Un sogno moltiplicato due

L’eccezionale incontro di un’estate e un orizzonte nuovo che si spalanca, tra l’Italia e la Russia, inseguendo le proprie aspirazioni e quelle di un’amica davvero speciale.

Un'estate spensierata

Ho conosciuto il Buddismo a Firenze grazie a mio fratello che lo pratica dal 1997, anno in cui me ne parlò per la prima volta. Mi ci sono voluti sette anni prima di iniziare sul serio. Nell’estate del 2004 ricominciai a recitare Daimoku, spinto non tanto dai problemi, ma dalla mancanza di direzione della mia vita. Nel luglio-agosto di quell’ anno avevo passato momenti veramente divertenti e da qualche tempo avevo acquisito gioia e spensieratezza.
Quell’estate fu veramente speciale, grazie a dei nuovi amici che avevo incontrato. Si trattava di un piccolo gruppo di turisti russi, conosciuti per caso: tre ragazze di Mosca, all’ incirca ventenni e i genitori di una di loro, Katia. Passare il tempo insieme a loro era entusiasmante per me e per i miei amici, perchè il loro modo di vivere era fuori dai nostri schemi. In particolare, Katia possedeva una personalità originalissima, molto immediata ma anche estremamente profonda. Fate conto una Pippi Calzelunghe che avesse studiato, trascinante quando era il momento di divertirsi e affascinante quando parlava di letteratura o musica rock. Era l’unica delle tre a conoscere l’italiano e questo ci aiutò a diventare molto amici in poco tempo. Un’importante premessa è che non mi ero innamorato di lei, dato che di solito ho difficoltà ad avere amicizie sincere con le ragazze. Katia aveva un ragazzo a Mosca, Igor, che la continuare a fare.
Mi misi subito alla prova: organizzai e tenni un corso di informatica in un Centro Sociale e fu un’esperienza ricca e divertente. Allora presi sicurezza e le mie preghiere divennero più ambiziose: iniziai a pregare per la felicità dei genitori di Katia. Dopo qualche tempo una sua amica mi disse al telefono che Natasha e Leova avevano perdonato il ragazzo, anzi avevano stretto amicizia con lui e lo avevano tirato fuori dai guai con la giustizia, rinunciando a qualunque denuncia. Non credevo proprio che fosse merito delle mie preghiere, ma ciò mi spinse a chiedere al Gohonzon di avere la possibilità in futuro di andare a Mosca e diventare amico dei genitori di Katia.
Dopo una settimana il mio capoufficio (lavoro in una società di informatica), quasi imbarazzato, mi disse che un’azienda consociata alla nostra si trovava in difficoltà a causa di mancanza di docenti per un corso di progettazione software. «Teo, non so come chiedertelo, ma tra una settimana dovresti andare a Mosca», mi disse.
Quello fu il giorno in cui presi fede nel Sutra del Loto.

Il mondo secondo Katia

Mosca è una città difficile. Semplicemente la vita è più difficile, e si avverte nell’aria un senso di precarietà e di pericolo quasi tangibili, se si è stranieri. C’è una poesia di Charles Dickens, chiamata Mosca 1812, che dice:

Era il momento migliore
Era il momento peggiore
Era l’alba della speranza
Era la notte della disperazione.

