La materia della vita

La sofferenza è come uno stagno, il materiale di cui si nutre la vita. La natura di Budda, come il fiore di loto, può nascere, crescere e manifestarsi solo da lì, a partire dal fango. Ecco la grande scoperta del Buddismo: unire invece di separare.

Sofferenza è non sapere se il tuo bambino ce la farà. Lo guardi in quel letto d’ospedale, in quel letto così grande, lui così piccolo, e il tuo cuore affonda, così giù che non sai se riuscirai più a riprenderlo. Sofferenza è avere talmente tanti debiti da credere che te ne libererai solo con un salto nel vuoto. Sofferenza è essere invidiosi e perciò terribilmente infelici. Sofferenza è non sentire dentro di sé via di scampo, è spalancare gli occhi nel buio che ingoia la propria vita alla ricerca di una luce, di un appiglio, di un motivo, di una cosa qualsiasi, e ritrovarsi ad affondare ancora di più in quella melma densa e appiccicosa. Sofferenza è quando ti svegli nel cuore della notte e non sai chi sei, e con certezza lancinante senti solo una cosa: che un giorno morirai e questo ti terrorizza. Sofferenza è sapere che la vita è stata ingiusta con te che hai potenzialità e nessuna possibilità di tirarle fuori. Sofferenza è subire una guerra. Sofferenza è non poter camminare. Sofferenza è scoprire una mattina che lui se n’è andato: e non sai proprio come continueranno le tue giornate senza il suo sorriso, senza i suoi casini, e anche senza il dolore che continuamente ti dava. Sofferenza è non vedere futuro. Sofferenza è una malattia che avida e implacabile si divora la tua vita a morsi.
La sofferenza è inspiegabile, ingiusta, ingiustificabile, impossibile. Eppure è una molla, immagina, una di quelle enormi molle con un seggiolino in cima con cui a volte giocano i clown: ti ci siedi e inizi a saltare, salti salti salti e se salti troppo o se hai paura o se perdi l’equilibrio ti ritrovi catapultato fuori, altrimenti che salti fai! Una molla, una spinta, un mezzo più veloce, come per la mosca la criniera di un cavallo, o come il nano le spalle del gigante: è la molla che spinse Shakyamuni, che gli fece spazzare le strade dell’India, gli occhi rivolti a un’unica domanda: perché? Perché gli storpi, i vecchi, i malati, i morti? Perché la povertà, i virus, le malattie mentali? Perché un luogo come la mia reggia, ricco, pieno di gioia e di amore, di canti e di danze, e queste strade ricolme di miserie, di dolore, di domande senza risposta? Vide che le tradizioni del suo paese, quella brahamana, quella dei Veda, del Mahabharata e delle Upanishad, stringevano le cinghie intorno agli esseri umani immobilizzandoli a una condizione, sempre quella, fissa e immutabile almeno fino alla prossima esistenza, sempre che tutto fosse andato bene. Cercò di immaginare qualcosa di diverso, frugò dentro di sé, fin nelle più remote e inaccessibili profondità del suo essere: e scoprì che ognuno avrebbe potuto fare la stessa cosa, cercare una risposta “dentro”; proprio come stava facendo lui, che non esistevano caste di fronte alla Legge eterna e universale; che il karma si poteva anche trasformare non aspettando un’altra esistenza ma hic et nunc, qui e ora; e che non era necessario uscire dal samsara, il ciclo di nascita e morte, per trovare la felicità: ma che questa si trovava proprio lì, dentro quel ciclo, in quell’essere e non-essere; scoprì il shunya, il vuoto, la vacuità, la potenzialità; e scoprì che la morte poteva anche essere niente più e niente meno che un espediente. Tornò perciò a spazzare le strade dell’India, raccontando a tutti quello che aveva capito, trovato, sentito. E presto il suo simbolo divenne il fiore di loto. Quella del fiore di loto è una metafora interessante: più lo stagno è melmoso, putrido, fangoso, sporco, impuro e più il fiore che vi cresce è bianco, puro, immacolato, grande, perfetto. Il fiore di loto simboleggia la Buddità, quello stato che Shakyamuni aveva scovato nelle inaccessibili profondità del suoessere: e la Buddità è l’immacolata natura della vita, la vita che tutti condividiamo, così come condividiamo il respiro, i polmoni, il cuore, le braccia, i capelli. Lo stagno è la sofferenza, il materiale di cui è fatta la vita. E il fiore di loto, la natura di Budda, può nascere, crescere e manifestarsi solo lì, in mezzo al fango, al putridume, allo sporco, alla melma. Stagno e fiore sono una cosa sola, un unico inscindibile insieme proprio come la vita e la morte, l’oscurità e l’Illuminazione, la vita e l’ambiente, il corpo e la mente, la causa e l’effetto, l’io e gli altri. Eccola la grande scoperta del Buddismo, così come si è andato evolvendo o così come Shakyamuni ha insegnato: esso unisce invece di separare. Di più: regala un mezzo, una nave solida e robusta, perfettamente dotata, incredibilmente veloce per “attraversare il mare della sofferenza”. Una nave che compia l’intera traversata della vita, vento in poppa e vele spiegate. Una nave ben diversa da quelle su cui tante volte ci si è imbarcati, pieni di speranza e aspettative: per trovarsi poi, a metà percorso, con l’acqua che entra da una falla, allaga la stiva, gonfia il legno, fa affondare l’imbarcazione con tutto il carico. Una nave che non potrebbe solcare altre acque se non quelle: è lì che prende velocità, è da lì che le sue vele traggono forza: anch’esse dunque - nave e acqua e quindi la sofferenza e una vita piena, felice, gioiosa - una cosa sola. E allora quella grande sofferenza lì, quella che ti divora gli occhi e non ti permette di dormire, quella che ti lascia stremato, quella che riempie di buio la tua vita, diventa fonte di energia, diventa spinta, movimento, diventa lo spessore di un essere umano, la sua capacità di ascoltare, la capienza delle sue braccia e del suo cuore. Braccia sempre più grandi, un cuore sempre più vero.

di Rory Cappelli - Buddismo e Società n. 96 - gennaio febbraio 2003
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Commenti

  1. Sono profondamente grata a questo blog per questi meravigliosi spunti🙏

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  2. Finalmente , un elogio a questo brano che sprigiona una netta realta' ed una altrettanto netta speranza ; bello ed impagabile.
    Complimenti e buona giornata

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  3. Leggere appena la tua giornata comincia queste parole è come dissetarsi ad una fresca fontana dopo aver tanto desiderato bere!! Grazie 🙏 🌷

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  4. trovarvi ogni mattina si...aiuta..funziona wow...abbracci..

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  5. Senza parole! Cercavo proprio una casa così per un amico stamattina e mi ha investito un' onda alta cinque metri,di densa emozione e forza vitale. GRAZIE, SEMPRE GEAZIE

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  6. Grazie grazie grazie...posso dire solo grazie . Tiziana

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  7. Si, è bello cominciare la giornata con una lettura incoraggiante così. Grazie. ❤

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