A proposito delle preghiere silenziose

Perché nella nuova versione delle preghiere silenziose di Gongyo si esprime devozione - invece che "rispetto" - oltre che verso il Gohonzon, anche verso Nichiren Daishonin e Nikko Shonin?
E perché è stata tolta l'espressione di gratitudine verso Nichimoku Shonin?
La struttura della recitazione dei capitoli Hoben e Juryo del Sutra del Loto è cambiata varie volte nel corso del tempo; allo stesso modo sono cambiate le preghiere silenziose [cfr. Il Buddismo della gente, pagg. 94-96]. È la Soka Gakkai giapponese, quale ente religioso centrale che diffonde il Buddismo di Nichiren Daishonin nel mondo, che stabilisce le modifiche dal punto di vista della pratica religiosa, nell'ottica di tornare allo spirito originale dell'insegnamento.
Le recenti modifiche alle preghiere silenziose sono state annunciate lo scorso novembre a Tokyo durante il corso autunnale della SGI e diffuse in seguito in inglese, spagnolo e francese. Per quanto riguarda la traduzione in lingua italiana, il nostro riferimento principale è stato il testo giapponese.
In generale tradurre in modo fedele i termini giapponesi che esprimono la visione buddista della vita è un procedimento complesso che richiede un lavoro costante e approfondito.
Con l'ultima modifica ai testi delle preghiere silenziose si è chiarito, nella prima preghiera, quali sono i soggetti verso cui esprimere devozione (namu in giapponese) e gratitudine: i "tre tesori" del Buddismo che sono il tesoro della Legge, il tesoro del Budda e il tesoro del ­sangha (Ordine buddista), rappresentati rispettivamente dal Gohonzon, da Nichiren Daishonin e da Nikko Shonin.
Tutto ciò che si trovava nelle versioni precedenti delle preghiere silenziose erano elementi aggiunti dal clero e parte della tradizione giapponese, ad esempio il riferimento a Nichimoku Shonin, la preghiera agli shoten zenjin, oppure il rivolgersi verso est per la preghiera alle funzioni protettrici dell'ambiente.
Per quanto riguarda namu, si tratta di un termine assai complesso che non può essere reso semplicemente con "rispetto", e per questo si è deciso di usare la parola "devozione". Anche nel Dizionario del Buddismo curato dalla SGI e pubblicato in Italia da esperia, alla voce namu troviamo: «Traslitterazione del termine sanscrito namas che significa "devozione". Namu esprime un sentimento di riverenza e devozione ed è una parola apposta ai nomi che indicano oggetti di venerazione come Budda, bodhisattva, divinità, sutra, la verità e i tre tesori del Buddismo: il Budda, i suoi insegnamenti e l'Ordine buddista» (DB, 380 [479]).
Nella lingua italiana il termine "devozione" potrebbe anche richiamare, come citano alcuni dizionari, un senso di sottomissione, ma per noi non ha tale significato, poiché ognuno è un Bodhisattva della Terra che non ha bisogno di sottomettersi a nessuno. Nella prima preghiera silenziosa esprimiamo "devozione" nell'accezione buddista di "dedicare la propria vita", "rendere omaggio", "avere piena fiducia" e "lodare". In questo senso esprimiamo tale sentimento verso il Gohonzon di Nam-myoho-renge-kyo, verso Nichiren Daishonin il Budda originale dell'Ultimo giorno della Legge che si definiva "devoto del Sutra del Loto" e verso Nikko Shonin che rappresenta il sangha, la comunità dei credenti che protegge e diffonde la Legge mistica.
Dopo la morte del Daishonin, il Buddismo e le varie scuole, comprese quelle nichireniste, sono andate via via trasformandosi perdendo talvolta lo spirito originale del suo insegnamento. Quindi bisogna considerare questo cambiamento delle preghiere silenziose come un voler tornare alle origini dell'insegnamento del Daishonin eliminando tradizioni e consuetudini che si erano sovrapposte e che hanno esaurito la loro motivazione storica anche in Giappone.
Il cambiamento delle preghiere silenziose di Gongyo è anche un'occasione per comprendere quanto sia cruciale il ruolo della Soka Gakkai nel proteggere e diffondere lo spirito originale del Buddismo di Nichiren, religione umanistica aperta a tutto il mondo, per la felicità delle persone e il rispetto della dignità della vita.

NR n°574 - 1 febbraio 2016
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