni completamente separati dal mondo reale. Insegnano inoltre che per diventare Budda le persone comuni devono apprendere, praticare e acquisire vari aspetti dell'Illuminazione del Budda poco alla volta nel corso di numerose esistenze successive. Infine, l'idea che non si potesse diventare Budda unicamente in virtù dei propri sforzi spingeva a ricercare la salvezza rivolgendosi al potere assoluto di un Budda.
Per contro il Sutra del Loto rivela che tutti gli esseri umani possiedono intrinsecamente il mondo di Buddità, uno stato vitale di compassione e saggezza, e che è possibile attingere alla Buddità interiore e farla emergere.
Persino le persone comuni la cui vita è dominata dalle illusioni e dai desideri, appesantita dal karma negativo e afflitta dalla sofferenza, possono, risvegliandosi alla realtà che la Buddità esiste dentro di loro, manifestare la saggezza dell'Illuminazione del Budda, liberarsi dalla sofferenza e ottenere uno stato di completa libertà.
Una vita tormentata dalle illusioni, dai desideri e dalla sofferenza può diventare, così com'è, una vita di libertà sconfinata che risplende di saggezza illuminata. Questo è il significato del principio "le illusioni e i desideri sono Illuminazione".
Nichiren Daishonin insegna che il mondo di Buddità dentro di noi è Nam-myoho-renge-kyo.
Quando crediamo nel Gohonzon di Nam-myoho-renge-kyo, recitiamo Daimoku e ci risvegliamo al nostro vero e nobile Io, emergono nella nostra vita la saggezza per viverla fino in fondo, il coraggio e la fiducia in noi stessi per affrontare e superare sfide e avversità, la compassione di prendersi cura del benessere degli altri.
Il principio secondo cui "le sofferenze di nascita e morte sono nirvana" vuole indicare che, pur trovandoci a soffrire a causa delle dolorose realtà di nascita e morte, quando crediamo nel Gohonzon e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo possiamo manifestare nella nostra vita il sereno stato vitale dell'Illuminazione del Budda (nirvana).
I principi secondo cui "le illusioni e i desideri sono Illuminazione" e "le sofferenze di nascita e morte sono nirvana" ci insegnano che quando ci basiamo sulla fede nella Legge mistica possiamo condurre una vita positiva e attiva, trasformando ogni problema e sofferenza in una causa di crescita e felicità.
- Felicità relativa e felicità assoluta
Il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda (1900-1958) insegnava che esistono due tipi di felicità: relativa e assoluta. La felicità relativa è una condizione in cui i nostri bisogni materiali e i nostri desideri personali sono soddisfatti. Ma i desideri non hanno limiti e anche se per un certo periodo possiamo sentirci appagati perché abbiamo ottenuto ciò che volevamo, non è una condizione che dura a lungo. Poiché questo tipo di felicità dipende dalle circostanze esterne, se tali circostanze mutano o scompaiono anche la nostra felicità svanisce. Si chiama felicità relativa perché esiste solo in relazione a fattori esterni.
Al contrario la felicità assoluta è uno stato vitale in cui il fatto stesso di essere vivi è fonte di felicità e di gioia, indipendentemente da chi siamo e dalle nostre circostanze. È chiamata così perché non viene influenzata dalle condizioni esterne. Conseguire la Buddità significa creare questo stato di felicità assoluta.
Vivendo nel mondo reale è inevitabile incontrare problemi e difficoltà. Ma così come chi è forte e ha una buona forma fisica può scalare agevolmente una montagna anche trasportando un carico pesante, coloro che hanno stabilito una condizione interiore di felicità assoluta possono usare qualsiasi sfida che incontrano come una spinta per far emergere una potente forza vitale e superare con calma le difficoltà. Per uno scalatore pieno di vigore, più l'ascensione è ripida e ardua maggiore è il divertimento nel superare gli ostacoli che si trovano lungo il cammino verso la vetta. Allo stesso modo, chi ha acquisito attraverso la pratica buddista la forza vitale e la saggezza per superare le difficoltà vede il mondo reale con tutti i suoi problemi e le sue sfide come un luogo per creare valore, ricco di soddisfazione e appagamento.
In più, mentre la felicità relativa, che dipende da fattori esterni, scompare con la morte, la felicità assoluta dello stato vitale di Buddità dura in eterno. Come scrive il Daishonin: «Attraversando il ciclo di nascita e morte si percorre la propria strada sulla terra della natura del Dharma, o Illuminazione, che è intrinseca in noi» (La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 111, 46).
2. “ADOTTARE L’INSEGNAMENTO CORRETTO PER LA PACE NEL PAESE” E KOSEN-RUFU
Oltre al conseguimento della Buddità in questa esistenza a livello individuale, lo scopo della pratica del Buddismo di Nichiren è garantire la felicità a sé e agli altri. Per realizzare tale fine nella realtà sociale, Nichiren Daishonin sottolineava l'importanza di "adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese" e di rea­lizzare kosen-rufu.
