Il male che oscura la voglia di vivere

Depressione e tristezza decisamente non sono la stessa cosa. Per affrontare e curare la depressione è necessario conoscere le sue caratteristiche e sapere come e quanto la pratica buddista possa aiutare in questo cammino.

- Come stai?
- Ah, sono terribilmente depressa!
Quante volte abbiamo sentito dire queste frasi, o le abbiamo pronunciate noi stessi? Eppure la depressione è una patologia vera e propria, uno stato che causa una disfunzione dell’organismo e provoca alterazioni delle funzioni psicologiche e somatiche, da non confondersi con il senso di abbattimento morale che ogni tanto sperimentiamo tutti, perché in quel momento siamo più stanchi e stressati.

Che cos’è uno stato depressivo - Lo stato depressivo è un’alterazione dell’umore che oscilla tra la tristezza e l’eccitazione euforica e che insorge quando si è privati di qualcosa ritenuto indispensabile alla propria esistenza. L’esperienza di perdita vissuta dal soggetto può essere causata dalla morte di una persona cara, dalla fine di una relazione, dal fallimento del raggiungimento di uno scopo.
Il dolore psicologico sarà tanto più profondo quanto più drammatica è la valutazione della realtà da parte del soggetto. La depressione si esprime in sentimenti di inadeguatezza (difficoltà a condurre la vita di tutti i giorni, profonda fatica a cominciare la giornata lavorativa), incapacità di provare piacere e interesse, sentimenti di inutilità e colpa, ansia che può trasformarsi in angoscia, isolamento sociale (si diradano sempre più i rapporti con gli altri, fino a non uscire più di casa e a vivere in solitudine). Si perde l’autostima, si manca di progettualità, può comparire l’insonnia, si inizia a trascurare il proprio abbigliamento e la cura della propria persona.

Come intervenire - Il primo passo di fronte a una persona depressa è costruire una “relazione fiduciosa”. È essenziale offrire un ascolto e una comprensione spontanei e naturali. Occorre sapere che il depresso è diventato “insensibile”, per cui è inutile tentare di distrarlo dai suoi problemi e non bisogna deriderlo per le sue apparenti difficoltà. Risultano altrettanto inutili i consigli di “prendersi un po’ di riposo” o di “farsi una bella vacanza”. La depressione è uno stato di malattia dove lo scetticismo, i dubbi, il pessimismo sono i sintomi della malattia stessa. Tentare di “scuotere” il depresso dal suo torpore è uno degli errori più gravi, poiché rafforza il suo sentimento di colpa e quindi la malattia stessa.
È importante coinvolgere il depresso in un legame “affettivo” nel quale si senta compreso e rassicurato. Solo così arriverà ad accettare di andare dal medico o dallo psicologo. Una rassicurazione esagerata, d’altro canto, gli farà credere che chi ha a che fare con lui condivide la sua valutazione di impotenza. È perciò indispensabile fargli sempre presente che il miglioramento è compito suo. Le linee di intervento, tuttavia, sono diverse a seconda che si tratti di una depressione lieve o grave.

I diversi tipi di depressione - Nella depressione lieve si riscontrano abbassamento dell’umore e un sentimento diffuso di pessimismo relativo alla propria progettualità, ma non così intenso da coinvolgere tutta la personalità. Questo tipo di depresso desidera liberarsi dal sentimento negativo e cerca di combatterlo, anche se con fatica; riesce inoltre a gestire la sua vita quotidiana, anche se in misura ridotta.
La depressione grave è invece una vera malattia mentale, nella quale la struttura della personalità del soggetto, già fragile, subisce un’ulteriore frantumazione a seguito di un avvenimento traumatico. Una persona in questo stato può trascurare di nutrirsi fino al punto di morire di fame o essere così inattiva da non riuscire a provvedere ai bisogni più elementari. La depressione grave è caratterizzata da disperazione, disturbi nei processi di pensiero (rallentamento, deliri, allucinazioni), radicale trasformazione del rapporto con la realtà, rallentamento motorio nella mimica e nella gestualità.
La depressione “bipolare” è caratterizzata dall’esaltazione. Il soggetto può apparire lieto, parla molto in fretta, aumenta la sua attività motoria e passa da un’occupazione a un’altra in modo frenetico. Questa euforia può facilmente mutarsi in ira e rabbia quando il soggetto si rende conto che l’ambiente non risponde al suo entusiasmo.
Il rischio più grosso nelle depressioni gravi è il suicidio. Prevenire questo gesto è difficile, ma il rischio aumenta non quando lo stato di malinconia è al suo culmine, bensì quando il peggio è passato. Questo perché quando il soggetto è molto depresso non è in grado di agire, è lento nei movimenti, non riesce a ragionare in modo coordinato e a portare a termine le sue intenzioni.

