Breve introduzione al Buddismo di Nichiren Daishonin e alla Soka Gakkai




La felicità è una condizione interiore

Come va vissuta la vita? Come possiamo vivere la miglior esistenza possibile? 
Sono domande fondamentali che tutte le persone si pongono inevitabilmente, questioni affrontate da innumerevoli filosofie, ideologie, religioni e che, a un livello molto profondo, non possono essere separate dalla politica, dall'economia e dalla scienza, il cui scopo originario è aiutare le persone a vivere una vita il più possibile felice. Tuttavia, in nessuno di questi ambiti si riesce a dare una risposta chiara, conclusiva e razionalmente convincente alla domanda: cosa rende la nostra vita migliore? 
E qual è la definizione di felicità per l'essere umano? Il Buddismo sottolinea l'importanza della felicità assoluta rispetto a quella relativa: la felicità assoluta non si misura paragonandosi agli altri e non è una gioia transitoria e illusoria che dipende dall'esterno. 
Nel corso della vita possiamo incontrare ogni tipo di problema. Indubbiamente a volte ci troviamo ad affrontare circostanze che vanno oltre il nostro controllo. Ma come è possibile che nella stessa situazione una persona avanzi con vitalità e un'altra soffra e si lamenti? 
Questo accade perché la felicità è una condizione interiore, qualcosa che sentiamo nel cuore. Per questo trasformare il nostro cuore e la nostra mente è così importante. 
Lo scopo del Buddismo di Nichiren Daishonin è sviluppare uno stato vitale in cui poter sentire, in ogni circostanza, che la vita stessa è gioia. La chiave è recitare Nam-myoho-renge-kyo, la Legge mistica dell'universo, davanti al Gohonzon, il nostro oggetto di culto.
Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo emergono in noi la speranza e la forza per vivere in modo positivo. 
Il Buddismo offre all'essere umano gli strumenti per comprendere e manifestare la sua vera essenza. È un viaggio dentro la vita per scoprire ed esprimere la propria umanità più profonda. La scoperta della Buddità, un tesoro d'infinite potenzialità dentro ognuno di noi, è ciò che fa del Buddismo «una miniera d'infinita capienza, che fornisce al genere umano la risposta agli eterni quesiti della vita e gli offre degli scopi per i quali vale la pena di vivere».

In questo post proponiamo una breve introduzione dedicata a chi si avvicina per la prima volta al Buddismo di Nichiren Daishonin e alla Soka Gakkai, insieme ad alcune testimonianze che mostrano come la pratica buddista si manifesti nella vita quotidiana delle persone. Abbiamo tentato di dare voce ad alcune possibili domande, cercando le risposte negli scritti del presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda.

Cosa si intende per Buddità?

Nichiren Daishonin insegna che tutti gli esseri viventi possiedono egualmente la natura di Budda e rivela il mezzo con il quale possiamo farla emergere e liberarci dalla sofferenza. 
In uno dei suoi scritti il Daishonin dichiara: «La natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-rengekyo e si manifesta. Questo si intende per “Budda”» (RSND, 1, 789). 
Recitando Nam-myoho-renge-kyo riusciamo a far sgorgare dalla nostra vita un potenziale in finito e rivelare i nostri punti di forza e le nostre capacità, facendo emergere qualità fino a quel momento sopite. 
Nam-myoho-renge-kyo è il “nome” della natura di Budda, o della condizione vitale di Buddità. Ad esempio, ognuno di noi ha un nome proprio. Quando sentiamo qualcuno chiamarci per nome, noi rispondiamo. Allo stesso modo, quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, la nostra Buddità risponde e si manifesta con energia dentro di noi.

Come agisce Nam-myoho-renge-kyo?

