Rompere l'oscurità

La vera causa per ottenere l'Illuminazione è sconfiggere con la fede l'oscurità fondamentale.
Lì si esprime il principio di causa ed effetto in un singolo istante di vita, dove la fede è la causa e la manifestazione della Buddità l'effetto

È senz'altro possibile affermare che nelle nostre vite è insita la natura di Budda e conseguentemente affermare che essa è la causa per ottenere l'Illuminazione, ma è ancor più corretto asserire che l'autentica causa per ottenere l'Illuminazione è sconfiggere attraverso la fede la nostra oscurità fondamentale. Se mettiamo questa causa, allora la natura di Budda che è originariamente insita nella nostra vita emerge e inizia a lavorare attraverso la condizione vitale della Buddità. È come quando le nubi vengono spazzate via (causa) e appare il sole, che era già lì, e il mondo si illumina. Questo è l'effetto.
Scrive Ikeda: «Myoho-renge-kyo è il nome della mistica verità fondamentale e Nam-myoho-renge-kyo è il nome dello stato vitale dei Budda che incarnano e rivelano questa verità. Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo con spirito di ricerca, il beneficio infinito di Myoho-renge-kyo si dispiega nella nostra vita. Far emergere il mondo di Buddità significa questo.
Qui è all'opera il principio di "causa ed effetto in un singolo istante di vita", nel quale la fede è la causa e la manifestazione della condizione vitale di Buddità l'effetto. Quando continuiamo a recitare Nam-myoho-renge-kyo sia nei momenti di sofferenza che in quelli di gioia, mentre ci sforziamo per la felicità nostra e degli altri, possiamo far sì che la causa e l'effetto del raggiungimento della Buddità - entrambi contenuti nella pratica della recitazione del Daimoku - diventino il centro e la base della nostra vita. Allora la condizione vitale indomita della Buddità emerge dentro di noi. Questo significa "raggiungere la Buddità in questa esistenza"» (dalla terza lezione sul Gosho Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza, Buddismo e società, n. 119, pp. 28-29).
La causa è sconfiggere l'oscurità, l'effetto è l'emergere della Buddità.
Nam-myoho-renge-kyo è l'entità dove accadono la causa e l'effetto dell'ottenimento della Buddità.
Scrive ancora Ikeda: «Nel Buddismo di Nichiren vi sono due aspetti del Daimoku: il Daimoku della fede e il Daimoku della pratica. Il primo riguarda l'aspetto spirituale della nostra pratica e consiste essenzialmente nella battaglia che ha luogo nel nostro cuore per contrastare la nostra condizione interiore illusa, od oscurità. È una battaglia contro le forze negative e distruttive interiori per aprire un varco nell'oscurità che avvolge la natura di Budda e per far emergere la condizione vitale di Buddità grazie al potere della fede.
Il Daimoku della pratica riguarda invece l'azione specifica di recitare Nam-myoho-renge-kyo e di insegnarlo agli altri, gli sforzi che compiamo, con le parole e con le azioni, per la nostra felicità e per quella degli altri, che sono la dimostrazione tangibile della nostra battaglia interiore contro l'illusione e la negatività interne» (Ibidem, pp. 15-16).

Pregare il Gohonzon

Il Daishonin stesso, lottando fino alla fine contro grandi persecuzioni, ha manifestato nella sua vita Nam-myoho-renge-kyo che è la causa e l'effetto per l'ottenimento della Buddità e ha iscritto questa sua condizione vitale nel Gohonzon. Ha voluto iscrivere il Gohonzon per dimostrare che Nam-myoho-renge-kyo è la Legge per conseguire la Buddità e per permettere a noi di pregare di fronte a esso risvegliando all'interno delle nostre vite tale convinzione.
Per noi il Gohonzon ha la funzione di uno specchio limpido che ci ricorda di mettere in pratica il Nam-myoho-renge-kyo del Daishonin attraverso il quale egli si è illuminato, che ha messo in pratica e propagato. È come se incontrassimo personalmente Nichiren Daishonin: la natura di Budda inerente alla nostra vita viene risvegliata e attivata, così come avveniva per chi incontrava Shakyamuni.
Nichiren Daishonin lottò contro le funzioni demoniache e fece la sua rivoluzione umana attraverso la pratica al Gohonzon. Il Gohonzon è l'attestato del suo ottenimento della Buddità. La nostra rivoluzione umana avviene esattamente come quella di Nichiren, sconfiggendo l'oscurità fondamentale. Il punto cruciale è praticare Nam-myoho-renge-kyo così come l'ha messo in pratica e insegnato il Daishonin. In quel momento noi abbiamo la stessa solida identità del sé del Daishonin.
«Esponendo la via del raggiungimento della Buddità in quest'esistenza il Daishonin ci ha dato la possibilità di condurre una vita basata sull'infinito potere della Legge mistica, una vita solida e sicura che infonde coraggio e fiducia in se stessi. Questo è il significato delprincipio del raggiungimento della Buddità in questa esistenza nei termini della nostra vita individuale» (Ibidem, pp. 18-19).
In qualsiasi circostanza, sconfiggendo l'oscurità fondamentale noi manifestiamo la condizione vitale di Buddità che è un tutt'uno con la Legge mistica: questo è il momento dell'ottenimento della Buddità in questa esistenza. Ciò significa che abbiamo stabilito come perno della nostra vita lo stato vitale della natura di Budda. Questo è il consolidamento di un "sé nobile e maestoso" simboleggiato dalla Torre preziosa che emerge maestosamente nell'universo.
Quindi per consolidare un "sé nobile e maestoso" è necessario lottare contro la propria oscurità fondamentale. Se si sfugge a questa lotta non si otterrà mai l'Illuminazione e non realizzeremo la nostra vita.
Scrive Ikeda: «Il potere della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo ci permette di concretizzare il principio di causa ed effetto in un singolo istante di vita, vale a dire che la fede (causa) ci conduce a manifestare la Buddità (effetto).
In questo senso la nostra voce che recita il Daimoku è la "voce della fede incrollabile e dello spirito di ricerca" che demolisce l'oscurità interna dell'ignoranza e dell'illusione e spazza via qualsiasi ostacolo o funzione demoniaca. È anche il coraggioso "ruggito del leone" che scaturisce dalla Buddità che abbiamo rivelato come effetto del Daimoku.
La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo non è solo la "voce della fede" delle persone comuni, è anche la "voce della Buddità". Per questa ragione dovremmo sempre cercare di recitare un Daimoku risonante, con un ritmo vibrante e vigoroso come quello di un cavallo al galoppo.
Recitare Daimoku è un'azione con la quale affermiamo di essere intrinsecamente entità di Myoho-renge-kyo. È una lotta per fare ritorno alla nostra vera identità originale e attingere la forza vitale innata che possediamo sin dal tempo senza inizio.
Il Daishonin dice: "Non c'è vera felicità per gli esseri umani al di fuori del recitare Nam-myoho-renge-kyo". Questa felicità è la "gioia senza limiti della Legge". [...] Il Daishonin afferma che l'unico modo che abbiamo per assaporare la gioia della Legge mistica è recitare Nam-myoho-renge-kyo» (Ibidem, pp. 28-29).

Buddismo e Società n.126 - gennaio febbraio 2008
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