Gli adolescenti - L’adolescenza è la fase della crescita più complessa e in alcuni ragazzi possono comparire disturbi di vari livelli di gravità. A questa età i sentimenti di depressione sono abbastanza diffusi: più del 40% degli adolescenti prova sensazioni di malinconia, di vuoto, di pessimismo nei confronti del futuro. Negli adolescenti si riscontrano due tipi di depressione: il primo accompagnato da un senso di vuoto e precarietà e da perdita d’identità, accompagnate da ansia. Il secondo è più difficile da curare ed è causato da esperienze frustranti protrattesi nel tempo. I genitori dovrebbero fare particolarmente attenzione a questi sintomi: umore melanconico o forte irrequietezza; disturbi dell’alimentazione e del sonno; calo di rendimento scolastico; mancanza di interessi; un progressivo e costante isolamento dagli altri; l’interruzione della comunicazione con i genitori; comportamenti autodistruttivi. Nella depressione dell’adolescente è consigliabile un intervento psicologico che preveda non solo il rapporto terapeutico, ma anche un’alleanza di lavoro con i genitori.

Le cure - Il lavoro psicologico è utile per modificare la struttura di base della personalità e aiutare il depresso a migliorare i rapporti sociali, adattarsi al suo ambiente e aumentare l’autostima.
Per chi non è terapeuta, è un gravissimo errore consigliare il malato a interrompere le cure nel momento in cui questo si sente meglio, affidandosi esclusivamente al Daimoku: non bisogna mai sostituirsi al medico.

È giusto praticare quando si soffre di depressione? - In linea generale ai depressi lievi fa bene praticare il Buddismo, perché essi possono potenziare le risorse interiori e ricostruire la stima di sé. Accanto al lavoro psicologico nel quale il depresso deve rendersi conto che ha la capacità di aiutarsi, la pratica del Buddismo rappresenta un valido esercizio per riprendere il contatto con il proprio io e con la propria energia interiore. A questo scopo è di fondamentale importanza il supporto del gruppo: la presenza degli altri tranquillizza e rassicura il soggetto. In ogni caso, è bene seguire le esigenze del depresso, non forzarlo a praticare.
Una frase che si sente spesso dire da chi si trova in uno stato depressivo è: «Non riesco a mettermi davanti al Gohonzon perché provo ansia e angoscia». Questa frase esprime in pieno la difficoltà di porsi di fronte a se stessi. È necessario risvegliare uno stato vitale più profondo, aiutare il depresso ad avere una visione più positiva e fargli capire che la vita offre nuove possibilità di realizzazione.
È importante avere molta pazienza, la depressione è una malattia che annulla la volontà, quindi bisogna consigliare di riposarsi se si sente stanco o confuso, di rallentare o ricaricarsi con cose che gli piacciono o che lo distolgano dai pensieri ossessivi: non importa se salta la recitazione di Gongyo.
Il depresso ha spesso un vissuto di sconfitte, ed è a volte pieno di sensi di colpa, quindi è molto sensibile al giudizio degli altri. Bisogna tranquillizzarlo, essere una presenza accogliente; se lo portiamo a una riunione sarà con lo scopo di farlo uscire dal suo ripiegamento su se stesso e per fargli ridimensionare i suoi problemi grazie al contatto con altre persone. Una tendenza dei depressi è quella di chiedere molti consigli personali; in questo caso informiamoci se negli ultimi tempi ha già parlato con qualche responsabile e se sì, non diamogli altri consigli, altrimenti andrà in confusione. Quando è seguito da più persone, dovrebbero concordare insieme cosa fare, per evitare di dargli ognuno un’opinione diversa e creargli disagio.
Per i malati gravi il discorso cambia: sarebbe meglio aspettare a introdurli alla pratica buddista quando siamo sicuri delle loro condizioni e stringere prima un legame di amicizia, per renderci conto di chi abbiamo di fronte, o potremmo rischiare di produrre più danni che benefici. La pratica buddista nella fase iniziale delle depressioni gravi è improponibile. L’energia vitale che si genera durante la recitazione, non potendo essere gestita dal soggetto, produce ulteriori danni: può peggiorare il senso di distacco del soggetto dalla realtà e aumentare l’irrequietezza. La pratica può dunque essere proposta dopo un periodo di cura abbastanza lungo. In generale si è notato un effetto riequilibrante e calmante di Gongyo, mentre il Daimoku contribuisce a rendere più irrequieti questi soggetti. In ogni caso, sia Daimoku sia Gongyo vanno recitati molto lentamente.
È preferibile che le persone che presentano un’alternanza tra momenti di lucidità e deliri non vadano ai corsi o a grosse riunioni, e che non prendano il Gohonzon, perché c’è il rischio di un peggioramento. È già successo che persone ricoverate al pronto soccorso psichiatrico recitassero Daimoku delirando, senza un familiare o un amico che stesse loro vicino. È meglio evitare di far praticare il Buddismo a un malato di questo genere se non si ha la disponibilità di seguirlo da vicino. Se invece è un familiare a seguirlo nella pratica buddista, si può prendere la responsabilità di farlo recitare solo pochi minuti al giorno e farlo smettere quando insorge una crisi. Recitando Daimoku, infatti, si manifesta la tendenza fondamentale della vita e in una prima fase la persona che pratica in queste condizioni può anche peggiorare.

