Il valore della preghiera (2)

Schede a cura del direttore generale onorario Mitsuhiro Kaneda:
Le basi della pratica individuale

In questa seconda parte viene affrontato da varie angolazioni il rapporto tra preghiera e obiettivo. Un'occasione per rispondere ad altri interrogativi che spesso sorgono nel corso della pratica buddista.
Perché è importante pregare con un obiettivo chiaro?

Il presidente Ikeda, nella sua spiegazione della parola niji (a quel tempo) dice: «Nei termini della nostra pratica vorrei pertanto sottolineare che "a quel tempo" appare solo quando preghiamo davanti al Gohonzon manifestando la determinazione e la consapevolezza della nostra missione per kosen-rufu.
Dobbiamo stabilire uno scopo, recitare e agire. Se non facciamo in questo modo, il nostro ambiente non cambierà minimamente, la condizione descritta con le parole "a quel tempo" non si manifesterà nemmeno dopo cinque o dieci anni» (D. Ikeda, Il capitolo Hoben, ed. Esperia, pag. 38).
"A quel tempo" indica il momento in cui abbiamo qualche difficoltà o vogliamo realizzare un nostro desiderio a ogni costo, sia personale che per kosen-rufu. È un momento chiave e il nostro ichinen in quel momento è determinante.
In quel momento dobbiamo:
1) stabilire lo scopo
2) determinare di realizzarlo
3) recitare Daimoku
4) agire
Solo così facendo si manifesterà l'effetto.
Perché dunque è così importante avere un obiettivo chiaro? Perché Nichiren Daishonin spiega che i desideri terreni sono Illuminazione (bonno soku bodai). Cioè, i desideri in quanto tali non possono essere Illuminazione, ma possono portare all'Illuminazione attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo.
Se una persona non desidera, non può raggiungere l'Illuminazione, perciò utilizziamo bene ogni desiderio. Noi abbiamo tanti desideri o sofferenze e abbiamo abbracciato il Gohonzon per diventare persone felici e provare la gioia di vivere.
Se recitiamo senza uno scopo il Gohonzon ci chiederà: «Cosa vuoi da me?».
Se un bambino non dice quale giocattolo vuole, i genitori non glielo compreranno mai e se siete innamorati ma non dite niente alla donna che amate, rimarrà un amore platonico.
Il presidente Toda scrisse: «Il Gohonzon ci permette di percepire i nostri attaccamenti esattamente per quello che sono e poiché sia voi che io abbiamo desideri, possiamo condurre vite interessanti e significative. Per avere successo negli affari o per propagare il Buddismo, ad esempio, dobbiamo nutrire attaccamento per queste attività. La nostra fede fa sì che, anziché lasciarci controllare dai nostri attaccamenti, li usiamo appieno per diventare felici».
Lo spirito del Sutra del Loto consiste nell'utilizzare i desideri e gli attaccamenti come forza motrice e trasformarli in un "vento in poppa" che ci spinge verso la felicità.
«L'obiettivo - diceva il presidente Makiguchi - crea il mezzo per raggiungerlo. Una freccia scoccata contro un bersaglio poco chiaro non centrerà mai l'obiettivo».
Spiegava che da una fede e un'attività poco chiara nella decisione e nell'obiettivo non nascerà un chiaro effetto.
Il presidente Ikeda asserisce: «La preghiera deve essere concreta. Rafforziamo il nostro ichinen e preghiamo con concretezza. In questo modo la preghiera verrà esaudita dal Gohonzon in base al principio di ichinen sanzen (tremila condizioni in un singolo istante di vita) e tutti i fenomeni dell'universo inizieranno a muoversi verso la realizzazione dello scopo. La preghiera di colui che crede nella legge mistica e la pratica assiduamente si realizzerà. Occore pregare con un forte ichinen e questo nasce quando si mira a un obiettivo chiaro e concreto».
Quando preghiamo davanti al Gohonzon dobbiamo prima chiarire: «Che cosa, entro quando, in che modo». Se preghiamo con una decisione e con un obiettivo chiaro, allora si manifesterà la prova concreta.
Anche nella vita quotidiana, se decidiamo "dove andare", stabiliamo entro che ora "prevediamo di arrivare" e "con che mezzo arrivare", giungeremo alla "destinazione stabilita".
Per esempio, se decidiamo di partire da Roma per andare a Milano o a Palermo, prima di tutto dobbiamo chiarire la destinazione, altrimenti non arriveremo da nessuna parte. Decisa la destinazione per Milano, bisogna decidere entro quanto arrivarci. A quel punto è necessario decidere come raggiungere la destinazione.
Il mezzo più veloce è l'aereo che, dall'aeroporto di Fiumicino impiega circa un'ora. Con un treno Eurostar ci vogliono circa quattro ore. Con l'automobile in autostrada ci vogliono circa sette o otto ore. A piedi ci vorranno più di dieci giorni. Qualsiasi sia il modo per raggiungere la destinazione, se andiamo fino in fondo, sicuramente arriveremo a Milano.
È normale che quando non si sa bene dove andare, perché ancora non si è decisa la meta, non si giunga in nessun posto. Anche quando si è decisa la meta, ma non abbiamo previsto quando arrivarci in concreto e non iniziamo a incamminarci, non arriveremo mai.
Se partiamo diritti verso la meta, ma, quando a un certo punto la strada diventa difficile, pensando che non riusciremo mai ad arrivare cambiamo idea oppure per stanchezza smettiamo di proseguire, non avremo nessun risultato.
Solo quando pratichiamo decidendo che cosa, entro quando, in che modo cioè la meta, il tempo di arrivo e l'azione dopo aver pregato, emergerà il beneficio e una chiara prova concreta, cioè arriveremo alla meta così come avevamo deciso.
Se girovaghiamo, senza decidere la meta, per tornare poi indietro, diventa una semplice "passeggiata". L'atteggiamento nella fede caratterizzato da una decisione e da un obiettivo poco chiari si può chiamare fede da passeggiata.

