Vincere o perdere

Il Buddismo è una pratica dinamica che porta le persone ad affrontare le sofferenze e le conduce verso la felicità. In questa sezione affrontiamo i princìpi fondamentali della filosofia buddista, raccontiamo attraverso testimonianze i cambiamenti che le persone hanno sperimentato nella loro vita, percorriamo le tappe principali della storia del Buddismo, rispondiamo ad alcune domande e presentiamo alcuni scritti di Nichiren avvertendo i lettori che gli articoli che compongono queste pagine non sono sempre legati fra loro.

L'espressione "Buddismo è vincere o perdere" può sembrare in antitesi con ciò che costituisce nell'immaginario collettivo un approccio "pacifico" alla vita o, addirittura, può apparire un invito a fomentare il conflitto. Tuttavia, questa frase non si riferisce a un antagonismo tra individui, ma alla lotta interiore che interessa tutti gli aspetti della nostra vita. Come dice il presidente della SGI, Daisaku Ikeda: «L'universo, questo mondo e le nostre stesse vite sono teatro di una continua lotta tra odio e compassione, tra gli aspetti distruttivi e costruttivi della vita». La nostra sfida, attimo dopo attimo, è continuare a lottare per creare il massimo valore in ogni situazione e per non essere mai sconfitti o cedere agli ostacoli che ci capita di incontrare. In una lettera di incoraggiamento al discepolo Shijo Kingo, il Daishonin scrive: «La legge del Budda decide la vittoria o la sconfitta» (La grande guida del mondo, SND, 5, 113). E Ikeda commenta: «Il Buddismo è una lotta in cui si vince o si perde. Anche la vita è così. Non è eccessivo affermare che il Buddismo fu esposto per consentire a ogni persona di trionfare nella battaglia fondamentale che avviene nella vita, quella fra il Budda e le funzioni demoniache».

Come si può applicare questo concetto alle battaglie giornaliere? La fede non è separata dalla vita quotidiana, e deve metterci in grado di attingere alla saggezza "pratica" necessaria per vincere nella realtà.
Possiamo affrontare sfide apparentemente banali (scrivere una lettera a un anziano parente o chiarire un malinteso con un'altra persona) o più importanti (sostenere una campagna contro le armi nucleari), ma la lotta è sostanzialmente la stessa. Si tratta di vincere sulle debolezze, sulla paura e sull'inerzia, e decidere di agire per la nostra e per l'altrui felicità.
Nichiren Daishonin afferma che, più del riconoscimento a livello sociale, ciò che conta è la nostra vittoria come esseri umani attraverso la risoluzione dei problemi concreti e i cambiamenti positivi a livello spirituale, apparentemente invisibili. Desiderare di avere una vita "sicura" e "tranquilla" equivale a eludere le sfide più grandi che inevitabilmente sorgono quando ci impegniamo a esprimere al massimo la nostra positività e creatività, e a fronteggiare attivamente ciò che causa a noi e ad altri sofferenza e ingiustizie. Sia che lottiamo per ottenere una promozione sul lavoro o che incoraggiamo un amico che combatte contro la depressione, per vincere sono necessari il coraggio, la perseveranza e la forza interiore per affrontare la sofferenza e i momenti di pessimismo. Quello che ci serve è sviluppare la forza vitale e la presenza di spirito necessari per fronteggiare qualsiasi difficoltà. La vita stessa di Nichiren Daishonin è un esempio di coraggio supremo di fronte alle persecuzioni e alle avversità, e il suo insegnamento è il mezzo che ci permette di chiarire gli obiettivi e ci fornisce gli strumenti per realizzarli.
Per noi praticanti, il bene più grande da coltivare è la consapevolezza dell'illimitato potere del coraggio, della saggezza e della compassione inerenti alla vita di tutte le persone. Attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo attiviamo questi poteri, rafforziamo la determinazione per raggiungere gli obiettivi e sviluppiamo la forza necessaria per superare gli ostacoli, interni ed esterni, che ci impediscono di crescere. E proprio quando l'unione tra una forte preghiera, la determinazione e l'azione porta a risultati concreti, allora troviamo il coraggio di affrontare sfide ancora più grandi e aiutare gli altri a fare altrettanto, con rinnovata fiducia nelle nostre capacità. Come afferma Daisaku Ikeda: «Il Buddismo decide la vittoria. Quando lottiamo contro un potente nemico, possiamo vincere o perdere, non ci sono vie di mezzo. La lotta contro le funzioni negative della vita fa parte della pratica buddista. È vincendo questa battaglia che possiamo aspirare a diventare dei Budda».

