La guerra di Piero

"Quando stavo peggio riaffioravano i dubbi di non riuscire a guarire, ma dovevo vincere a tutti i costi, perché le gambe mi occorrevano per andare a incoraggiare i miei compagni nella fede."

Ero una persona molto insicura, non riuscivo mai a prendere una decisione, erano sempre gli altri a farlo per me. Questa profonda insicurezza ovviamente mi portava grossi problemi di relazione, specialmente con l’altro sesso. Mi sentivo sempre e comunque inferiore agli altri. La situazione si aggravò quando all’età di trent’anni fui colpito dall’epilessia che si manifestò con vertigini, convulsioni e stato confusionale. Avevo crisi improvvise, una o due volte al mese, tanto che mi fu anche sospesa la patente di guida. Così precipitai nella depressione più totale. Un giorno, uno dei tanti in cui stavo malissimo, sentii il desiderio di telefonare a un vecchio amico, Danilo, per fargli gli auguri di compleanno, anche se erano secoli che non ci sentivamo.
Era un giovedì e Danilo mi convinse ad andare con lui a una riunione buddista. Rimasi subito colpito dall’atmosfera gioiosa che si respirava, entrai in quella stanza pieno di sofferenza e ne uscii più sereno. Il giorno dopo volevo risentire quella sensazione e così iniziai a recitare tanto Daimoku: tre o quattro ore al giorno. Fu come se esplodesse dentro di me una grande forza interiore e sentivo più fiducia in me stesso, nonostante le crisi epilettiche che mi facevano compagnia con intensità ancor maggiore di prima.


