Le azioni necessarie

Speciale: La mia prova concreta

Un ulteriore ingrediente per realizzare la prova concreta è l'azione. Una determinazione sincera e una preghiera profonda si manifestano immancabilmente nei fatti. Josei Toda diceva: «Potete parlare a vostro piacimento di sincerità e integrità, ma se le vostre azioni non riflettono le vostre parole, è tutto inutile»
«Così come stai vivendo, tu pratichi il Sutra del Loto ventiquattro ore al giorno. Splendido! Considera il servizio al tuo signore come la pratica del Sutra del Loto. Questo è il significato di “tutti gli affari e le attività della vita non sono in contrasto con la realtà ultima”»
dal Gosho Risposta a un credente

Per ventiquattr'ore al giorno, come esseri umani e praticanti del Sutra del Loto pensiamo, parliamo e agiamo in seno alla società cercando di concretizzare nelle nostre azioni gli ideali espressi dalla preghiera. La storia dell'uccello che vive sulle Montagne Nevose, narrata da Nichiren Daishonin in Lettera a Niiike, ci ricorda infatti di come, dopo aver espresso un desiderio, una preghiera, sia necessario in seguito fare le azioni per costrui­re concretamente ciò per cui abbiamo recitato Daimoku. Questo uccello, infatti, per godere del nido desiderato durante il freddo pungente della sera, avrebbe dovuto svegliarsi l'indomani e volare tra gli alberi per raccogliere i ramoscelli utili alla costruzione del giaciglio (cfr. RSND, 1, 911).
Anche le semplici azioni quotidiane testimoniano la nostra fede ed è per questo che a volte può non essere semplice fare il primo passo per trasformare in azione le nostre preghiere. Come nella storia raccontata da Nichiren, l'uccello delle Montagne Nevose, nonostante fosse consapevole dell'esigenza di dover raccogliere tutto il necessario per il nido, ogni mattina non riusciva a compiere quel gesto. Per sostenere la fede c'è bisogno di coraggio e, anche se può sembrare strano accostare questa parola all'esempio sopracitato, ciò ci può aiutare a capire che ognuno di noi, a prescindere dalle circostanze, può incontrare alcune difficoltà nel compiere le azioni necessarie alla realizzazione della propria rivoluzione umana e quindi della propria felicità. Sì, per essere felici ci vuole coraggio. In questo senso la relazione con Nichiren Daishonin, con il maestro, può essere la sorgente da cui attingere questo coraggio. Riuscire in questa sfida e costruire i nostri "nidi" è molto importante.
Da una parte, il principio buddista di gyotai soku shinjin [l'azione (gyo) del corpo o comportamento (tai) equivale (soku) alla fede (shinjin)] ci suggerisce che il nostro comportamento è essenziale in quanto è attraverso di esso che il Buddismo si trasforma in una religione viva capace di toccare il cuore delle persone che ci circondano. Sotto questo aspetto l'azione diventa il modo per far conoscere l'insegnamento agli altri, incarnando così il desiderio e il pensiero costante del Budda: «Come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla via suprema e acquisiscano rapidamente il corpo del Budda?» (SDL, 305). In altre parole un modo per fare shakubuku. Dall'altra credo che sperimentare concretamente nella vita la veridicità del Buddismo sia importante per consolidare la fede che da quel momento poggerà non più sull'esperienza altrui ma sulla nostra. Ripeto spesso che c'è un momento in cui un verso, una frase, diventa parte di me, come se fosse un braccio o una mano con cui costruire, seminare, accarezzare, raccogliere. Non più un concetto astratto ma qualcosa di concreto capace di produrre valore. Sperimentare questo senso di appartenenza e realtà mi regala gioia e convinzione, qualità uniche per affrontare l'impresa successiva e approfondire ancora una volta il comportamento più adatto per rispondere alle aspettative del mio maestro e diventare così ancora più felice.
Molte volte nonostante gli sforzi fatico a vedere risultati evidenti, ma l'esempio dell'aereo che Daisaku Ikeda ha riportato nella proposta di pace del 2005 mi aiuta a ricordare il valore delle piccole azioni e l'importanza di migliorare oggi più di ieri e domani più di oggi. «Come mai l'aereo riesce a cambiare o addirittura invertire la rotta?» si domanda. «Tutto ciò non avviene con un'azione unica e improvvisa, ma grazie ai "colpi" continui e ripetuti dei "correttori di assetto", posti sotto le ali, che provocano gradatamente il cambiamento» (BS, 122, 15). (NR n. 507)

di Matteo Pisani - NR n° 507 - 1 marzo 2013
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Commenti

  1. Grazie mille per questo incoraggiamento! Bisogna pregare e agire tutti i giorni nella direzione della nostra felicità! Solo recitare daimoku non basta...

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