Affrontare con il Daimoku

intervista a Tamotsu Nakajima

Ci puoi raccontare come hai trovato lavoro quando hai iniziato a lavorare in Italia?
Ho deciso di affidarmi completamente al Gohonzon. Facevo già attività, quindi ho aumentato il Daimoku. Erano gli anni Settanta, avevo finito l'Accademia, volevo rimanere in Italia senza dover pesare economicamente sui miei genitori. Senz'altro desideravo risolvere, ma come straniero mi sembrava davvero impossibile trovare un lavoro. Lottavo interiormente e recitavo sempre più Daimoku.
Dopo due mesi mi hanno offerto un lavoro come insegnante di judo. Inoltre, per poter partecipare a un corso in Giappone avevo bisogno di più soldi, perciò ho aumentato ancora il Daimoku e dopo qualche settimana mi hanno proposto di lavorare anche come aiuto scenografo. Con queste esperienze ho veramente sentito quanto funziona Nam-myoho-renge-kyo! Prima lo dicevo agli altri, ma non lo avevo mai sperimentato così. Ho imparato inoltre che tutto ciò che si è fatto in passato, qualunque sforzo tornerà utile. Quando ci sembra che una cosa sia impossibile, che tutte le strade siano chiuse, dobbiamo affrontare la situazione con il Daimoku decidendo di aprire la nostra vita per poter creare un cambiamento. Dal punto di vista del Buddismo, più difficile è la situazione meglio è, perché il fatto di poter contare solo sulla fede ci permette di risolvere prima. Quando siamo senza lavoro è naturale che venga fuori la tendenza a lamentarci, ma dovremmo utilizzare questa occasione per accumulare fortuna facendo più Daimoku.
Nel Gosho di Capodanno il Daishonin afferma: «La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e ci fa onore [...] Coloro che credono nel Sutra del Loto attireranno la fortuna da diecimila miglia lontano» (RSND, 1, 1008): "diecimila miglia lontano" significa che non immaginiamo neppure quanta ne possiamo accumulare! Per me è stato fondamentale pregare e agire per la felicità degli altri, e fare tanto shakubuku... del resto ero venuto in Italia per propagare il Buddismo!
Che si tratti di risolvere un problema di lavoro, di malattia o di relazione, l'importante è trasformare il proprio karma. Qual è la causa della situazione che sto vivendo? Cosa posso fare? L'unica via per accumulare buona fortuna è la fede nella Legge mistica, non c'è altro modo. Come è scritto nel Gosho: «Quando una persona ha esaurito la propria fortuna, qualsiasi strategia sarà inutile» (RSND, 1, 888).
Per trasformare la nostra vita è dunque indispensabile accumulare fortuna?
La buona fortuna è la sorgente della felicità. L'acqua di una sorgente non finisce mai di sgorgare. Se hai buona fortuna naturalmente la tua vita prospera in ogni aspetto e scorre verso la felicità.
In questa società caotica dell'Ultimo giorno della Legge la fortuna delle persone tende a esaurirsi, è veramente difficile andare avanti: per accumulare fortuna l'unica via è fare attività e pregare seriamente, con tutte le forze. Aver incontrato il Gohonzon è la massima fortuna: quando siamo convinti di questo, non ci arrendiamo di fronte ad alcuna difficoltà. Quando ci attiviamo per la felicità delle persone, ad esempio per i membri del gruppo, e quindi recitiamo Daimoku e facciamo qualcosa per ognuno di loro, con questo tipo di azione adempiamo alla nostra missione e creiamo buona fortuna.
L'ideogramma giapponese per "missione" è shimei, letteralmente "utilizzare la vita". Per poter "utilizzare la vita" bisogna avere la consapevolezza del motivo per cui siamo nati. La nostra missione è realizzare kosen-rufu, il grande desiderio del Budda: creare la pace e la felicità per tutti. Niente è più importante di questo. Quando decidiamo di contribuire a kosen-rufu insieme al nostro maestro e ai compagni di fede, dalla nostra vita sgorgano forza e saggezza.
Anche rispetto alla relazione con il maestro, come discepoli cosa stiamo facendo? La non dualità di maestro e discepolo non è nelle parole, sta nella decisione personale e nelle azioni che compiamo.
