L’incanto lungo la via #6/6

Quattro domande:

1) Dando per scontato che – come diceva il Daishonin – «abbracciare è facile e continuare è difficile», quali difficoltà hai incontrato?

2) Pensi che in queste difficoltà abbia influito qualche tuo errore nell’atteggiamento verso la pratica? Se sì, quale?

3) Se potessi dare un consiglio a qualcuno, quale errore gli suggeriresti di non commettere nella pratica?

4) E se la stessa persona ti chiedesse di indicargli altri sbagli da non commettere, cosa gli diresti?

Gli amici della nostra crescita

1) Le difficoltà che ho incontrato maggiormente sono state quelle derivate dal mio karma. Nei momenti “bui” della mia vita continuare a praticare non è stato sempre facile. In quelle situazioni di grande sofferenza ho cercato di non arrendermi mai, e ho affrontato i problemi ritornando sempre di fronte al Gohonzon.


2) Più che “errori” io direi che non sempre è stato facile mantenere un giusto atteggiamento nella pratica. In certe occasioni siamo sopraffatti dalle funzioni negative della vita, i famosi “demoni”, che tendono a confonderci e ad allontanarci dal Gohonzon.
Questa è la situazione ideale per far proliferare i dubbi e dato che di per se stessi non aiutano a risolvere i problemi, è fondamentale riuscire ad affrontare i dubbi uno per uno, trasformandoli in convinzione e determinazione. È così che queste funzioni negative possono diventare amiche della nostra crescita e della nostra fede.

3) L’errore che si può commettere è che quando si manifesta il proprio karma più profondo, ci si allontani dal Gohonzon e dall’organizzazione, come alla deriva “in balìa del demone”. Bisogna stare molto attenti a questo.

4) Altri consigli che posso dare sono questi:
- Praticare il Buddismo con il cuore e non con la testa;
- Controllare che la propria vita quotidiana e la pratica siano in accordo con l’insegnamento buddista;
- Quando ci sentiamo depressi, infelici, insoddisfatti, frustrati ecc... sicuramente siamo “in balìa del demone”, dobbiamo riconoscerlo e, aumentando la recitazione del Daimoku, alzare la condizione vitale. Quando ci sentiamo veramente bene, abbiamo la conferma che stiamo praticando correttamente;
- Non allontanarsi mai dalla SGI anche se ci sono dei problemi, essa è unica in quanto promuove il “Gohonzon”, ha dinamismo, è in costante cambiamento, ha grande capacità di rinnovarsi e di autocorreggersi.

(N. L. P.)

Ricercando gli stimoli giusti

1) All’inizio l’entusiasmo è naturale, col passare degli anni tutto può diventare routine, si tende anche a pensare che abbiamo già fatto tante esperienze e ci mettiamo meno alla prova.
Trovo che sia difficile mantenere una fede corretta proprio perché si cade con facilità nell’abitudine e nella formalità.
Ma proprio perché è difficile tenere sempre a mente gli scopi fondamentali della pratica buddista, si dovrebbero sempre cercare gli stimoli giusti per rinnovare se stessi. L’attività è l’occasione buona per non perdere la strada. Per esempio, teoricamente si sa che lo studio è importante, ma se non si trovano degli stimoli concreti è difficile fare l’azione concreta di studiare. Da soli tutto è più difficile. Ecco che partecipare alle riunioni di studio, per rimanere in questo esempio, è un modo concreto per studiare con più facilità.
Secondo me l’attività buddista è questo stimolo per rinnovarsi sempre: nel corso degli anni la gente cambia, noi cambiamo e dobbiamo trovare modi nuovi per stare con gli altri.

2) Sicuramente, la difficoltà di rideterminare ogni giorno i propri obiettivi e i propri grandi ideali e adoperarsi ogni giorno per realizzarli. All’inizio si pratica quasi esclusivamente per risolvere i problemi personali, poi seguendo l’insegnamento dei nostri maestri (il presidente Toda diceva che niente è peggiore di una persona priva di ideali) al centro degli scopi individuali si sostituisce l’ideale di kosen-rufu. Ma, di fronte ai problemi pressanti della vita quotidiana questi grandi obiettivi si allontanano ancora una volta. L’esperienza mi ha insegnato che dedicandosi con sincerità al grande scopo della pace si risolvono anche i problemi personali.

3) Di non far mai diventare la pratica un infinito ciclo d’austerità ma di scegliere personalmente ogni giorno, cioè di non arrivare mai a sentire la pratica come un dovere.

4) Di non perdere mai l’entusiasmo e la passione nella pratica. Nonostante sia una disciplina si può sentire una grande gioia quando si riesce a disciplinare la nostra vita prima davanti al Gohonzon poi di conseguenza in tutti gli aspetti della nostra vita.

(C. B.)
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