La fede salda come una "grande montagna"

Anche nella nostra vita potranno esserci momenti in cui ci troviamo ad affrontare problemi e difficoltà, ma è proprio allora che bisogna alzarsi e ripartire con fede incrollabile.

Nel capitolo "La grande montagna" del volume 30 de La nuova rivoluzione umana, il presidente Ikeda parla delle dimissioni da terzo presidente della Soka Gakkai, ufficializzate il 24 aprile 1979. Non conoscevo nei dettagli il motivo delle sue dimissioni e sono rimasta molto toccata dal racconto delle vicende di quel periodo.
Di recente, durante un corso in Giappone, la responsabile delle donne della SGI, ­Yumiko Kasanuki, ci ha spiegato che in queste puntate sensei ci sta insegnando come lottare adesso per lo sviluppo futuro di kosen-rufu, e ci incoraggia a crescere e ad approfondire la nostra fede.
Come scrive nella Prefazione al romanzo, ogni puntata "è una lettera quotidiana di incoraggiamento" a ciascuno di noi.
Leggendo per la prima volta ciò che è accaduto allora, mi colpisce lo spirito risoluto di sensei, la sua decisione di fare qualsiasi cosa pur di proteggere i membri della Gakkai, la sua spinta a coltivare una fede "salda come una grande montagna di fronte alle avversità" in grado di superare qualsiasi ostacolo, e la determinazione di mantenere sempre lo sguardo rivolto al futuro, per il bene di ­kosen-rufu.
Anche nella nostra vita potranno esserci momenti in cui ci troviamo ad affrontare problemi e difficoltà, ma è proprio allora che bisogna alzarsi e ripartire con fede incrollabile. Come scrive sensei nella puntata 30: «Anche nella storia della Gakkai vi sono state numerose svolte e nodi cruciali da superare. Il punto da cui ripartire in ogni momento è racchiuso nello spirito di "alzarsi da soli" del maestro Makiguchi, nel grande spirito di kosen-rufu». Per riuscire a farlo, è necessario non perdere di vista gli incoraggiamenti del nostro maestro e rimanere "agganciati" a lui: solo così riusciamo a non mollare e a superare qualsiasi avversità.
Il presidente Ikeda ha sempre amato la Soka Gakkai, ha sempre amato i membri, perciò non poteva sopportare di vederli soffrire a causa delle angherie dei preti della Nichiren Shoshu. Per lui ogni persona è preziosa, e la sua decisione di proteggere la Gakkai e tutti i praticanti era irremovibile: «Qualunque cosa accada e indipendentemente dalla posizione che ricoprirò - scrive - continuerò a incoraggiare i nobili e preziosi membri della Gakkai. Continuerò ad avanzare insieme alle persone comuni» (p.ta 33).
Ora è importante che noi discepoli ci alziamo con lo stesso spirito del maestro, rinnovando il nostro voto e mirando a una grande espansione del movimento di kosen-rufu. Noi desideriamo che tutti diventino felici, che il mondo viva in pace, che le persone con più difficoltà possano stare bene. Questo è il nostro scopo, per questo ci impegniamo ogni giorno nelle attività di propagazione.
Nella società accadono tante cose tristi, tanti incidenti. È facile perdere la speranza e arrendersi, rinunciare, ma bisogna andare avanti con speranza in qualunque situazione. Se noi stessi abbiamo speranza, siamo in grado di offrirla anche agli altri.
Uno splendido esempio ci è dato dai membri del Tohoku, che nonostante il dolore causato dal terremoto di sei anni fa, hanno avuto la forza di risollevarsi dandosi da fare per sostenere gli altri. Li abbiamo incontrati a marzo, in occasione della riunione di Centro che si è tenuta nel nuovo Centro culturale del Tohoku.
Il loro atteggiamento di non poter fare a meno di incoraggiare gli altri è una prova straordinaria della loro fede.
Senza la pratica si sarebbero persi - ci hanno raccontato - e non avrebbero avuto la forza di risollevarsi da tanta sofferenza. Grazie alla fede e al forte legame con sensei, si sono rialzati con la determinazione di non farsi mai sconfiggere e infondere coraggio a tutte le persone. E ora sono i primi nello shakubuku in tutto il Giappone! Questo è lo spirito della Soka Gakkai, è il nostro modo di vivere.
Aiutando gli altri, noi stessi realizziamo la nostra missione di Bodhisattva della Terra, senza lasciare indietro nessuno!

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Quel tempestoso 24 aprile di Daisaku Ikeda

24 aprile 1979. Questo è il giorno in cui mi dimisi dalla carica di terzo presidente della Soka Gakkai, una posizione che avevo mantenuto per diciannove anni, e divenni presidente onorario. Quando udirono l'annuncio, i membri di tutto il Giappone - e di fatto, di tutto il mondo - rimasero sconcertati, senza parole. Il motivo delle mie improvvise dimissioni fu l'insidiosa prevaricazione della Nichiren Shoshu e gli attacchi alla Gakkai da parte di ex membri traditori che avevano abbandonato la fede unendosi con i preti che tramavano al tempio principale.
[...] Ogni volta che sentivo descrivere la sofferenza, l'angoscia e l'indignazione causata ai miei cari compagni dalla crudele oppressione dei preti malvagi, il mio cuore sanguinava. C'erano notti che il dolore nel mio cuore era così intenso che non potevo dormire.
Per proteggere i miei sinceri compagni di fede, cercai con tutto me stesso di creare un'armoniosa unità tra clero e laici. Ma tutti i miei sforzi sembrarono fallire quando uno dei più alti responsabili della Soka Gakkai - che in seguito si dimise e abbandonò la fede - fece delle affermazioni inopportune. I nemici della Gakkai, che non aspettavano altro per distruggerci, si scagliarono con veemenza. I preti sollevarono un tumulto e pretesero che io mi assumessi la responsabilità delle sue parole.
Mi tormentai per questa situazione. Sapevo di dover impedire che ulteriori sofferenze venissero inflitte ai nostri membri, che dovevo proteggerli dalle persecuzioni dei preti.
[...] La decisione di assumermi in prima persona tutta la responsabilità e di lasciare la carica di presidente via via si rafforzava dentro di me. Già da diversi anni pensavo che avrei dovuto cedere il passo a un successore.

Per approfondire: NRU, vol. 30, capitolo 1 "La grande Montagna"

NR n°602 (15 aprile 2017) di Anna Conti
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