Aprire la porta della compassione

Esiste un momento in cui qualcuno bussa alla nostra porta magari sfiduciato e pieno di dubbi.
C'è un aspetto meraviglioso nel Buddismo di Nichiren Daishonin, che si ritrova nella Soka Gakkai, quello di sostenere la vita delle altre persone, prendendosi cura delle sofferenze di qual cuno come se fossero le proprie, incoraggiare chi ormai non ce la fa più ad andare avanti, dare fiducia a chi l'ha perduta.
Si potrebbe andare avanti con un elenco infinito di situazioni, ma in definitiva l'unica cosa che noi facciamo è quella di togliere la paura e la sofferenza a un essere umano.
Non è il sostituirsi al Gohonzon e farsi mettere al centro della vita di qualcuno soddisfacendo così il nostro bisogno di essere insostituibili.
Nel l'incoraggiamento di un bodhisattva non c'è posto per l'arroganza, per la brama di potere sopratutto quando è mascherato da una sorta di finta compassione, che in fin dei conti non è altro che un smisurato amor proprio.
Il nostro essere è concentrato a far si che il nostro amico o compagno di fede che sia, diventi più felice di noi.
In realtà dovremmo sempre ricordarci che tramite la nostra esperienza, possiamo rappresentare una lanterna che illumina il tortuoso cammino della rivoluzione umana, una funzione del Gohonzon stesso.
Chi non si è mai chiesto, in situazioni particolarmente dure, il perché tante sofferenze fossero capitate proprio a noi, e quante volte siamo rimasti stupiti nel leggere che i bodhisattva scelgono deliberatamente di nascere in mezzo alle difficoltà, eppure tutta la sincerità di questo principio la si ritrova quando la nostra lotta serve ad aprire un varco lungo il cammino di qualcuno, non è il solo raccontare di fronte a tutti un'esperienza fatta attraverso la fede, è sostenere, incoraggiare costantemente gli altri a essere decisivo.
Si diventa felici solo se i nostri scopi sono dei mezzi, non il fine ultimo, i mezzi per smuovere il cuore della gente.
E non importa l'aver già stravinto per comportarsi da bodhisattva, la lotta è di per sé già un forte incoraggiamento.
In definitiva si prova un gran senso di speranza vivendo accanto a chi non si da mai per vinto, a chi non getta mai la spugna.
Sia le gioie sublimi, sia le pene angoscianti svaniscono come un sogno.
Tuttavia, il ricordo di aver vissuto pienamente la propria vita non scompare mai.
Tutto questo non è che un gran regalo fatto a noi stessi poiché coltivando giorno dopo giorno la nostra compassione buddista, ci ritroveremo ad aver sostenuto e incoraggiato la vita di centinaia e centinaia di persone che nel momento della nostra morte reciteranno per noi. In particolare, i ricordi, dei propri intensi sforzi per kosen-rufu sono eterni.
Dato che l'unico aspetto che assicura una veloce rinascita è determinato dalla qualità di compassione che siamo capaci di manifestare... ci ritroveremo a vivere di nuovo nel palcoscenico del mondo in breve attimo, pieni di forza vitale e di amore per noi stessi, per gli altri e per la vita, con una gran voglia di ritrovare il Gohonzon.

Estratto da: Il Volo Continuo n.13
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