Questa è Mosca ancora oggi.
Il lavoro era molto duro e avevo difficoltà negli spostamenti perchè non conoscevo il cirillico; tornavo tardi in albergo e non c’era modo di incontrarmi con gli amici di Katia. Alla fine ci riuscii e mi portarono a casa dai suoi genitori. Fu un momento indimenticabile. Da allora rimasi loro ospite per tutto il soggiorno moscovita. Fu bellissimo, e quando tornai a Roma mi salutarono come un figlio. La mia amicizia con quelle due persone straordinarie era divenuta profonda. Leova adesso lavora in un’azienda italiana e ogni tanto viene nel nostro Paese. Hanno passato le vacanze estive degli ultimi due anni a Roma, miei ospiti, divertendosi molto.
La scorsa estate Natasha mi ha detto: «Pensavo che Roma fosse la città del Papa, ma ho incontrato un sacco di buddisti». Il bello è che loro, più che essere incoraggiati da me e dai miei amici, hanno incoraggiato noi, facendoci vedere una volta di più che la vita può vincere tutte le avversità, anche se non si è buddisti.
Io sono stato a Mosca sei volte fino ad oggi, ed è molto divertente fare la vita del comune moscovita. Gli amici di Katia sono ormai anche i miei amici: Natasha, Polina, Igor, Drioma, Alexander, Vadim, Sasha, Pasha, Nadia, Vova, Max e tanti altri! Ho avuto momenti belli e momenti tristi, mi sono fidanzato e mi sono lasciato, ho imparato a bere la vodka tutta la notte senza ubriacarmi, ma a volte sono stato ubriaco fradicio. Ho sentito il vento gelido che ti ghiaccia il respiro e sono stato nelle banja, le saune dove la temperatura arriva a cento gradi. Ho visto i nuovi ricchi spendere fortune in via Arbat accanto ai miserabili che hanno perso tutto e chiedono l’elemosina. Ho conosciuto musicisti di Heavy Metal e ho passato le notti a parlare con Karen Kachaturian, il nonno di Katia, che è tra i maggiori musicisti di musica classica viventi. Un giorno mi ha portato al teatro Bolshoj a vedere un balletto che aveva composto da poco, Biancaneve. Eravamo seduti accanto nel loggione. Nel momento in cui Biancaneve cade addormentata dopo aver mangiato la mela, riuscii a immaginare quali dovevano essere stati i suoi pensieri quando aveva composto la musica. Lo spettacolo fu un tale successo che il pubblico lo chiamò sul palcoscenico per dedicargli un applauso di dieci minuti. Questi sono ricordi così emozionanti per me!

Il centro elaborazione dati e Kosen-Rufu

Il mio sogno russo ha bisogno di sforzi per essere inseguito. Il Centro Elaborazione Dati (CED) della ISG é il luogo dove mi impegno nella pratica per gli altri. Si tratta di uno staff atipico: essendo costituito da poche persone, le attività non sono organizzate in turni, ma dipendono dalla propria disponibilità giorno per giorno e poiché l’ Associazione ha immediato bisogno di rinnovare il proprio sistema informativo, spesso facciamo molto tardi la sera. All’ inizio ho trovato l’ attività pesante per questo motivo, ma ho deciso di mettere alla prova le parole del Sutra del Loto “Essi non risparmiano le loro vite”. E questo io ho imparato al CED: dedicarmi alla Legge mistica senza risparmiarmi mi ha dato in cambio una condizione vitale davvero alta rispetto ai miei vecchi standard e nella mia vita personale sono avvenuti cambiamenti importanti che hanno riguardato il mio lavoro, la mia famiglia a Firenze e i miei affetti a Roma e a Mosca. Troppe cose sono successe perché ne possa parlare qui, perciò mi limiterò a descrivere l’ impatto che l’ attività al CED ha avuto sul mio attaccamento per Mosca e per i miei amici di Mosca. Innanzitutto ho imparato l’ umiltà. Ho conosciuto molte persone di altri staff che per dedizione, impegno e capacità organizzativa hanno da insegnarmi tanto. Io posso dare un piccolissimo contributo a Kosen-rufu in Russia e devo essere umile per questo; infatti la prima volta che arrivai lì ero così immerso nel senso di missione che volevo fare tutto da solo e questa è solo arroganza.
Senza compagni di viaggio non si va da nessuna parte. Al CED di Roma siamo in tre e ognuno da il suo contributo senza il quale gli altri due si troverebbero in difficoltà.
E così per caso, ho trovato un compagno di viaggio per kosen-rufu a Mosca. Anzi una compagna.

