Il Buddismo in pratica

Basandosi sullo studio approfondito di tutti gli insegnamenti del Budda Shakyamuni, Nichiren Daishonin giunse a individuare nel Sutra del Loto l'insegnamento fondamentale e stabilì che l'invocazione del titolo del sutra, Myoho-renge-kyo, che ne racchiude l'essenza, preceduto dal termine Nam (in sanscrito "dedicarsi"), è la pratica universale che consente a ogni persona di manifestare la Buddità inerente alla sua vita.
Inoltre, Nichiren Daishonin iscrisse il Gohonzon, un mandala in cui concretizzò la propria Illuminazione, in modo da permettere a tutte le persone di stabilire un legame diretto con la Legge mistica alla quale lui stesso si era illuminato.
Con la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, il Daishonin ha lasciato la chiave per risvegliare la natura di Budda che esiste dentro di noi, indipendentemente dallo stato vitale e dalle circostanze in cui ci troviamo.
Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, il sole della Buddità sorge nel nostro cuore, rompendo le nubi dell'oscurità e dell'illusione, mentre dalle profondità del nostro essere emergono saggezza, forza vitale, gioia di vivere, coraggio e compassione.
Lo scopo della pratica buddista è sviluppare una felicità assoluta e indistruttibile che non è legata alle circostanze impermanenti della vita, ma scaturisce da questo profondo risveglio interiore. Praticare il Buddismo significa rideterminare ogni giorno questa meravigliosa trasformazione, lottando per vincere sui nostri limiti e consolidando un io sempre più forte e capace di abbracciare gli altri, utilizzando qualunque ostacolo o difficoltà per realizzare una felicità ancora più profonda.
Questo processo di radicale trasformazione spirituale, definito "rivoluzione umana", non riguarda soltanto noi stessi. Il Buddismo spiega, infatti, che tutte le forme di vita e tutti i fenomeni sono profondamente interrelati: non esiste separazione tra il mondo interiore di un individuo e il suo ambiente, così come non c'è separazione tra il corpo e la sua ombra.
Per questa ragione i cambiamenti che avvengono dentro di noi grazie alla pratica buddista si riflettono naturalmente all'esterno, traducendosi in un graduale miglioramento anche della vita delle persone con cui condividiamo i legami più profondi e, per estensione, di tutto l'ambiente che ci circonda che, dal punto di vista buddista, non è che lo specchio della nostra condizione vitale.
Ciò significa che quanto più consolidiamo la Buddità dentro di noi, tanto più le circostanze esterne, la qualità delle relazioni e anche le condizioni materiali della vita nostra e di chi ci è vicino iniziano di pari passo a migliorare.
In poche parole, quando noi cambiamo, anche il mondo cambia.
È in virtù di questa profonda interconnessione di tutti i fenomeni che è possibile sperimentare una "risposta" alle nostre preghiere: i benefici e i risultati concreti che si manifestano come conseguenza del nostro impegno nella pratica buddista, non sono che l'effetto visibile del nostro cambiamento interiore.
Nichiren Daishonin illustra questa meravigliosa trasformazione con una metafora: «Per chiarire con un esempio, quando un uccello in gabbia canta, i molti uccelli che volano in cielo si raccolgono tutti immediatamente intorno a lui e, vedendoli, l'uccello in gabbia si sforza di uscire» (RSND, 1, 118).
Il canto dell'uccello in gabbia è il Daimoku (Nam-myoho-renge-kyo) recitato dalle persone comuni, che ha il potere di richiamare la natura di Budda di tutti gli esseri viventi e di armonizzare le nostre singole vite individuali ("piccolo io") con il ritmo della vita universale ("grande io").

La pratica per sé e per gli altri

Alla luce della visione buddista dell'interdipendenza di ogni forma di vita, non avrebbe senso perseguire la propria felicità personale separatamente da quella degli altri. Nichiren Daishonin, infatti, scrive: «Adesso però siamo entrati nell'Ultimo giorno della Legge e il Daimoku che io, Nichiren, recito è differente da quello delle epoche precedenti. Questo Nam-myoho-renge-kyo comprende sia la pratica per sé sia l'insegnamento agli altri» (WND, 2, 986). Senza condividere l'obiettivo del Budda di "diventare felici insieme agli altri", il Daimoku che recitiamo con il tempo perderebbe valore.
La pratica insegnata da Nichiren Daishonin è semplice, ma la difficoltà sta nel riuscire a desiderare sinceramente anche la felicità degli altri.
Un altro aspetto fondamentale della pratica istituita da Nichiren è lo studio delle scritture e dei princìpi buddisti: «Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio non può esservi Buddismo. Devi non solo perseverare tu, ma anche insegnare agli altri. Sia la pratica che lo studio sorgono dalla fede. Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o un solo verso» (RSND, 1, 342). Lo studio del Buddismo, dunque, non ha come scopo un "sapere" teorico, fine a se stesso, ma piuttosto una costante verifica dei princìpi fondamentali esposti dal Budda nella nostra vita quotidiana.
Pratica per sé e pratica per gli altri sono due facce della stessa medaglia. La nostra personale rivoluzione umana e il nostro impegno nel sostenere gli altri sono come il moto di rotazione della terra intorno al proprio asse e il moto di rivoluzione intorno al sole. Le nostre conquiste e i successi individuali, in questa prospettiva, sono indispensabili prove concrete che incoraggiano i nostri amici, mentre tutto ciò che facciamo per sostenere gli altri ritorna a noi sotto forma di benefici: «Se si accende una lanterna per gli altri, si illuminerà anche la propria strada» (WND, 2, 1060) scrive il Daishonin.
In particolare, insegnare la pratica buddista a un'altra persona offrendole il mezzo per diventare felice è l'azione più diretta ed efficace per rafforzare lo stato di Buddità anche nella nostra vita e trasformare il nostro karma (vedi riquadro a pagina 14). Per questo Nichiren scrive: «Recita Nam-myoho-renge-kyo con un'unica mente ed esorta gli altri a fare la stessa cosa; questo resterà il solo ricordo della tua vita presente in questo mondo umano» (RSND, 1, 58).
Nella prospettiva buddista, un mondo di pace e felicità duratura può essere realizzato solo a partire dalla trasformazione del cuore di ognuno. Come cerchi che si propagano nell'acqua, dalla rivoluzione di una singola persona potrà scaturire il mutamento della comunità, del luogo di lavoro, del quartiere e, potenzialmente, del paese e del mondo intero. L'ideale di kosen-rufu, lo scopo ultimo della pratica buddista di realizzare un mondo totalmente indirizzato alla creazione di valore, una convivenza pacifica fondata sul riconoscimento e sul rispetto della sacralità della vita, è qualcosa che inizia qui e ora, dialogando con la persona che ci sta di fronte, in accordo con le parole del Sutra del Loto: «Questo è il mio pensiero costante. Come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla via suprema e acquisiscano rapidamente il corpo del Budda?» (SDL, 305).

NR 492 - 1 luglio 2012
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