Non cercare al di fuori di te #2/4

Studiare il Buddismo ma cadere negli insegnamenti non buddisti

Non pensare mai che qualcuno degli ottantamila sacri insegnamenti di Shakyamuni o qualcuno dei Budda e bodhisattva delle tre esistenze e delle dieci direzioni sia al di fuori di te. La pratica degli insegnamenti buddisti non ti solleverà affatto dalle sofferenze di nascita e morte a meno che tu non percepisca la vera natura della tua vita. Se cerchi l’illuminazione al di fuori di te, anche eseguire diecimila pratiche e diecimila buone azioni sarà inutile, come se un povero stesse giorno e notte a contare le ricchezze del suo vicino, senza guadagnare nemmeno mezzo centesimo.
Per questo il commentario della scuola T’ien-t’ai afferma: «Se non si percepisce la natura della propria vita, non si possono sradicare le proprie gravi colpe». Questo implica che, finché non si percepisce la natura della propria vita, la pratica sarà un’infinita e dolorosa austerità. Perciò queste persone che studiano il Buddismo vengono tacciate di essere non buddiste. Come afferma Grande concentrazione e visione profonda: «Benché studino il Buddismo, le loro idee non sono diverse da quelle dei non buddisti».
Sia che tu invochi il nome del Budda, che reciti il sutra o semplicemente offra fiori e incenso, tutte le tue azioni virtuose metteranno nella tua vita buone radici e benefici. Pratica la fede con questa convinzione.
Nel passo in esame il Daishonin ci ammonisce ulteriormente: «Non devi mai pensare che qualcuno degli ottantamila sacri insegnamenti di Shakyamuni o qualcuno dei Budda e bodhisattva delle tre esistenze e delle dieci direzioni sia al di fuori di te». Credo che la parola “mai” in questo contesto rivesta un profondo significato.
Nel brano si afferma che il Buddismo nella sua interezza è contenuto nella nostra vita e il Daishonin conclude che “gli ottantamila sacri insegnamenti di Shakyamuni” e “I Budda e bodhisattva delle tre esistenze e delle dieci direzioni” sono tutti fenomeni inerenti alla nostra vita. Il Daishonin prosegue dicendo che, finché cerchiamo l’illuminazione fuori di noi, anche se eseguiamo “diecimila pratiche e diecimila buone azioni” (cioè tutte le pratiche esposte negli insegnamenti predicati da Shakyamuni) e crediamo nella protezione dei Budda e dei bodhisattva attraverso le tre esistenze (cioè delle funzioni benevole dell’universo), tutto ciò sarà inutile come contare i soldi del proprio vicino, perché personalmente non ne trarremo alcun guadagno.
Il Daishonin cita poi un passo di un commentario della scuola T’ien-t’ai che afferma: «Se non si percepisce la natura della propria vita, non si possono sradicare le proprie gravi colpe». Se non comprendiamo questo punto, ci avvisa il Daishonin, tutte le pratiche esteriori e le buone azioni che possiamo compiere per ottenere l’illuminazione alla fine diventeranno «un’infinita e dolorosa austerità».
Cosa significa che se non percepiamo la natura della nostra vita non possiamo sradicare le nostre gravi colpe? Qui “gravi colpe” indica l’ignoranza, che è la fonte di tutti i mali. La grave colpa dell’offesa sorge dal denigrare la Legge, o il corretto insegnamento del Buddismo, spinti dall’oscurità innata o ignoranza.
Nel Buddismo di T’ien-t’ai si può sradicare questa ignoranza solo attraverso la pratica dell’osservazione della mente, cioè attraverso la saggezza. Nel Buddismo del Daishonin l’oscurità fondamentale si vince con la spada affilata della fede, secondo il principio di “sostituire la saggezza con la fede”.Questa è l’essenza della pratica di recitare daimoku.
Ricapitolando, se cerchiamo l’illuminazione fuori di noi non stiamo percorrendo la via dell’osservazione della mente che ci consente di vincere il male fondamentale dell’ignoranza o oscurità. In tal caso tutti i nostri sforzi e le buone azioni per ottenere l’illuminazione saranno privi dell’ingrediente essenziale e saranno vani come contare le immense ricchezze di un vicino.
Inoltre, poiché nessuno di questi sforzi ci aiuta a sradicare l’ignoranza, essi diventeranno solo «un’infinita e dolorosa austerità».
Questa battaglia contro l’ignoranza è il cuore del Buddismo. Si dice che l’illuminazione di Shakyamuni consiste nell’identificare l’oscurità o ignoranza come la causa fondamentale delle sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte, e nell’esporre la via per il superamento di tale ignoranza.
Quindi, finché ricerchiamo la via dell’illuminazione al di fuor i di noi, qualsiasi pratica e buona azione che compiamo devierà dalla vera essenza del Buddismo. Per questo il Daishonin afferma che tali persone che studiano il Buddismo vengono tacciate di essere non buddiste.

Cercare l’illuminazione al di fuori della nostra vita significa essere sconfitti dall’oscurità

Un punto importante di questo brano è l’ammonimento del Daishonin secondo il quale anche noi che pratichiamo il Buddismo di Nichiren corriamo il rischio di cadere in modi di pensare non buddisti se ricerchiamo la Legge al di fuori dalla nostra vita. Quindi, come discepoli del Daishonin, dobbiamo sempre tenere presente il suo avvertimento: «Non devi mai pensare che qualcuno degli ottantamila sacri insegnamenti di Shakyamuni […] sia al di fuori di te».
Recitare daimoku è una pratica per rivelare la “mistica verità che è originariamente inerente” a ogni persona e raggiungere la Buddità in questa esistenza. È una “pratica meravigliosa che non ha eguali, in quanto rappresenta il mezzo col quale tutti gli esseri viventi possono ottenere l’illuminazione.
Se però dimentichiamo l’ammonimento del Daishonin a non ricercare mai la Legge fuori di noi allora, per quanto possiamo praticare alacremente, perderemo di vista la via corretta per l’illuminazione universale e finiremo col praticare un insegnamento non buddista. Per questo il Daishonin è così severo su questo punto.
L’essenza della pratica buddista è percepire la vera natura della nostra vita, della nostra mente. Per fare questo dobbiamo intraprendere una lotta interiore. Se permettiamo a noi stessi di essere sconfitti dai tre ostacoli e dai quattro demoni non saremo in grado di raggiungere l’illuminazione. Per questo combattere l’oscurità o ignoranza dentro di noi è una parte inevitabile del processo per diventare Budda.
In altre parole, il fatto di combattere continuamente la nostra ignoranza innata o di non farlo è l’unico fattore determinante per conseguire la Buddità. Non dobbiamo mai dimenticarlo.
Impegnandoci in questa lotta possiamo manifestare la saggezza del Budda dentro la nostra vita e quindi confrontarci con la nostra oscurità e superarla. Ma se non intraprendiamo questa lotta l’ignoranza avvolgerà e nasconderà la nostra natura di Budda. L’ignoranza inasprisce e aggrava in noi le cinque inclinazioni illusorie di avidità, collera, stupidità, arroganza e dubbio. È questo ciò che accade quando si cede alla credenza che la Legge sia al di fuori di noi.
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