Ho abbattuto il mio muro

Il rapporto con mio padre è sempre stato difficile e da quando ho iniziato a praticare il Buddismo ho cercato con grandissimi sforzi di migliorarlo, usando tutti i mezzi possibili. Il problema era che non riuscivo a «usare la strategia del Sutra del Loto» fino in fondo e quindi recitavo sì, ma la mia era solo una speranza. Ogni volta che affrontavo il problema ero presa da mille dubbi e in pratica mi costringevo a rimanere davanti al Gohonzon.
Ero assillata da una domanda: ma qual è la differenza tra speranza e fede? A vevo sentito Mitsuhiro Kaneda spiegare che avere fede è: determinare sinceramente, chiarire lo scopo, pregare il Gohonzon con sincerità, mantenere una determinazione anche se è faticoso, ottenere un effetto, avere come risultato gioia e fortuna. Chi non si sforza è rimasto ancora a livello del dovere o della speranza. Per capirlo, e cioè per cambiare radicalmente, c’ è voluto un episodio decisivo.
Mio padre, che vive a Singapore, venne a trovarmi. Dietro un’ osservazione di mio marito, il quale si dispiaceva che non riuscissimo a dialogare tra noi, la risposta che dette fu tremenda: «Tanto, anche se parliamo, alla fine lo scopo è sempre quello di sfilarmi dei soldi». Come se non bastasse, pochi giorni dopo il suo ritorno a Singapore mi inviò un fax che mi fece sentire ancora peggio, dove esprimeva una sfiducia totale in me e in mio marito. Io non riuscivo a farmene una ragione e piangevo continuamente. Per la prima volta in vita mia, però, decisi che non potevo continuare a soffrire così profondamente per il rapporto di dipendenza con mio padre. Dovevo trovare la soluzione. A qualunque costo.
Mi balenò l’idea che forse il corso estivo, che si sarebbe tenuto di lì a poco, avrebbe potuto aiutarmi e chiesi a una mia responsabile se l’idea le sembrava buona. Detto, fatto: riuscii ad avere l’ultimo posto su 4.500!
Quando arrivai a Chianciano Terme, dove si stava concludendo il turno precedente, vedevo gente che partiva piangendo per l’ emozione e mi chiedevo: «Ma che avranno mai da piangere?!».
Appena fui nella sala a recitare Daimoku con 1.500 persone ebbi una grande delusione. Credevo di dover sentire una sola voce amplificata e invece avvertivo solo delle singole voci in disarmonia. Nella telefonata serale a mio marito gli parlai della mia perplessità, non vedevo dove fosse la grande importanza del corso di cui mi avevano tanto parlato. Speravo in meglio per il giorno dopo.
E il giorno dopo, tra le altre cose, sentii raccontare un’ esperienza che in seguito si sarebbe rivelata fondamentale, anche se sul momento non lo capii affatto. La sera, telefonai di nuovo a mio marito e ancora una volta gli dissi che non capivo.
La mattina seguente invece, mentre ero sotto la doccia, mi tornò in mente quell’esperienza. Avvertii una sensazione sorprendente, mai provata prima. Mi sembrava che, tutto d’ un colpo, la mia vita si stesse ripulendo. Quello che sentivo era una sensazione di aria pura, ero incredibilmente sollevata. Lì per lì pensai: «Ma che cavolo mi sta succedendo?». Mi avevano parlato di recitare per avere «la vita aperta», ma questo era assolutamente inverosimile! Eppure, da questo strano episodio è come se la mia vita avesse imboccato un nuovo corso. Tra l’altro, quella stessa mattina riuscii a recitare Daimoku insieme agli altri partecipanti e a sentire tutte, ma proprio tutte le 1.500 persone. La sera, quando telefonai a mio marito potei dirgli che finalmente sapevo perché tutti quanti erano così emozionati e, l’ ultimo giorno, al momento dei ringraziamenti e dei saluti anch’io non ce la feci a trattenere le lacrime: avevo abbattuto un muro tra me e gli altri.
Una volta tornata a casa mi resi conto che pregavo il Gohonzon con un atteggiamento del tutto nuovo. Recitavo con gioia e non più per «dovere». Finalmente riuscivo a recitare con tutta sincerità per la felicità di mio padre, non avevo più rancori verso di lui e provavo un senso di in- dipendenza e di libertà assoluta. Fino ad oggi non ci siamo ancora sentiti. Ma questo non ha molta importanza, perché ora so di essere libera, di non dipendere più da lui e, a questo punto, so anche che il nostro rapporto di padre e figlia può avere un inizio del tutto nuovo. (M. H-B.)
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