Quando ho ricevuto il mio Gohonzon...

di Stella Loffredo*

Il 29 aprile 2018, tra le lacrime fiere di mio fratello e il mio cuore che batteva fortissimo, ho ricevuto il mio Gohonzon. E’ stata una cerimonia bellissima. A Lione. Vivo in Francia da qualche tempo.
Nella mia memoria questo è stato uno dei giorni più’ belli della mia vita. Mi sentivo importante, potente. Mi sentivo presente. Mi sentivo.
Dicevo alle mie compagne di fede che il mio Gohonzon era il più bello e lucente. Che aveva dei colori più vivi e sinceri. In realtà parlavo della mia vita e non me ne rendevo conto.
Era un piacere praticare davanti alla mia bellissima installazione, a quel butsudan perfetto e sempre pulito.
Dopo poco tutte le mie paure, le mie incertezze e quel malessere permanente hanno cominciato a farsi sentire. Ancora più’ forte, ancora più’ vivo.
Ho subito smesso di praticare. Mi sentivo una codarda. Mi nascondevo dietro alle mie paure e dietro a quella fitta allo stomaco che precede un pianto senza fine. Era un luogo, questo, che conoscevo molto bene.
Ci sguazzavo dentro come un pesciolino rosso che pensa di stare bene perché intorno a lui vede dell’acqua ma che non si rende conto di quanto sia piccola quella bolla di vetro se la confronti con l’immensità dell’oceano.
Mi dicevo che non avevo voglia, che tanto non sarebbe cambiato nulla e che mi ci voleva giusto del tempo perché tutto andasse per il verso giusto.
E intanto il Gohonzon era là chiuso.
Ci passavo davanti e sentivo che cosi non avrebbe funzionato. Continuavo a tenere la mia vita chiusa. Blindata. Spenta.
Un giorno ho deciso quindi di aprire e dare una seconda possibilità alla mia fede, al Gohonzon, alla mia vita. Lo meritava.
Ho fatto una lista delle caratteristiche della donna che volevo diventare. Ho messo la lista nel cassetto del Butsudan. Una responsabile mi ha regalato un conta daimoku. Ogni volta che pratico 30 minuti, coloro un cuore.
Un’altra donna buddista mi ha regalato un libro di poesie di Daisaku Ikeda e ogni volta che finisco di praticare ne leggo una.
E’ diventato tutto più facile.
Con questa piccola routine sono riuscita a darmi la voglia di praticare. A dare una possibilità alla mia fede.
Oggi ho smesso di avere paura. Oggi incoraggio le giovani donne. Oggi nel mio ambiente di lavoro sono quella che porta il buon umore. Oggi mi dicono che stare insieme a me è come essere sempre in vacanza.
Oggi parlo al mio Gohonzon e neanche quelle lacrime che scendono dai miei occhi chiari e che raggiungono svelte le mie guance, mi impediscono di praticare almeno un' ora al giorno.
Oggi pretendo che tutto si trasformi e che io sia sempre più forte e sicura di me. Oggi determino. Oggi decido.

*per Panta Rei
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