Attraverso la pratica buddista possiamo sviluppare una straordinaria forza interiore e attingere a una fonte inesauribile di fortuna e benefici. Ognuno di noi è un microcosmo che racchiude l'intero universo. 
Sia l’universo sia le vite individuali sono la manifestazione della stessa Legge mistica di Nammyoho-renge-kyo, e il Gohonzon è la concretizzazione di questa Legge. Tenendo conto che tutte le cose sono entità della Legge mistica, tutte le cose, nella loro essenza, sono fondamentalmente un'entità unica e indivisibile. Quindi, recitando Nam-myoho-renge-kyo, le vite individuali e l'universo si fondono armoniosamente come ingranaggi dello stesso meccanismo. 
Quando si accende il potente “motore” della Buddità, si diventa in grado di superare ogni ostacolo e di indirizzare con coraggio l'intero corso della propria vita nella direzione della speranza e della giustizia. 
La pratica buddista è un'azione quotidiana con la quale rendiamo i nostri cuori e le nostre menti puri e pronti alla vita.
Quel che riusciamo o non riusciamo a realizzare è fortemente determinato dalla potenza del “motore”; la differenza può essere enorme. La costanza nella pratica buddista quotidiana aumenta la potenza del nostro “motore”. 
Quando un essere umano recita Nam-myohorenge-kyo è come se spalancasse le porte al tesoro nascosto nella sua interiorità, rivelando la fonte dell'energia vitale, altrimenti sopita nei più reconditi recessi dell'essere. In questo modo è possibile far sgorgare dentro di noi un'inesauribile fonte di saggezza, compassione e coraggio.

Si può pregare per qualsiasi obiettivo o desiderio?

Va bene pregare per qualunque cosa possa contribuire alla nostra felicità e a quella degli altri. Le nostre esistenze sono dotate di un potenziale infinito: noi stessi possediamo dentro di noi il potere di realizzare le nostre preghiere. Il Buddismo di Nichiren Daishonin insegna che tutte le persone, senza eccezione, possiedono la natura di Budda. 
Come possiamo far sgorgare la condizione vitale più forte e invincibile, la Buddità? La risposta, estremamente semplice, è che possiamo farlo attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo. Non è una sorta di formula magica da recitare per soddisfare i desideri. È una strada per vincere il cosiddetto “piccolo io”. È un processo di allenamento e trasformazione delle nostre esistenze, per diventare capaci di manifestare il nostro “grande io”, per far emergere la nostra saggezza più profonda e la capacità compassionevole di realizzare la felicità per noi e per le altre persone. 
Noi pratichiamo per sviluppare e migliorare noi stessi e per compiere la nostra “rivoluzione umana” nel posto di lavoro, in famiglia e nella comunità in cui viviamo, per creare il massimo valore nel luogo e nel momento in cui ci troviamo. 
Il Buddismo del Daishonin non è una fuga verso chissà quale altro tempo o luogo immaginario e ideale, ma è una filosofia finalizzata alla trasformazione della realtà.

Cos'è la “rivoluzione umana"?

Il processo della “rivoluzione umana” consiste in un miglioramento rapido e potente che ci permette di crescere e di sviluppare le nostre vite. 
Nel profondo del nostro cuore tutti desideriamo crescere, migliorare e cambiare. La Buddità è il potere che, emergendo dalla parte più profonda della vita, rende possibile la trasformazione di noi stessi. 
Ci sono molti tipi di rivoluzione: politiche, economiche, industriali, scientifiche, artistiche e così via. Ognuna ha il suo significato e la sua funzione. Tuttavia, il mondo non diventerà migliore fino a quando le persone, e la motivazione che le anima, rimarranno sul piano dell'egoismo, mancando di compassione. Da questo punto di vista, la rivoluzione umana è la rivoluzione fondamentale e allo stesso tempo la più necessaria per tutta l'umanità. 
Gli esseri umani possiedono la capacità di aspirare alla crescita personale e al miglioramento di se stessi. Possiamo decidere di cambiare la direzione della nostra vita invece di farci trasportare dal flusso degli eventi. Quando le persone dicono di voler avere successo, si riferiscono spesso al desiderio di acquisire prestigio nella società; ma fare la nostra rivoluzione umana è un'aspirazione molto più profonda, perché significa trovare la forza di cambiare e di elevarsi come persone. 
Scrive Daisaku Ikeda: «L'iniziativa presa dagli individui per realizzare il loro infinito potenziale - mentre contribuiscono alla società - è la base del movimento della rivoluzione umana della Soka Gakkai Internazionale».

