Non cercare al di fuori di te #3/4

La fede per raggiungere la Buddità in questa esistenza

Naturalmente il Gohonzon è di per sé smisuratamente grande. Negli Scritti in sei volumi Nichikan Shonin afferma: «Anche chi non ha ancora risvegliato una vera fede riceverà immensi benefici grazie al legame stabilito con il corretto oggetto [di culto, cioè il Gohonzon]».
La Soka Gakkai, che ha ricevuto la vera eredità della fede, si dedica a far conoscere ampiamente questo infinito e illimitato potere del Gohonzon a innumerevoli altre persone. La fede che si pratica nella Soka Gakkai richiede uno sforzo attivo per manifestare la Legge mistica nella propria vita e produce anche una chiara prova concreta sotto forma di benefici. Quando avanziamo insieme alla Soka Gakkai tendiamo a interiorizzare in modo naturale la pratica corretta della fede insegnata da Nichiren Daishonin.
Perciò coloro che recitano sinceramente Nam myoho renge kyo davanti al Gohonzon e partecipano assiduamente alle attività della Soka Gakkai non possono mancare di diventare Budda. Lo scopo della fede è realizzare liberamente il proprio pieno potenziale e brillare ciascuno nella sua propria e unica maniera. Perciò è importante continuare ad avanzare e sfidare se stessi pensando: «Mi sforzerò nella pratica. Approfondirò la mia fede. Farò del mio meglio come membro della Soka Gakkai». Questa è la via sicura verso il conseguimento della Buddità in questa vita.
Con tale consapevolezza applichiamo concretamente e rigorosamente nella nostra pratica quotidiana l’ammonimento del Daishonin: «Se pensi che la Legge sia al di fuori di te, stai abbracciando non la Legge mistica ma un insegnamento inferiore». Ricercare la Legge mistica fuori di noi equivale a evadere dalla responsabilità della propria vita.
Praticare il Buddismo del Daishonin significa non oscillare qua e là ma costruire un io saldo e risoluto come l’imponente monte Fuji. Se trascuriamo questo punto e invece focalizziamo altrove le nostre energie finiremo, senza nemmeno accorgercene, col ricercare la Legge all’esterno.
Per esempio, se recitiamo daimoku davanti al Gohonzon ma accusiamo sempre gli altri o il nostro ambiente per ciò che ci accade, stiamo evitando la sfida di affrontare la nostra oscurità interiore o ignoranza, e così facendo ricerchiamo l’illuminazione al di fuori di noi. È cambiando noi stessi a un livello più profondo che possiamo iniziare a migliorare la nostra situazione, e la preghiera è la forza motrice di questo cambiamento.
È importante anche non cadere nella trappola di praticare una “fede dipendente”, atteggiamento con cui si spera che la nostra preghiera abbia risposta grazie al potere divino o trascendente di dèi o Budda. Questo è un tipico esempio del considerare la Legge esterna a noi. I Budda provvisori degli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto si prestavano assai bene a questo tipo di fede, la cui essenza è la tendenza a evadere dalla realtà.
Pur soffrendo palesemente, le persone che hanno questo tipo di fede dipendente evitano di guardare ai loro problemi, non hanno il coraggio né fanno alcuno sforzo per affrontare le circostanze. Ma senza lotta non possiamo avviare il motore della nostra rivoluzione umana. E in una situazione del genere, a essere sinceri, la fede viene semplicemente usata come qualcosa dietro cui nascondersi per evitare di affrontare la realtà.
Per fare un’analogia con l’alpinismo, se ci limitiamo a camminare attorno alla base della montagna e non compiamo alcuno sforzo per scalarne le pareti, per quanto tempo passi
non raggiungeremo mai la cima. Così, se evitiamo di affrontare i nostri problemi, non riusciremo mai a rafforzare e sviluppare noi stessi, e non avremo la possibilità di conseguire la Buddità in questa esistenza.