Quando affrontiamo una sfida, non dovremmo cercare la soluzione all'esterno ma "sotto i nostri piedi". Io cosa voglio fare, come voglio comportarmi in famiglia? Con quale atteggiamento porto avanti il mio lavoro? Ciò che conta è il rispetto che abbiamo per il nostro lavoro, per le persone e il nostro senso di responsabilità verso la società.
Nel Gosho Risposta a un credente Nichiren afferma: «Così come stai vivendo, tu pratichi il Sutra del Loto ventiquattro ore al giorno: splendido! Considera il servizio al tuo signore come la pratica del Sutra del Loto. Questo è il significato di "nessuna cosa che riguarda la vita o il lavoro contrasta in alcun modo con la vera realtà". Spero che rifletterai a fondo sul significato di questa frase» (RSND, 1, 804).
A questo proposito il presidente Ikeda scrive: «Qualunque sia il vostro lavoro o la vostra posizione, è molto importante che continuiate a recitare Daimoku per aumentare la saggezza e riuscire a fare del vostro meglio per creare valore e felicità nella società. Tutti i vostri sforzi sono parte della pratica di accumulare i "tesori del cuore". Il lavoro e la pratica buddista non sono due cose separate. Piuttosto, la pratica e le attività della Soka Gakkai hanno il potere di rendere il vostro lavoro significativo e di valore» (BS, 155, 54).
Alcune persone lavorano così tanto che diventa difficile per loro partecipare all'attività. Come possiamo incoraggiarle?
Ogni caso è diverso, bisogna comprendere bene ogni situazione; tuttavia solo attraverso la fede possiamo cambiare le nostre condizioni di vita, perciò bisogna incoraggiare le persone in questa direzione. Prima di tutto è necessario fare Gongyo e Daimoku costantemente, con la consapevolezza che quella è l'unica occasione per realizzare la "fusione" tra noi e il Gohonzon e manifestare la Buddità.
È importante inoltre fare di tutto per partecipare agli zadankai. Il punto cruciale è l'intenzione, il desiderio di partecipare nonostante le difficoltà. Praticando soltanto per noi stessi, fuori dall'organizzazione, non possiamo accumulare buona fortuna. In un certo senso nessuno può aiutarci, solo noi possiamo trasformare il nostro karma attraverso la fede. Facciamo in modo che ognuno decida di affrontare le sfide della vita tirando fuori una profonda convinzione.
Possiamo sostenere le persone che non riescono a partecipare alle attività andandole a trovare, portando loro le nostre riviste; così, coinvolgendole, tenendole informate, possiamo far sì che rimangano collegate alle attività della Gakkai. Se non sanno nulla di ciò che sta accadendo non sentiranno il desiderio di partecipare. La nostra organizzazione esiste per approfondire la fede, per la felicità di ogni persona. Sensei scrive: «Anche se siete troppo impegnati per partecipare alle attività o per recitare tutto il Daimoku che vorreste, è comunque importante che restiate in contatto con i vostri compagni di fede. Saranno per voi una fonte di incoraggiamento e sostegno» (BS, 155, 54).
E se il lavoro che stiamo facendo non corrisponde ai nostri desideri?
Il presidente Ikeda ci incoraggia sempre a mantenere i nostri sogni e intanto a sforzarci di migliorare là dove siamo. Se non continuiamo a migliorarci, come possiamo trovare un lavoro migliore?
Quando continuiamo a impegnarci fino in fondo, oltre i nostri limiti, quella perseveranza è ciò che ci permette di migliorare. Ognuno dovrebbe utilizzare il Daimoku e l'attività buddista per fare la propria rivoluzione umana: se rimaniamo uguali a ieri non possiamo aiutare nessuno.
Il presidente Ikeda afferma che la cosa più importante è diventare persone indispensabili, in qualsiasi posto ci si trovi. Citando il suo maestro Josei Toda, sensei scrive: «Invece di lamentarvi di fare un lavoro diverso da quello che avreste voluto, diventate persone insostituibili lì dove siete. Questo è il modo per aprire la strada che vi permetterà di offrire il vostro contributo alla società. Infine, quando approderete al vostro ideale e vi guarderete indietro, potrete vedere che i vostri sforzi passati sono diventati un prezioso patrimonio. Toda pensava che proprio questo è uno dei più grandi benefici della Legge mistica» (D. Ikeda, Scuola e lavoro, esperia, pag. 73).

NR n° 583 - 15 giugno 2016
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