Il Sutra del Loto #118

Il Buddismo del Daishonin ci permette di dimorare nell'eternità di Kuon Ganjo

Issai seken. Tennin gyu. Ashura. Kai i kon shaka-muni-butsu. Shus-shaku-shi gu. Ko gayajo fu on. Za o dojo. Toku a-noku-ta-ra san-myaku sanbodai. Nen zen-nanshi. Ga jitsu jo-butsu irai. Muryo muhen. Hyaku sen man noku. Nayuta ko.

Tutti gli dei, gli uomini e gli asura di questo mondo credono che, dopo aver lasciato il palazzo della sua famiglia, il Budda Shakyamuni si sia seduto in meditazione non lontano dalla città di Gaya e abbia raggiunto la suprema Illuminazione. Tuttavia, uomini di devota fede, un tempo illimitato e sconfinato - cento, mille, diecimila, centomila nayuta di eoni - è trascorso da quando ho effettivamente ottenuto la Buddità.

In questo brano Shakyamuni dichiara di aver effettivamente ottenuto l’Illuminazione nel remoto passato (come andrà ora ad illustrare), all’epoca di gohyaku-jintengo. Questo costituisce la rivelazione centrale del capitolo Rivelazione della vita eterna del Budda.
Shakyamuni si rivolge all’infinita moltitudine di esseri radunati alla Cerimonia nell’aria: «Ognuno di voi crede che io, dopo aver abbandonato la vita di palazzo e rinunciato al mondo all’età di diciannove anni, abbia ottenuto la suprema Illuminazione per la prima volta a trent’anni, nei pressi della città di Gaya, sotto l’albero di bodhi».


