La saggezza del Buddismo

La saggezza di cui parla Shakyamuni non è ciò che si intende comunemente con intelligenza o conoscenza, ma è qualcosa che ha a che fare con nobiltà d'animo, forte personalità, umanità, generosità e sincerità.

«A quel tempo l'Onorato dal Mondo sorse serenamente dalla samadhi e, rivolto a Shariputra, disse: "La saggezza di tutti i Budda è infinitamente profonda e incommensurabile"». Il capitolo "Espedienti" del Sutra del Loto, che recitiamo ogni giorno nella cerimonia di Gongyo, si apre con le parole che Shakyamuni rivolge al suo discepolo, un'ode alla saggezza del Budda, "infinitamente profonda" perché la sua luce illumina la verità nascosta nella profondità della vita, "incommensurabile" perché abbraccia tutto.
Ma l'intenzione di Shakyamuni non è solo quella di pronunciare parole di lode: egli desidera trasmettere ai suoi discepoli l'incoraggiamento a far risplendere nella loro vita questa saggezza, a diventare felici. Per questa ragione, subito dopo, rivolgendosi ancora a Shariputra - tra tutti il discepolo più intelligente, l'intellettuale pieno di capacità - il maestro sottolinea quanto l'accesso a questa condizione sia «difficile da comprendere e difficile da varcare».
Immaginiamo di essere davanti alla "porta" della Buddità. Shakyamuni aveva portato sin lì i suoi discepoli, esponendo i suoi vari insegnamenti e adattandoli alla capacità degli ascoltatori. Ma essi, per quanto in virtù delle loro capacità personali fossero in grado di capirne il contenuto, non potevano comprenderne le finalità. Si erano "accontentati" della conoscenza che avevano acquisito e, soddisfatti, si erano fermati alla soglia dell'Illuminazione. Questi discepoli di Shakyamuni, così brillanti e pieni di dedizione, rischiavano insomma di precludersi la via della saggezza. Allora egli li ammonisce esponendo un principio di fondamentale importanza e dice loro che solo sostituendo la saggezza con la fede è possibile "oltrepassare la porta". Scrive Daisaku Ikeda: «Se crediamo nel Gohonzon e ci esercitiamo nella pratica e nello studio, in base al principio di "sostituire la fede alla saggezza" (isshin daie), passiamo attraverso la "porta della fede" ed entriamo nella strada che porta alla felicità assoluta, al conseguimento della Buddità in questa esistenza» (D. ­Ikeda, I capitoli Hoben e Juryo, esperia 1996, pag. 22).
Quella "saggezza superficiale" che i discepoli sono chiamati a superare non è l'immensa saggezza del Sutra del Loto, che sgorga proprio dalla fede e dalla pratica, ma corrisponde piuttosto a ciò che potremmo chiamare conoscenza ed esperienza acquisita.
Josei Toda affermò che la confusione tra conoscenza e saggezza costituisce uno degli errori più grandi della società moderna; è proprio questa visione errata a farci pensare che la saggezza possa nascere esclusivamente dall'esperienza o dall'intelligenza e di conseguenza rischia di vincolarci al passato, alle situazioni già sperimentate, a ciò che conosciamo o alle nostre capacità. In altre parole, rischia di escluderci dal cambiamento, dalla consapevolezza del legame che unisce la nostra vita con l'universo, da quella profonda trasformazione interiore verso la felicità che chiamiamo rivoluzione umana.
Come scrive il presidente Ikeda, «la saggezza di cui parla il Sutra del Loto non è semplicemente intelligenza; il suo significato è molto più profondo. Significa nobiltà d'animo, forte personalità, caratterizzata da umanità, generosità, sincerità» (Ibidem, pag. 24). Per questo Nichiren afferma che «il saggio si può definire umano» e definisce veramente saggia una vita che si basa sulla mistica Legge senza essere sviata né dalla lode né dal biasimo (Ibidem).
Nel Buddismo la fede non è un anelito irrazionale, una cieca credenza, ma significa avere un cuore puro, uno spirito duttile e una mente aperta. Per questo, sottolinea sensei, solo in una mente purificata dalla fede può risplendere la vera saggezza (cfr. D. Ikeda, La saggezza del Sutra del Loto, vol. I, Mondadori, 2005, pag. 163).