- "Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese"
Il Buddismo di Nichiren è un insegnamento che permette alle persone di trasformare la propria condizione vitale e di sviluppare uno stato di felicità assoluta nel corso di questa esistenza. Inoltre, attraverso tale profonda trasformazione interiore di ciascun individuo, mira a realizzare la pace della società nel suo complesso.
Nichiren Daishonin espose il principio per la realizzazione della pace nel suo trattato Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese.
"Adottare l'insegnamento corretto" significa promuovere la fede e l'accettazione dell'insegnamento corretto del Buddismo come fondamenti per la vita delle persone e fare dell'insegnamento buddista del rispetto della dignità della vita il principio e la motivazione fondamentale della società. "Per la pace nel paese" significa realizzare la pace e la prosperità nella società e al tempo stesso garantire la sicurezza e la tranquillità delle singole persone nella propria vita quotidiana.
Il termine "paese", nel trattato Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese, oltre a indicare la nazione come entità politica dotata di un'autorità governativa, si riferisce più profondamente alle basi della vita quotidiana e del sostentamento delle persone. In tal senso non indica solo la struttura sociale formata dagli esseri umani ma anche la terra stessa, cioè l'ambiente naturale.
La convinzione di Nichiren Dashonin che fossero le persone la presenza centrale del paese si può discernere anche dall'uso frequente, nel manoscritto originale dell'opera, del carattere cinese "terra" (che significa anche "paese" e "nazione"), che racchiude in un rettangolo l'elemento indicatore del concetto di "persone", invece dei caratteri utilizzati generalmente, che racchiudono all'interno del rettangolo elementi indicatori del "re" o evocativi dell'idea di un dominio militare. Il Daishonin scrive anche: «Un sovrano considera il suo popolo come i propri genitori» (Offerte nella neve, RSND, 2, 760), affermando che chi detiene il potere dovrebbe basarsi sulla gente. E ammonisce quei sovrani che «non hanno prestato ascolto alle sofferenze del popolo o non le hanno sapute comprendere» dicendo loro che cadranno nei cattivi sentieri (Sulla protezione del paese, RSND, 2, 88).
Pur se Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese è stato scritto per realizzare la pace nel Giappone di quell'epoca, lo spirito che lo anima è quello di assicurare la pace e la sicurezza a tutte le persone e, inoltre, di realizzare la pace nel mondo intero e la felicità di tutta l'umanità fino al lontano futuro.
Il Daishonin scrisse questo trattato come rimostranza alle autorità governative, spinto dal desiderio di porre fine alle sofferenze delle persone del suo tempo. Stava dimostrando con il suo esempio che coloro che praticano il Buddismo non devono accontentarsi di pregare unicamente per la propria Illuminazione ma dovrebbero impegnarsi attivamente, sulla base dei princìpi e dello spirito del Buddismo, per ricercare soluzioni ai problemi della società.
In Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese Nichiren Daishonin scrive: «Se vi preoccupate anche solo un po' della vostra sicurezza personale, dovreste prima di tutto pregare per l'ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese» (RSND, 1, 25).
L'atteggiamento egocentrico, tipico di chi distoglie lo sguardo dai problemi della società per ritirarsi unicamente nel mondo della fede religiosa, è condannato severamente nel Buddismo mahayana.
Oggi la Soka Gakkai è coinvolta in varie iniziative per risolvere i problemi globali nell'ambito della pace, della cultura, dell'educazione e dei diritti umani, sulla base dei princìpi e degli ideali del Buddismo. Questo impegno è direttamente in accordo con il principio enunciato dal Daishonin di "adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese".
- Kosen-rufu
Lo scopo del Buddismo è condividere e diffondere l'insegnamento corretto che incarna l'Illuminazione del Budda e guidare tutte le persone verso il conseguimento dello stato vitale di Buddità e la realizzazione della pace e della prosperità di tutta l'umanità.
Per tale ragione il Budda Shakyamuni afferma nel Sutra del Loto: «Dopo la mia estinzione, nell'ultimo periodo di cinquecento anni, dovrai diffonderlo ampiamente [questo insegnamento] in tutto Jambudvipa e non permettere mai che [la sua diffusione] sia interrotta, né dovrai permettere ai demoni malvagi, alla gente demoniaca, agli esseri celesti, ai draghi, agli yaksha, ai demoni kumbhanda o altri [cioè alle forze negative] di prendere il sopravvento!» (SDL, 23, 394).
Questo passo afferma che «nell'ultimo periodo di cinquecento anni», l'attuale periodo dell'Ultimo giorno della Legge, la Legge mistica si sarebbe dovuta "diffondere ampiamente" in tutto il mondo ("diffondere ampiamente" è la traduzione dei caratteri cinesi che in giapponese si pronunciano kosen-rufu).