E' una "rivoluzione" solo individuale?

Il processo della “rivoluzione umana” non riguarda soltanto noi stessi. Il Buddismo spiega, infatti, che tutte le forme di vita e tutti i fenomeni sono profondamente interrelati: non esiste separazione tra il mondo interiore di un individuo e il suo ambiente, così come non c'è separazione tra il corpo e la sua ombra. La nostra rivoluzione umana porta simultaneamente a una trasformazione della società. Per questa ragione i cambiamenti che avvengono dentro di noi grazie alla pratica buddista si riflettono naturalmente all'esterno, traducendosi in un graduale miglioramento di tutto l'ambiente che ci circonda, che non è altro che lo specchio della nostra condizione vitale.
Ciò significa che quanto più consolidiamo la Buddità dentro di noi, tanto più le circostanze esterne e la qualità delle nostre relazioni iniziano di pari passo a migliorare. In poche parole, quando noi cambiamo, anche il mondo cambia.
Alla luce della visione buddista dell'interdipendenza di ogni forma di vita, non avrebbe senso perseguire la propria felicità separatamente da quella degli altri. Senza condividere l'obiettivo del Budda di diventare felici insieme agli altri, la pratica buddista con il tempo perderebbe valore. La pratica insegnata da Nichiren Daishonin e semplice, ma la difficoltà sta nel riuscire a desiderare sinceramente anche la felicità degli altri.

Che relazione esiste tra la mia felicità e quella degli altri?

Nel Buddismo di Nichiren Daishonin si pratica per se stessi e per gli altri. Ci si impegna nella pratica buddista non solo per ottenere benefici personali, ma anche per condividere gli insegnamenti del Budda con le altre persone in modo che possano riceverne benefici. 
“Pratica per sé” e “pratica per gli altri” sono due facce della stessa medaglia. Le nostre conquiste e i successi individuali, in tale prospettiva, sono indispensabili prove concrete che incoraggiano i nostri amici, mentre tutto ciò che facciamo per sostenere gli altri ritorna a noi sotto forma di benefici. 
In particolare, trasmettere la pratica buddista a un'altra persona offrendole un mezzo per diventare felice è l'azione più diretta ed efficace per rafforzare lo stato di Buddità anche nella nostra vita.
Nella prospettiva buddista, un mondo di pace e felicità duratura può essere realizzato solo a partire dalla trasformazione del cuore di ognuno. 
Come scrive Daisaku Ikeda: «La rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l'umanità». 
Lo scopo ultimo della pratica buddista è l'ideale di kosen-rufu, ossia realizzare un mondo totalmente indirizzato alla creazione di valore, una convivenza pacifica fondata sul riconoscimento e sul rispetto della sacralità della vita. 
Più felicità riusciamo a portare agli altri, più felici diventiamo noi stessi. Di conseguenza, trasformare la realtà è la nostra missione.

Qual è il significato della relazione tra maestro e discepolo nel Buddismo?

Proprio come gli uccelli seguono la rotta degli uccelli e i pesci seguono la rotta dei pesci, anche gli esseri umani hanno la loro strada. Persino in ambiti quali il mondo accademico, le arti e lo sport, ci sono maestri che insegnano la via corretta da seguire. 
Il maestro, nel Buddismo, è sempre qualcuno che agisce in maniera esemplare, che conduce una vita basata su una grande missione. Il maestro è colui che apre la strada al cammino dei discepoli, il compito dei discepoli è quello di espandere il cammino aperto dal maestro e prolungarlo. Il discepolo impara sinceramente dal maestro. 
Lo scopo della religione è rendere felice ogni persona, ma è possibile che anche un insegnamento il cui intento originale era quello di promuovere la felicità umana finisca per limitare le persone. Cosa occorre perché non si verifichi una tale distorsione? È necessaria la relazione tra maestro e discepolo: ereditare la fede del maestro e il suo spirito di guidare le persone alla felicità. 
Maestro e discepolo sono compagni che si impegnano insieme con lo stesso desiderio, il medesimo obiettivo: costruire un mondo dove gli ideali e i principi del Buddismo siano largamente diffusi e accettati. 
Scrive Daisaku Ikeda: «La relazione tra maestro e discepolo può essere paragonata a quella tra l’ago e il filo. Nel cucire, l’ago guida il filo attraverso la stoffa, ma alla fine non è più necessario ed è il filo che resta per tenere salde le cuciture».