Inoltre è anche importante cercare di liberare la nostra vita dal dubbio e dalla mancanza di fede, così come dalle recriminazioni e dalla lamentela. Alla base della convinzione errata che Myoho renge kyo (la Legge mistica) esista fuori dalla nostra vita c’è l’incapacità di credere che tutte le persone, noi e gli altri, possiedono la natura di Budda. Questa incredulità ha origine dall’oscurità fondamentale o ignoranza.
Per quanto riguarda l’atteggiamento nella fede, questa tendenza a considerare con scetticismo la natura di Budda come un bell’ideale che però non serve a cambiare la realtà dei fatti si manifesterà in una preghiera debole, vaga e priva di fiducia. Se i nostri sforzi nella fede sono poco convinti non riusciremo a cambiare il nostro atteggiamento o a trasformare in maniera fondamentale la nostra vita.
Come indica il Daishonin in questo scritto quando dice: «Risveglia in te una profonda fede», se speriamo di raggiungere la Buddità in questa esistenza dobbiamo continuare a sforzarci di approfondire la nostra fede e la nostra preghiera. Quando la fede si approfondisce essa si manifesta in una preghiera fiduciosa e concreta.
Poiché lo scopo della pratica è il conseguimento della Buddità in questa esistenza, quando si recita è assolutamente indispensabile avere una mente, un atteggiamento, fermamente concentrati. È come cercare di scagliare una freccia: senza un obiettivo chiaro non saremo in grado di tendere l’arco con vera energia e determinazione. Allo stesso modo le nostre preghiere si potranno realizzare solo quando sostituiremo vaghi aneliti con concrete determinazioni e con un daimoku fiducioso di realizzare senza alcun dubbio le nostre speranze.
Brontolare e lamentarsi sono le porte del dubbio e della mancanza di fede. Anche se sappiamo che si tratta di comportamenti sbagliati, ci può capitare di metterli in atto nostro malgrado. Ma se diventano abitudini saranno un freno perenne alla nostra crescita e ci faranno dimenticare di progredire e di migliorare noi stessi. Quando ciò accade, di fatto stiamo bloccando le nostre potenzialità, e cadiamo nell’atteggiamento di ricercare la Legge al di fuori di noi. Smettere di lamentarsi e di brontolare può essere veramente un’impresa, ma la Legge mistica ci dà la saggezza per controllare queste tendenze e usarle come una sorgente di crescita e di sviluppo.
Guardiamoci attentamente anche dall’offendere i nostri compagni di fede. L’offesa, il risentimento e la gelosia verso gli altri ci portano a rinnegare la loro natura di Budda. E non riuscire a credere nella natura di Budda degli altri – così come non riuscire a credere nella propria – ci spinge fuori rotta, alla ricerca della Legge fuori di noi. È la nostra natura di Budda che fondamentalmente ci sprona a realizzare la felicità nostra e degli altri. Non credere nella natura di Budda significa negare lo spirito del Sutra del Loto che insegna che tutte le persone hanno il potenziale per ottenere la Buddità. Di conseguenza il Daishonin ammonisce severamente che se andiamo contro lo spirito del sutra non solo le nostre preghiere per raggiungere la Buddità in questa esistenza non saranno esaudite, ma alla fine commetteremo un’offesa alla Legge.
Inoltre, a meno che non pratichiamo insieme secondo il principio di “diversi corpi, stessa mente”, non potremo realizzare il grande desiderio di kosen rufu.
Riconfermiamo nuovamente che recitare Nam myoho renge kyo per la felicità nostra e degli altri è il vero mezzo per raggiungere la Buddità in questa esistenza. Ogni persona ha il potenziale per diventare un Budda.
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Commenti

  1. E' probabilmente la cosa piu difficile capire che tutti hanno la buddita'.
    Difficile da accettare relazionandosi con il mondo:D
    tuttavia è impossibile non credere che ciò sia vero guardando un neonato. Impossibile non pensare che anche hitler possedeva in se la buddità, se lo pensiamo come un neonato di pochi giorni o pochi mesi.
    Il rispetto del prossimo passa da qui, dall' aprirsi a credere nella buddità di ciascuno di noi.

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