È importante stabilire obiettivi relativi al proprio cambiamento personale (cose da risolvere, cosa trasformare del proprio karma, cose da migliorare, cose che desideriamo realizzare) e contemporaneamente obiettivi di attività buddista per accumulare cause di fortuna.
Se decidiamo gli obiettivi dell'attività, ma gli obiettivi del proprio cambiamento personale sono poco chiari, anche se otterremo il risultato dell'attività non miglioreremo.
Accumulando i benefici ottenuti, la fede si approfondisce.
Accumulando solo esperienze di attività, la fede non si approfondisce ma, al contrario, un giorno nasceranno dubbi; ad esempio, dopo cinque o dieci anni di pratica ci chiederemo: «Ma cosa ho realizzato nella mia vita?».
Perciò non dimentichiamo mai l'eterno principio della Soka Gakkai la fede è uguale alla vita quotidiana.

Si può trasformare l'impossibile in possibile?

Nel Gosho Sulle preghiere Nichiren Daishonin afferma: «Può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, ma non accadrà mai che la preghiera di un devoto del Sutra del loto rimanga senza risposta» (SND, 9, 182).
E in Conversazione tra un saggio e un uomo non illuminato spiega: «Con la sola pratica della fede in Myoho-renge-kyo, non ci sono benefici che non si ottengano, e non c'è buon karma che non cominci a operare» (SND, 7, 105).
Nell'Esegesi del vero oggetto di culto il patriarca Nichikan Shonin scrive: «Se solo prendi fede in questo Gohonzon e reciti Nam-myoho-renge-kyo, anche soltanto per poco, nessuna preghiera resterà senza risposta, nessun peccato rimarrà senza perdono, tutta la fortuna sarà concessa e tutta la giustizia sarà provata».
Naturalmente questo accade quando pratichiamo con un forte ichinen e con una grande convinzione nel Gohonzon, così come afferma il presidente Ikeda: «Pregare, sforzarsi e avere una grande convinzione "affidandosi completamente al Gohonzon" è fondamentale. Quando dal profondo del nostro cuore, recitiamo "nam alla Legge mistica", emergono dalla nostra vita una saggezza e una forza infinita. L'impossibile diviene possibile. La base è sempre la preghiera. Se ci dimentichiamo di pregare e cerchiamo razionalmente dei metodi, finiremo col girare a vuoto, fino ad arrivare a un punto morto».
Recitare "nam alla legge mistica" significa "affidare la propria vita". In altri termini nam significa pregare e affidarsi al Gohonzon.
Quando recitiamo nam al Gohonzon, dal profondo del cuore, emergerà dalla nostra vita una robusta forza vitale e una saggezza al di là di ogni immaginazione e l'impossibile diverrà possibile.
Pur pregando, se una persona continua a concentrarsi solo sul metodo, rimuginando fra sé: «Non so più cosa fare, non so più dove sbattere la testa», gira a vuoto e finisce per trovarsi in un vicolo cieco. Con questo atteggiamento si sta "preoccupando e basta", ha dimenticato il Gohonzon e si sta semplicemente "illudendo".
Decidere di risolvere con la fede vuol dire "preoccuparsi con la fede". Una volta che abbiamo abbandonato tutti gli stratagemmi, attraverso la nostra preghiera si aprirà la strada.

L'importanza di pregare con un forte ichinen.

