Vittoria minuto per minuto

«Pensavo che “buona fortuna” fosse uguale a riuscire a evitare uno sforzo. Capii con chiarezza che cosa dovevo cambiare nella mia vita e mi resi conto che se fossi stato ammesso facilmente alla facoltà non avrei cambiato questo aspetto».

Ognuno di noi nella vita ha dei sogni e una missione. E io, quando lessi il libro di Roberto Baggio di cui sono sincero tifoso, trovai il coraggio di tirar fuori il mio sogno dal cassetto e di viverlo fino in fondo, come ci esorta a fare Daisaku Ikeda.
Pratico il Buddismo di Nichiren Daishonin grazie a due amici, Vito che me ne parlò per la prima volta e Tino che mi ha seguito con regolarità fin dall’inizio. E pensare che, quando alle quattro di un pomeriggio estivo vennero a citofonarmi mentre ero immerso nei miei problemi, pensai: «Ma a chi vonn’ scuccià lor e stu’ Buddism…» Com’era chiusa la mia vita in quel periodo… Però la fiducia in Vito e il legame d’amicizia che Tino ha saputo costruire mi hanno permesso di "prendere" il Gohonzon, così ho iniziato una nuova vita, un nuovo viaggio, da una prospettiva totalmente diversa.
Dopo un’adolescenza molto sofferta a causa della lunga malattia di mio padre e del rapporto estremamente conflittuale con mia madre, i miei genitori morirono e io rimasi solo. Per fortuna insegnavo già nella scuola elementare e quindi riuscii ad andare avanti. A vent’anni il mio sogno era entrare all’ISEF (Istituto superiore di educazione fisica), oggi corso di laurea in Scienze Motorie ma, per la forte opposizione di mia madre che mi immaginava medico o avvocato, perché non avevo nessuno che potesse “raccomandarmi” e per mancanza della determinazione necessaria non riuscii nel mio intento. La cosa mi fece soffrire enormemente e mi portò a fare una serie di scelte sbagliate negli studi che non riflettevano la mia vera identità e che bloccarono la mia vita per lunghi anni. Però ho sempre continuato a lavorare come istruttore di basket giovanile e, quando sono entrato nella scuola, ho portato avanti la mia passione realizzando tanti progetti di gioco-sport. Ricevevo molti complimenti ma, non avendo un titolo specifico, mi sembrava sempre di essere un bambino che deve rubare la marmellata di nascosto…