Perché è necessaria un'organizzazione?

Forse la parola “organizzazione” dà un'immagine negativa ad alcune persone; ma in realtà qualunque cosa in questo mondo comporta una qualche forma di organizzazione. Nel corpo umano ad esempio, ci sono più di sessanta miliardi di cellule che lavorano in sintonia. Tutta la vita funziona così: una stretta collaborazione e interazione reciproca sono gli elementi necessari per un funzionamento il più efficace possibile. Se abbiamo un grande obiettivo e vogliamo sviluppare noi stessi, è naturale che esista un sistema organizzato e finalizzato a perseguire questi scopi. 
La Soka Gakkai è un'organizzazione che lavora per realizzare il grande obiettivo di kosen-rufu, cioè per rendere concreto l'ideale di pace e di felicità basato sulla filosofia di Nichiren Daishonin. Un obiettivo di questa portata non può essere raggiunto solo con lo sforzo di una singola persona: può diventare possibile soltanto quando le persone si uniscono, organizzano se stesse in una forza coesa e lavorano insieme per il raggiungimento di questa meta. 
L'organizzazione è un mezzo, il fine è la felicità delle persone. Non è mai successo che la Soka Gakkai sia stata considerata come un contenitore da riempire di persone. La nostra crescita si è sempre basata sui forti legami che si andavano formando tra gli individui. Solo così la Soka Gakkai è cresciuta. L'organizzazione esiste per la gente e non viceversa.

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Un po' di storia

Il Buddismo ha origine dagli insegnamenti di Siddharta Gautama, meglio conosciuto come Shakyamuni, principe degli Shakya vissuto 2.500 anni fa. 
La tradizione buddista racconta di quattro incontri decisivi che avrebbero motivato la sua scelta di abbandonare i privilegi legati alla sua condizione sociale per ricercare la vera felicità. Questi incontri rappresentano le quattro sofferenze fondamentali della condizione umana: nascita, invecchiamento, malattia e morte. Questa consapevolezza risvegliò in Shakyamuni il desiderio di intraprendere una profonda ricerca spirituale per liberare l'umanità dalla sofferenza. Alla fine di un lungo percorso sperimentò un radicale risveglio, o Illuminazione, e arrivò a comprendere la vera natura e il funzionamento della vita.

Dopo la sua morte, nel corso dei secoli, il Buddismo dall'India si diffuse verso sud nello Sri Lanka, in Birmania, in Thailandia e in Cambogia, e verso nord, attraverso l'Asia centrale, in Cina e nella penisola coreana fino a raggiungere il Giappone dove, nel tredicesimo secolo, nacque Nichiren Daishonin. Animato dallo stesso desiderio di salvare le persone dalla sofferenza, il Daishonin studiò tutti gli insegnamenti di Shakyamuni e alla fine ne individuò l'essenza nel Sutra del Loto, dove si afferma che tutti gli esseri viventi possiedono la natura di Budda e che non esistono persone che non possano ottenere la Buddità nella vita presente, così come sono.

L'eredità spirituale di Nichiren Daishonin è stata raccolta nell'epoca attuale dalla Soka Gakkai, l'organizzazione fondata da Tsunesaburo Makiguchi insieme a Josei Toda nel 1930. 
In seguito Daisaku Ikeda, discepolo di Toda e presidente della Soka Gakkai Internazionale, ha portato il Buddismo del Daishonin al di fuori del Giappone impegnandosi senza sosta nel diffondere i suoi ideali in tutto il mondo per realizzare la pace e la felicità di ogni persona.

