Affrontare la malattia

Intervista con Tamotsu Nakajima
a cura di Alessandra Fornasiero

La malattia è un'occasione preziosa per riflettere più profondamente sul valore della nostra vita, per risvegliarci alla nostra missione e vivere fino in fondo ogni singolo istante manifestando la Buddità
Qual è l'atteggiamento nella fede necessario per affrontare la malattia?
In generale il karma viene spiegato come un accumulo di cause create nel passato, e le difficoltà che ora incontriamo come l'effetto di queste cause. Ma, da un punto di vista più profondo, siamo noi che abbiamo scelto le difficoltà che incontriamo per poterle superare, per rivelare la nostra identità di Bodhisattva della Terra. Siamo nati nell'epoca di mappo (Ultimo giorno della Legge) per realizzare kosen-rufu, perciò niente di ciò che ci accade è casuale. Ogni situazione, compresa la malattia, è un'occasione per tirare fuori la nostra Buddità.
Il Buddismo parla di quattro sofferenze fondamentali: nascita, invecchiamento, malattia e morte. Nell'insegnamento tradizionale la nascita stessa è considerata la causa della sofferenza, ma questa è ancora una visione provvisoria: se pensiamo così, purtroppo diventa vero. In realtà, dal punto di vista di Nichiren Daishonin, la nascita è la causa per ottenere l'Illuminazione. Avere la vita significa avere la fonte della gioia. È un'occasione, la vita, per manifestare la nostra Buddità.
"Vincere" la malattia significa guarire?
C'è una mossa che viene insegnata nel judo: se l'avversario tira, tu spingi, se invece lui spinge, tu tira... In questo modo ha inizio il movimento. Finché le cose restano ferme, non si muove nulla. Il punto è imparare a utilizzare tutto ciò che abbiamo nella nostra vita, tutto quel che c'è. La malattia è un tipo di sofferenza. Il corpo umano è una magnifica fabbrica di medicine, finché funziona bene ha la capacità di curarsi, si regola da solo. Quando l'equilibrio naturale si rompe, iniziano le difficoltà. Comunque la malattia, fin dalla nascita, fa parte della nostra vita. Cosa significa allora "vincere" la malattia? Significa guarire? Anche se guarisci, prima o poi ti ammali di nuovo. Il punto quindi non è la malattia in sé, ma la sofferenza che ci crea. La malattia c'è sempre, se la utilizzi bene diventa positiva. Questo vale per qualsiasi sofferenza della nostra vita. Noi facciamo Daimoku e shakubuku per vivere bene. Pur avendo questa malattia, riesci a vivere bene? Questo significa "guarire". È molto diverso se affronti la malattia praticando il Buddismo. Nichiren dice che "le illusioni e i desideri sono Illuminazione" e "le sofferenze di nascita e morte sono nirvana" (RSND, 1, 282). Recitando Daimoku fino in fondo, attraverso la sofferenza si ottiene l'Illuminazione. Questo è il potere di Nam-myoho-renge-kyo.
Nichiren ci ha lasciato questa pratica, il Gohonzon, ma tutto dipende dalla fede di ognuno, da quanto è profonda o superficiale. Lo spessore del ghiaccio aumenta gradualmente, man mano che la temperatura scende; anche la fede è così, accumulando l'esperienza aumenta la convinzione.
Nichiren afferma che «la malattia stimola lo spirito di ricerca della via»...
Quando si presenta una grande difficoltà la fede si risveglia all'improvviso, in un istante cambi atteggiamento, esce fuori la forza di lottare... Noi percepiamo solo questa vita, il momento presente, non vediamo il passato o il futuro. Per quanti anni tu possa vivere, il punto è come vivi questo istante.
Bisogna fare il massimo sforzo adesso. La vita è talmente importante: cosa voglio realizzare?
"Ricerca della via" significa comprendere la vita. A volte la malattia è una questione di vita o morte, e quindi si lotta con più forza, è come un risveglio, ci si concentra davvero per risolvere e si comprende meglio il valore delle cose. Grazie alla malattia, tante persone riescono a fare grandi esperienze di fede. Quando ad esempio la sofferenza è di relazione, sei portato a cercare la soluzione all'esterno, sembra che il problema dipenda dagli altri, è più difficile riferirlo al proprio karma. Nel caso della malattia si affronta più seriamente. Chi ha vinto lottando fino in fondo racconta la sua esperienza con gratitudine, con grande gioia. Lottando in questo modo si arriva a sentire il valore della vita.
Un altro elemento fondamentale è creare la buona fortuna con il Daimoku: di qualsiasi problema si tratti, senza buona fortuna non risolvi.
Perché si parla di "demone" della malattia?
È chiamato "demone" perché ci mangia la forza vitale. I "demoni" non vogliono che gli esseri umani diventino felici, altrimenti perdono il loro nutrimento. Quando invece le persone soffrono, la loro forza vitale aumenta. Nichiren scrive: «Poiché sembra ormai sicuro che conseguirai la Buddità, il demone celeste e gli spiriti maligni stanno cercando di intimidirti per mezzo della malattia» (RSND, 1, 984). La malattia diventa un "demone" quando ti allontana dalla via. Tutto dipende da come reagisci. I "demoni" ci conoscono bene, sanno qual è il nostro punto debole e ci attaccano proprio su quello, non su un altro. Ci sono "dieci eserciti"1 diversi, pronti a intervenire.
