Per vivere bene

Colloqui con il direttore generale Tamotsu Nakajima:

Redazione: In questa nuova fase dello sviluppo del movimento buddista in Italia, si sente l’esigenza di approfondire la fede, l’attività, la relazione con il nostro maestro. Cominciamo dalla fede: la Soka Gakkai è nata per realizzare il desiderio del Budda originale Nichiren Daishonin. Qual è il desiderio più grande del Daishonin?
Nakajima: Il suo desiderio è che tutte le persone siano felici, nessuna esclusa. Tutti hanno il diritto di essere felici. Dico proprio diritto. Ognuno ha dentro di sé la Buddità e può manifestarla attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon.
Redazione: Quando dici felicità a cosa ti riferisci?
Nakajima: Dal punto di vista del Buddismo la felicità equivale all’Illuminazione: l’eterna felicità assoluta che ci fa comprendere profondamente la vita e la “missione” della vita.
Redazione: Cosa intendi con il termine “missione”?
Nakajima: Comprendere con la vita come si riesce a vivere bene, liberi da qualsiasi influenza del karma.
Redazione: Ma qual è il significato esatto del termine giapponese che indica “missione”?
Nakajima: In giapponese si dice shimei: shi vuol dire “usare” e mei “vita”. È uguale al significato italiano?
Redazione: In italiano non ha un significato così profondo e preciso, è più generico: missione viene dal latino mittere, che vuol dire “mandare”, solo al quarto significato leggiamo sul vocabolario: “attività svolta con piena dedizione verso gli altri”.
Nakajima: Capisco. Ognuno può usare la vita per vari scopi, ma dal punto di vista del Buddismo del Daishonin si usa la vita per far ottenere a tutti, indistintamente, la Buddità.
Redazione: Quindi il desiderio del Budda è che tutti gli esseri viventi raggiungano la Buddità. Quando dici esseri viventi a chi ti riferisci?
Nakajima: Si intendono gli esseri senzienti, ma anche all’interno della categoria degli esseri senzienti, gli “esseri” umani sono diversi dagli “esseri” animali. Gli umani possono agire direttamente per ottenere la Buddità, gli animali, ma anche le piante e le pietre, la ottengono in conseguenza degli esseri umani.
Redazione: Come definiresti un praticante buddista?
Nakajima: Il buddista, attraverso la sua pratica costante, cerca di realizzare in questa vita la felicità assoluta cerca di comprendere il senso della vita stessa. Ciò significa vivere ogni istante con la gioia che viene da dentro di noi, senza dipendere dalle situazioni esterne. Quindi il buddista “cerca” di realizzare questa condizione vitale: è sempre in cammino “per” realizzare questo stato vitale. La Buddità non è una condizione fissa: un momento dopo che l’hai ottenuta scompare: non dobbiamo pensare “adesso ho ottenuto la Buddità, posso star tranquillo, non scomparirà più”. Perciò è importante come noi riusciamo a vivere bene di attimo in attimo: insomma lo sforzo continuo in questa direzione ci qualifica come buddisti. Dobbiamo recitare Daimoku fino all’ultimo istante di vita.
Redazione: È dunque un processo che non si ferma mai. In questo cammino, in questa lotta, anche l’ambiente che sta intorno a un praticante ha degli effetti positivi?
Nakajima: Senz’altro l’atteggiamento di usare in continuazione la vita nel senso che dicevo prima comporta un effetto molto positivo nel nostro ambiente. Una volta che si è conosciuto il Buddismo è assolutamente necessario metterlo in pratica: la conoscenza da sola non serve a nulla.
È fondamentale applicare l’insegnamento del Daishonin nella vita quotidiana. Anche una singola frase. Non è importante sapere tante cose. Sapere è conoscenza, mettere in pratica è saggezza. La vita è in continuo cambiamento, quindi anche la saggezza va tirata fuori e applicata di momento in momento.