«Sto pregando intensamente come se dovessi accendere il fuoco con la legna bagnata o estrarre l'acqua dal deserto, affinchè, nonostante questa sia un'epoca di disordini, il Sutra del Loto e le Jurasetsu proteggano ciascuno di voi» (Cancellare le colpe denunciando le offese alla legge, SND, 7, 172).
Questa frase di Gosho insegna che nei momenti critici è necessario recitare Nam-myoho-renge-kyo con questo tipo di ichinen.
Riguardo a questa frase il presidente Ikeda afferma: «Accendere il fuoco con la legna bagnata o estrarre l'acqua dal deserto dipende dalla forza dell'ichinen, dal potere della Legge mistica, dal potere della fede e dallo zelo. In generale chi decide: «Vincerò assolutamente» otterrà la vittoria. Questo tipo di ichinen fa emergere una forza infinita».
Quando abbiamo una grande difficoltà o una sofferenza che non riusciamo a risolvere, o quando non sappiamo più cosa fare, non c'è altra soluzione che, pur sapendo razionalmente che è impossibile, pregare con convinzione così: «Gohonzon, risolverò questo problema a ogni costo!».
Mantenere la determinazione fa nascere la prova concreta.
Se l'ichinen della preghiera è forte, sicuramente realizzeremo il nostro obiettivo. Invece se recitiamo con un ichinen debole, pensando per esempio: «Sarebbe bello se andasse così», oppure «Gohonzon aiutami» o ancora «Se faccio Gongyo e Daimoku qualcosa accadrà», non è una preghiera. Inoltre pregare pensando dentro di sé: «Tanto è impossibile»; è uguale a non avere fede nel Gohonzon e allora la nostra preghiera non si realizzerà.

Una fede debole.

Ne Il palazzo reale, indirizzato al suo discepolo Shijo Kingo, Nichiren Daishonin scrive: «Quanto alle preghiere di tua moglie, penso che, benché ella non dubiti del Sutra del Loto, la sua fede sia debole. Il fatto che le preghiere di Nichigen-nyo non abbiano ottenuto risposta è paragonabile a un forte arco con una corda debole o a una buona spada nelle mani di un codardo. Non è certo colpa del Sutra del Loto» (SND, 5, 109).
Nichiren Daishonin afferma che il motivo per cui la preghiera di Nichigen-nyo non si realizza è perché anche se non sembra dubitare del Sutra del Loto (Gohonzon), la sua fede è debole.
Il presidente Ikeda spiega che «una preghiera vaga, col cuore incerto, un Gongyo e un Daimoku formali e fatti con il senso del dovere, sono "manifestazioni della propria inerzia". Una pratica basata sull'inerzia dà vita a un circolo vizioso di inerzia e vacuità. Una preghiera idealistica o senza serietà non darà un effetto chiaro. È necessario il susseguirsi di preghiere chiare e concrete, una dopo l'altra, per kosen-rufu, la propria famiglia e la propria vita personale. Così nasce lo sviluppo della propagazione della Legge mistica e si apre la strada al cambiamento del proprio destino».
Ci sono dei casi in cui dubitiamo, pensando: «Mi sto sforzando così tanto nella fede ma i miei desideri non si realizzano». Ma il fatto che non emergano i benefici non è colpa del Gohonzon; è necessaria una riflessione sulla propria fede.
Pensare di realizzare i nostri desideri per il semplice fatto di avere il Gohonzon in casa e di fare Gongyo e Daimoku ogni giorno non è corretto.
Anche se pensiamo: «Mi sto sforzando così tanto!» il punto è «Con che tipo di ichinen ci siamo sforzati fino a ora?». Perché se ci siamo sforzati col senso di dovere, o per inerzia, o credendo in modo formale, non potremo ricevere un vero beneficio. Dovremmo portare avanti una pratica coraggiosa con un ichinen solido e una preghiera chiara e concreta.

Quanto Daimoku è necessario recitare?