Ciò che conta è come vivi attimo per attimo: vince il Budda o vince il "demone"? La malattia si affronta con spirito combattivo, decidendo di vincere fin dall'inizio; se stai lì a domandarti "come posso fare?", perdi. Comunque, se fai il lavoro del Budda, se stai facendo tutto ciò che Nichiren ci dice di fare nell'epoca di mappo, se pratichi bene, sicuramente sei protetto. Nessuno può dire se lo stai facendo, solo tu puoi sforzarti in ogni istante di migliorare la tua fede. Da ora in poi, quindi, cura il tuo atteggiamento, cerca di credere davvero che vincerai e tira fuori sempre più convinzione.
Spesso quando una persona sta molto male ha un calo dell'energia vitale e comincia a dubitare...
Per questo è importante che chi le sta vicino continui a incoraggiarla, anche dicendo: «Dai su, recitiamo un po' di Daimoku insieme», perché da sola non ce la fa; devi avere uno stato vitale alto, gioioso, per poterle trasmettere il tuo cuore. A volte i medici sostengono che non c'è niente da fare... Comunque finché c'è vita c'è coscienza, quindi bisogna continuare a incoraggiarla a creare la sua buona fortuna facendo Daimoku e shakubuku, in modo che riesca a manifestare la sua Buddità e possa rinascere nella prossima vita vicino al Gohonzon. Nichiren Daishonin scrive: «[...] una volta che prendiamo fede in questo sutra, tutte le colpe svaniranno come brina o rugiada al sole del Sutra del Loto» (Lettera a Niiike, RSND, 1, 910). Il sole beneficia tutto ciò che esiste, ha il potere compassionevole di cancellare tutte le offese. Questo è il potere del Daimoku e dello shakubuku.
Ci sono tante esperienze di famiglie che hanno accompagnato fino all'ultimo istante con il Daimoku una persona cara. In questi casi la persona che se ne è andata sembra quasi che sorrida contenta, come se sognasse, e dopo la morte il corpo diventa colorito e morbido come fosse vivo! L'unica cosa che possiamo fare veramente per aiutare gli altri, anche per chi non c'è più, è recitare Daimoku.
In un libro di domande e risposte con il presidente Ikeda, c'è l'esperienza di una donna che ha iniziato a praticare a causa di un tumore. Grazie alla pratica il suo tumore è regredito a un solo centimetro, ma ogni tanto prova dolore e domanda se ciò sia dovuto alla debolezza della sua fede. Sensei le risponde che non è facile cambiare il karma: «Se pensi che sia un problema di fede, allora rafforza la tua fede! Ad ogni modo tu stai praticando, quindi diventerai sana e forte, riuscirai a vivere bene. Stai recitando Daimoku, perciò puoi cambiare il tuo karma». Per incoraggiarla sensei cita l'esperienza di un membro che aveva un tumore così avanzato che sembrava non ci fosse più nulla da fare: «Invece lui è guarito, dice, adesso ha l'energia di un giovane, è fortissimo. Bisogna avere fede, per ottenere la prova del cambiamento del karma bisogna pregare con forza il Gohonzon, non c'è altro modo. Guarda il tuo karma tranquillamente e utilizza il Buddismo per trasformarlo. Nichiren scrive: "Recitare Myoho-renge-kyo con la consapevolezza che non esiste alcuna differenza fra Shakyamuni [...], il Sutra del Loto [...], e noi persone comuni, significa ereditare la Legge fondamentale di vita e morte" (RSND, 1, 189). La tua vita è Myoho-renge-kyo: con questa convinzione trasformi qualunque cosa».
Tien-t'ai afferma che ci sono cinquantadue stadi della pratica. L'undicesimo stadio è quando cominci a credere davvero. A partire da lì, arrivi al cinquantaduesimo quasi automaticamente. Qualunque difficoltà emerga bisogna continuare a credere, ma solitamente iniziamo a dubitare. Cominciare è facile, ma arrivare fino in fondo è davvero difficile. Questo dipende dalla fede di ognuno, da quanto sei capace di continuare a lottare. Comunque bisogna basarsi sul Daimoku, non c'è altra via. «Sto facendo bene?: se dubiti di te stesso non risolvi. Perciò continua a credere, anche se viene fuori il dubbio continua a determinare di avanzare. Il demone ci attacca sul nostro punto debole e se non riesce a far breccia da una parte, ci attacca dall'altra... Dubitare è normale, ma se dai retta al dubbio ti allontani. Quindi continua a fare Daimoku e non farti influenzare.
Comunque, come Bodhisattva della Terra anche la malattia ci serve; non è che si possa evitare, anzi, è un arricchimento. Tutti ci ammaliamo, ma attraverso questa difficoltà possiamo migliorare, rafforzare la salute e manifestare la nostra Buddità. Qualunque cosa si risolve con il Daimoku. Comunque la vita è una, il punto è come risolvere la vita nel suo insieme, come vivere bene e diventare felici.
1. Dieci eserciti del demone: desiderio, tristezza, fame e sete, attaccamento al piacere, sonno, paura, dubbio e rimpianto, collera, aspirazione alla fama e al guadagno, orgoglio e disprezzo.

NR n° 560 - 15 giugno 2015
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