Redazione: Se noi volessimo approfondire nel Gosho il desiderio del Budda originale, quale scritto del Daishonin ci consiglieresti? Nella tua esperienza attraverso quale Gosho hai maturato la consapevolezza di questo desiderio?
Nakajima: Cercavo di leggere i Gosho che erano utili per la mia vita. Essendo per natura pigro e arrogante mi sono stati utili i Gosho che insegnano l’intensità con la quale in ogni attimo bisogna impegnarsi nella vita. Mi piacciono moltissimo gli scritti di Nichiren Daishonin e uno in particolare, Risposta a Ueno, in cui egli parla del desiderio di ottenere la Buddità e dell’atteggiamento nella fede: come un affamato che desidera il cibo, un assetato acqua, un malato la medicina per guarire, o un innamorato la persona che ama. Bisogna praticare il Buddismo con questa intensità, con questo desiderio, altrimenti – scrive Daishonin – ti pentirai. Mia madre, per insegnarmi l’altruismo, mi diceva: «Quando sei sull’autobus, se fossi con me cercheresti un posto per farmi sedere? Sì? Allora pensa che tutte le donne che incontri sull’autobus hanno un figlio: trattale come se fossero tua madre». Io avevo bisogno di questi insegnamenti pratici. Li ho cercati anche nel Buddismo: Nichiren dice che, essendo la nostra vita eterna, tutte le donne sono state nostra madre e tutti gli uomini nostro padre, per cui dobbiamo rispettare tutti. Questo tipo di esempio del Gosho mi ha insegnato ad aver rispetto per ogni persona.
Redazione: Dunque tu leggevi, e leggi, il Gosho e cerchi di metterlo in pratica. Lo leggi alla lettera o cerchi di interpretarlo?
Nakajima: Non ho mai fatto interpretazioni del Gosho, fin da giovane. I giapponesi normalmente non fanno interpretazioni. Tornando alla domanda sul desiderio del Budda originale, rimasi impressionato dal Rissho ankoku ron: è troppo bello. È scritto con un linguaggio poetico dal suono bellissimo. Comunque in generale cerco di capire quanto è bella la vita: proprio all’inizio di Lettera a Niike Nichiren esprime questa gioia: «Come siamo fortunati noi che siamo nati nell’Ultimo giorno della Legge al tempo di kosen-rufu! Che pena mi fanno quelli che, pur essendo nati in questo periodo, non possono credere nel Sutra del Loto». Un tempo questa per me era una semplice frase, oppure pensavo «Nichiren dice così…», ma ora sento veramente il senso della grande occasione che noi abbiamo: stiamo realizzando kosen-rufu. Nella storia degli esseri umani non si è mai riusciti a realizzare la felicità per tutti, molti hanno tentato, ma non sono riusciti fino in fondo. Forse abbiamo ricevuto troppo facilmente questo insegnamento e per questo non si riesce a comprenderne lo straordinario valore.
Redazione: Quindi tu puoi dire tranquillamente, oggi, dopo aver praticato per tanto tempo, di esser felice per esser nato nell’epoca di mappo?
Nakajima: Se mi fermo e ragiono senz’altro sono contento, ma sono un comune mortale e la vita è in continuo movimento. Se per esempio sono nel traffico e arrivo in ritardo in ufficio, questo mi dà fastidio. Quindi non posso dire che in ogni istante sono contento, ma di fondo sì. Sono contentissimo di praticare e di vivere nella stessa epoca del presidente Ikeda.
Redazione: Qual è il legame della Soka Gakkai con Nichiren Daishonin?
Nakajima: Il patriarca Nichijun, a proposito della Soka Gakkai, diceva: “gruppo fushigi”: shi vuol dire “pensiero” gi “ragionamento” fu è una negazione. Vuol dire una cosa impossibile da spiegare con la ragione, quindi un legame “mistico”. Voleva dire che il cuore di Nichiren rinasce in questo gruppo della Soka Gakkai, il quale rivalorizza, mette in pratica il Buddismo di Nichiren. Il presidente Ikeda ha riferito e usa spesso questa interpretazione di Nichijun.
Redazione: Quindi i membri della Soka Gakkai sono Bodhisattva della Terra.
Nakajima: Senz’altro.
Redazione: Di questo parleremo nella prossima puntata. Grazie.

NR n° 296 - 1 gennaio 2004
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