La trasformazione del karma

Il Buddismo spiega che la felicità e l'infelicità che viviamo nel presente derivano dalle cause da noi poste nel passato. Queste cause sono le azioni positive e negative compiute in questa vita e in quelle passate, con pensieri, parole e azioni vere e proprie. Secondo la Legge di simultaneità di causa ed effetto, ogni volta che compiamo un'azione (causa), questa porta con sé il suo effetto latente o potenziale, che diventerà manifesto nelle condizioni opportune. L'insieme delle azioni compiute fino a oggi si chiama “karma” (in sanscrito "azione compiuta”). 
È bene precisare che non si tratta di determinismo o predestinazione. Infatti la filosofia buddista non insegna solo che la felicità e l'infelicità attuali dipendono dal karma passato, ma sottolinea anche che attraverso le azioni di oggi si può costruire un futuro nuovo. In altri termini, il comportamento nella vita presente è la causa della felicità o dell'infelicità in questa esistenza e nelle prossime. 
Nichiren Daishonin afferma: «Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente» (RSND, 1, 252). Possiamo dire che il Buddismo sia nato dalla scoperta della possibilità per ogni persona di trasformare il proprio karma. L'obiettivo del Buddismo è quello di costruire una società umana basata sulla felicità e la pace attraverso la trasformazione del karma di tutte le persone. Tutto parte dal potenziale di trasformazione dell'essere umano, capace di far emergere la propria natura illuminata nel momento presente e costruire così, istante per istante, il suo futuro.

Come si può trasformare il karma?

Quando siamo infelici pensiamo che la causa della nostra infelicità sia qualcosa di insormontabile. Ma il Daishonin - spiega che la fonte del karma - negativo è semplicemente l'oscurità fondamentale inerente alla nostra vita. 
Nel momento stesso in cui risvegliamo in noi la saggezza del Budda, questa oscurità svanisce. È come accendere la luce in un luogo buio: il cambiamento è immediato.
Oscurità fondamentale significa non riconoscere che dentro la nostra vita esiste questa potenzialità infinita, che ogni vita, anche la nostra, è un'entità della Legge mistica. Significa non credere che in noi esiste la natura del Budda. 
Nichiren Daishonin ci ha indicato la strada e ci ha fornito il mezzo per sconfiggere questa oscurità, ha iscritto il Gohonzon per attestare che ognuno di noi è un'entità della Legge mistica. Sviluppare e consolidare la nostra fede nel Gohonzon ci permette di sconfiggere l'oscurità fondamentale nella nostra vita. Questa non è un'impresa semplice, perché ogni giorno ci imbattiamo in cause esterne che risvegliano la nostra parte oscurata. Per questo è necessario recitare quotidianamente Nam-myoho-renge-kyo.

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Creare una cultura di pace, un secolo della vita

E' di importanza vitale che il ventunesimo secolo sia un secolo della vita. L'umanità deve prendere l'iniziativa per creare le condizioni di questa nuova epoca: una civiltà basata sul rispetto della dignità della vita. Ciò significa che la vita delle persone e la loro felicità non devono mai, per nessun motivo, essere sacrificate o sfruttate come mezzi per qualche fine. Si tratta di costruire una società saldamente basata sul principio che ogni attività deve servire a sostenere la vita, la dignità e la felicità delle persone. 
Se non si compiono sforzi tenaci oggi per fare del rispetto della dignità della vita il principio guida del mondo di domani, il ventunesimo secolo corre il grave pericolo di diventare un secolo di distruzione. 
Le attività della Soka Gakkai costituiscono un movimento di persone comuni unite nella lotta per far fiorire la pace e la cultura, da cui possa sorgere questo secolo della vita.
Come afferma Daisaku Ikeda: «Quando i cittadini si uniscono nel comune impegno di realizzare un concreto e positivo cambiamento, allora una cultura di pace, un secolo della vita, inizierà a manifestarsi».

Tutti i praticanti italiani si riuniscono la prima e la terza settimana del mese in piccoli gruppi, in case private dislocate nei quartieri delle nostre città, in ogni regione. Questo tipo di riunione è la base delle nostre attività fin dalle origini della Soka Gakkai. In giapponese si chiama zadankai, che significa “sedersi e dialogare”: è il luogo in cui tutti i praticanti si ritrovano e si incoraggiano attraverso le loro esperienze e dove accolgono chi desidera avvicinarsi al Buddismo.

"Niente è più prezioso della pace. Niente porta maggiore felicità" - Daisaku Ikeda

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