Un maestro per la vita

Il padrone di casa esclamò compiaciuto: «Come dice il proverbio, la colomba si è trasformata in falco, il passero in mollusco! Come è gratificante! Vi siete trasformato stando a contatto con me e, come il rovo che cresce nel campo di canapa, avete imparato a stare diritto!»

Dal Gosho Rissho ankoku ron

Chiunque credo si senta un po’ “rovo” in qualche aspetto della sua vita. C’è chi si sente un po’ troppo “rovo” e vive nella totale sfiducia, chi riconosce invece di avere qualche limite, ma c’è anche chi mancando di giusta autocritica non lo riconosce affatto.
“Rovo” può essere interpretato come il nostro karma, come il nostro stato vitale o come i nostri difetti. Il “campo di canapa” rappresenta il Gohonzon e in senso più ampio il nostro maestro o l’organizzazione, e perché no, anche un buon ambiente.
Penso che questa frase sia molto importante per chi soffre di depressione o che comunque ha uno stato vitale basso o semplicemente per quando noi stessi non siamo particolarmente in forma. Stare a contatto con gli altri all’interno della ISG o con amici di una certa positività è estremamente benefico. Si dice che stando da soli non si possa ottenere la Buddità.
Questa frase, che ho conosciuto nella mia tarda adolescenza mi è stata d’aiuto sia nel darmi maggiore convinzione sul potere del Gohonzon, ovvero a riconquistare la fiducia che anch’io potevo cambiare, sia a considerare l’attività buddista il miglior terreno e il miglior ambiente dal quale potevo attingere una nuova e fresca forza nei momenti in cui io ne ero carente.
Spesso ho partecipato alle attività o ai corsi sentendomi debole nella fede ma, desiderosa di imparare di nuovo a trovare uno spirito fresco, stavo a contatto con gli altri e cercavo di ascoltare tutto il meglio possibile così da poter cogliere quel qualcosa che mi avrebbe ridato una nuova carica. Pur essendo un “rovo” in simili occasioni, ho sempre trovato una risposta.
In tempi più recenti, specialmente con la nascita del mio secondo figlio (che ora ha un anno e mezzo) mi è mancata molto l’attività, forse anche perché da giovane ero abituata ad “abundare”.
Anche le riunioni di discussione erano diventate una specie di miraggio, le poche volte in cui vi ho partecipato, mi è sembrato di mettere troppo a disagio i miei figli che finivano per addormentarsi pressoché alle undici di sera. Da gennaio di quest’anno ho risolto il problema facendo venire un gruppo a casa mia ritrovando così – affettuosamente parlando – un simpatico e stimolante “campetto di grano”. Anche con la formazione dell’attività delle giovani mamme ho trovato uno spazio a dimensione di “mamma” che mi ha offerto più volte un’occasione per crescere. Anche se facciamo solo tre riunioni l’anno, queste richiedono una certa preparazione. All’ultimo di questi incontri vi ha partecipato un’insegnante di una scuola materna di Firenze che ci ha esposto i metodi didattici da lei utilizzati sulla base di un’educazione alla non violenza. Questi bambini, attraverso azioni di collaborazione imparano a rapportarsi gli uni con gli altri, vanno a fare gite nei musei, nei boschi, dal ceramista, nella casa di un compagno di scuola; da un quadro imparano a trarre uno spunto per fare dei giochi, degli oggetti o degli altri quadri ancora. Morale della favola, quando l’insegnante, alla fine di tutti i discorsi, ci ha mostrato i disegni e le diapositive dei lavori fatti da questi bambini, c’è stato un applauso corale e prolungato per quanto erano belli, nelle forme originali, nella vivacità dei colori e nella cura e a volte nella complessità delle rappresentazioni. Lo stupore maggiore era dovuto al fatto che molte di noi non immaginavano neanche lontanamente che in quella fascia d’età (4-5 anni) i bambini potessero fare cose simili. Era il risultato del fortunato incontro tra chi sa insegnare e dei bambini pronti a tirar fuori il meglio di loro stessi. Il principio vale sicuramente anche per noi. Quante cose potremmo fare, quanto migliori potremmo essere se sviluppassimo appieno il nostro potenziale?
Abbiamo il Gohonzon e anche un ottimo maestro di vita…

di Carla Bruni
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