È un sentimento... bisogna provarlo

Se preghi con tutto il cuore che ti siano concessi subito dei benefici, come possono le tue preghiere rimanere senza risposta?

Dal Gosho Sulla preghiera

A volte bastano pochi pensieri per distruggere otto anni di sforzi e di speranze... È capitato anche a me, quando una sera ho cominciato a mettere in discussione tutto quello che avevo costruito in otto anni di pratica buddista, ed ho avuto l’impressione di essere assolutamente insoddisfatto di tutta la mia vita. Mi sembrava che lavoro, amore, amici, salute fossero la prova concreta di un fallimento totale.
Una prima conclusione è stata: «Com’è difficile vivere!» E con questo stato vitale è stato inevitabile pensare di essere insoddisfatto anche del mio carattere, della mia personalità, della mia intelligenza e soprattutto... del mio cuore. Perché quando si prova tanta sofferenza come provavo io in quel momento, non si vuole più bene a nessuno, tantomeno a se stessi. La seconda conclusione è stata: «Com’è difficile viversi!». A quel punto decisi di andare a dormire pensando: domani è un altro giorno. Prossimo alla porta della camera da letto, attraversando il corridoio mi fermai un attimo, prima di entrare. Ho pensato: potrei recitare Daimoku, ma non ho più obiettivi, non più determinazione...e poi?, la determinazione non nasce dal Daimoku, bisogna metterla prima. Così mi è venuta in mente la frase del Gosho Sulla preghiera: «Se preghi con tutto il tuo cuore che ti siano concessi subito dei benefici, come possono le tue preghiere rimanere senza risposta?» Se c’è la Buddità dentro la mia vita, il Gohonzon mi deve concedere di sentirla stasera. Lasciai dietro di me la camera da letto per andare davanti al Gohonzon, pretendendo una risposta.
Dopo quaranta minuti di lacrime e Daimoku ho sentito che una gioia infinita mi saliva dal petto, ho allargato le braccia e avrei voluto abbracciare tutte le persone che conosco, volevo un gran bene a tutti e avevo una gran compassione per i miei limiti. Nei momenti migliori ho sempre pensato, saremo persone felici, adeguate e meravigliose, ma in quel preciso momento ho pensato che siamo persone felici, adeguate e meravigliose. Causton diceva: «Si tratta di momenti molto brevi, la gioia della Buddità è differente da quella dell’estasi, non solo perché è una gioia che non può essere annientata dalla sofferenza, ma piuttosto perché può assorbirla». La sofferenza dell’inferno è indispensabile per desiderare la Buddità, allora sfruttiamo quei momenti e chiediamo al Gohonzon di concederci spesso questo beneficio, che trasforma un grande senso di fallimento in un senso di profonda realizzazione... Come possono le nostre preghiere dunque rimanere senza risposta?

di Luciano Biolcati
stampa la pagina

Commenti

  1. Domenica 24 febbraio ho ricevuto il Gohonzon. Durante la cerimonia, un responsabile ha detto di mettere sempre nelle sue preghiere quella di non smettere mai di recitare! Tu ne dai conferma con questa bellissima testimonianza! Grazie.

    RispondiElimina

Posta un commento