La preghiera

Non tutto si può spiegare, non tutto si riesce a comprendere.
La fede è un salto.
È un modo di saltare oltre le domande che la mente ci pone.
È una strada, un percorso dove non si procede in modo lineare, susseguente, per deduzione, induzione o analogia.
È stare nelle cose con la consapevolezza che le cose, tutte le cose, sono solo una parte della realtà : quella visibile, quella che si tocca.
Il resto, tutto il resto, non lo sappiamo.
Non sappiamo quando moriremo, se rinasceremo, cosa c'era prima, cosa c'è dopo.
Ne' perché, né per come.
E, in questo mare così grande di ignoranza, di cecità, così grande quasi da fare male, avere fede è una scelta.
È scegliere una bussola, un mezzo per orientarsi, sentire e vivere la propria vita.
Può sembrare un ulteriore modo di illudersi, e per chi sceglie altre strade lo è.
Ma chi sceglie di credere, la fede è un potere.
Nel senso buono, nel senso di forza che si aggiunge alle proprie capacità e le moltiplica, le amplifica.
Una forza, una potenza, a cui non si accede tramite i pensieri, le riflessioni, i buoni propositi, il sapere, semplicemente perché non bastano.
C'è bisogno di altro.
C'è bisogno di un gesto semplice e antico, umile e potente.
C'è bisogno di pregare.
Di cercare altro, al di là di quelli che sono i nostri limiti e le nostre ricchezze personali.
C'è bisogno di fidarsi, di consegnarsi completamente, senza riserve, senza dubbi, senza paure.
Per questo è così importante decidere in cosa riporre la propria fede.

Estratto da Buddismo e Società n° 109 pag. 12


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