Una rivoluzione permanente

L'espressione "rivoluzione umana" venne coniata da Josei Toda per esprimere in termini moderni il significato concreto del raggiungimento della Buddità nella nostra vita (issho jobutsu).
Si tratta di quel processo attraverso il quale un individuo eleva progressivamente il proprio stato vitale, lottando contro l'oscurità fondamentale, fino a fare della Buddità la condizione dominante della propria vita. Per quanto non si tratti propriamente di un "principio" buddista, la realizzazione della rivoluzione umana coinvolge e implica tutti i princìpi fondamentali che spiegano dal punto di vista buddista il funzionamento della vita.
Nel Buddismo di Nichiren Daishonin ottenere l'Illuminazione significa realizzare una trasformazione nelle profondità dell'essere. È una costante lotta interiore, attimo dopo attimo, tra le due alternative di rivelare la Buddità innata o di farsi dominare dall'oscurità fondamentale e dall'illusione.
Il termine "rivoluzione" indica un cambiamento radicale, che riguarda le tendenze fondamentali e il nucleo centrale della vita. Si può dire che questo sforzo incessante di perfezionarsi costituisca l'essenza della pratica buddista.
Ogni individuo è in grado di realizzare la sua rivoluzione umana coltivando la propria intrinseca natura di Budda. La base per condurre questo tipo di trasformazione è la preghiera. Nell'istante in cui recitiamo Nam-myoho-renge-kyo attiviamo lo stato vitale della Buddità che si manifesta sotto forma di coraggio, saggezza, energia vitale e compassione, che iniziano a sgorgare dalla nostra vita, permeandone poco a poco tutti i vari aspetti.
Nella realtà quotidiana la "rivoluzione umana" si traduce nella lotta tenace che conduciamo per vincere a uno a uno i nostri limiti, sfidando giorno per giorno con coraggio il karma negativo, rideterminando con forza ogni volta che ci sembra di essere a un punto morto.
È un allenamento costante in cui impariamo ad andare fino in fondo, tirando fuori il coraggio di assumerci sempre di più la responsabilità della felicità, nostra e degli altri. E quanto più ci assumiamo questa responsabilità, tanto più il nostro stato vitale si espande e proviamo gioia.
L'occasione di fare la rivoluzione umana è sempre qui, nella situazione in cui mi trovo. Ora, non domani. Da questo momento verso il futuro. Dalla prospettiva della Legge buddista di causa ed effetto, non c'è alcun motivo di lamentarsi del proprio karma negativo: se la causa è dentro di me, solo io lo posso cambiare. Dovremmo quindi sfidarlo risolutamente, determinati a riscrivere la nostra esistenza. L'unica cosa che conta in questo momento, è la determinazione interiore.
«La preghiera al Gohonzon - scrive Ikeda - non è astratta o teorica. È l'ardente desiderio interiore di essere vittoriosi. [...] Stabilire obiettivi e avanzare con rinnovata determinazione è la causa nel presente che porterà splendidi risultati nel futuro» (NR, 426, 7). D'altra parte, poiché, come insegna il Buddismo, l'universo è profondamente interconnesso, quando noi cambiamo e trasformiamo noi stessi, inevitabilmente anche l'ambiente cambia. E quando il nostro ambiente cambia, cambia il mondo. Questo è il motivo per cui non dobbiamo mai smettere di avanzare. Come scrive il presidente Ikeda: «È necessario per il bene di tutti che ogni singola persona si rafforzi; grazie al fatto che il singolo è felice, lo sono anche tutti gli altri. [...] È necessario che ciascuno decida autonomamente di diventare forte e di vincere. Qualsiasi cosa facciano gli altri, ciò che conta è il mio comportamento» (NR, 450, 5).
Nichiren Daishonin scrive: «Dal singolo fattore della mente scaturiscono tutte le varie terre e le varie condizioni ambientali» (WND, 2, 843). Si tratta di uno dei più profondi princìpi del Buddismo, quello dei "tremila regni in un singolo istante di vita", il quale insegna che il nostro cuore, o mente, racchiude tutti i fenomeni dell'universo. Un luogo può essere trasformato positivamente o negativamente in base al cuore e alla mente delle persone. Per questo motivo il processo individuale di rivoluzione umana è la scintilla che può innescare il cambiamento su scala globale. Scrive il presidente Ikeda: «Il Buddismo è di per sé rivoluzionario. Non riesco a pensare a nulla di più radicale dell'Illuminazione. È sia un ritorno al nostro stato più naturale sia un drastico cambiamento. [...] Attraverso una trasformazione spirituale interiore le persone possono risvegliarsi a un autentico senso di sacralità della vita, che contrasta l'indifferenza e la sfiducia nei confronti dell'esistenza che sono alla radice di tutti gli errori della società contemporanea. Questa trasformazione interiore è quindi la base per realizzare allo stesso tempo la felicità individuale e una società pacifica» (BS, 132, 30).
Rivoluzione umana significa superare la prospettiva angusta del piccolo io dominato dall'egoismo e aprirsi a una dimensione del sé molto più elevata che desidera spontaneamente la felicità di tutte le persone e anela a lavorare per il bene dell'umanità.
Un cuore che si risveglia alla fede nella Legge mistica sperimenta naturalmente che la sua vita non è separata da quella degli altri e che tutto esiste in una relazione di profonda, reciproca interdipendenza. Quanto prima ce ne accorgiamo e facciamo nostra questa verità, attivandoci per sostenere gli altri, tanto più ci armonizziamo con la Legge mistica, apriamo il nostro cuore e permettiamo alla nostra natura illuminata di emergere, colmando la nostra vita di benefici. Quanto più ci dedichiamo a propagare la Legge mistica, sfidando le resistenze della nostra oscurità innata, tanto più permettiamo al sole della nostra Buddità di risplendere, illuminando poco a poco ogni aspetto, anche il più recondito, della nostra esistenza. Scrive ancora Ikeda: «Una singola goccia d'acqua è destinata a evaporare e scomparire, ma se si unisce al grande oceano resiste e si arricchisce come se fosse una goccia di eternità. [...] Nessuno può evitare la morte. Ma se ci dedichiamo alla Legge mistica, l'essenza della nostra vita diventa tutt'uno con il grandioso stato vitale personificato da Nichiren Daishonin, il grande stato vitale della Buddità dell'intero universo» (NR, 433, 6).
Non è facile cambiare il proprio karma. Per poterlo fare è necessario basare totalmente la vita sull'insegnamento corretto. E per fare questo ci vuole un maestro. Attraverso l'incontro con un maestro nella fede, rispondendo al suo appello, lottando fianco a fianco con lui e incidendo il suo coraggio e la sua saggezza nella nostra vita, possiamo rompere il guscio del piccolo io. Questa è la forza motrice della vittoria, che ci consente di costruire un io veramente forte e indipendente.
Nichiren Daishonin scrive: «Il suo maestro è come la terra» (Fiori e frutti, RSND, 1, 808). Un minuscolo seme può crescere in modo straordinario, fino a diventare un albero che tocca il cielo, perché àncora le sue solide radici nella terra di origine. Anche la nostra vita può espandersi senza limiti, perché affonda le sue radici nella relazione con il maestro.

NR n° 460 - 15 febbraio 2011 - di Alessandra Fornasiero
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