Ricordo di un incontro

Josei Toda (nella foto) racconta il legame con il suo maestro

Se inizio a parlare del mio maestro Makiguchi non riesco più a fermarmi. Il nostro legame è paragonabile a quello tra padre e figlio o maestro e discepolo, ma è difficile darne a parole un'idea. Sentivo di comprendere la sua verità e la sua grandezza e spesso dicevo agli altri discepoli un giorno il nostro maestro dovrà morire. Anche se ci saranno momenti difficili, verrà poi il momento in cui saremo orgogliosi di averlo incontrato. E' necessario però praticare con determinazione. Tutti affermavano di credere nel Gohonzone e in molti consideravano Makiguchi un padre, ma quando iniziarono le diffficoltà e le persecuzioni da parte del governo, in molti abbandonarono la fede.

Ma io ho deciso di servire il mio amato maestro come un figlio.

Il signor Makiguchi e io eravamo completamente diversi: lui aveva preso fede nel Gohonzon basandosi sulla teoria, mentre io ho deciso di dedicare la mia vita al Buddismo di Nichiren Daishonin per l'assoluta convinzione che ho maturato grazie all'esperienza. Il mio maestro era serio, io sono un giocherellone. Il mio maestro era preciso, io sono caotico. Makiguchi abitava a Mejiro (occhi bianchi) e io abito a Meguro (occhi neri). Mentre lui si sforzava molto nello studio, io per niente. Egli non beveva mai, mentre io sono un grande bevitore. Ma nonostante tutte queste diversità di carattere, Makiguchi e io eravamo in perfetta sintonia.

Per quanto riguarda il mio sviluppo intellettuale devo molto al mio maestro. Poiché i legami tra maestro e discepoli e genitore e figli sono profondi, è necessario non commettere mai l'offesa di onshitsu.

E per adesso concludo qui, anche se quando inizio a parlare del mio maestro Makiguchi vorrei non fermarmi più.

(Josei Toda, 16 novembre 1954, 10° anniversario della morte di Makiguchi)
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