La direzione del cuore

Tornando a Shakyamuni e ai suoi discepoli, anche Shariputra e gli ascoltatori della voce riescono ad accedere a questa via, e subiscono una completa trasformazione. Quello che cambia nel loro cuore è la decisione di unirsi alla via del maestro e divenire, da discepoli che vengono salvati, discepoli che salvano gli altri: è questa "direzione del cuore" a dare un significato nuovo alla loro esistenza, liberandoli dalla prigione di una solitaria, parziale Illuminazione.
Toda diceva che non vi è nulla di più bello che leggere il Sutra del Loto con la propria vita. Così, ad esempio, tutte le volte che non permettiamo al nostro "piccolo io" di prevalere chiudendoci entro i confini delle preoccupazioni personali e incoraggiamo una persona, facciamo shakubuku, offriamo un contributo attivo a una riunione della Gakkai decidendo di risplendere laddove siamo per sostenere le nostre comunità, compiamo la stessa trasformazione degli ascoltatori della voce. Cambiamo la direzione del cuore e diventiamo discepoli attivi.
Tuttavia, quando ci si imbatte nelle tempeste della vita, può accadere di perdere l'obiettivo fondamentale dell'Illuminazione e cadere negli abissi dell'oscurità, dell'illusione. Come fare per attingere al pozzo di saggezza che esiste dentro di noi? La prima è quella di recitare Daimoku appellandoci a una fede profonda, con la convinzione che possediamo l'illimitato potere interiore per risolvere tutte le sofferenze a livello fondamentale, proprio come insegna Nichiren: «Quando invochi myoho e reciti renge, devi sforzarti di credere profondamente che Myoho-renge-kyo è la tua vita stessa» (Il conseguimento della Buddità in questa esistenza, RSND, 1, 3). La seconda azione è quella di lottare per kosen-rufu, come diceva Toda: «Se davvero vuoi raggiungere questo stato vitale devi combattere con ogni grammo del tuo essere per il Sutra del Loto, per kosen-rufu!» (D. Ikeda, Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, lezioni sugli scritti di Nichiren Daishonin, Esperia 2006, pag. 37).
Il modo in cui possiamo manifestare la saggezza del Budda è espresso dal comportamento del bodhisattva in cui le migliori qualità dell'essere umano - saggezza, amore, determinazione e coraggio - si fondono insieme alla forza della compassione. Mentre con gli occhi del "piccolo io" saremmo portati a pensare «solo quando avrò risolto questo problema sarò in grado di incoraggiare le persone», oppure «adesso devo occuparmi del mio miglioramento personale, poi penserò agli altri», la vita del bodhisattva è nutrita di una libertà, di una felicità che risplende proprio perché condivisa. «Compiere di continuo azioni che fanno del bene agli altri evocherà la forza vitale necessaria a una vita piena e felice» (D. Ikeda, La vita, mistero prezioso, Sonzogno, pag. 140).
Un'attitudine del cuore, fondamentale per manifestare questa condizione vitale, è il coraggio di sfidare "le autentiche fonti del male" ovvero l'influenza dei tre veleni, Collera, Avidità e Stupidità, inerenti alla nostra vita. Questa battaglia contro l'oscurità fondamentale è un ­aspetto cruciale della pratica buddista, senza cui sarebbe impossibile manifestare la vera saggezza: per questa ragione quella del bodhisattva è, prima di ogni altra cosa, una lotta interiore contro l'ignoranza che porta a credere che la Legge sia al di fuori di noi.
Per esempio, come afferma Ikeda: «Se recitiamo Daimoku davanti al Gohonzon ma accusiamo sempre gli altri o il nostro ambiente per ciò che ci accade, stiamo evitando la sfida di affrontare la nostra oscurità interiore o ignoranza, e così facendo ricerchiamo l'Illuminazione al di fuori di noi. È cambiando noi stessi a un livello più profondo che possiamo iniziare a migliorare la nostra situazione, e la preghiera è la forza motrice di questo cambiamento» (D. Ikeda, Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, pag. 48). La chiave sta nel riuscire a tirar fuori questo tipo di coraggio, questa sincerità e determinazione davanti al Gohonzon.
A un livello ancora più ampio, proprio in questo momento di crisi globale, saremo in grado di diffondere il principio della "rivoluzione umana" in tutta la società, mostrando come si possa costruire una felicità autentica sfidando con coraggio le difficoltà, dimostrando come si possa diventare individui che non si preoccupano solo di se stessi, ma sono capaci di gioire della felicità altrui. Infatti, mentre la conoscenza può essere utilizzata per generare sia un'enorme distruzione sia un profondo bene, una vita basata sulla saggezza del Sutra del Loto prende una direzione sicura verso la felicità, coglie l'universo nella sua interezza ed è in grado di creare valore da qualsiasi circostanza.
La manifestazione di questa condizione vitale nel nostro comportamento da essere umano è il cuore del Buddismo, l'unione di "realtà" e "saggezza" rappresentata nel Gohonzon dai Budda Molti Tesori e Shakyamuni ai lati di Nam-myoho-renge-kyo. Guardiamo ancora la stessa immagine, ma questa volta "a campo largo". Seduti di fronte al Gohonzon ci siamo noi, i membri della SGI, che giorno per giorno accanto a sensei recitiamo un Daimoku vigoroso per rinnovare la fede, che lottiamo contro la nostra stessa oscurità, che riformuliamo il voto del discepolo, per fare risplendere la saggezza del Budda nelle nostre vite. Con le persone che incontreremo, nelle sfide che ci attendono, nella missione che abbiamo scelto. Questa è la saggezza del Sutra del Loto.

di Giusi Norcia - NR n° 493 - 15 luglio 2012
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