Regina Smirnova e le persecuzioni che colpiscono il Budda

Fu per caso che sentii parlare di lei, e ovviamente la notizia che a Roma viveva una ragazza moscovita e buddista non mi lasciò indifferente. Diventammo amici e approfondimmo la fede insieme. Lei faceva moltissimo Daimoku e aveva introdotto tante persone al Buddismo. Forse per questo dovette affrontare prove e persecuzioni grandi. La più grave riguardava il suo appartamento di Mosca, che aveva affittato ad un uomo d’ affari russo: con quei soldi lei viveva in Italia. Una buona parte degli uomini d’ affari russi ha rapporti con la mafia. Lui non faceva eccezione e quando cadde in disgrazia fuggì da Mosca. La mafia si impossessò della casa come saldo del suo debito e solo uno scontro a fuoco con la polizia allontanò i mafiosi. La casa uscì un po’ malconcia e la serratura della porta era saltata. In questi anni Mosca è la meta più ambita dei disperati che fuggono dalle repubbliche lontane, colpite da guerre, miseria e radiazioni nucleari. Una casa disabitata e aperta è per loro come il miele per le api: in pochi giorni un piccolo gruppo di ucraini provenienti da Odessa trovò rifugio dal lungo inverno russo. Questi sono fatti che possono sembrare incredibili in Italia ma che in Russia sono all’ ordine del giorno. Regina aveva desiderio di tornare a Mosca sia per riprendersi la casa sia perchè la sua esperienza italiana si stava esaurendo. Ma aveva paura di ciò che la attendeva laggiù.

Lo staff edizioni e la protezione del Gohonzon

Partimmo in tre, il suo Gohonzon, lei ed io. Arrivammo a Vichino, quartiere di periferia dove era la casa. Con noi Igor, il ragazzo di Katia. Una donna ucraina ci fece entrare, ma si rifiutò di liberare la casa anzi, ci consigliò di andar via perché da lì a poco sarebbero arrivati imprecisati amici. Regina e Igor andarono dalla polizia, io rimasi a controllare la casa. Il tempo passava, la donna era sempre più sicura di sé, la mia paura di morire aumentava. Nella biblioteca di Regina c’ era una copia del Sekyo Times dove Ikeda diceva che chi lavora per i giornali dell’ associazione propaga la parola del Budda, perciò è protetto dal Gohonzon. Io non faccio parte dello Staff Edizioni, ma del Centro Elaborazione Dati dove con gli amici Gino e Silvio, che ringrazio calorosamente per tutto l’ aiuto che mi hanno dato, abbiamo preparato il nuovo sistema informativo di Edizioni. Perciò leggendo quelle parole feci un salto di otto mondi, iniziai a parlare con la donna ucraina e la vidi per quello che era: una povera vittima di una persecuzione che aveva colpito il suo paese e che resisteva in qualche modo in attesa di un mondo migliore. Subito dopo la polizia arrivò e Regina ebbe indietro la sua casa. Per farvi capire chi è Regina Smirnova sappiate che il giorno dopo fece praticare la donna e una sua amica che hanno trovato una nuova sistemazione. Magari qualcuno adesso sta recitando daimoku a Kiev o a Chernobyl.

Katia per sempre

Questa mia esperienza non si conclude qui e va avanti insieme alle altre cose della mia vita. Ci sto ancora lavorando sopra. Studio russo, aspetto l’ arrivo del presidente Ikeda, faccio Daimoku e attività poi vediamo. Comunque ho accumulato buoni ricordi e ci sono persone per le quali il mio arrivo a Mosca è una festa.
Ma se chiudo gli occhi, vedo Katia che ride e che è felice e, non so come, pratica il Daimoku del Sutra del Loto. Allora penso che tutto quello che ho fatto, l’ ho fatto per lei e che il meglio per me e per i miei amici di Mosca deve ancora venire. (T. A.)(dati modificati) 
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