la Storia - 6 / La vita di Nichiren Daishonin

16 febbraio 1222 nasce a Kominato, viene chiamato Zennichi-maro. 1234 entra nel tempio Seicho-ji per ricevere un'istruzione religiosa e generale. 1238 viene ordinato monaco da Dozen-bo, il suo maestro, e prende il nome di Zesho-bo Rencho. 28 aprile 1253 proclama per la prima volta Nam-myoho-renge-kyo. In questa occasione sceglie il nome di Nichiren (sole-loto). 16 luglio 1260 invia a Hojo Tokiyori, ex reggente che godeva di grande autorità, un trattato intitolato Adottare l'insegnamento corretto per la pace nel paese in cui spiega la causa dei disastri che investono il Giappone. 27 agosto 1260 un gruppo di seguaci Nembutsu lo assale con l'intento di ucciderlo. Questo episodio è noto come la persecuzione di Matsubagayatsu. 12 marzo 1261 viene condannato all'esilio a Ito, nella penisola di Izu. Ottiene il perdono nel febbraio 1263. 11 novembre 1264 gli uomini di Tojo Kagenobu, signore del luogo e fervente seguace Nembutsu, gli tendono un'imboscata. Due discepoli muoiono per difenderlo, Nichiren viene ferito. Questo episodio è noto come la persecuzione di Komatsubara. 12 settembre 1271 è arrestato come ribelle e condotto a Tatsunokuchi per essere decapitato. Quando il carnefice solleva la spada una sfera brillante attraversa il cielo, illuminando vivamente la scena e terrorizzando i soldati. Questa è nota come la persecuzione di Tatsunokuchi. 1 novembre 1271 è esiliato nell'isola di Sado. 16 gennaio 1271 si svolge il dibattito di Tsukahara, in cui Nichiren riduce al silenzio i preti delle altre sette, suoi oppositori. Febbraio 1272 termina uno dei suoi scritti più importanti, L'apertura degli occhi, in cui fornisce la prova documentaria dell'apparizione del vero Budda nell'Ultimo giorno della Legge. Aprile 1273 termina L'oggetto di culto per l'osservazione della mente, in cui spiega l'oggetto di culto dal punto di vista della Legge. Febbraio 1274 ottiene il perdono e torna a Kamakura, ma ancora le sue parole non vengono ascoltate dalle autorità per cui decide di ritirarsi sul monte Minobu. Settembre 1279 venti contadini di Atsuhara, discepoli del Daishonin, vengono arrestati, torturati e tre di loro uccisi. Il 12 ottobre 1279 iscrive il Dai-Gohonzon, l'oggetto di culto per tutta l'umanità. 13 ottobre 1282 muore.

Le domande / Per noi e per gli altri

Due domande ad Andrea Bottai, vice direttore generale dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Che cosa significa "alzare lo stato vitale"?
Alzare lo stato vitale significa trasformare positivamente la dinamica interiore con cui stiamo vivendo un determinato momento. Normalmente ogni essere umano sperimenta stati d'animo diversi in relazione ai pensieri che gli attraversano la mente oppure alle circostanze esterne. Di solito per modificare il proprio sentire negativo noi esseri umani tendiamo ad agire sull'ambiente, cercando di modificare le circostanze che l'hanno prodotto. Con la recitazione del Daimoku invece è possibile sperimentare un innalzamento dello stato vitale, basato sul meccanismo dei dieci mondi, senza che sia necessario agire sull'ambiente esterno. Nichiren spiega: «Se la mente degli uomini è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra; non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente" (Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, SND, 4, 5). Grazie a una recitazione concentrata di Nam-myoho-renge-kyo posso ritrovare una condizione vitale fiduciosa, un insieme di sentimenti che sono orientati verso la compassione e gioia. Il potere infinito della Legge mistica si manifesta nell'uomo come vitalità, speranza, fiducia, compassione, determinazione, ottimismo.

È possibile recitare Daimoku per le altre persone, e come può aiutarle la nostra pratica?
Preoccuparsi degli altri è una buona cosa, e se davvero vogliamo aiutare una persona la cosa migliore da fare è proprio recitare Daimoku per lei. In termini di incoraggiamento concreto possiamo farle sapere che abbiamo a cuore il suo problema, possiamo telefonarle, andare a trovarla. Forse la situazione non cambierà immediatamente, ma questa persona si sentirà incoraggiata. Quando recitiamo Daimoku facciamo emergere la Buddità e il potere della Legge mistica non solo dalla nostra vita, ma dall'intero universo, tanto che possiamo considerare il Daimoku come il mezzo per comunicare tra la nostra Buddità e la Buddità dell'universo. Nichiren spiega in un Gosho il principio di richiamare e rivelare la nostra natura di Budda interiore con una bellissima metafora: «Quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, l'uccello in gabbia cerca di uscir fuori» (Il Sutra del Loto porta all'Illuminazione, SND, 8, 34). Il canto dell'uccello in gabbia è il Daimoku recitato dalle persone comuni, imprigionate dalle catene dell'oscurità fondamentale, delle illusioni e dei desideri, che risvegliano in sé la fede nella Legge mistica. In altre parole, è il Daimoku recitato con una fede determinata a vincere su tutti gli ostacoli che ci permette di diventare sicuramente felici grazie al potere della Legge mistica. Il potere di un Daimoku così forte e determinato richiama la natura di Budda in tutti gli esseri viventi.
stampa la pagina

Commenti

  1. Fede, Pratica e amore per gli altri per realizzare la nostra e la loro felicità, ma anche studio è la via che porta all'Illuminazione, alla Buddità! Non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà, ma lottare con forza e determinazione contro le oscurità, trasforma tutti i veleni in medicina e rende la vita sempre più felice perchè lottando come leoni ruggenti otteniamo la vittoria per noi e per gli altri!

    RispondiElimina

Posta un commento