La fortuna dei miei trentatré anni

«Sono entrata dal concessionario con la Scènic e sono uscita con una Marbella. (Tanto la felicità non dipende dai fattori esterni, no?)»

Ho cominciato a praticare il Buddismo giovanissima e ho ricevuto il Gohonzon a vent’anni.
Ho risolto problemi con i miei genitori, ho creato amicizie, mi sono sposata, ho comprato casa, una bella macchina (una Scènic 1900 turbo diesel) nella quale avrei voluto trasportare eventuali figli nati dal mio stupendo matrimonio… Insomma una vita che tutto sommato mi piaceva.
Qualche anno fa, mio marito mi ha annunciato di non essere poi così tanto innamorato di me, che quasi quasi non avrebbe escluso l’eventualità di una separazione. Alla domanda: «Da quanto tempo sei in crisi con me?» la risposta è stata: «Circa nove o forse dieci mesi».
Lascio immaginare ciò che ho provato, così ho deciso di andare a chiedere il fatidico consiglio personale, meglio conosciuto come “guida”, il cui succo è stato di usare questa enorme opportunità per diventare una persona felice, non solo in questa vita, ma anche nella prossima. Mmmm… belle parole.
Ho deciso comunque di fidarmi – in effetti non è che avessi molta altra scelta – e ho cominciato a recitare infinite ore di Daimoku, fare tutta l’attività possibile, parlare di Buddismo agli altri – anche con successo, visto che cominciò a praticare un’amica che ha preso il Gohonzon – ecc. ecc. La situazione, però si faceva ogni giorno più tragica e io sempre più triste e quindi più pedante (chi mi conosce sa quanto posso essere pedante). Questa mia caratteristica però non è servita solo a sviluppare la pazienza di chi mi stava accanto, ma mi è stata utile anche per non farmi trascinare da quei sentimenti di rancore, paura e via dicendo, che erano normali quanto inutili, e cambiare la direzione dei miei pensieri. Invece di continuare a domandarmi «perché?», mi sono chiesta: «Cosa posso fare io per creare il massimo valore da questa situazione?». La risposta è arrivata dopo aver recitato Daimoku con un atteggiamento il più possibile costruttivo e così, avendo un diploma di Conservatorio, ho ricominciato a studiare iscrivendomi a un corso professionale per diventare musicoterapista.
In quel periodo abitavo vicino a Empoli, la mattina lavoravo e la sera andavo a scuola a Firenze. Nel frattempo, dopo aver fatto di tutto per salvare il mio matrimonio, – obiettivo che non ho raggiunto – ho cominciato a cercare una casa per vivere da sola; per l’esattezza volevo un rustico, col camino, vicino Firenze, e con sufficiente posto per i miei tre gatti. Tra il sogno e la realtà c’era un abisso di svariate migliaia di euro che in quel momento non avevo, anzi stava diventando un problema anche trovare il giusto supporto calorico quotidiano. Ho visto sorrisi ironici da parte dei vari agenti immobiliari. Ho pensato: «Sono sola contro la realtà della vita ma ce la farò». Non volevo tornare dai miei genitori e, già che c’ero… volevo diventare grande. Ho dovuto vendere la Scènic, che amavo tanto, non per la macchina in sé ma per ciò che rappresentava nella mia vita (bambini, famiglia, ecc.). Sono entrata dal concessionario con la Scènic e sono uscita con una Marbella (tanto la felicità non dipende dai fattori esterni, no?). In quel periodo ho lottato come una leonessa per realizzare una vittoria schiacciante con in mente di costruire qualcosa di buono anche per kosen-rufu. Ho continuato a recitare Daimoku e fare attività sia nei corsi per responsabili, sia alla mostra sui diritti umani, a cui ho accompagnato tantissimi amici giovani, e sono stata al Centro culturale di Firenze per svolgere l’attività di byakuren. Il mio scopo principale era quello di rinascere, più bella e più felice di prima. Volevo essere autonoma, sorridente e ottimista. Volevo il tipo di casa sopra descritto e un’occasione di lavoro come musicoterapista, una professione che amo tantissimo. Avevo anche immaginato una nuova relazione che doveva essere totalmente diversa dalla precedente, con un uomo vivace, appassionato, che “scivolasse sulla vita” invece di sentirla come un peso enorme da sopportare, capace di dare ritmo e velocità al nostro rapporto. Questa persona l’ho incontrata alle 0,30 del primo gennaio e siamo ancora insieme. Dal 5 giugno vivo con lui in un rustico, con il camino, il posto per i gatti e vicino Firenze. Abbiamo comprato una macchina, una Fiat Multipla (che sia la volta buona?) e mi sono iscritta a un’altra scuola per dirigente di comunità. Sto completando il mio tirocinio in un reparto psichiatrico a Fiesole e lo psichiatra che segue il mio tirocinio, mi ha proposto di collaborare con lui in un progetto sulla relazione tra il suono e l’effetto terapeutico sui malati psichiatrici, una cosa che mi appassiona tantissimo.
Per l’attività buddista mi rimane solo la mattina e così quasi tutte le mattine faccio Daimoku e Gongyo con qualcuno. Ho un sacco di idee e di progetti, sto persino pensando a dare un seguito alla mostra sui “costruttori di pace”. Ho proprio sperimentato nella mia vita la verità di ciò che spiega Nichiren Daishonin nel Gosho Unità fra marito e moglie: «La sfortuna dei trentatré anni diventerà la fortuna dei tuoi trentatré anni. Questo è il significato della frase: “Le sette disgrazie svaniscono e subito appaiono le sette fortune”. Diventerai più giovane e accumulerai fortuna» (SND, 6, 126). T. D. (dati modificati)
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