Storia di un viaggio: dal sentimento di separazione alla vicinanza

di Patrizia Valcarenghi*

Sono cresciuta con due genitori meravigliosi, ma come talvolta accade, fin da piccola ho avuto un rapporto molto ambivalente e conflittuale con mia madre.
Due modi diversi di vedere il mondo, due modi diversi di sentire le cose, due storie che non si incontravano mai. Si è fatto largo in me il sentimento di essere cresciuta “orfana” di madre, non perché non ci fosse stata, ma perché non c’è mai stata nel modo che serviva a me, nel modo in cui mi ero immaginata e di cui avevo profondamente bisogno.
Un grande sentimento di nostalgia e struggimento mi prendeva ogni volta che mi allontanavo da casa. Era lei che mi mancava più di ogni cosa, e a lei scrivevo. La lontananza mi permetteva di scrivere però alla mamma immaginata, desiderata, non a quella reale con la quale dopo poco tempo passato insieme mi scontravo inevitabilmente.
Il sentimento di nostalgia per qualcosa che non c’era, quello di non sentirmi amata per quello che ero, quindi un grande senso d’inadeguatezza e di rifiuto presero molto spazio nel mio cuore.
Sentivo che il tempo per me non c’era mai e il dubbio e il sentimento di non essere amata erano sempre presenti.
Poi nella mia vita arrivò la pratica buddista.
I genitori li scegliamo noi e hanno la precisa funzione di orientare la nostra attenzione su ciò che di profondo dobbiamo cambiare di noi stessi. La prospettiva cambiò inevitabilmente.
Ricordo ancora la prima volta in cui mi ritrovai nella situazione che normalmente avrebbe scatenato la mia rabbia e che invece suscitò in me un grande sentimento di empatia e compassione.
E’ stata la prima volta che ho visto mia madre con occhi diversi, in tutta la sua fragilità e non per forza come colei che mi faceva soffrire.
Il primo grande beneficio della pratica è proprio cambiare il punto di vista e spostare la nostra attenzione da noi e il nostro piccolo io, agli altri.
Ero rimasta concentrata per oltre vent’anni, ho iniziato a praticare a 21 anni, su tutto quello che mia madre non mi aveva dato e non era stata per me. Iniziavo a chiedermi invece cosa io potevo fare per lei e a lavorare sull’accettazione dell’altro così com’è e soprattutto sul fatto che nessuno può colmare i nostri vuoti interiori.
Sono passati molti anni da allora e la prospettiva e la relazione nel tempo si sono molto trasformate.
Ci sono state tante cose, tutto quello che in oltre 25 anni può accadere nella vita di ognuno di noi.
Mi capitava però di tanto in tanto che la vecchia sofferenza di sentirmi rifiutata tornasse ad emergere . Potevo far finta di niente, la vita comunque andava avanti.
Il Buddismo ci insegna a non rimandare, dare valore ad ogni oscurità.
Ma io avevo deciso profondamente di trasformare questa sofferenza.
A febbraio ho chiesto un consiglio sulla fede per affrontare al meglio la situazione. Il primo punto della guida è stato quello di “abbandonare le strategie della mente”, quelle che portano a chiederci “cosa posso fare per essere amata” e mettere al centro della mia vita il Gohonzon.
Ogni giorno sono stata “sul pezzo”, rinnovando la decisione di andare fino in fondo a questo aspetto della mia vita.
Ho recitato con la DECISIONE DI MANIFESTARE LA MIA FRAGRANZA INTERNA, come c’è scritto nel Gosho “I tre tipi di tesori” e le cose intorno a me hanno iniziato a muoversi.
Infatti la fragranza interna attira la protezione dall’esterno e tutte le funzioni della vita ci proteggono, ci amano, ci vengono incontro.
Tutto dipendeva dalla mia concentrazione e risolutezza interiore.
E’ nata così l’occasione di fare un viaggio insieme, tempo da passare insieme solo io e lei. Una prova… di accettazione, di tolleranza, di trasformazione.
Non era la prima volta che partivamo insieme e anche se partivo piena di buone intenzioni c’era sempre qualcosa che creava tensione ed incomprensioni.
Ma questa volta ho deciso che sarebbe stato diverso. Il viaggio doveva essere un insegnamento. Il terzo giorno mia mamma si è ammalata, questo è stato “l’espediente” che, passati i primi momenti di ansia, mi ha permesso di prendermi cura di lei come di una bimba.
Queste azioni hanno sciolto qualcosa nel cuore di entrambe e anche se la vacanza agli occhi mortali era stata rovinata, guardando con gli occhi del Budda era stata l’occasione per sciogliere un nodo molto profondo.
Ma ancora non lo sapevo, ne avevo solo il sentore.
Tornata a casa, un grande sentimento di gratitudine nei confronti di mia mamma, ha iniziato ad emergere molto forte.
Nel mio cuore si era sciolto qualcosa di grande, il mio daimoku continuava determinato ad andare fino in fondo, volevo vedere come sarebbe stata questa luna sulla capitale.
Il Daimoku ci sorprende perché i risultati sono sempre al di là di ogni nostra aspettativa.
E così qualche settimana dopo, rispondendo ad un interrogativo che le avevo posto, i suoi occhi si sono riempiti di lacrime e con la voce rotta dal pianto mi ha detto “PERCHE’ TUTTI DEVONO SAPERE QUANTO VALI!”
Io sono rimasta incredula e sconvolta da questa affermazione, mai mi sarei aspettata di sentire le voce di mia mamma pronunciare queste parole e soprattutto con tanto coinvolgimento.
Ho sentito che questa sofferenza l’ho trasformata anche per mia mamma che chissà quale peso portava nel cuore.
Alla mia razionalità non è dato capire, è successo tutto ad un altro livello, ma il mio cuore adesso è leggero, libero, non più condizionato.
Ultima meravigliosa sorpresa è stato il biglietto che mi ha scritto per il mio compleanno: “NON C’E’ REGALO PIU’ BELLO DI POTER CONDIVIDERE UN PO’ DEL NOSTRO TEMPO INSIEME”. Che è esattamente quello che io penso e che mi è sempre mancato!
Il Daimoku ci risponde sempre al di la’ di ogni nostra ragionevole aspettativa.
A noi il compito di decidere, osare e sognare!
Voglio offrire la mia vita, tutto quello che so’ fare e tutto quello che non so’ fare per creare valore, ispirare e incoraggiare chiunque si presenti sul mio cammino, coltivando i tesori della Compassione e dell’Umanità e diventando capace di abbracciare qualunque persona al di là delle differenze.

*per Panta Rei
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Commenti

  1. Risposte
    1. Ciao cara Patrizia. Grazie per la tua bellissima esperienza. Ti abbraccio con tanto affetto, Grazia

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  2. Mi sono riconosciuta nella tua storia. Ho sperimentato appena in tempo, prima che mio papà morisse, l'immensa gioia di vedere trasformato il rancore e il risentimento in compassione e amore. Il Gohonzon mi ha dato una risposta "più grande di me "

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  3. Meraviglioso insegnamento grazie

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