L'amicizia

«L'amicizia è un tesoro prezioso. È una sorgente di felicità e un punto di partenza per la pace. La pace non si trova in qualche luogo remoto, ma comincia da noi, dall'azione di creare amicizia con un'altra persona»
D. Ikeda
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Cosa si legge nel Gosho:
Dove può condurci la nostra saggezza? Se abbiamo abbastanza saggezza da distinguere il caldo dal freddo, dovremmo cercare un buon amico.
da I tre maestri del Tripitaka pregano per la pioggia (RSND, 1, 531)
Daisaku Ikeda commenta:
dalla serie Vivere il Gosho
La nostra organizzazione è una meravigliosa assemblea di "buoni amici" del regno del Buddismo. Il Daishonin sicuramente apprezzerebbe le nostre riunioni di discussione dove le persone di tutte le età e con percorsi di vita differenti si riuniscono da pari a pari per incoraggiarsi e sostenersi a vicenda. Quando avanziamo in solida unità come "buoni amici" lungo il cammino della rivoluzione umana, il potere del Budda si manifesta immancabilmente nelle nostre vite e saremo in grado di superare qualsiasi difficoltà. (NR, 499, 8)
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Compagni uniti per una stessa causa
D. Ikeda, La scelta di Alessandro, esperia, pag. 85
Volgendo lo sguardo sui monti lontani, Aristotele trasse un respiro, quindi riprese: «L'amicizia che viene ricercata unicamente per convenienza o perché comporta dei vantaggi è un sentimento freddo ed egoistico. In questo caso, non si ama la persona in quanto tale, ma quegli aspetti di lei che ci fanno comodo. In altre parole, il proprio tornaconto viene scambiato per amicizia. Un rapporto di questo tipo è effimero, perché svanisce non appena i nostri interessi cambiano. La vera amicizia, quindi, non si basa sul calcolo. Oro e ricchezze non possono comprarla. Essa ci rende migliori: tira fuori le nostre qualità, ci aiuta a rendere felice l'altro e, mentre ci sforziamo di farlo, ci arreca gioia. Perciò, l'amico è come un secondo se stesso; nell'amicizia due persone diventano una persona sola e un legame di questo genere possiamo definirlo come la vita. Amici fraterni, compagni uniti per una stessa causa: ecco, ragazzi, cosa siete voi l'uno per l'altro».
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Buoni amici
D. Ikeda, cfr. nr, 394, 12
Una volta Ananda, uno dei più fedeli discepoli di Shakyamuni, chiese: «Sembra che avere buoni amici e progredire insieme a loro sia come essere a metà strada sulla via del Budda. È corretto questo pensiero?». Shakyamuni rispose: «Ananda, questo pensiero non è corretto. Avere buoni amici e progredire insieme a loro non è metà della via del Budda, ma la totalità della via».
Nel Buddismo i buoni amici sono conosciuti come zenchishiki, o buone influenze, mentre akuchishiki è riferito alle cattive influenze. "Cattivi" amici sono quelli che incoraggiano le nostre debolezze, favoriscono la tendenza alla lamentela e all'inerzia e ci allontanano dai nostri obiettivi. Un vero "buon" amico è qualcuno che ha la compassione e il coraggio di dirci anche cose che non vorremmo sentire, con le quali però dobbiamo confrontarci se desideriamo migliorare noi stessi. Il miglior tipo di zenchishiki è quello che ci porta a rafforzare la fede e la pratica per poter trasformare il nostro karma.
Sappiamo però che niente è buono o cattivo di per sé, tutto dipende da come utilizziamo l'occasione che abbiamo di fronte. Alla fine siamo noi a determinare se una persona o una situazione agisce da buon amico o cattivo amico. A proposito del sovrano che lo aveva perseguitato, Nichiren scrive: «In questa esistenza ho potuto avere fede nel Sutra del Loto e ho incontrato un sovrano che mi ha permesso di liberarmi dalle sofferenze di nascita e morte in questa vita. Come posso stupidamente serbargli rancore per l'insignificante male che mi ha fatto?» (RSND, 1, 135). È un concetto chiave nel Buddismo. Grazie al grande potere di trasformazione della pratica buddista, anche i "cattivi" amici possono avere una buona influenza se facciamo della nostra relazione con loro un'opportunità per rafforzare le nostre vite e realizzare la nostra rivoluzione umana.
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Apriamo il nostro cuore agli altri
D. Ikeda, BS, 168, 62
L'amicizia è il tesoro della vita. Non c'è niente di più bello dell'amicizia. Lo spirito dell'amicizia e l'umanesimo buddista sono una sola cosa.
Apriamo il nostro cuore, rivolgiamoci alle persone con un saluto radioso e interagiamo con gli altri con sincerità. È attraverso un simile comportamento premuroso che possiamo approfondire i nostri rapporti di amicizia e diffondere fiducia. La sincerità è davvero l'unico modo per raggiungere e conquistare il cuore delle persone. Siate sempre cortesi, parlate con chiarezza e mantenete le vostre promesse. Queste cose, piccole solo in apparenza, vi condurranno al successo.
Facciamo tesoro dei legami che abbiamo instaurato con i nostri buoni amici. Il mio maestro Josei Toda sottolineava l'importanza di tendere la mano dell'amicizia alle persone che dovevano affrontare sfide o difficoltà. Essere amici sinceri e leali deve essere il nostro punto d'orgoglio.
Incontrate e parlate con qualcuno ogni giorno. Anche se parlate con una sola persona, in tre anni avrete dialogato con più di mille persone. Perseverate in questa direzione, giorno dopo giorno, sforzandovi con costanza: questo è perché la perseveranza è forza.
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Il tesoro dell'amicizia
D. Ikeda, BS, 129, 29
A dispetto dell'incredibile progresso della tecnologia che ci permette oggi di comunicare in tempo reale con ogni parte del pianeta, l'incomunicabilità e il senso di isolamento dell'individuo non sono affatto venuti meno e l'esistenza di molti appare segnata da profonda solitudine. In un contesto simile, il vecchio proverbio "chi trova un amico, trova un tesoro" è ancora più vero. Ciononostante, come per le relazioni sentimentali, anche le amicizie riflettono il nostro stato vitale e quindi l'unico modo per creare dei rapporti profondi consiste nel "lucidare" la nostra esistenza. Come scrive il presidente Ikeda: «È importante comprendere che l'amicizia dipende da voi, non dall'altra persona. Tutto dipende dal vostro atteggiamento e dal vostro impegno. Spero che non sarete quel tipo di "amico" con cui passare soltanto ore spensierate, che aiuta gli altri solo nelle buone circostanze per poi abbandonarli quando si presentano i problemi; piuttosto dovreste diventare quel tipo di persona che sta con i suoi amici con lealtà incrollabile nella buona e nella cattiva sorte».
Ciò che conta, anche in questo caso, è impegnarci in prima persona: «Dovremmo sforzarci di diventare quel tipo di amico che ha un effetto positivo e incoraggiante sugli altri. In oriente l'orchidea simboleggia una persona dal carattere nobile. Vi prego quindi di sviluppare il vostro carattere in modo tale da emanare la stessa fragranza di una bella orchidea».
Una vera amicizia quindi nasce dalla capacità di guardare il proprio cuore e riconoscere quello altrui al di là delle apparenze, con la convinzione che «le persone di valore attirano persone di valore», curando ogni singolo incontro, anche se il tratto da percorrere insieme sarà breve.

NR n° 586 - 1 agosto 2016
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