È una domanda molto frequente. La quantità di Daimoku non è qualcosa che possono decidere gli altri, ma noi stessi. Quindi, ognuno di noi, riflettendo sulla quantità di Daimoku necessaria per superare un problema o per migliorare se stesso, decida una quantità e si sforzi di metterla in pratica.
Esiste un consiglio tramandato dalla Soka Gakkai di recitare un milione di Daimoku quando c'è un problema da risolvere. Nel mondo della fede non si può paragonarsi agli altri, pensando: «Dato che gli altri recitano tre ore al giorno, voglio fare anch'io così», oppure rivaleggiare, oppure pregare con senso del dovere o in modo formale. Infine non si recita Daimoku fine a se stesso, senza un obiettivo chiaro; è un errore scambiare la quantità di Daimoku per il nostro obiettivo finale e occorre sempre riflettere se la nostra preghiera è concreta o meno.
È importante dunque stabilire autonomamente: «Per risolvere questo problema decido di recitare un milione di Daimoku». Realizzare un milione di Daimoku in tre o sei mesi o in un anno, è sempre una decisione personale. Una volta presa la decisione, se ci si sforza di realizzarla, emergerà l'effetto. Quindi ognuno, mantenendo la propria personalità e organizzando bene la propria vita personale, ritagli il tempo nella sua giornata per pregare seriamente e partecipare con gioia alle attività per la realizzazione di kosen-rufu.
Daisaku Ikeda afferma: «La persona che recita Daimoku è quella che vince. Le divinità buddiste si radunano intorno alla persona che recita Daimoku fino alla realizzazione e la guidano verso la direzione della più grande felicità. Non c'è niente che possa eguagliare il Daimoku».
Inoltre è importante tenere a mente che Gongyo non è un dovere ma un diritto:
«Il Buddismo rende libero l'essere umano - spiega Ikeda a questo proposito - e non il contrario. Anche la recitazione di Gongyo è un diritto e non un dovere. Dato che nella pratica è necessario sforzarsi, ricordiamoci che tutto si fa per se stessi. Chi vuole ricevere tanti benefici oppure aprire immensamente la propria condizione vitale, dovrebbe sforzarsi più degli altri con tenacia».
Gongyo e Daimoku non sono un dovere, ma sono un diritto per diventare felici. Non dimenticando che lo facciamo per noi stessi, recitiamo Gongyo e Daimoku con una "fede forte" che si manifesta in una "decisione forte". Quando decidiamo "vincerò assolutamente" e ci sforziamo di mantenere questa decisione fino alla realizzazione, possiamo dire che abbiamo un ichinen forte. Praticando in questo modo la nostra condizione vitale si innalzerà immensamente.

Il cuore che desidera sinceramente recitare Gongyo e Daimoku percepisce il Gohonzon.

«Il Daishonin afferma che anche in un singolo Daimoku è contenuto un infinito beneficio» scrive il presidente Ikeda. «Ancor più, coloro che si sforzano di recitare Gongyo e Daimoku tutti i giorni, riceveranno immensi benefici. Però, quando per qualche motivo non riusciamo a recitare Gongyo e Daimoku, non c'è assolutamente necessità di preoccuparsi pensando che riceveremo punizioni. Il "cuore della fede" che nutre il desiderio di recitare Gongyo e Daimoku percepirà il Budda dentro di sé ed emergeranno incommensurabili benefici e fortuna. È fondamentale il "cuore della fede", perseverare nella pratica e, giorno dopo giorno, migliorarci e svilupparci nella vita».
Non è importante la forma, ma se abbiamo o meno il "cuore della fede" e il "desiderio di migliorarci" attraverso la pratica di Gongyo e Daimoku. Se abbiamo questo cuore, riceveremo benefici e cresceremo ulteriormente.
Quindi quando abbiamo una difficoltà è basilare recitare Daimoku con un obiettivo chiaro, con un forte ichinen (cioè con una ferma determinazione) e con cuore sincero. La preghiera è la sorgente di tutte le vittorie.
Pregare significa vincere.

Lucidare e far risplendere il diamante della propria vita.

Ne Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, Nichiren Daishonin scrive: «Risveglia in te una profonda fede e lucida il tuo specchio giorno e notte. Come puoi lucidarlo? Solo recitando Nam-myoho-renge-kyo» (SND, 4, 5).
Per lucidare la propria vita, purificarla profondamente e farla risplendere non c'è altro modo che credere nel Gohonzon e recitare Daimoku.
Si potrebbe affermare che recitare davanti al Gohonzon è la pratica per lucidare il diamante inerente nelle nostre vite. La vita del Budda viene chiamata "vita di diamante", ma anche nelle vite di noi comuni mortali è intrinsecamente presente "il mondo di Buddità che è come un diamante forte e puro". Di solito la nostra vita è così contaminata che non riusciamo a percepirlo, ma lucidandola esso emergerà. Come afferma un proverbio: «Solo i diamanti intagliano i diamanti», perchè il diamante grezzo può essere inciso soltanto da un altro diamante. La vita di noi comuni mortali è come un diamante grezzo che, incontrando il Gohonzon (causa esterna) che è "la vita del Budda" (vita di diamante) e recitando Daimoku con forte fede, può essere lucidato fino a far emergere la Buddità. Di conseguenza avremo una condizione vitale brillante e anche la nostra vita brillerà.
Nelle sue Lezioni sul Sutra del Loto il presidente Ikeda spiega che non esiste niente di più mistico della vita dell'uomo, niente di più sacro. I comuni mortali, rimanendo così come sono, possono ottenere l'Illuminazione. Anche una persona semplice può realizzare una condizione vitale di felicità assoluta, che emerge dal profondo della sua vita, uguale a quella del Budda. Non esistono altri segreti. Non ci sono poteri sovrannaturali. La forza che permette di godere di una condizione vitale di massima felicità è il potere che innalza la condizione vitale di tutto il genere umano. Questo è il grande potere del Gohonzon.

NR 314 - 15 ottobre 2004
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