Il Sutra del Loto #24

Creare una pace vera e duratura

Secondo la vera entità di tutti i fenomeni, la vita è sacra. Al giorno d’oggi, conflitti etnici e paura del terrorismo dilagano nel mondo e la tragedia di gente che uccide i propri simili non accenna a finire. Anche in Giappone gli omicidi con armi da fuoco stanno aumentando e c’è un senso di crescente ansietà per l’insorgere di una “società armata”.
Eppure, ogni persona, riconosciuta dal Budda come entità della Legge mistica indipendentemente da razza, nascita o posizione sociale, è inestimabile e insostituibile. Uccidere è semplicemente assurdo.
Il Buddismo e il Sutra del Loto esistono per permettere a tutti di condividere l’immensa gioia della vita.
Di conseguenza è dovere di ogni buddista lottare strenuamente contro chiunque privi la vita della sua inviolabilità. Nella “Dichiarazione sull’abolizione delle armi nucleari” Toda proclamò di «voler estirpare gli artigli nascosti» dietro le armi nucleari. Era una sfida contro la natura diabolica insita nella vita, che vorrebbe che i popoli si combattessero con armi nucleari, e una sfida contro il potere del mara, il “ladro di vita” che pervade l’universo. Era una battaglia contro la natura invidiosa dell’autorità, che non esita a usare le persone e sacrifica la loro vita per la propria auto-conservazione.
L’alba del ventunesimo secolo è proprio davanti a noi ed è tempo che il genere umano vinca la sua natura diabolica, questo cancro dell’umanità che durante il ventesimo secolo ha raggiunto proporzioni più che allarmanti.
La saggezza del Sutra del Loto della vera entità di tutti i fenomeni diverrà certo un’importante guida perché il prossimo secolo sia libero da atrocità, perché le persone possano vivere in armonia fra loro e con la natura. In questo senso, tutti voi che state diffondendo la Legge mistica siete dei pionieri che avranno sicuramente il plauso delle generazioni a venire.
Dal punto di vista della vera entità di tutti i fenomeni, offendere qualcuno è offendere l’universo e se stessi. Una volta perduto questo senso di unità con l’universo, le persone si isolano, allontanandosi le une dalle altre, e la violenza scaturisce dal profondo dei loro cuori ormai inariditi come sabbia.
Invece, avendo alla base l’unità con la vita eterna, che è poi la Legge mistica, è come se il genere umano venisse liberato da una prigione.
Nichiren Daishonin afferma: «In definitiva, tutti i fenomeni anche l’ultima particella di polvere sono contenuti nella nostra vita. Le nove montagne e gli otto mari sono racchiusi nel nostro corpo; il sole, la luna e le miriadi di stelle sono contenuti nella nostra mente » (Major Writings, vol. 5, pag. 181).
Le montagne e gli oceani, il sole, la luna e le stelle, dice il Daishonin, sono tutti contenuti in un solo essere; quale vasto e grandioso stato vitale ci descrive! Il Gohonzon rivela l’immensa vita del Budda originale, che realizza l’unità dell’universo con il sé e del sé con l’universo. Il Daishonin, nella sua infinita compassione, ha donato il Gohonzon all’umanità per far sì che anche noi potessimo sviluppare lo stesso stato vitale.
Possiamo però trovare simili intuizioni anche fuori della tradizione buddista. Per esempio lo scrittore inglese D.H.Lawrence (1885-1930) scrisse: «Io faccio parte del sole come il mio occhio fa parte di me. Che faccio parte della terra i miei piedi lo sanno benissimo e il mio sangue fa parte del mare. La mia anima sa che io faccio parte della razza umana, la mia anima è parte integrante della grande anima umana, come il mio spirito fa parte della mia nazione». (D.H.Lawrence, Apocalypse, New York, Penguin Books, 1976, p. 126)
Egli esprime così quel senso di unicità di vita individuale e universo che filosofie, religioni e letterature d’Oriente e Occidente cercano da sempre. Il Buddismo del Daishonin spiega perfettamente l’unità della vita con l’universo sia in termini pratici che teorici e può quindi definirsi una religione di umanesimo universale.
Lawrence, che vagheggiava una nuova era di umanità, conclude: «Se cominci con il sole, il resto pian piano accadrà» (Ibidem). Il Buddismo parte dallo stato vitale. «Comincia con il sole». Dialogando con il cielo e avendo per alleati gli dèi del Sole e della Luna, sviluppiamo un magnifico stato vitale. Questa è la nostra pratica buddista.
Lo scopo della vita è costruire e consolidare uno stato di assoluta felicità, in cui lo stesso essere vivi è una grande gioia. Qualsiasi cosa succeda proviamo gioia, e nel profondo della nostra vita siamo sempre felici e fiduciosi nel futuro. Come l’oceano che, anche quando in superficie infuria la tempesta, nelle sue profondità è sempre calmo, come il sole, che continua a splendere al di sopra di un cielo scuro di nuvole, in qualsiasi circostanza noi possiamo creare valore e sviluppare il nostro stato vitale, godendo al massimo della nostra esistenza nella sofferenza come nella gioia. Questa è la vita basata sulla vera entità di tutti i fenomeni.
Si concludono così le mie lezioni sul capitolo Sul mezzo del Sutra del Loto. In esso Shakyamuni spiegando la saggezza della vera entità di tutti i fenomeni, dà un’idea del sentiero da seguire per ottenere la Buddità.
Il capitolo Rivelazione della vita eterna del Budda (sedicesimo) che ora cominceremo a studiare, chiarisce la durata eterna della sua vita. È un resoconto della sua esperienza, in cui Shakyamuni approfondisce l’insegnamento degli “espedienti” dal punto di vista della sua stessa vita. Il succo di quanto abbiamo studiato finora, potrebbe essere: «Fate che il sole della Buddità sorga nei vostri cuori». D’ora in poi ci occuperemo del capitolo Rivelazione della vita eterna, che rivela il grande dramma della vita.
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