Il Buddismo e la depressione - La depressione è determinata da una causa karmica profonda. Per cambiarla ci vuole tempo. L’importante è non forzare mai le persone affette da depressione a recitare o a fare attività: si devono sentire libere di scegliere.
È importante distinguere tra depressione e tristezza: mentre la prima è una malattia vera e propria, la tristezza è uno stato d’animo che chiunque può provare, è una funzione della vita presente dentro di noi. La tristezza non è un karma, molti usano la parola karma per indicare qualsiasi tipo di sofferenza, ma in realtà la tristezza dipende dallo stato vitale e non dal karma, che è qualcosa di più profondo.
In sintesi, senza forzare i depressi a sforzi sovrumani di volontà, aiutiamoli a credere sempre di più che questa potenzialità è presente anche in loro, a rafforzare giorno dopo giorno la speranza: questa azione di fede ripetuta, consoliderà la tendenza verso uno stato vitale più alto e gioioso. In questo senso la parola chiave per la pratica di chi ha la tendenza alla depressione è: pazienza. Perché, come dice Nichiren, «l’inverno si trasforma sempre in primavera».


Articolo pubblicato sul Nuovo Rinascimento
stampa la pagina

Commenti

  1. Ciao, sono Rossana e abito a Valenza (AL), dove posso trovare qualcuno con cui trovare e parlare nelle vicinanze? C'è qualche sede della Soka Gakka non distante da me?
    Grazie per la risposta.
    Rossana

    RispondiElimina
  2. @rossana prova a contattare la sede di Torino - Via Cirenaica, 32 - Tel. 011 71 00 29 - Fax 011 71 07 92

    RispondiElimina
  3. Più recito e pi§ mi intristisco, mi prende l'ansia, e ripeto gli errori...più recito per sciogliere gli attaccamenti e più questi si rafforzano. Pratico per allontanarmi da una persona sbagliatissima per la mia vita, e lo sento sempre più dentro di me. come se fosse l'aria che respiro. Ma dove sbaglio?
    NOn riesco a sciogliere la mia tristezza e la mia rabbia, e più recito e più arrivano. se potete datemi un consiglio...grazie di cuore a tutti.

    RispondiElimina
  4. mi chiamo Luisa Rizzato e abito a Ferrara,ho letto proprio a caso questo articolo e volevo solo dire che il mio passato durato ben 30 anni di depressione molto grave "BIPOLARE BORDERLINE" ha finalmente trovato guarigione con tanta fiducia nel Gohonzon,(ho iniziato a praticare nel 1984) a volte riuscendo a praticare bene, a volte non riuscendo neppure a guardare il Gohonzon.Ma anche e finalmente avendo incontrato un bravissimo psichiatra che mi ha curata nel modo adeguato.C'è voluto un p'ò di tempo, ma ora sono qui, stò bene,sono resp.di un bellissimo gruppo, e soprattutto la mia esperienza stà aiutando tantissime persone con lo stesso problema.lascio la mia mail:antonietta.rizzato@alice.it.sarò felice di rispondere e dare indicazioni a chiunque mi contatterà.Grazie a tutti.

