L’incanto lungo la via #4/6

Quattro domande:

1) Dando per scontato che – come diceva il Daishonin – «abbracciare è facile e continuare è difficile», quali difficoltà hai incontrato?

2) Pensi che in queste difficoltà abbia influito qualche tuo errore nell’atteggiamento verso la pratica? Se sì, quale?

3) Se potessi dare un consiglio a qualcuno, quale errore gli suggeriresti di non commettere nella pratica?

4) E se la stessa persona ti chiedesse di indicargli altri sbagli da non commettere, cosa gli diresti?

Qualche trucco del mestiere

1) 2) 3) 4) Ormai è dal ’76 che ho “abbracciato” la Legge e col tempo fare Gongyo mi è diventato normale come prendere un caffè al mattino e vestirmi per uscire. Ma si può continuare a praticare, senza farlo veramente.
Per me è stato più difficile continuare a fare Gongyo e Daimoku per i primi due, tre anni di pratica. Passati questi, la vera difficoltà è stata continuare a praticare “veramente”.


All’inizio ero come un’altalena: ad ogni minima difficoltà o contrasto ero sempre pronta a smettere (anche se non l’ho mai fatto) ma poi, non sapendo quale altra strada scegliere, continuavo a lottare. Nel frattempo, tuttavia, perdevo forza vitale, mi scoraggiavo e quindi, prima di affrontare direttamente l’ ostacolo dovevo rideterminarmi per poi attaccare direttamente il problema. Con tutta questa indecisione perdevo anche un mese di tempo, un passo avanti e uno indietro, benefici pochi, gioia poca, andamento lento. Perdevo troppo tempo. Stabilii una data entro la quale avrei deciso se continuare o meno. Feci molto Daimoku e alla fine decisi «praticherò tutta la vita». Quella decisione è valida ancora oggi, da quel giorno, per molto tempo, andai più svelta. Se c’era un ostacolo, era da affrontare, il Buddismo è vincere o perdere.
Se in seguito mi è capitato ancora di rallentare non è stato perché volevo smettere, ma perché mi ci sono trovata, quasi sempre perché diventavo negativa e tendevo pericolosamente ad isolarmi.
Posso dirvi solo quali trucchi ho trovato per continuare. Un giorno scoprii che tendevo a pensare negativo quando per lungo tempo recitavo meno Daimoku. Da allora segno il Daimoku giornaliero su una scheda per verificare se ci sto ricascando; quando divento pessimista cerco di non darmi troppa retta e incremento il Daimoku. Non so perché, ma il cattivo umore svanisce lasciando quasi subito il posto a nuove idee e pensieri meno drammatici.
L’altro trucco è quello di stare in mezzo alle persone. Fare attività da un lato è un termometro incredibile del nostro stato vitale, se siamo solo un po’ passivi ce ne rendiamo conto immediatamente e possiamo porre rimedio rapidamente prima di diventare troppo scoraggiati. Dall’ altro lato, parlando con gli altri, troviamo spesso nuovi spunti per avanzare o ridimensionare i nostri drammi. Fare attività buddista è come «per la mosca viaggiare sulla coda del cavallo», si viaggia veloci (e forse con meno fatica). Ultimamente mi ero di nuovo rilassata, ma questa volta anche nello studio con il risultato di essermi fermata un’altra volta.
Lo studio del Gosho e dei consigli del presidente Ikeda sono come tanti cartelli indicatori verso la Buddità, se non si seguono ci si perde. Lo studio ci porta ad avere tante piccole Illuminazioni parziali che rinfrescano e aumentano la fede. Lo studio è un valido aiuto per incoraggiare gli altri se ci basiamo sulla forza che ci deriva dal Gohonzon con Gongyo e Daimoku. In sostanza: non scordarsi mai di controllare la fede, la pratica per sé e per gli altri e lo studio. I problemi ci saranno sempre ma sarà quasi come bere un bicchier d’acqua.

(S. B.)

Non cadere mai nell’abitudine

1) 2) 3) 4) La maggior difficoltà che ho incontrato nella pratica del Buddismo è stata quella di dubitare del potere del Gohonzon e più precisamente del potere del Budda nella mia vita. Questo tipo di sofferenza è nato per lo più quando non ho visto realizzati gli obiettivi che mi ero posto, nonostante mi sforzassi nella pratica.
Nel Gosho c’è scritto: «Illusione o illuminazione è ciò che rende una persona comune mortale o Budda». In particolare, ne Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza Nichiren Daishonin dice: «Quando una persona è illusa è chiamata mortale, ma una volta illuminata è chiamata Budda. Anche uno specchio appannato brillerà come un gioiello se viene lucidato. Una mente annebbiata dalle illusioni derivate dall’ oscurità innata della vita è come uno specchio appannato, che però una volta lucidato diverrà chiaro e rifletterà l’illuminazione alla verità immutabile. Risveglia in te una profonda fede e lucida il tuo specchio notte e giorno. Come puoi lucidarlo? Solo recitando Nam-myoho-renge-kyo».
L’errore in cui sono a volte caduto è stato quello di pensare che siccome stavo praticando, tutto si sarebbe risolto facilmente. Il consiglio che vorrei dare è di non cadere nell’abitudine, approfondendo quotidianamente fede pratica e studio, consapevoli del fatto che sia la pratica per sé che la pratica per gli altri e lo studio sono fondamentali ad alimentare la fede, continuando a lottare con i piedi ben saldi nella quotidianità. Inoltre è importante non perdere di vista lo scopo della pratica e delle attività della ISG nonostante le difficoltà che si possono incontrare nei rapporti interumani.

(P. P. D.)
stampa la pagina

Commenti

  1. 1)nessuna difficoltà... appena ho approfondito di cosa è il buddismo l'ho abbracciato in pieno.. abbraccia lui stesso il mio modo di pensare :)

    RispondiElimina
  2. 3) una volta fissato con tutto il cuore l'obbiettivo da raggiungere... sforzare se stessi e traamite il NMRK di essere forti e capire le modalit per raggiungere quel dato obbiettivo!!

    RispondiElimina
  3. 4) caro mio.. la vita è una si sa' :) ma ognuno la gestisce e la vive secondo le sue esperienze e soprattutto secondo la propria testa... tu solo sai i mezzi come raggiungee i tuoi obbiettivi.. propio perche' sono tuoi, tu solo e nessun altro sa' come raggiungerli!!

    RispondiElimina

Posta un commento

E' possibile inserire il tuo vero nome o un nickname scegliendo "Nome/URL"