Come insegna il Budda

«Se i praticanti del Sutra del Loto praticano in accordo con l'insegnamento del Budda, sicuramente, senza nessuna eccezione, conseguiranno la Buddità in questa vita» (GZ, 416). Questa è la promessa di Nichiren.
La fede è una battaglia contro la nostra debolezza interiore. E per vincere questa battaglia dobbiamo basarci completamente sulla Legge mistica. In questo non esistono mezze misure. Affidarsi al cento per cento al Gohonzon è molto diverso che affidarsi al 99,99 periodico. C'è in gioco un vero salto di dimensione. Ogni volta che ne facciamo esperienza torniamo a stupirci: in quell'infinitesimo 0,01 che ci mancava c'è la chiave della soluzione.
Non esiste via di mezzo. Possiamo girare intorno alla base della montagna quanto ci pare senza compiere alcuno sforzo per scalarla, senza trovare il coraggio di affrontare. Allora tergiversiamo. Cerchiamo altro - ma cos'altro si può volere dopo avere incontrato la "gemma di ichinen sanzen", la chiave della vita capace di aprire tutte le porte?
E, come l'uomo della parabola che non sa di avere un gioiello cucito nella veste, continuiamo a vivere poveramente, mendicando risposte e soluzioni ovunque salvo lì dove potremmo con certezza trovarle, ricorriamo a scappatoie e strategie diverse, cercando fuori di noi, altrove.
Apparentemente "prendiamo" tempo, in realtà lo perdiamo. Mentre la vita passa e la vetta, come ci spiega Nichiren - si allontana.
Il Gohonzon è il mandala perfettamente dotato di tutti i benefici. Poiché è la concretizzazione della Legge stessa della vita, non c'è fenomeno che non vi sia incluso, né sofferenza o problema di cui non contenga la soluzione. La saggezza del Buddismo abbraccia ogni fatto della vita. Nam-myoho-renge-kyo è la formula capace di attivare qualunque tipo di trasformazione.
Per questo è fondamentale creare un legame diretto con il Gohonzon. E recitare Daimoku sinceramente prima di cercare qualsiasi altra soluzione. Può sembrare una sottile differenza nell'ordine delle cose da fare, ma ha un'importanza decisiva. Utilizzare la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra è la strada che permette a una persona comune di ottenere l'Illuminazione (cfr. SND, 4, 193). Questo è il significato di «mettendo da parte onestamente gli espedienti» (SDL, 56) e «non accettando un solo verso degli altri sutra» (SDL, 100).
«La mente delle persone tende inevitabilmente alla confusione. - scrive Daisaku Ikeda - È essenziale prendere le distanze da questo modo di pensare confuso. "Onestamente" qui significa in maniera netta, come quando si taglia nel senso della lunghezza una canna di bambù e le due metà si separano senza sbavature» (MDG, 1, 253).

Contaminazioni...
In Lettera ad Akimoto Nichiren Daishonin paragona la mente di una persona a un recipiente concavo nel quale l'acqua del Dharma della saggezza si raccoglie.
Ma un recipiente - osserva Nichiren - può avere quattro difetti. Può rovesciarsi o essere inutilizzabile perché chiuso da un coperchio, o può perdere acqua. Oppure il suo contenuto può essere contaminato: anche se l'acqua è pura, se nel recipiente è entrata della sporcizia quell'acqua non potrà essere utilizzata. Il quarto difetto, poi, è chiamato zo o "miscuglio". Se il riso viene mescolato a spazzatura, sassi, o terriccio, gli esseri umani non possono mangiarlo.
Il recipiente rappresenta i nostri corpi e le nostre menti. Le nostre bocche e le nostre orecchie. Il Sutra del Loto è l'acqua del Dharma della saggezza del Budda. Ma quando quest'acqua viene versata nella nostra vita, noi la rovesciamo o ci tappiamo le orecchie con le mani per non ascoltarla. Oppure la sputiamo per non recitarla. In tali casi siamo simili a recipienti rovesciati o chiusi da un coperchio.
«Oppure possiamo essere come quei praticanti la cui bocca un momento recita Nam-myoho-renge-kyo e il momento dopo Namu-Amida-Butsu. Questo è come mescolare spazzatura con riso oppure versarvi sabbia o sassi. Di questo ci ammonisce il Sutra del Loto quando afferma: "...desiderano abbracciare soltanto il sutra del Grande veicolo, non accettando un solo verso degli altri sutra..."».
E qui il Daishonin aggiunge: «Le dotte autorità del mondo d'oggi ritengono che non vi sia niente di male a mescolare pratiche estranee con la pratica del Sutra del Loto e una volta anch'io, Nichiren, ero di questa opinione. Ma il brano del sutra (che ho citato) non autorizza un simile modo di pensare» (SND, 9, 101).
Solo se un recipiente è privo di questi quattro difetti - conclude Nichiren - può esser chiamato un recipiente perfetto. E se la fede è perfetta, l'acqua della grande imparziale saggezza non si prosciugherà mai.
Tradotto in termini a noi più vicini, recitare Namu-Amida-Butsu (cioè invocare il nome del Budda Amida, proprio della scuola Nembutsu) potrebbe equivalere a tutti quei comportamenti quotidiani che inconsapevolmente sottendono modi di pensare non buddisti, riconducibili all'idea che la Legge sia al di fuori di noi.
«Se pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica ma un insegnamento imperfetto» ammonisce il Daishonin (SND, 4, 4).
Praticare il Buddismo significa costruire un io saldo e risoluto. Se trascuriamo questo punto, focalizzando altrove le nostre energie, finiremo senza neppure accorgercene per ricercare la Legge all'esterno. E questo significa evadere dalla responsabilità della propria vita.
Per esempio, se recitiamo Daimoku ma accusiamo sempre gli altri o il nostro ambiente per ciò che ci accade, stiamo evitando di affrontare la nostra oscurità interiore. E quindi stiamo ricercando l'Illuminazione al di fuori di noi.
Oppure recitiamo Daimoku passivamente aspettandoci un effetto dall'esterno, come se qualcuno dovesse prima o poi rispondere ai nostri meritevoli sforzi premiandoci con un beneficio. Nell'attesa annotiamo con cura le ore di Daimoku accumulate, ma evitiamo di affrontare il problema e ci guardiamo bene dall'agire per risolverlo.
Anche il fatto di lamentarsi continuamente è una trappola insidiosa che ci procura un sollievo apparente, mentre alla lunga ci distoglie dal migliorare noi stessi e mette un freno potente alla nostra evoluzione. Solo cambiando noi stessi a un livello più profondo e assumendoci completamente la responsabilità della nostra vita possiamo iniziare a migliorare la nostra situazione.

