In cambio di un sorriso

Ho deciso di fare volontariato dopo essere stata molto colpita da una persona anziana abbandonata senza cure in un reparto psichiatrico di Livorno, dove mi recavo perché vi era ricoverato mio suocero. Da quel momento ho sentito il desiderio di fare qualcosa per alleviare simili sofferenze e ho cominciato ad assistere la domenica alcune anziane, aiutandole nella cura del proprio corpo e cercando di dare loro un sostegno morale. Provavo un senso di gratificazione, dovuto anche all’approvazione di diversi miei conoscenti.
Dopo aver iniziato a praticare il Buddismo smisi per un certo periodo questa attività: ogni volta che mi vedevo davanti una persona anziana provavo un senso di avversione.
Trascorso un certo tempo decisi di riprendere, specialmente per verificare se il mio modo di pormi con gli altri era lo stesso, oppure se il cambiamento dovuto alla pratica buddista si sarebbe manifestato anche qui.
A questo punto decisi di frequentare un corso organizzato dall’A.V.O. (Associazione Volontariato Ospedaliero), della quale sono divenuta socia. Finito il corso avrei dovuto fare 100 ore di tirocinio accompagnata da un istruttore, ma dopo sole 20 ore questi decise di lasciarmi da sola, affidandomi il reparto di traumatologia. Prima di recarmi all’ospedale recitavo un’ora di Daimoku con lo scopo di incoraggiare le persone che avrei assistito. Il mio sforzo veniva ripagato dalla disponibilità dei malati, con i quali avevo creato un ottimo rapporto, testimoniato dal fatto che mi trattavano come un’amica e una confidente. Eppure durante il corso ci avevano avvertiti che, in molti casi, i malati reagiscono negativamente alle offerte di assistenza dei volontari. Non era il mio caso, forse perché recitavo davanti al Gohonzon con la determinazione di manifestare compassione e di dimostrare a me stessa che ero cambiata.
Non facevo più il volontariato per essere gratificata ma per gratificare gli altri. Ho capito quanto sia importante la salute, io che in passato ero sempre malata, soffrivo di crisi depressive e venivo spesso ricoverata in ospedale. Ora sono guarita e grazie al Gohonzon posso sperimentare la felicità di aiutare altri in cambio di un sorriso. (F. B.)
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