    RispondiElimina
  5. mi fa piacere constatare che prendete in considerazione la strada terapeutica. una cosa che mi ha spesso lasciato perplessa è stato sentire dire da molte persone che "come hanno risolto con la pratica non sono riusciti con l'analisi". queste affermazioni a mio avviso le ho sempre trovate un pò arroganti e soprattutto offensive nei confronti di tutte quelle persone che hanno abbracciato la psicoanalisi ma soprattutto notare che i loro disagi erano li tanto quanto prima di praticare. diciamo che l'analisi lavora su un piano la pratica su un altro. a volte ho la sensazione che viaggiando spesso sul passaparola la gente fa confusione e attribuisce alla pratica cose non vere.

    RispondiElimina
  6. alessandra morosi28 marzo 2012 12:05

    In effetti è capitato anche a me spesso di sentire gente che pratica dire che la psicanalisi non serve a niente e che basta recitare daimoku per ottenere risultati, ma in questo modo, secondo me, si rischia di sminuire e banalizzare questa filosofia di vita che invece può benissimo conciliarsi con percorsi di psicoterapia o analisi.
    Alessandra

    RispondiElimina
  7. Scusa volevo rispondere ad anonimo a proposito del fatto che gli sembra di praticare senza avere risultati...è capitato e capita anche a me e anche se pratico da soli 3 mesi circa penso che il segreto di questa pratica sia nello sciogliere i propri nodi karmici e questo sicuramente richiede tempo e costanza quindi non mollare e vedrai che prima o poi i risultati arriveranno!sinceramente anche io mi sono avvicinata alla pratica per cercare di dimenticare una persona (a cui invece continuo a pensare) ma in realtà credo che lo scopo ultimo sia più profondo e forse più difficile da mettere a fuoco forse è talmente radicato nella parte più profonda di noi che non riusciamo a vederlo molte persone che praticano mi hanno detto che spesso gli obiettivi iniziali si trasformano e raggiungi la serenità trovando un'altra soluzione...e raggiumgendo un altro obiettivo a cui all'inizio non pensavi...
    ora faccio un pò di daimoku
    Saluti a tutti

    RispondiElimina
  8. ho letto le descrizioni e credo di avere una depressione lieve...ho provato a recitare, ma non ce la faccio..così ho cercato cosa dice il buddismo sulla depressione, ho trovato questa pag, ora provo di nuovo a recitare..ma sento il cuore che mi batte forte e la voglia di piangere..e la mancanza di forza per reagire...ed io non sono così...pratico da 11 anni, ho ottenuto un sacco di benefici e grandi risultati..ora non riesco a rialzarmi!!

    RispondiElimina
  9. continuo il mio commento...ce l'ho fatta a recitare...e dopo un pò il sorriso è arrivato sul mio viso!! forse mi ha fatto bene anche leggere l'articolo e i vari commenti, quindi intanto grazie, e per commentare l'anonimo, le cure e i medici sono indispensabili, Nichiren dice "non c'è medicina più forte di Nam mio ho renghe chio"..o simile..ma non dice non usare le medicine nè non cunsultare i medici! quindi attenzione e come c'è scritto nell'articolo a volte, in casi di depressione o altri problemi legati alla psiche, è meglio non recitare! quindi il Daimoku fa bene, ma è importante sapere a chi lo consigliamo!
    cmq grazie di questo sito! io sto meglio!! l'altro giorno in una giuda di Ikeda ho letto che la forza che muove l'universo è la stessa che abbiamo noi tutti dentro..io è quella che cerco di tirare fuori ogni giorno, ogni volta che sto male!! fidatevi che ce l'abbiamo tutti..manifestiamola!!!
    un saluto!!!

    RispondiElimina
  10. ho spiegato chi siamo..rispondendo ad anonimo, ma non mi sono firmata, sono titania

    RispondiElimina
  11. accidenti...non mi è partito il messaggio..ci provo adesso..anche se è tardi ed ho sonno..
    chi sono i buddisti..siamo persone normali, con i problemi di tutti, ma con in mano una filosofia di vita, degli insegnamenti, dei principi che cerchiamo di mettere in pratica-almeno nel caso del buddismo in questione, quello di NICHIREN DAISHONIN-
    Molti principi sono tosti da accettare, altri affascinanti, per me il più significativo è quello che ci vede tutti uguali, tutti con la stessa capacità di cambiare, di migliorare ciò che ci fa star male, questo è possibile facendo una pratica corretta.
    Una parte fondamentale della pratica è la preghiera, che ci dà la possibilità di manifestare il meglio di noi, anche nelle sofferenze più grandi.
    Poi non sempre è facile manifestare il meglio di noi, però ci proviamo continuamente, perchè ci crediamo.
    Io sto attraversando un periodo tosto, ma siccome ho fatto un sacco di esperienze, cioè ho risolto molti problemi con la pratica, continuo fiduciosa ad andare avanti! Quindi diciamo che principalmente siamo dei tenaci!! almeno con i nostri limiti...
    Non so se son riuscita a soddisfare la curiosità dell'anonimo.
    BUONA NOTTE!!