Con unica mente
L'atteggiamento di non risparmiare la propria vita è la chiave per rivelare la condizione vitale della Buddità.
«Con unica mente desiderano vedere il Budda e non risparmiano la propria vita». In Lettera a Gijo-bo Nichiren Daishonin afferma di aver rivelato la Buddità presente nella propria vita grazie a quest'unica frase contenuta nel Jigage del capitolo Juryo del Sutra del Loto (SND, 5, 4).
Desiderare di vedere il Budda "con unica mente" indica un ardente spirito di ricerca nei confronti del Budda, cioè la fede. «Ciòche chiamiamo fede non è niente di straordinario - scrive il Daishonin. - Fede significa riporre fiducia nel Sutra del Loto [...] e recitare Nam-myoho-renge-kyo come una donna ama il marito, come un uomo dà la vita per sua moglie, come i genitori non abbandonano i figli o come un figlio rifiuta di lasciare la madre» (SND, 7, 209).
Significa desiderare con ogni cellula del nostro essere, senza riserve. Essere disposti a sfidare con coraggio la nostra oscurità che cerca di ostacolarci persino nel recitare Daimoku.
«Desiderare di vedere il Budda con unica mente è concentrare la mente nel vedere il Budda, e se si vede la propria mente si vede il Budda», scrive Nichiren (SND, 5, 4).
Una preghiera fortemente concentrata, una mente che crede fino in fondo realizza il gioiello dei tremila regni in un singolo istante di vita, il mutuo possesso dei dieci mondi. Grazie al funzionamento della Legge meravigliosa del Loto - o renge - che rappresenta il misterioso principio della simultaneità di causa ed effetto, la nostra preghiera si manifesta come un gioiello che contiene la Buddità.
In altre parole: il desiderio ardente di vedere il Budda è la causa, il manifestarsi istantaneo della Buddità è l'effetto. Nichiren sta dicendo che una persona comune che ricerca intensamente il Budda manifesta naturalmente la vita del Budda.

Maestri della mente
Se seguiamo la nostra mente illusa di persone comuni, il nostro potenziale interiore può inaridirsi o persino soccombere agli impulsi più egoistici e distruttivi. Al tempo stesso, però, la nostra mente racchiude la chiave per l'Illuminazione (vedi Buddismo e società, n. 119, p. 53). Dunque è fondamentale disciplinarla. Questo processo di emancipazione dalle tendenze oscurate della nostra vita è la "rivoluzione umana". A questo serve la pratica buddista. Per compiere questo percorso dobbiamo essere disposti a "rinunciare" al nostro piccolo io. E soprattutto abbiamo bisogno di punti di riferimento chiari che ci facciano da guida.
Scrive il presidente Ikeda: «Se facciamo della mente che cambia in continuazione il nostro maestro sarà difficile progredire in maniera certa e costante. Invece dovremmo fare della Legge il nostro maestro [...]. Per le persone comuni non c'è altro modo di ottenere la Buddità che ricercare la Legge con unica mente e desiderare di vedere il Budda con unica mente» (MDG, 1, 180).
Il Daishonin insegna che il vero maestro della mente è la Legge mistica, Myoho-renge-kyo, il cuore del Sutra del Loto, e stabilisce la pratica concreta che permette di diventare maestri della propria mente, cioè recitare Nam-myoho-renge-kyo. La sua lotta si basa sulla profonda consapevolezza che nella vita di ogni persona esiste questa Legge eterna, e la ha concretizzata nel Gohonzon per permettere a ognuno di creare un legame diretto con essa.
La vita umana possiede un potere incommensurabile. Più lottiamo e più potere tiriamo fuori. La fede è il mezzo per estrarre questo tesoro. E la preghiera è la forza motrice del cambiamento.
Il Daishonin manifestò nella sua vita la mente del Budda grazie alle sue altruistiche battaglie per kosen-rufu. C'è uno stretto legame tra lo stato vitale della Buddità e la battaglia coraggiosa per proteggere la Legge. «"Con un'unica mente desiderano vedere il Budda e non risparmiano la propria vita" per noi significa dedicarci a kosen-rufu col cuore del re leone, continuando per tutta la vita a diffondere la Legge mistica» (MDG, 1, 184).

di Alessandra Fornasiero - Buddismo e Società n.123 - luglio agosto 2007


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