Saggi per scegliere, saggi per agire

Nel Buddismo esiste un concetto, non molto noto, che sembra rivestire una importanza particolare quando si pensa a come sviluppare e concretizzare i propri progetti: Zuijii e Zuitai. Zuijii significa “essere e manifestarsi in accordo con la propria mente”, Zuitai sta per “usare le parole per dire agli altri ciò che non si crede, nel tentativo di ingannarli” (Dal Gosho Aprire gli occhi di immagini scolpite o dipinte); in altri termini: pensare in un modo e comportarsi in un altro.

A prima vista sembra quindi che il primo concetto abbia un valore positivo, esprimendo coerenza e che il secondo, che nel suo senso più ampio significa “dire ciò che gli altri vogliono sentire”, sia un atteggiamento negativo, che implica un inganno o l’incapacità di parlare in accordo con il proprio più intimo pensiero e intendimento.
Tante volte, del resto, ci capita di non dire quello che abbiamo in mente per paura, confusione debolezza interiore. In questi frangenti Zuitai esprime effettivamente una condizione di depressione o impotenza, comunque negativa.
Eppure Shakyamuni è stato indicato come un vero campione in questo modo di esprimersi. Ma il suo “inganno” nei confronti dei discepoli era completamente nel loro interesse, e l’apparente “debolezza” di quel sistema educativo permise una rivelazione graduale del suo insegnamento in accordo coi progressi degli ascoltatori nella comprensione. Se inganno ci fu, il progetto era positivo: poter guidare tutti alla rivelazione finale del Sutra del Loto.
Sembrerebbe insomma che nella vita si possano dire anche le bugie: che esista uno “Zuitai positivo”, inserito in un progetto consapevole, per realizzare qualcosa di buono. Il principe Shakyamuni e “Il Principe” di Machiavelli: il fine giustifica sempre i mezzi?. E se anche fosse, come scegliere i “mezzi” più appropriati?
L’uomo del Machiavelli aveva uno scopo chiaro: il proprio potere. Altrettanto evidente, anche se di segno opposto, quello del Budda: la crescita dei discepoli fino a poterli rendere partecipi di quella realtà “che è condivisa solo tra Budda”(lo shoho jisso in Gongyo).
In un certo senso la nostra condizione è destinata a passare gradualmente da quella del principe machiavelliano a quella di Shakyamuni. La realtà del nostro cammino di autoriforma trasforma progressivamente l’egoismo in illuminazione, tanto che viviamo continuamente come in un guado tra le due condizioni, un sentiero arduo, al confine tra due modi di vivere e di vedere.
Qual è lo scopo della nostra vita personale? Che progetto muove le nostre azioni? In ogni campo, dal lavoro, alla famiglia, alla stessa attività buddista, non è possibile che sia chiaro e corretto fin dall’inizio. Nulla di strano, insomma, che ci si senta confusi o ci si scopra non così altruisti e profondi come dovremmo essere in teoria.
Oltretutto la realtà quotidiana ci dimostra come talvolta una coerenza intransigente, una presunta purezza estremista, possa causare danni irreparabili o quasi. Altre volte invece il nostro tentativo di far evolvere una situazione tramite compromessi e espedienti è finito su di un binario morto.
Sia il progetto della vita che i modi di attuarlo, dunque, non sono limitabili a una qualche formula, né è detto che il mondo delle nostre intenzioni sia sempre così puro e positivamente orientato da poterci permettere di seguirlo ciecamente. Tutto questo si modifica e si precisa nell’incontro con la realtà degli altri e dell’ambiente, cresce e matura insieme alla nostra autoriforma personale, frutto anche della pratica buddista. Proprio dall’assiduità di questo incontro tra noi così come siamo (confusi e “bugiardi” o rigidamente sinceri e coerenti) e il potere del Buddismo, scaturisce gradualmente la capacità di mettere in chiaro le finalità della nostra vita concreta e di esercitare la saggezza per accordare i mezzi, le nostre azioni quotidiane, a quegli scopi. Quello che cerchiamo, del resto, è la capacità di fare le cose giuste al momento giusto, agendo in armonia coi tempi e le persone che ci circondano.
Marcello Varaldi - NR n° 202 Dicembre 1998
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