    RispondiElimina
  12. In questi ultimi giorni è ripresa in me la sindrome depressiva. Odio i responsabili regionali sardi. E soprattutto temo che una donna della quale credo di essere innamorato, non mi perdonerà mai x averla offesa. Ormai la mia pratica è quasi morta. Mi ricovererò a breve in una clinica a Viterbo.

    RispondiElimina
  13. per Paolo: io una lieve forma depressiva l'ho superata col daimoku, se la tua è forte,e se il medico ti ha consigliato il ricovero, fai bene a farlo, ma non sottovalutare la pratica.
    se la depressione è lieve, è veramente un male che oscura la mente, il cuore, la voglia di fare e di essere....è veramente brutta!!io ti consiglio di recitare, per tirare fuori la FORZA che hai dentro, quella che ti fa tornare la voglia di fare, e di apprezzare ciò che hai. Quella forza è veramente grande, io recitavo con forza, arrabbiata, perchè volevo uscire da quello stato depressivo...tu vuoi uscire? profondamente.
    e per quanto riguarda la donna che temi di aver offeso, parlale, chiaramente chiedile se è veramente così...almeno ti chiarisci...
    spero di non offenderti a darti questi consigli...

    RispondiElimina
  14. Ciao a tutti! Mi chiamo Simona e scrivo da Palermo. Pratico dal 1997 ed ho ricevuto il Gohonzon nel 2000. La mia prima shakubuku, Giulia(il nome è di fantasia, ovviamente) ha ricevuto il gohonzon dieci anni fa e fin ora ha continuato a lottare con coraggio contro una forma lieve di depressione reattiva; però, da qualche tempo mi sembra più stanca e sfiduciata del solito.Le sto accanto meglio che posso ma è una persona molto occupata e, per carattere, molto chiusa. Vorrei farleleggere l'articolo sulla depressione: potreste dirmi in quale numero di NR è stato pubblicato? Non riesco a trovarlo! Grazie e buona attività a tutti

    RispondiElimina
  15. Grazie, Silvano: mi farò una full immersion nel mio archivietto; per fortuna non butto mai le riviste della SGI

    RispondiElimina
  16. Che bello, ragazzi, ce l'ho fatta!!!
    Per chi fosse interessato agli articoli pubblicati su Nuovo Rinascimento che trattano della depressione, su come la pratica possa concretamente aiutarci a illuminare il buio dentro di noi e sconfiggerlo ho trovato nello "Spazio aderenti" del sito SGI Italia questi quattro splendidi articoli
    >GRANDANGOLO:
    ILLUMINARE IL BUIO
    Il Nuovo Rinascimento n.443 15 maggio 2010

    > CONFERENZA:
    - IL MALE CHE OSCURA LA VOGLIA DI VIVERE
    Il Nuovo Rinascimento n.292 1 novembre 2003

    >DISCORSI DI DAISAKU IKEDA:
    UN INFINITO AMORE PER LA GENTE
    Il Nuovo Rinascimento n.342 1 gennaio 2006

    >LA NUOVA RIVOLUZIONE UMANA:
    LUCE DI FELICITÀ
    Il Nuovo Rinascimento n.494 1 agosto 2012
    sono molto chiari e pieni di incoraggiamento e consigli preziosi
    Buona lettura e buona attività
    Nam Myo Renge Kyo
    Simona

    RispondiElimina
  17. Grazie a Simona che ha messo dove trovare tutti questi articoli!
    In questi gg che il tempo cambia, è facile farsi avvolgere dalla tristezza..e farsi tirare giu'....ma un'amica mi disse, per combattere la depressione metti la musica e fai entrare la luce in casa!! saggi consigli che ho di nuovo messo in pratica, e già va meglio, e anche lo scrivere su questo blog aiuta!! Simona supporta la tua amica anche con questi semplici consigli e rassicurala che purtroppo è un male diffussissimo..non è l'unica, purtroppo è molto semplice cadere in depressione.
    Quindi leggiamo i consigli presenti negli articoli, e pensiamo che dentro abbiamo una gran forza che non vede l'ora di uscire!!! non lasciamola lì dentro ad appassire!!
    FORZA!!!!