All’inizio di quest’anno, ispirato dall’insegnamento buddista sull’importanza di “ricominciare da ora”, mi sono posto l’obiettivo di esprimere il mio vero io al 100%, liberandomi da tutti i condizionamenti del passato. Dopo un po’ ho conosciuto una persona che lavora nel settore dell’educazione fisica e l’obiettivo ha preso forma: volevo iscrivermi al corso di laurea in Scienze Motorie. Così iniziai a recitare due ore di Daimoku al giorno. La mia decisione suscitò commenti tipo: «Ma hai quarant’anni e i capelli bianchi, in cosa ti stai imbarcando…», «Invece di trovarti una fidanzata…», «Ma fatti quattro passi a lungomare…», «Non hai più la testa…» eccetera. Non mi sono lasciato scoraggiare da questi commenti e sono andato avanti per la mia strada, perché la mia decisione era profonda.
Accompagnando a Roma un amico che incoraggiavo mentre stava per laurearsi, mi fermai a chiedere informazioni all’Università di Cassino, dove avevo in mente di iscrivermi, e appresi che il corso era a numero chiuso e per entrare era necessario superare diverse visite mediche, prove fisiche e forse ci sarebbero stati anche quiz di cultura generale. Mi crollò il mondo addosso. Era estate e mi ero già organizzato le vacanze: un viaggio in America a trovare Tino, un po’ di mare in Sardegna da altri amici, un salto in Toscana da Vito, e per concludere un giretto a Roma. Nonostante in teoria conoscessi i principi del Buddismo, in pratica volevo riuscire a essere ammesso senza sforzo, per un miracolo… o magari con l’aiuto esterno della persona che avevo conosciuto e il fatto che questa mi sfuggisse mi faceva soffrire. Pensavo di non farcela da solo. Ho anche pensato di provare in un’altra università, ma ad un certo punto ho capito che non dovevo evitare l’ostacolo ma affrontarlo cercando di essere pienamente coerente con me stesso e che mi sarei dovuto sforzare tre volte di più rispetto a un ragazzo di vent’anni. Se poi fosse arrivato un aiuto esterno sarebbe stata soltanto un’ulteriore protezione.
Ho iniziato la sfida cercando di impegnarmi al massimo ma con saggezza, evitando cioè gli stress eccessivi. Decisi anche di rinunciare alle vacanze. Volevo fare una grandissima esperienza che rafforzasse la mia fede e contribuisse a dare una prova agli altri del potere della pratica buddista.
Ho ripreso ad allenarmi dopo molti anni e avevo dieci chili di troppo. Qualche giorno dopo comprai anche i test per sostenere i quiz e – altro choc – mi resi conto che avrei dovuto studiare chimica, biologia, matematica… il panico! Passata la paura comprai vari manuali e iniziai a studiare riempiendo due quadernoni di appunti. Le due ore di Daimoku al giorno mi permettevano di non mollare. Capii che avrei dovuto raddoppiare gli allenamenti, da un lato per scendere di peso e dall’altro per tonificare i muscoli e a ciò si doveva aggiungere una dieta ferrea… tra le varie tentazioni estive… la sfida diventava sempre più dura!
Finalmente il fu pubblicato il bando: centosettanta posti e – buona notizia – era richiesto anche un curriculum sportivo che ho preparato con cura, scrivendo più di trenta pagine. Avrei curato ogni aspetto nei minimi particolari. Fino all’ultimo ho sperato che gli iscritti fossero meno di centosettanta, ma il 5 settembre, che era l’ultimo termine per la presentazione delle domande, le richieste erano duecentonovantuno. Mi prese nuovamente il panico! Il nodo era sempre quello: in realtà volevo evitare l’ostacolo.
Il 14 settembre avevo la visita oculistica e temevo per la miopia. Mi ero comprato le lenti a contatto ma volevo essere corretto e recitando ho capito che avrei dovuto parlare sinceramente all’oculista, spiegandogli che in genere uso le lenti senza problemi e invitandolo a verificare che la correzione fosse perfetta. Così ho superato la prova. Il 18 settembre, durante la visita ortopedica, mi hanno pesato: 75 kg. Avevo perso dieci chili in due mesi.
Intanto l’11 settembre c’era una riunione in cui venivano illustrate le dieci prove fisiche che avrei dovuto sostenere e qualcuno mi aveva detto: «Ma che ci vai a fare, saranno quattro scemenze…». Ma io non volevo trascurare niente e infatti conoscere prima quelle prove si è rivelato importante perché sorgeva un altro ostacolo: la palestra dove mi allenavo aveva macchine per body building ma non gli attrezzi ginnici (trave, spalliera, ecc.) necessari per l’esecuzione delle varie prove (squadra, capovolte, equilibrio). Sempre più difficile. Dopo due o tre tentativi a vuoto, con la tenacia che mi derivava dal recitare Daimoku, trovai la palestra con gli attrezzi. Quando la palestra era chiusa mi allenavo nel cortile di casa e quando pioveva mi allenavo sotto l’acqua o in casa, mettendo per terra il materasso del letto, costruendomi piccoli ostacoli ecc.
Nel frattempo, come per mettermi ancora più alla prova, mi capitarono anche una serie di vicende private in cui confluivano rapporti sentimentali, d’amicizia, di fede, equivoci… insomma l’effetto fu un’enorme sofferenza, in grado di levarmi la voglia di combattere fino in fondo per realizzare il mio sogno professionale. Così decisi di isolarmi per non venire turbato e distolto dal mio obiettivo. Il 24 settembre ho eseguito le prove fisiche senza errori, con grande sicurezza e soddisfazione, ma non era finita… Il 2 ottobre seppi di aver superato le prove precedenti e speravo di evitare i quiz previsti per il 7 ottobre in seguito a un aumento dei posti disponibili. Era sempre il solito problema. Pensavo che “buona fortuna” fosse uguale a riuscire a evitare uno sforzo. Capii con chiarezza che cosa dovevo cambiare nella mia vita e mi resi conto che se fossi stato ammesso facilmente alla facoltà non avrei cambiato questo aspetto. Ma l’ultimo ostacolo mi pareva davvero insormontabile. Tra le materie dei quiz la commissione ne aveva indicate anche due a cui non avevo dedicato particolare attenzione: la storia contemporanea e la fisica. In un giorno sono riuscito a rileggere la storia, ma di fisica non sapevo proprio nulla! Ho provato a chiedere aiuto ma la persona a cui mi sono rivolto non è riuscita ad aiutarmi. E allora, pensando al rapporto fra maestro e discepolo, mi è venuto in mente: «Come farebbe il presidente Ikeda?». La paura non serviva, dovevo sintetizzare al massimo, sforzandomi da solo fino alla fine. Se avessi cambiato questo punto avrei vinto!
Così è stato! Ho risposto bene a quasi tutti i cinquanta quiz. Alla fine ho sentito di aver fatto il massimo e di non avere rimpianti e anche tutto l’allenamento degli “anni bui” si è rivelato indispensabile.
Restava da continuare a recitare per proteggere la realizzazione dell’obiettivo. Il 15 ottobre hanno pubblicato la graduatoria finale dell’ammissione al corso. A quarant’anni sono arrivato nono su duecentonovantuno partecipanti di cui duecentodieci idonei e centosettanta ammessi. Una gioia immensa dopo uno sforzo immenso.
Grazie al Buddismo di Nichiren Daishonin ho realizzato un sogno che coltivavo dentro di me da vent’anni e contemporaneamente ho cambiato un aspetto del mio atteggiamento verso la vita, imparando a lottare da solo per andare oltre i miei limiti. Adesso, come dice il mio amico Vito, la sfida continua e non ho alcuna intenzione di fermarmi. (A.F.) (dati modificati)
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