Le persone credevano che Shakyamuni avesse ottenuto per la prima volta la Buddità nella sua esistenza presente. Questo punto di vista sulla sua Illuminazione è detto “ottenimento iniziale dell’Illuminazione”.
Pensavano così perché, nei sutra precedenti e nell’insegnamento teorico (prima metà) del Sutra del Loto, Shakyamuni aveva appunto spiegato di aver ottenuto la Buddità per la prima volta nella sua esistenza presente.
Qui, nel capitolo Juryo, però, egli refuta questo punto di vista - che egli stesso aveva sostenuto - e dichiara: «un tempo illimitato e sconfinato - cento, mille, diecimila, centomila nayuta eoni - è trascorso da quando ho effettivamente ottenuto la Buddità».
In altre parole egli rivela di essere diventato un Budda molto tempo fa, in un passato inconcepibilmente lontano. Questo è definito il suo “vero ottenimento (dell’Illuminazione) nel remoto passato”; Shakyamuni rinnega così la sua condizione provvisoria di Budda che aveva raggiunto la Via solamente nella sua esistenza presente e rivela la sua vera identità come Budda che ottenne l’Illuminazione nel remoto passato. Questo è definito “abbandonare il transitorio e rivelare la verità.”
Ai discepoli che lo ascoltavano esporre il capitolo Rivelazione deve essere sembrata una rivoluzione paragonabile al rovesciamento del cielo e della terra. Infatti questa sua dichiarazione differiva dalle precedenti, come l’acqua dal fuoco.
Nichiren Daishonin dice al riguardo: «Ma ora tutti questi brani sono stati dimostrati falsi da questa singola dichiarazione del capitolo Juryo» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, pag. 145).
“Falsi” significa bugie. Dunque se non è vero che Shakyamuni, come egli stesso aveva sostenuto, ottenne l’Illuminazione per la prima volta in questa vita, così anche le cause per l’ ottenimento della Buddità da lui esposte a quel tempo devono essere false. Si trattava di un fatto sconvolgente perché significava che le cause e gli effetti relativi all’ottenimento della Buddità che Shakyamuni aveva predicato fino ad allora erano falsi.
Nell’Apertura degli occhi il Daishonin afferma: «Arrivati allo honmon del Sutra del Loto, viene distrutta l’idea dell’Illuminazione iniziale del Budda in India e di conseguenza vengono distrutti anche gli effetti dei quattro insegnamenti. Essendo distrutti gli effetti dei quattro insegnamenti anche le cause lo sono. La causa e l’effetto dei dieci mondi dell’esistenza così come erano spiegati negli insegnamenti precedenti e nello shakumon del Sutra del Loto vengono annullati e rivelati la causa e l’effetto dei dieci mondi dello honmon» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, pgg. 98-99).
I “quattro insegnamenti”1 indicano in sintesi tutti i sutra precedenti il Sutra del Loto e la parte teorica di quest’ultimo. Negli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto Shakyamuni spiegò che, per “diventare un Budda” era necessario esaurire la propria vita nei nove mondi e questo sarebbe servito come causa per ottenere l’Illuminazione.
Questo modo di vedere non viene radicalmente alterato nemmeno dall’insegnamento teorico del Sutra del Loto, che pure rivela che la Buddità è contenuta nelle vite degli esseri dei nove mondi; infatti nell’ insegnamento teorico Shakyamuni stava ancora predicando come Budda che aveva ottenuto l’Illuminazione per la prima volta nella sua esistenza presente e quindi dal punto di vista secondo il quale, per diventare un Budda, è necessario prima sradicare i nove mondi.
Però nel capitolo Rivelazione, che appartiene all’insegnamento essenziale, egli spiega di avere effettivamente ottenuto l’Illuminazione nel remoto passato, refutando così le cause e gli effetti per l’ottenimento della Buddità che aveva esposto nei sutra precedenti e nell’insegnamento teorico del Sutra del Loto.
Le scritture buddiste spiegano che nelle sue precedenti esistenze Shakyamuni aveva praticato come Sessen Doji, il re Shibi e il re cervo. Inutile dire che tali incarnazioni ebbero luogo molto dopo il momento nel remoto passato in cui egli per la prima volta ottenne la Buddità. In altre parole la rivelazione dell’ottenimento della Buddità da parte di Shakyamuni nel remoto passato significa che nelle successive incarnazioni in cui praticava come essere umano, come animale o come essere dei nove mondi, egli stava assumendo l’aspetto di un essere dei nove mondi, ma di fatto la sua ve- ra identità era già quella di un Budda.
Questo significa che la vita del Budda del vero ottenimento nel remoto passato è assolutamente dotata dei nove mondi, che può utilizzare e nei quali può muoversi liberamente.
Il mondo di Buddità esiste eternamente nella vita che si manifesta nei nove mondi e i nove mondi esistono eternamente nella vita del Budda. Dunque “il vero ottenimento nel remoto passato” indica la visione della vita espressa dal principio del mutuo possesso dei dieci mondi. Questo si intende nel brano precedente con le parole “la causa e l’effetto dei dieci mondi nell’ insegnamento essenziale” (honmon nella traduzione, n.d.t.).
Tale causa e tale effetto, che costituiscono la vera causa e il vero effetto dell’ottenimento della Buddità, possono essere chiariti solo attraverso la refutazione dell’opinione secondo la quale Shakyamuni ottenne l’Illuminazione per la prima volta nel corso della sua esistenza attuale e la rivelazione del suo vero ottenimento nel remoto passato. Anche se Shakyamuni parla di ottenimento della Buddità nei sutra precedenti e nell’insegnamento teorico del Sutra del Loto, poiché questa discussione si basa sul punto di vista per cui egli ottenne l’Illuminazione per la prima volta nella sua esistenza presente, essa risulta inconsistente come un albero privo di radici.
In breve, il Budda del vero ottenimento nel remoto passato significa la vita dotata dei dieci mondi, che esiste eternamente. In termini spaziali essa è la forza vitale cosmica, in termini temporali è la vita eterna. Di fatto è questa la natura fondamentale delle nostre vite. “Vero ottenimento nel remoto passato” indica aprire la propria vita e riuscire ad accedere alla vita sconfinata e incommensurabile, alla vita cosmica ed eterna.
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