Unicità di corpo e mente (Shiki Shin Funi)

Shiki = corpo, materia. Shin = mente, spirito. Funi = due ma non due, non due ma due. Corpo e mente sono due facce della stessa medaglia, due modi in cui si manifesta un’unica e indivisibile entità.

Un piccolo esperimento

Per toccare con mano un aspetto del principio buddista di unicità di corpo e mente proviamo a compiere un semplice esperimento. Spalancate gli occhi più che potete e stirate i muscoli del viso in modo da atteggiarlo nel sorriso più largo che potete. Mantenete questa posizione per dieci secondi… Vi sentite più felici? Probabilmente state ancora sorridendo e forse avrete fatto anche un paio di risatine. Il fatto è che il meccanismo col quale sorridiamo è legato alla parte del cervello che registra la sensazione di felicità. Così quando attiviamo i muscoli necessari a sorridere automaticamente attiviamo una sensazione piacevole. Shiki si riferisce all’aspetto visibile, fisico, materiale della vita che include il corpo umano e le sue funzioni. Shin si riferisce all’aspetto non fisico, ai fenomeni mentali, alla sfera spirituale, a tutto ciò che è interiore o invisibile e comprende la volontà, le emozioni, i sentimenti e l’intelletto. Funi è l’abbreviazione di nini funi e funi nini che la cui traduzione letterale è rispettivamente “due ma non due” e “non due ma due”. Insieme stanno a significare che sebbene le parti componenti siano distinte le une dalle altre sono tuttavia indivisibili e appartengono allo stesso intero.

Materia e spirito si influenzano a vicenda
Non è difficile osservare la relazione fra gli aspetti fisici e spirituali della nostra vita quotidiana. Quando svolgiamo un regolare esercizio fisico tendiamo a sentirci non solo più in forma ma anche più felici. Per contro se non dormiamo a sufficienza ci sentiremo tesi, di cattivo umore e giù di corda. Sappiamo anche che certi cibi ci conferiscono maggior vigore mentre altri ci fanno provare un senso di pesantezza o sonnolenza. La relazione sussiste anche nel senso opposto. Ciò che abbiamo “in mente”, quello che pensiamo di noi stessi ha un influsso diretto sul nostro aspetto fisico. Quando siamo felici e ottimisti ci si legge in faccia o si può dedurre dalla leggerezza con cui camminiamo. Invece quando siamo depressi abbiamo un aspetto pallido e in caso di seria depressione clinica possiamo andare più soggetti ad altre malattie perché anche il nostro sistema immunitario si deprime. Il Buddismo non si limita a una comprensione delle relazioni psicosomatiche o fisico-emozionali. Spiega invece che tutte le cose, sia che appartengano al regno animale, minerale o vegetale sono l’espressione di una realtà sottostante. Il principio di unicità di corpo e mente illustra così che il corpo che è dotato di forma e sostanza e la mente che è priva di forma e non si può vedere sono manifestazioni della stessa illimitata sorgente di vita. Questa forza generativa è la Legge mistica, Nam-myoho-renge-kyo, che si manifesta costantemente sia in forma materiale che spirituale.

Forza vitale, saggezza e compassione
È qui che entra in gioco la pratica del Buddismo di Nichiren Daishonin. Il semplice sforzo fisico di recitare Daimoku ha un profondo effetto rivitalizzante sul nostro corpo. La postura, la respirazione, la concentrazione, il ritmo vigoroso, tutte queste cose convergono nel darci energia e a far sgorgare forza vitale. Per quanto si possa essere riluttanti a trascinarci davanti al Gohonzon la mattina, quasi sempre dopo la recitazione di Gongyo e Daimoku ci sentiremo più freschi e pieni di vigore. Un’altra qualità, considerata di tipo spirituale, cui ci fa attingere la pratica del Buddismo è la saggezza. Le nostre vite sanno ciò di cui hanno bisogno per sentirsi soddisfatte. La pratica degli insegnamenti buddisti ci permette di individuare la direzione migliore in cui indirizzarci aiutandoci a sviluppare la capacità di ascoltare il nostro corpo con “le orecchie del Budda” e guardare la nostra mente con “gli occhi del Budda”. Ogni volta che recitiamo stiamo celebrando e rafforzando quella parte di noi che istintivamente sa ciò che è meglio per sé e ciò che gli occorre per vivere la miglior vita possibile. La terza qualità che si sviluppa da una pratica regolare e dalle attività svolte insieme a gli altri è la compassione. Questo introduce un altro aspetto di shiki shin funi. Proviamo nuovamente l’esperimento del sorriso ma questa volta quando altre persone sono presenti nella stanza. Scopriremo che probabilmente anche la maggior parte di loro comincerà a sorridere. Sembrerebbe che il riso sia contagioso. Allo stesso modo, praticando il Buddismo del Daishonin coltiviamo la capacità di condividere la nostra vitalità, saggezza e compassione con gli altri in mondo che anch’essi possano a loro volta manifestare la propria Buddità e trovare la strada per la felicità e la realizzazione.

NR n°292 - 1 novembre 2003
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