Moralmente mi sembrava di rinascere ma condividevo i dubbi dei medici sulla mia guarigione. Però, grazie all’attività buddista e al molto Daimoku che recitavo, ero sempre di buon umore, mentre prima ero completamente l’opposto.
Ricevetti il Gohonzon, scoppiavo di felicità e piangevo di gioia. Promisi che avrei dedicato la mia vita agli altri e improvvisamente sentii dentro di me la certezza che sarei guarito. Di ritorno da un corso presso il Centro culturale europeo di Trets, in Francia, decisi veramente di guarire per incoraggiare le persone e dare una prova concreta della validità della mia pratica buddista. Ma si scatenò l’inferno.
Mia sorella si ammalò di tumore al seno e dopo una settimana mio padre morì d’infarto. Avevo già perso mia madre anni prima e fui preso dalla disperazione più completa. Recitai subito Daimoku per parecchie ore per trasformare il dolore che mi provocava la perdita di mio padre e a un certo punto provai una gioia immensa, difficile da spiegare a parole. Continuai a recitare Daimoku per mia sorella, che si curava con la chemioterapia. Dopo un anno guarì completamente. Nel frattempo le mie crisi epilettiche peggioravano. Un giorno che stavo malissimo decisi di farmi ricoverare in ospedale: entrai con timore in un ambiente pieno di sofferenza e paura, ma il mio desiderio era trasmettere gioia e così accadde. Ero così felice e stupito di me stesso che mi ero quasi dimenticato delle crisi. Dopo vari tentativi i medici trovarono la terapia giusta e dopo un mese di ospedale ne uscii completamente guarito. Tutti gli sforzi, tutto il Daimoku recitato, non solo per la mia felicità ma anche per quella degli altri, ora si concretizzavano restituendomi un corpo sano. Non dimenticherò mai la gratitudine nei confronti del Gohonzon e il senso di vittoria che provai in quel momento!
Avevo un altro grande sogno: trovare la donna della mia vita. Avevo sempre pensato che fosse una cosa impossibile ma ora ero più sicuro di me stesso, mi volevo più bene e volevo vincere anche su questa sofferenza. Recitavo Daimoku, cercavo di conoscere più gente possibile, ma continuavo a “rimbalzare”, fino a quando conobbi una ragazza, Giovanna, che praticava in un gruppo del mio settore. La invitai a fare Gongyo a casa mia, senza secondi fini, ma dal quel giorno non feci altro che pensare a lei. Mi ero innamorato! Incrementai la quantità di Daimoku per trovare il coraggio di farmi avanti, per vincere la mia innata timidezza e dopo dieci giorni la rividi a una riunione e decisi che le avrei parlato al più presto. Ero molto teso ma con tutto il Daimoku che avevo recitato sentivo che era la volta buona e così finita la riunione successiva le feci una dichiarazione in piena regola. Le piacque e ci fidanzammo.
Tutto sembrava andare per il meglio ed ecco che il mio karma, la malattia, si ripresenta. Mentre passeggiavo con la mia fidanzata improvvisamente sentii la gamba sinistra molto debole. Pensai che fosse dovuto alla stanchezza accumulata ma la sentivo molto pesante come se avessi un macigno addosso e camminavo a stento. Dopo le vacanze di Natale una mattina al risveglio mi accorsi che la situazione era ulteriormente peggiorata: la gamba era quasi completamente bloccata e non riuscivo assolutamente a camminare. Mi ricoverarono immediatamente e, dalla risonanza magnetica (RM), risultò una lesione alla guaina che ricopre i tessuti nervosi. Ero preoccupato per Giovanna, della sua reazione, avevo paura che s’intimorisse di fronte alla mia malattia e invece mi sostenne con coraggio e determinazione mentre io recitavo Daimoku per trovare la cura e il medico adeguati. Seguivo le cure della medicina ufficiale ma senza successo, anche se questa situazione aveva ancora di più rafforzato il legame tra me e Gianna la quale lottava al mio fianco con tutta se stessa. Dopo vari tentativi trovai una dottoressa omeopata che mi ispirò subito molta fiducia e mi misi in cura da lei. Quando stavo peggio riaffioravano i dubbi di non riuscire a guarire, ma dovevo vincere a tutti i costi, perché le gambe mi occorrevano per andare a incoraggiare i miei compagni nella fede. Il mio sogno più grande in quei momenti era quello di poter correre. Diamo nella vita tante cose per scontate, ma poi, quando una funzione così basilare come il poter camminare o correre ti viene a mancare, s’incomincia ad apprezzare di più il vivere. Tre mesi dopo feci un’altra risonanza magnetica: il risultato era stazionario, ma io sentivo che piano, piano stavo migliorando. Una sera stavo scherzando con Gianna che si mise a correre e io istintivamente le andai dietro… stavo correndo! Dopo un mese feci un’altra RM e non c’era più traccia della lesione. Era sparito tutto e non solo: insieme alla dottoressa siamo risaliti anche alla causa di questa lesione che mi provocava la paralisi. Io sono un appassionato subacqueo e, anni prima durante un’immersione, ero risalito da una profondità di circa quindici metri senza alcuna compensazione, causandomi così un embolo che poteva avere conseguenze gravissime e invece è rimasto silente per anni procurandomi però nel frattempo quelle cicatrici sulla guaina responsabili della paralisi. Avevo vinto un’altra battaglia contro la malattia, con tanto Daimoku e il desiderio infinito di dare un’altra prova concreta.
Ma il karma è duro da cambiare e, dopo due anni la stessa malattia si fa nuovamente viva. Questa volta aveva colpito inizialmente tutti gli arti, per poi sfociare in maniera più forte nella gamba sinistra. La paura e l’angoscia fu tanta, più della volta precedente. Venivo da un periodo di grande stress, la forza vitale non era al massimo, mi sentivo debole interiormente e invece di convinzione e gratitudine nutrivo pensieri negativi.
Il neurologo mi visita e mi fissa una RM. Decido di fare tre ore di Daimoku al giorno con il grande sostegno e incoraggiamento di tanti amici e in particolare di mia moglie. Sì, perchè nel frattempo avevo realizzato il desiderio che mi stava tanto a cuore: ci eravamo sposati!
Ma non sentivo la svolta interiore, il mio Daimoku era debole, non c’era nessuna determinazione. Chiesi un consiglio nella fede e l’udire nuovamente le parole di Risposta a Kyo’o: «Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?» mi fece tornare davanti al Gohonzon con uno spirito più combattivo.
Nel frattempo l’appuntamento con la RM tardava a venire e fu un bene perché mi portò a decidere di guarire prima dell’esame medico. Una domenica mattina, mentre recitavo al Centro culturale, sentii una grande gioia e da lì percepii che sarei guarito per la terza volta. Dopo qualche giorno camminavo sempre meglio e quando feci la RM dopo circa un mese non risultarono lesioni al midollo, solo una microlesione nella sostanza bianca che, a detta del neurologo, non comporta nessun rischio e per la quale ho fatto un piccolo ciclo di cortisone. Ora cammino molto bene e ho ripreso alcune antiche passioni che avevo accantonato, come la scherma, uno sport dove il movimento veloce delle gambe è fondamentale.
Dopo quest’episodio ho deciso di sradicare definitivamente dalla mia vita la tendenza a questo tipo di malattie. Come? Andando a fondo, cercando la causa attraverso la recitazione del Daimoku e l’attività per gli altri, essendo libero dalla paura, lottando fino in fondo per ogni cosa, sviluppando compassione verso tutti gli esseri umani e approfondendo la conoscenza di queste malattie. Sogno, anzi desidero, che il mio Daimoku possa indirizzare gli scienziati di tutto il mondo a trovare nuove terapie per le malattie degenerative del sistema nervoso che restituiscano speranza a tutte le persone che ne soffrono. È un’utopia la mia? Non credo, il Daimoku permea tutto l’universo e, ho imparato che, mantenendo la fede nel Gohonzon, l’impossibile diventa possibile. (P. N.) (dati modificati)
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