    RispondiElimina
  18. Che bell'articolo!! Mi piacerebbe avere anche gli altri 3 articoli pubblicati da Simona,peccato che non sono ancora membro e non li posso leggere online :'(

    RispondiElimina
  19. Simona Tavella4 dicembre 2012 15:02

    @Erika: don't worry- Tra le tue conoscenze ci sarà sicuramente qualcuno che è abbonato a Nuovo Rinascimento e che ti procurerà volentieri i numeri della rivista su cui sono pubblicati gli articoli! Chiedi ai compagni di fede: ò anche così che si cresce insieme!

    RispondiElimina
  20. io sono caduta in depressione dopo il tradimento di mio marito con la mia vicina più giovane di 30 anni il mondo mi è caduto addosso mia figlia già praticante mi invita a partecipare ai meeting e così comincio a fare daimoku e miei compagni di fede mi consigliano di recitare per la mia vicina che naturalmente provavo per lei un grande odio un sentimento che non avevo mai provato nella mia vita ma tutto questo mi dava sofferenza non sopportavo l'idea che dovevo recitare per la sua felicità e alla mia felicità ? bene comincio a recitare nam myoho renge kyo per la mia felicità .passa 1 anno e un bel giorno mi faccio coraggio chiamo la mia vicina è stato un incontro emozionante con le lacrime agli occhi gli ho annunciato che sono riuscita a perdonarla e lei altrettanto in lacrime mi disse :il mio sacerdote mi diceva sempre abbi fiducia arriverà il giorno che ti perdonerà . grazie alla pratica sono riuscita a venire fuori dalla mia depressione grazie a mia figlia grazie a miei compagni di fede e naturalmente mio marito è rimasto con cercando insieme di arrivare alla vecchiaia con serenità

    RispondiElimina
  21. mi sto avvicinando da poco alla pratica Buddista.E'un momento difficile della mia vita e sono ormai tre anni che soffro di attacchi di panico e disturbi d'ansia dovuti ad una depressione post traumatica in seguito alla disabilita' totale di mia figlia.
    Mi chiedevo se possa essere giusto e utile praticare, poiché ho paura che mi aumenti l'ansia ma nello stesso tempo ho bisogno di tornare ad essere forte e coraggiosa e ad aumentare il mio stato vitale. Che faccio?

    RispondiElimina
  22. Ciao a tutti pratico da 9 anni e da 2 non prendo più antidepressivi "solo delle gocce x l insonnia ci sto riuscendo ma secondo voi il daìmoku può aumentare l ansìa a volte ho letto questa sensazione! Preciso che la pratica in questi anni mi ha salvato anche da altri tipi di problemi un caloroso saluto a tutti

    RispondiElimina
  23. Ciao ho 48 anni ho iniziato a praticare 9 anni fa dopo la separazione da mia ex moglie e da mia figlia che purtroppo vive lontano da md.da subito ansia insonnia depressione mi sono curato x 8 mesi e con la pratica sono iniziati i benefici tanti in tutti i campi x quanto riguarda l ansia prova a recitare molto lentamente e prova a sentire nel tuo cuore che sicuramente guarirài un abbraccio!

    RispondiElimina
  24. Mi rispecchio molto in questo articolo, anche io ho sofferto e sto soffrendo perchè la mia ragazza mi ha lasciato e, cercando in rete mi sono imbattuto in un video che propone di alleviare la mia sofferenza. Grazie a questo video a poco a poco sto cominciando a eliminare le cause del mio disagio. Per questo motivo vi consiglio questo video sulla sofferenza (http://www.aspeera.it/promo/sto-soffrendo/video_omaggio.html)

    RispondiElimina
  25. Ciao, io pratico e sono depressa da tanti anni. Come azione sono andata varie volte, anche per più di un anno, in terapia, ma non sono mai stata soddisfatta dei terapeuti e dei risultati. Ora non so più che azione fare. Solo pensare di recitare mi da la nausea, per cui recito solo nei giorni migliori, ma a che serve se il karma si trasforma solo con un daimoku costante? Offro casa per gli zadankai e sorrido agli ospiti. Più di questo non riesco a fare.

    RispondiElimina