Nel Sutra del Loto, inoltre, il Budda affida la missione dell'ampia propagazione, o kosen-rufu, nell'Ultimo giorno della Legge ai Bodhisattva della Terra, suoi discepoli da un passato incredibilmente lontano, che avevano temprato perfettamente la propria fede.
Durante la predicazione del Sutra del Loto emerge dalla terra un'innumerevole moltitudine di questi bodhisattva, che guidati dal Bodhisattva Pratiche Superiori fanno voto di propagare la Legge mistica, l'essenza del Sutra del Loto, dopo la morte di Shakyamuni.
Shakyamuni a sua volta predice che dopo la sua morte questi Bodhisattva della Terra appariranno nel mondo colmo di sofferenza e, come il sole e la luna, illumineranno l'oscurità della vita delle persone e le condurranno all'Illuminazione.
- Kosen-rufu è lo spirito fondamentale di Nichiren Daishonin
Nichiren Daishonin, in esatto accordo con il suddetto passo del Sutra del Loto, si impegnò a diffondere la grande Legge di Nam-myoho-renge-kyo nell'epoca malvagia dell'Ultimo giorno sopportando numerose persecuzioni in cui rischiò di perdere la vita.
Riguardo all'ampia propagazione della Legge mistica, o kosen-rufu, il Daishonin afferma: «Il "grande voto" si riferisce alla propagazione del Sutra del Loto» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 113, 48).
«Se la compassione di Nichiren è veramente grande e omnicomprensiva, Nam-myoho-renge-kyo si diffonderà per diecimila anni e più, per tutta l'eternità, perché ha il benefico potere di aprire gli occhi ciechi di ogni essere vivente del Giappone e sbarrare la strada che conduce all'inferno di incessante sofferenza» (Ripagare i debiti di gratitudine, RSND, 1, 658).
«Quando all'inizio io, Nichiren, presi fede nel Sutra del Loto, ero come un'unica goccia d'acqua o un singolo granello di polvere in tutto il Giappone. Ma poi, quando due, tre, dieci, cento, mille, diecimila, un milione di persone reciteranno il Sutra del Loto e lo insegneranno ad altri, formeranno un monte Sumeru di perfetta Illuminazione, un grande mare di grande nirvana! Non cercare nessun'altra via per conseguire la Buddità!» (La scelta del tempo, RSND, 1, 520).
Da questi passi si vede chiaramente che la realizzazione di kosen-rufu, l'ampia propagazione della Legge mistica, è lo spirito fondamentale di Nichiren Daishonin. Egli esortò ripetutamente i suoi seguaci a dedicare la vita a kosen-rufu, conseguire la Buddità e realizzare concretamente il principio di "adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese".
- Con la Soka Gakkai kosen-rufu diventa realtà
La Soka Gakkai è l'armonioso gruppo di praticanti buddisti che hanno ereditato e portano avanti lo spirito del Daishonin, diffondendo la Legge mistica proprio come egli ha insegnato nei suoi scritti.
Il Daishonin scrisse: «Se hai la stessa mente di Nichiren, devi essere un Bodhisattva della Terra» (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 341). La Soka Gakkai, che ha diffuso la Legge mistica con lo stesso spirito del Daishonin, è l'organizzazione di Bodhisattva della Terra che sta realizzando la missione di kosen-rufu.
Fino all'apparizione della Soka Gakkai, settecento anni dopo la morte del Daishonin, nessuno era stato capace di diffondere ampiamente la Legge mistica. La Soka Gakkai ha trasformato in realtà le predizioni di Shakyamuni e Nichiren Daishonin, testimoniando così di essere l'organizzazione emersa per portare avanti la missione di kosen-rufu, agendo in accordo con l'intento del Budda.
Diffondendo la Legge mistica nel mondo intero, come insegna il Sutra del Loto, la Soka Gakkai sta rendendo kosen-rufu una realtà.
(continua)
(traduzione di Marialuisa Cellerino)
Note:
1. I tre corpi del Budda sono: il corpo del Dharma, cioè la verità fondamentale o Legge alla quale il Budda si è illuminato; il corpo di ricompensa, cioè la saggezza di percepire la Legge; il corpo manifesto, cioè le azioni compassionevoli che il Budda compie per condurre le persone alla felicità (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 124, 47)
2. Nichikan (1665-1726): prete e studioso vissuto in Giappone nel periodo Edo (1603-1868). Sistematizzò e diede nuova rilevanza ai princìpi del Buddismo di Nichiren Daishonin, così come erano stati ereditati e trasmessi dal discepolo diretto di quest'ultimo, Nikko Shonin.

NR n° 582 - 1 giugno 2016
stampa la pagina

Commenti